Dopo l’invenzione del modello criminale più gettonato da media e forze di polizia che aspirano ad una promozione, segue il comportamento del misogino per acquisire uno status sociale invidiabile.
Procure e polizie fanno carriera e gioiscono quando possono attribuire all’egocentrico killer quella ventina di casi che altrimenti rimarrebbero ad ammuffire negli archivi e a fare numero per rafforzare le statistiche negative di chi non vuole ammettere di non capirci un tubo sulle indagini da fare per beccare stupratori e femminicidi.
La faccenda però sfugge di mano ai detective anni settanta/ottanta, anni in cui per l’appunto è possibile ricamare sull’esistenza dei serial killer perché lo stupratore può spostarsi da uno Stato all’altro U.S.A. cumulando crimini grazie alla incapacità delle polizie di comunicare tra loro.
Si martella continuamente sul modello criminale al punto che i criminali fanno la fila per acquisire il titolo di miglior serial killer degli Stati Uniti e del mondo. I criminali si autopromuovono tenendo contatti con media e detective. I media battezzano i criminali con nomignoli creativi. Nel caso in cui per un suo crimine viene arrestato qualcun altro ecco il serial killer che si fa avanti per evitare che gli si rubi la scena.
La contrapposizione serial killer e criminale comune è tale che nelle prigioni l’SK viene temuto e può regnare dove altrimenti si beccherebbe legnate a non finire. Ma la legittimazione di quel modello criminale non serve solo all’autopromozione del tizio che sarà contattato da case editrici e programmi giornalistici. Di fatto si pompa l’ego di uno stupratore e femminicida narcisista e misogino che diversamente si dovrebbe schiacciare.
Dunque eccolo, il concorso a premi. Venghino venghino signori. Confessate almeno tre delitti e avrete i vostri cinque minuti di notorietà. Criminologhi scriveranno saggi su di voi e potrete vedere pubblicata la vostra autobiografia. Sarete insigniti di medaglie al valor criminale e nessuno vi dirà mai che non siete altro che feccia.
Riflettendo. Tutto ciò perché l’invenzione di cui sopra ha lasciato immaginare che il pericolo per le donne fosse costituito da estranei, non da quelli che conoscevano. E nel momento in cui si veicolavano cazzate sui serial killer si diffondeva un messaggio morale per tutte le donne: non fate l’autostop; non uscite da sole di sera; non fate cose pericolose, tipo fare la spesa con la vostra auto; non fate mestieri rischiosi, restate piuttosto entro la rete di controllo di padri, mariti, fidanzati, patriarchi, papponi, tutori istituzionali. La campagna contro le donne che tra i ’70/’80 cercavano di godersi i microgrammi di libertà guadagnata fu massacrante. Un vero e proprio contrattacco maschilista.
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