Antisessismo, R-Esistenze, Vedere, Violenza

Lorena ex Bobbit: vittima di stupro e violenza domestica

Se vi fosse sfuggito, su Prime Video, trovate un documentario che ricostruisce tutta la vicenda e va oltre. Racconta analogamente come la storia debba essere contestualizzata nel tempo in cui gli Usa non avevano leggi contro la violenza domestica e men che meno contro lo stupro, in special modo quando avveniva nel matrimonio. Sarà uno shock per chi ritiene che America stia per civiltà. Per chi invece ha qualche cognizione su come la discussione pubblica si sia evoluta negli Usa sarà ovvio capire come le leggi contro la violenza domestica siano state promulgate con Clinton inizio anni 2000, non finanziate fintanto che al potere stavano i repubblicani, gravemente osteggiate dal “movimento per i diritti degli uomini” (come dire “movimento per i diritti dei bianchi”), origine di antifemminismo, misoginia diffusa, invenzione di strategie processuali per far assolvere stupratori e maltrattanti, invenzione di “malattie” periziate da sedicenti specialisti che minavano la credibilità delle donne che denunciavano gli ex mariti per maltrattamenti, interessati fin da subito alla espropriazione del ruolo materno nell’affido dei figli, per evitare di far pagare alimenti ai padri.

Fine anni ’90: gruppi che si occupavano di violenza di genere denunciavano cifre allarmanti di femminicidio, tortura, maltrattamento, stupro. I tutori dell’ordine, se chiamati ad intervenire, tentavano solo di mettere fine alla questione, senza fare nulla di più. La protagonista del documentario aveva più volte chiamato il 911, aveva cercato aiuto, non le era stato dato, aveva provato a chiedere un atto restrittivo per poter lasciare il coniuge e con lui le violenze che le aveva inflitto. Lui la picchiava, la torturava, la brutalizzava, la sminuiva, la ricattava, perché lei era latinoamericana, senza carta verde, con documenti che lui usava per tenerla con sé, distruggeva la sua autostima, la sfruttava economicamente, dato che era buono a nulla ed era lei a dover pagare tutto, la stuprava, la minacciava di farla fuori se lei avesse fatto un passo lontano da lui.

In quella situazione, come fu chiaro in tutti gli atti processuali che portarono all’assoluzione di Lorena, per incapacità momentanea, lei non vedeva alcuna via d’uscita, soffriva di disturbi da stress post traumatico, tendeva alla depressione, e, come sanno tutte le donne che hanno vissuto situazioni di violenza, temendo costantemente per la propria vita, si è difesa: ha preso un coltello e l’ha evirato. Se tutti i media internazionali si sono concentrati solo sulla sacralità del pene, da ritrovare, riattaccare, rendere nuovamente funzionante, poche fonti hanno indagato e riportato quanto avveniva nell’aula del tribunale, dove decine di testimonianze giurate garantivano che lei era vittima di abusi sin dal primo mese di matrimonio, che doveva economicamente mantenere i vizi del negazionista della violenza, quella da lui inflitta (mai ammessa, nonostante successive condanne, ammissioni, carcerazione, per medesimi atti di violenza commessi contro altre donne) e doveva anche farlo sentire un maschio alpha che poteva vantarsi con gli amici al bar di come godeva nel prendere le donne con la forza.

I maschilisti hanno descritto Lorena come vendicativa e rabbiosa (a proposito dell’ultimo post sul tema: la vendetta è solo per il maschio alpha). Lui ha mentito spudoratamente dicendo che voleva lasciarla e perciò la donna gli avrebbe mozzato il gingillo (come i media lo chiamavano all’epoca). Nonostante la reputazione totalmente rovinata del carnefice lui ha sfruttato la vicenda per cercare di fare soldi, al punto di farsi allungare il gingillo per poter girare porno con qualche centimetro in più. Totalmente ossessionato da Lorena, ha continuato a stalkerizzarla nonostante le sentenze, la distanza, il fatto che lui abbia avuto altre donne – le quali puntualmente lo hanno denunciato per violenze – e che lei abbia costruito una famiglia, avuto figli, abbia frequentato il college, si sia resa indipendente, abbia dedicato anni nei rifugi per donne maltrattate. Nel documentario, tra le ultime scene, c’è questa patetica versione di uomo che nega perfino di aver scritto frequentemente a Lorena, immaginando di poter usare mediaticamente e per lucro una loro reunion che ovviamente non avverrà mai.

Il documentario vale la pena di essere seguito con attenzione. Buona visione!

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