Se date un’occhiata ai reality più in voga negli Stati Uniti noterete che si occupano di interventi delle polizie che, per loro stessa ammissione, sono più rischiosi quando si tratta di violenza domestica.
Kenneth Bianchi e Angelo Buono furono definiti serial killer, solo perché dopo le prime uccisioni di giovani sexworkers afroamericane ampliarono il raggio d’azione a “brave ragazze” bianche (incluse minorenni) del ceto medio. Non fosse stato per quello non se ne sarebbero mai accorti. Conosciuti come gli strangolatori di Hillside, Los Angeles, furono utilizzati dai media per terrorizzare donne sole e di strada. In realtà non dipendeva certo dal mestiere che facevano o dal luogo in cui le donne si trovavano, perfino in casa propria. Così alla fine dovettero definire il concetto di serial killer per spiegare il perché questi due carnefici avevano variato la scelta delle vittime (comunque sempre donne) e offeso la parte salda della bianca società borghese. I patriarchi istituzionali non vedevano l’ora di fargliela pagare e mentre Bianchi fingeva di avere personalità multiple, per cui solo una di quelle poteva essere giudicata in tribunale, l’altro finse di essere un bravo imprenditore fino alla fine.
Le bimbe della foto sintetizzano l’ironia con cui leggo il modo in cui la violenza di genere diventa ad un tratto fondamentale per politiche autoritarie, quand’esse vogliono gettare fumo negli occhi del “popolo” e giustificare la realizzazione di azioni oppressive e fasciste.
Se vi capita di vedere un qualunque thriller è ovvio aspettarsi che la vittima sia una donna o ci siano molte vittime donne. Femminicidi, stupri di gruppo, maltrattamenti, violenza domestica, stalking. Negli anni abbiamo assistito alla costruzione di trame in cui l’ottimo commissario, uomo, fungeva da mediatore paternalista tra le vittime e i carnefici. C’era un uomo buono, cui le donne potevano affidarsi, portava la divisa, rappresentava lo Stato patriarcale, rimetteva le cose al proprio posto, lasciava pensare che vi fosse una tutela disinteressata destinata alle donne. Le trame non sono cambiate moltissimo ma abbiamo visto avvicendarsi commissarie donne che affiancano uomini valorosi, ed ecco che già si parla di rispetto per le questioni di genere, non di rivittimizzazione, né di trascuratezza per le denunce di stupro e violenza domestica. Donne con un piglio poderoso smascherano serial killer senza scrupoli e così si rinvigorisce il marketing istituzionale che non si rinnova ma cambia solo il volto di chi lo rappresenta. La donna commissario come nuovo brand per il medesimo copione.