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L’invenzione della “eterosessualità” 

Traduzione di @narcobaleno

da BBC Future – 16 Marzo 2017 

di Brandon Ambrosino

L’invenzione della “eterosessualità” 

Il Dizionario Medico Dorland del 1901 definiva l’eterosessualità come una “eccessiva o perversa attrazione verso il sesso opposto”. Più di due decenni dopo, nel 1923, il dizionario Merrion Webster la definiva similmente quale “morbosa passione sessuale per una persona del sesso opposto”. Non fu che nel 1934 che l’eterosessualità venne impreziosita col significato che ci è familiare oggi: “manifestazione di passione sessuale per una persona dell’altro sesso; normale sessualità”.

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Sono gay e lo sono da sempre

lei scrive:

Sono gay.
Sono gay e lo so dalle elementari, da quando avevo otto anni e tutte le mie coetanee cominciavano ad interessarsi ai maschietti e a fantasticare su un futuro accanto a loro. Ma io no, e ricordo di aver pensato che ‘gay’ era proprio quello che ero la prima volta che mi hanno spiegato cosa significasse. Non gli detti peso, ero una bambina e non mi sembrava un problema. Un giorno, in quinta, cominciarono a prendermi in giro chiamandomi lesbica, insistevano con cattiveria e ridevano di me. Sapevo che avevano ragione, e per la prima volta sentii tremendamente sbagliata per come ero e cominciai a convincermi che l’unico modo per vivere una vita felice sarebbe stato farmelo passare. Mi nascosi e piansi tutte le mie lacrime.

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Il machismo che fa male agli uomini

Lui scrive:

“Voglio restare anonimo, e raccontare la mia storia come fanno tante persone su questo blog che seguo giornalmente da almeno due anni. Sono un uomo di 26 anni (si, mi definisco ‘uomo’ anche se a 26 noi tutt* siamo considerati ragazzini) e ho modellato la mia vita cercando di essere qualcun altro, facendo fuggire persone che a me tenevano, ma anche persone che non mi amavano affatto.

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#Stonewall: non dimenticate mai a chi dovete la vostra libertà!

da QUI (traduzione di Antonella)

“Questa e’ Marsha.
Marsha 48 anni fa indosso’ un abito da donna (quando questa cosa era contro la legge) e prese la metro verso Greenwich Village per andare a ballare (in un posto che era contro la legge), a ballare con uomini (quando anche questo era illegale). Fece festa fin dopo l’una di notte, insieme ad un gruppetto di giovani senzatetto, sex workers, lesbiche butch, pazze e altra gente non-conforme al proprio genere che voleva semplicemente ballare. Perche’ quello era lo scopo principale dello Stonewall Inn: ballare.

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Mi chiamavano “femminiello”

Lui scrive:

Ciao,
non so esattamente cosa sto scrivendo, né a chi sto scrivendo, ma sento l’urgenza di buttare fuori un po’ di rabbia perché potrei soffocare, stasera più che mai. Chiedo scusa a chiunque stia, in questo momento, dall’altro lato dello schermo perché forse ha di meglio da fare che leggere lo sfogo di uno che ha imparato tardi anche ad allacciarsi le scarpe e non ha mai imparato a difendersi dalle parole. Questo non è il mio vero nome e, naturalmente, questo non è il mio vero contatto. Ciò mi permette, forse per la prima volta in tutta la mia vita, senza timore, né imbarazzi, di raccontare un po’ di cose, di sputare un po’ di veleno e pregare di guarire, anche solo per un paio di ore, perché sono [Read more…]

Complessi e desideri di un uomo gay

Lui scrive:

Ciao Eretica, ho pensato a lungo se scriverti o meno, ma alla fine non ce l’ho fatta, avevo bisogno di parlare con qualcuno. Sto male. E la cosa più difficile è che non so proprio da dove cominciare senza rischiare di diventare confusionario o poco chiaro. Però sto male, e devo pur cominciare da qualcosa. Leggo ogni giorno le testimonianze di tutte le persone che ti scrivono raccontandoti di quanto gli stereotipi e i pregiudizi abbiano pesantemente inciso sulle loro vite e quanto si sentano sole e afflitte per questo. Io mi sento uno di loro. Ho quasi 30 anni, ma il rapporto col mio corpo e la mia omosessualità va sempre peggio, contrariamente a quello che mi aspettavo quando mi sono accettato verso i 20. Non so effettivamente se la mia omosessualità sia “nata” con me o se sia la conseguenza del pessimo rapporto che ho avuto col mio corpo sin dall’infanzia, e so che probabilmente molti inorridiranno di fronte a quest’ultima affermazione, ma ad oggi non so più che pensare.

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GPA: gestazione per altr* e pensieri in ordine sparso

di Lea Fiorentini

La discussione sulla GPA è sempre più insopportabile, perché non è una discussione ma è diventata una sterile polemica con posizioni che si scontrano come se fosse una partita di calcio e con tifoserie avversarie. In questo clima il vero problema è che scompaiono le analisi sui nodi focali della GPA, forse non risolvibili, ma almeno si potrebbe provare a discutere e a produrre pensiero, approfondire e sviscerare tutti gli aspetti che questa pratica mette in moto.

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