Culture, Vedere, Violenza

Contrattacco maschilista: quando il femminicida fa finta di essere vittima della moglie e dei figli uccisi

Colorado, 2018, Chris Watts uccide la moglie Shanann (incinta) e le figlie Bella e Celeste. Aveva deciso di cambiare vita, era dimagrito, si era fatto l’amante alla quale aveva detto di stare per separarsi, poi si è fatto beccare per una banale ricevuta della carta di credito alla quele addebitava una cena per due. La moglie non voleva interrompere il matrimonio e men che meno era la megera che lui voleva far credere alla corte.

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Yara e l’assassino italiano dagli occhi azzurri

Su Netflix trovate il film che racconta la vicenda orribile che ha toccato Yara e tutta la sua famiglia. Racconta la tenacia della pm e la raccolta, per l’Italia un fatto inedito, a differenza degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, di campioni di Dna attraverso i quali la Pm è riuscita a risalire a Massimo Bossetti, prima definito Ignoto Uno. rintracciato per genealogia genetica ovvero per somiglianza del dna della madre. Bossetti è stato condannato in via definitiva, dopo tre gradi di giudizio, all’ergastolo e di recente avrebbe fatto richiesta di poter riesaminare i campioni di Dna, cosa che a quanto pare non sarebbe ancora avvenuta. Si proclama innocente, per la giustizia è colpevole di aver portato la bambina in un campo, averla svestita, averla uccisa, ferendola più volte, poi abbandonata in quel campo dove la bambina sarebbe morta di freddo e per le mancate cure.
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Contrattacco maschilista: poliziotto uccide donna incinta per non pagare gli alimenti

Jennifer Webb era una giovane ragazza rimasta incinta e che stava portando avanti la gravidanza serenamente.

Un bel giorno, nel 2012, Buena Vista, Saginaw County, Usa, trovano il suo corpo su una strada, come se si fosse impic.cata.

C’era anche una lettera che lei avrebbe scritto per giustificare quel che aveva fatto. Nessuno però sembra credere a questa versione. Si pensa sia stata uccisa.

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Contrattacco maschilista: uccide donna e figlio per non pagare gli alimenti

Dennis Potts (nella foto) ha ucciso Tori Vienneau e il piccolo Dean. Nulla di nuovo sotto questo cielo, direte voi. Un femminicidio e un infanticidio compiuti da un uomo non sono una novità. Quel che serve rilevare di questa orribile storia avvenuta nel 2006 in California è che l’uomo in questione ha commesso questo atroce crimine per sfuggire alle sue responsabilità genitoriali.

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Volevo suicidarmi e uccidere mia figlia. Non l’ho fatto grazie all’aiuto di molte persone!

Lei scrive:

Ho letto i commenti sotto il post sulla madre che si è lanciata sul Tevere con le figlie. Credo che questo genere di madri abbia commesso un errore tanto quanto i padri che uccidono i figli ma, perché c’è un ma, ci sono delle differenze che credo valga la pena evidenziare.

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E’ la cultura patriarcale che assolve le madri assassine

il_340x270-1066024080_t2qkUna donna ha ucciso in modo orribile, facendo ingerire candeggina, le due figlie e poi ha tentato il suicidio. Il marito dice che avevano parlato di separazione e che lei non voleva accettarla. In alcuni casi è l’uomo a fare più o meno la stessa cosa. Uccidere i figli perché non si accetta la separazione, i figli usati come strumento di ricatto, schiavi di una cultura del possesso che dice “miei o di nessun altro”.

Ne parlo perché è necessario fare chiarezza su questo punto, tentando lucidamente di fornire argomentazioni che disinneschino la padre/fobia e che contrastino l’esaltazione del materno. Le madri non sono buone per natura, non sono beddamatresantissime, non è detto che amino i figli e non è detto che siano martiri e madonne come invece si vorrebbe fare credere. Generalmente si attribuisce agli uomini il fatto di essere violenti pur di ottenere l’affido dei figli “per vendetta”.

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Madre uccide il figlio: meglio morto che in affido al padre?

“L’ho ucciso perché me lo vogliono portare via” – così Deborah Calamai giustifica il fatto di aver ucciso il figlio, Simone Forconi, 13 anni, prima che venisse a prenderlo il nonno paterno per fargli trascorrere il natale assieme al padre. Lo ha inseguito, accoltellato, fino a farlo morire. I media sono pronti a offrire letture giustificazioniste: raptus, stress da separazione. Nessuno parla del motivo reale che talvolta, quest’anno in realtà abbastanza spesso, spinge una donna ad uccidere il proprio figlio. Cultura del possesso, sei mio e di nessun altro, la totale assenza di aiuto preventivo, nei confronti dei genitori, quando spinti da violenza e rapporto morboso con i figli.

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#CulturaDelPossesso: madri e padri che uccidono i figli!

I figli sono di chi li ama e non di chi li fa. Questo è un concetto che dovrebbe entrarci in testa e non dovremmo abbandonarlo proprio più. Perché i genitori di “sangue” non è detto che siano il meglio per i figli o non è detto che lo siano tutti e due. C’è una cultura del possesso che riguarda in linea diretta il rapporto genitori/figli che è altrettanto deleteria rispetto a quella che miete vittime tra le donne e gli uomini che non tollerano di essere lasciat*. I figli diventano strumento di ricatto e diventano anche il prolungamento e l’oggetto di sfogo delle angosce che riguardano gli adulti. In questi giorni si era parlato di un padre che aveva accoltellato una figlia di 8 anni e giustamente si ricordavano altri padri che nel tempo hanno fatto lo stesso, ma il quadro non è completo, non lo è.

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Donne, delitti e psichiatria “utile” a convenienza

Psichiatria come mezzo di controllo sociale o come tramite culturale per realizzare aree di santificazione. C’è l’incapacità di intendere e volere come attenuante per uomini di cui si dice siano folli, depressi, comunque patologizzabili e tuttavia non innocenti se mai hanno commesso qualche delitto.

E c’è una vasta letteratura che dimostra che l’uomo che compie un gesto violento lo fa perché sostenuto da una legittimazione, una cultura, una mentalità che poi trova il punto di fuga e l’alibi in una sua possibile degenerazione. Non sarebbe sbagliata la cultura del possesso ma il troppo che stroppia. Non sarebbe sbagliato considerare una proprietà le persone che stanno con te ma è sbagliato farlo in modo tale da incorrere in sanzioni pubbliche.

La morale che investe tutto il ragionamento attorno alla questione della violenza è paternalista, dice che una donna non si tocca perché fragile, se incinta è ancora peggio, perché viene considerata un po’ malata, e quella stessa morale evidentemente esige un comportamento funzionale da parte delle donne che la fragilità la devono assumere come caratteristica propria e interpretare in ogni senso, esigendo l’impiego di tutori, affidandosi, senza mai avere tentennamenti nelle interpretazioni dei fatti accaduti, con una narrazione dicotomica in cui esiste una vittima e un carnefice, e quando non sei funzionale a questo schema semplicistico, legittimante autoritarismi e patriarcati, eccola insorgere la patologia che ti viene attribuita.

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