Culture, Ricerche&Analisi, Violenza

Contrattacco Maschilista: se non riesci ad acchiapparli li chiami “serial killer”

Kenneth Bianchi e Angelo Buono furono definiti serial killer, solo perché dopo le prime uccisioni di giovani sexworkers afroamericane ampliarono il raggio d’azione a “brave ragazze” bianche (incluse minorenni) del ceto medio. Non fosse stato per quello non se ne sarebbero mai accorti. Conosciuti come gli strangolatori di Hillside, Los Angeles, furono utilizzati dai media per terrorizzare donne sole e di strada. In realtà non dipendeva certo dal mestiere che facevano o dal luogo in cui le donne si trovavano, perfino in casa propria. Così alla fine dovettero definire il concetto di serial killer per spiegare il perché questi due carnefici avevano variato la scelta delle vittime (comunque sempre donne) e offeso la parte salda della bianca società borghese. I patriarchi istituzionali non vedevano l’ora di fargliela pagare e mentre Bianchi fingeva di avere personalità multiple, per cui solo una di quelle poteva essere giudicata in tribunale, l’altro finse di essere un bravo imprenditore fino alla fine.

Siamo a fine anni ’70 e inizio anni ’80, quando cioè il contrattacco maschilista paventava mostri dappertutto per intimidire le donne libere, così come avveniva anche a New York. Non che prima non vi fossero stati femminicidi ma mai come in quegli anni la questione occupò i media e l’attenzione delle istituzioni patriarcali, pronte a dimostrare che la tutela del corpo delle donne dipendeva dallo Stato. Se vi fu un processo in cui la presa in giro per il sistema giuridico USA fu all’apice dovremmo ricordare questo perché è il fenomeno da circo per antonomasia in cui le vittime sono state lo strumento per intimidire altre donne e i carnefici sono stati usati per legittimare istituzioni maschiliste e retrograde e classiste.

Di documentari su questa vicenda ne troverete tanti. Vi lascio approfondire.

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