Antisessismo, R-Esistenze, Recensioni

Dimenticate Law & Order: ecco come in Usa vengono intimidite e arrestate le vittime di stupro

Questo documentario (c’è in italiano, su netflix), per dire come gli Usa regrediscano invece che andare avanti, mostra il risultato della lunga inchiesta condotta dalla giornalista Rae de Leon aiutata da un team di esperti e legali che hanno dovuto prestare soccorso a ragazze arrestate per aver denunciato uno stupro.

La giornalista incappa su un paio di casi in cui ragazze che avevano denunciato di aver subito uno stupro sono state arrestate e condannate ad un anno di carcere per “falsa denuncia”, La notizia viene data sulla pagina facebook del distretto di polizia, con faccia e nome della donna alla gogna, poi ripresa da giornalisti che non indagano per capire cosa sia successo e in più si aggregano cyberbulli pronti a linciare le donne con messaggi di odio lasciati ovunque.

La giornalista vuole capire, soprattutto perché una delle due donne di cui viene a conoscenza, si è tol.ta la vita. L’altra è finita in carcere. L’inchiesta rivela che il fenomeno è molto esteso. Solo in poco tempo trova centinaia di casi e con chi la supporta deve presentare richiesta (in Usa bisogna che un giudice decida) per ottenere le carte delle investigazioni di polizia che hanno portato a quegli arresti. I video degli interrogatori delle ragazze, andate lì a denunciare lo stupro, indicano che la strategia della polizia è di mentire per far ritrattare la denunciante. Ottenuta la ritrattazione, con metodi realmente equivoci e per nulla frutto di lavoro investigativo, la polizia arresta la ragazza per falso e la manda dal giudice. Chiude la pratica, archivia il caso, vittoria completa con un arresto. Per la polizia Usa è importante presentare un calo dei crimini e margini di successo richiesti da procuratori e politici.

Secondo l’inchiesta giornalistica: un poliziotto, negli Usa, può mentire per ottenere una ritrattazione. Perciò assistiamo ad un victim blaming orrendo, compiuto da un autorevole uomo adulto nei confronti di una ragazza impaurita, con l’aggiunta di bugie tipo “abbiamo un video in cui si vede che è stato consensuale”. In realtà non hanno nulla, non hanno neppure indagato sulla persona accusata, non l’hanno invitata a discuterne, tuttavia insistono sull’avere dati che confermano solo le teorie del poliziotto incaricato di portare a termine indagini su crimini ses.suali. Le ragazze accusate devono spendere un patrimonio per ottenere la documentazione che dimostra la mala fede della polizia e la totale intimidazione che le ha portate a ritrattare. Questo consente loro di tornare da un giudice per cercare di ottenere l’assoluzione dal reato contestato.

La giornalista raccoglie molti casi, molta documentazione, intervista tante donne che hanno subito quel trattamento, tenta invano di intervistare i poliziotti che non rispondono mai. Solo uno si fa intervistare ammettendo di mentire per far sentire a disagio le donne e farle ritrattare. Per lui si tratta di buon lavoro investigativo, per chi invece si occupa di violenza di genere si tratta di totale incapacità e disponibilità a trattare con vittime di crimini ses.suali.

L’inchiesta si conclude con l’assoluzione di una delle donne arrestate e con l’immagine del padre della ragazza che si è tolta la vita il quale ha istituito un fondo per le vittime di stupro. Poi è seguito un intervento di vittime di stupro chiamate a insegnare ad alcuni poliziotti quel che dovrebbero aver appreso in accademia. Dimenticate Law & Order. Gli Usa sono un Far West in cui le vittime vengono scoraggiate dal denunciare perché se lo fanno finiscono in manette e poi vengono sbattute in prima pagina con lo stigma di “bugiarde”. Contate gli stereotipi sessisti che vengono attribuiti ad una donna stuprata: nell’inchiesta scorrono le immagini di interrogatori in cui poliziotti ripetono quegli stereotipi per rendere la vita delle ragazze che hanno osato rivolgersi a loro per chiedere aiuto un vero inferno. Buona visione!

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