La storia, la memoria, per ricordare e imparare che grazie alla conoscenza del passato si può comprendere quel che avviene nel presente.
Continuo la narrazione storica che avevo iniziato nel precedente post. Le donne, siamo negli anni settanta e in zone Usa, rivendicano diritti, conquistano le piazze, chiedono leggi che riconoscano il diritto delle donne ad esprimere consenso o dissenso nelle relazioni. Acquisiscono spazio nello studio, nel lavoro. Tutto ciò non avviene gratis. Già dicevo delle mosse istituzionali per riaffermare il principio della paura che avrebbe dovuto riportare le donne all’ovile. Non è stato sufficiente.
Gli anni ’80 sono l’equivalente della controriforma cattolica, con inquisizione al seguito, applicata alla manìa di potere dei patriarchi. Inizia la campagna diffamatoria nei confronti delle donne che lavorano. Si conia il concetto di “donna in carriera” che non concilia con quello di moglie e madre. Hollywood prepara il contrattacco a favore di un movimento nato apposta, gli Mra, movimento per i diritti degli uomini, semanticamente assurdo, come un movimento per i diritti dei bianchi. Arriva nelle sale cinematografiche il film con dustin hoffman e meryl streep Kramer contro Kramer. Lacrime amare vengono profuse sulla causa degli uomini che per punire le donne, quelle che vogliono lavorare, esigono l’affido dei figli. La riforma sul diritto di famiglia degli Usa, Stato per Stato, inizia da lì. Le battaglie sugli affidi si trasformano in crociate antifemministe e viceversa. Gli uomini esigono l’affido dei figli (vai via? ti tolgo i figli!) e si smarcano dall’obbligo di dare un mantenimento o di rinunciare alla casa. Per ottenere il discredito e il totale depauperamento ai danni della ex moglie inventano strategie che si servono di periti psichiatrici, non affidabili né titolati per esserlo, che alimentano dubbi sulle denunce delle donne per violenza domestica o per pedofilia sui figli. I maschilisti alla riscossa, prima tutelati da leggi estremamente comprensive nei confronti dei violenti, negli Stati Uniti alimentano odio contro le femministe, criminalizzano tutte le vittime di violenza parlando di “false accuse”, ordiscono piani di riappropriazione di potere nei luoghi di lavoro e in casa. Inventano perfino una falsa sindrome per far ritenere la ex moglie matta al punto che a lei non potranno mai essere affidati i figli. Sulla scia dei movimenti maschilisti nascono gruppi di odio che usano gli stessi argomenti per estendere l’aggressione psicologica e culturale non solo alle ex mogli che vogliono lasciare i mariti violenti ma a tutte le donne in assoluto. Ad oggi i gruppi al seguito sono rintracciabili sul web tra quelli più vicini alle destre misogine e fasciste. Incel, red pill, eccetera eccetera. Per chi non ne fosse informato tali posizioni sono giunte a noi con vent’anni di ritardo rispetto agli USA.
Comunque sia, lungi dal comprendere di essere solo uno strumento di vendetta e intimidazione per tutte le donne, affinché tornino al proprio posto, alcuni uomini prendono in parola gli antifemministi e fanno propri gli slogan pieni d’odio misogino che diffondono. Uno tra quelli che poi gli antifemministi avrebbero celebrato come martire fu Marc Lépine.
Il trailer sopra è riferito al film che ha parlato della strage che nel 1989 lui compì presso il politecnico di Montreal. Vedere il film è utile per stabilire che non solo le donne uccise erano ancora strette nella morsa del maschilismo e tentavano disperatamente di affermare il proprio diritto al lavoro e allo studio, ma è utile anche a capire perché alcuni sopravvissuti, uomini, si tolsero la vita dopo, perché troppo pesante era il carico di essere stati prescelti da chi intendeva preservare la vita maschile a danno di quella delle donne.
Da un vecchio post:
Polytechnique è un film del 2009 – ora facilmente rintracciabile in streaming in italiano – che descrive la sorte delle donne che morirono nella strage dell’Ecole polytechnique di Montréal. Accadde il 6 dicembre 1989. Fu un vero e proprio massacro ordito e compiuto da Marc Lépine, convinto che le donne, femministe, fossero sue nemiche e che andavano sterminate. Massacrò e uccise 14 donne.
Altre 14 furono ferite, altre ancora fuggirono, perciò sopravvissero. Lui entrò nella scuola armato, dopo aver scritto una sorta di delirante testamento politico secondo cui le femministe avrebbero rovinato il mondo. Andò in una classe della facoltà di ingegneria e ordinò a tutti di separarsi per sesso. Fece dunque uscire fuori gli uomini e uccise le donne. Tutti gli studenti, gli impiegati, le famiglie delle vittime furono investit* da questo odio misogino, così potente e che contagiò altri elementi che nel web continuano a inneggiare alle gesta di Lépine come fosse un eroe, un martire della causa antifemminista. Lui stesso si suicidò e di quel massacro serve ricordare tutto ancora oggi, perché non avvenga ancora.
Questi i nomi delle vittime:
Geneviève Bergeron (n. 1968), facoltà di Ingegneria civile.
Hélène Colgan (n. 1966), facoltà di Ingegneria meccanica.
Nathalie Croteau (n. 1966), facoltà di Ingegneria meccanica.
Barbara Daigneault (n. 1967), facoltà di Ingegneria meccanica.
Anne-Marie Edward (n. 1968), facoltà di Ingegneria chimica.
Maud Haviernick (n. 1960), facoltà di Ingegneria dei materiali.
Barbara Klucznik-Widajewicz (n. 1958), Scuola infermieristica
Maryse Leclair (n. 1966), facoltà di Ingegneria dei materiali.
Anne-Marie Lemay (n. 1967), facoltà di Ingegneria meccanica.
Sonia Pelletier (née en 1961), facoltà di Ingegneria meccanica.
Michèle Richard (n. 1968), facoltà di Ingegneria dei materiali.
Annie St-Arneault (n. 1966), facoltà di Ingegneria meccanica.
Annie Turcotte (n. 1969), facoltà di Ingegneria dei materiali
—>>>QUI un documento scritto qualche anno dopo sulla faccenda da un gruppo di uomini di Montreal.
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