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“Cosa dirà la gente”: storia di una ragazza, tra conflitti culturali e ricerca della libertà

Cosa dirà la gente è un film, distribuito da Lucky Red, che narra la storia realmente vissuta da Iram Haq, protagonista e regista di quest’opera.  Lei nasce da una famiglia pakistana – migrata in Norvegia – e vive una vita a metà. Rispetto per le tradizioni a casa e voglia di integrarsi a scuola, con gli amici, altrove. Quando il padre scopre che lei ha un amore adolescenziale la rapisce e la consegna ai parenti che vivono in Pakistan.

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Legalità: spazi di manovra tra giustizia e conformità

di Monica Scafati

La legalità è un concetto che prende le mosse dalla Rivoluzione Francese, e che tra alterne
vicende viene ad essere considerato in qualche maniera come sottinteso, e per tanto
lasciato il più delle volte inespresso. Passando ad analizzarlo nello spazio-tempo circoscritto
della recente storia italiana, il concetto di legalità riemerge esplicitamente nel dibattito
pubblico intorno al 1995.

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Quando scopri che un carnefice è solo una persona

Ho ricevuto il messaggio di una donna che ha voluto condividere quello che pensa su una serata trascorsa con un uomo che aveva picchiato la moglie. L’ho pubblicato perché è fondamentale che si capisca quanto sia sbagliata l’idea che si ha del presunto mostro, così come viene definito, ogni qual volta si parla di atti violenti. I mostri non esistono, parliamo di persone che hanno tante contraddizioni e di cui ci stupisce la complessità. Come dire che anche un nazista piangeva lacrime vere, aveva una famiglia e amava i suoi figli. Uno tra i tanti meravigliosi messaggi lasciati da hannah arendt è quello che parla della banalità del male. L’uomo violento è banale, è una persona comune, non ha le corna né la coda, non è un diavolo e demonizzarlo non fa bene a nessun@, soprattutto alle sue vittime.

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I peggiori nemici degli uomini sono gli uomini stessi

Questa sollecitazione ha un significato ben preciso che trovate descritto QUI

 

Ho deciso di parlarne perché non riesco più a convivere con questo orribile segreto. Ho 32 anni e sono sereno, apparentemente, ma ho terribili problemi nella socializzazione con altri uomini. Non posso prenderli sul serio, non so come comunicare con loro e non riesco a sentire empatia nei loro confronti. Dicono che i traumi col tempo passano. I miei non sono passati e non credo passeranno nel prossimo futuro.

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“Offendi le vere vittime di violenza” – disse il/la benaltrista

Giornate dense di narrazioni, personali, difficili, che rinviano all’infanzia, all’adolescenza, all’età adulta, di bambine, ragazze e donne che tentano di buttare fuori il proprio disagio per sentirsi meno sole ed avere certezza di quel che la propria percezione aveva loro già chiarito.

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Uomini che non sono educati a percepire la violenza

Lui scrive:

Cara Eretica,

ho letto il tuo testo sulla cultura sessista che condiziona le vite delle donne fin dalla nascita. Hai giustamente citato stereotipi che riguardano anche gli uomini e vorrei approfondire perché è necessario dire che ci sono uomini che sono altrettanto vittime della cultura maschilista. Vorrei anche parlare delle contraddizioni e dei segnali ambigui che caratterizzano i comportamenti di alcune donne nei confronti degli uomini. Lo dico perché penso che questa sia una battaglia da combattere insieme e non gli uni contro le altre. Specifico che io non ritengo che le donne siano nemiche. Vivo costantemente a contatto con le donne e non mi sento discriminato né nutro alcuna spinta discriminatoria nei loro confronti. Da qui, parafrasando il tuo testo, mi permetto di descrivere la mentalità che condiziona gli uomini fin dalla nascita.

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E’ così che i bulli e le bulle spingono una ragazza al suicidio

Lei scrive:

Ciao Eretica,
Vorrei che questa storia fosse letta perché molte ragazze/i si sono suicidati/e in queste situazioni per quel che ho potuto ascoltare nei tg e ci tengo a sottolineare il fatto che nessuno se l’è cercata.

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