Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

San Valentino, il sessismo e il popolo del “fattela una risata!”

Sono tanti, di qualunque genere e sesso e quando decidono di banalizzare il sessismo lo fanno con tutte le loro forze. Impegnano energie che mai vedresti applicate quando c’è una discussione su una vittima di stupro (a meno di non vederli negare la cultura dello stupro). Insomma i pubblicitari, i creativi, se possiamo chiamarli così, non devono essere soggetti a critiche. Eppure quello che fanno si chiama “comunicazione” e nel corso dei decenni il marketing che dell’uso degli stereotipi sessisti ha fatto un’abitudine non è poi cambiato molto.

Ogni forma di comunicazione di questo tipo mira a rafforzare gli stereotipi invece che distruggerli, demolirli, sovvertirli.  Le pubblicità sessiste non sono quelle in cui lei è seminuda, per capirci. Se pubblicizzi intimo per donne lei deve indossarlo e la modella fa il proprio mestiere. Certe pubblicità sono chiaramente sessiste e altre in maniera subdola. Quelle subdole le lasciamo ad un altro post. Ora ci occupiamo di quelle esplicite. Vendere un prodotto alludendo al fatto che assieme a quel prodotto avrete una donna a 90° non fa ridere. E’ sessista. Fare pubblicità ad una discoteca con lo slogan “Perché sedurle quando puoi sedarle” non è cosa da ridere. E’ sessista. Non siamo noi a mancare di senso dell’umorismo ma sono alcune persone che si occupano di marketing a usare sempre stereotipi sessisti per vendere.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Uccidere mia madre, per andare avanti

Lei scrive:

Cara Eretica, in questi giorni state parlando molto di violenza sui bambini e di madri violente e io volevo raccontare la mia storia. Mia madre non tirava solo schiaffi, non erano quelli a farmi male. Era la sua maniera distruttiva, una specie di tornado che distruggeva tutto quello che incontrava. Urlava spesso, la sentivo arrivare e il mio cuore batteva forte. Avrei voluto nascondermi ma non sapevo dove. Ero già grande eppure non capivo e soprattutto non capivo le sue contraddizioni. Come fai ad essere una donna tanto amabile all’esterno e così distruttiva dentro casa? Prendersela con me o con le mie cose per lei era lo stesso. In cinque minuti era in grado di mandare letteralmente in pezzi la mia stanza e io restavo lì a raccogliere i pezzi. Poi mi chiedeva scusa e io non ero in grado di ribellarmi fino a quando non ho avuto la forza di allontanarmi da lei. L’ho cercata a lungo, ho tentato di volerle bene e di farmi voler bene ma non ci sono riuscita e dolorosamente l’ho lasciata andare, lei mi ha lasciata andare. Se ho avuto dei genitori decenti quelli sono stati i miei nonni, anche se erano la causa diretta della violenza di mia madre. Era cresciuta in un luogo sbagliato e non aveva avuto alternativa se non quella di assimilare i loro metodi. Questo però non la giustifica. Non la giustifica affatto.

Certe volte avrei voluto che lei avesse abortito. Perché farmi nascere per poi darmi la colpa della violenza che mi faceva subire? Mi sono spesso detta che sentirmi vittima non aiuta granché e allora ho provato a stare meglio con me stessa. Lei con il tempo ha ammesso le sue responsabilità ed è andata in cura per depressione ma, per quanto io sappia che la sua vita sia stata molto difficile, cresciuta anche lei tra tanta violenza, non sono riuscita a perdonarla. Qualcuno dice che dovrei cominciare da lì per dedicarmi a me stessa ma non riesco e non penso che dovrei. Sono grande ormai e so che restare ancorata alla visione adolescenziale della vita non mi aiuta ad andare avanti, non riesco ad andare avanti, ma anch’io merito aiuto. Non ho fatto figli e credo di non volerne fare mai. Ci sono andata vicino una volta ma non me la sento. La violenza è dentro di me e non potrei risparmiare quel dolore ad un bambino. Non so se riuscirei a spezzare quel maledetto cerchio. Forse potrebbe servire a farmi meglio capire mia madre ma non posso crescere sulla pelle di un figlio. Meglio di no.

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Antiautoritarismo, La posta di Eretica, R-Esistenze

Ancora a proposito dei bambini in carcere

In risposta al mio post sui bimbi in carcere Giulia invia questo messaggio che condivido con voi. Buona lettura!

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Ciao Eretica, ho visto che si sta parlando molto di bambini in carcere in questo momento e pur dispiacendomi moltissimo per quello che è successo a Rebibbia, vorrei fare alcune precisazioni affinché il dibattito sia più informato e più proficuo. Se tu avessi voglia di pubblicare questo messaggio te ne sarei grata 🙂

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Affido condiviso, Antiautoritarismo, Antisessismo, Critica femminista, R-Esistenze

Ddl Pillon: dove sta l’interesse per i minori?

In rete si discute molto del ddl Pillon sull’affido condiviso o, per meglio dire, dei vari cambiamenti proposti a modifica del diritto di famiglia. Mi piacerebbe parlarne nel merito e senza generalizzazioni. Soprattutto mi piacerebbe discutere ridefinendo, senza ricorrere all’emergenzialità, i tempi che precedono l’eventuale discussione e approvazione di un ddl. Spero che questa variazione sul tema possa invitare ad una discussione civilmente politica.

Faccio una sintesi dello stato dell’opera. Il ddl è stato presentato e dopo deve seguire un iter passando attraverso le varie commissioni chiamate a dare un parere. All’interno delle commissioni in genere si richiamano altri ddl sul tema che sono stati presentati nella precedente e in questa legislatura. Al momento il ddl pillon è fermo alla commissione giustizia. Dalla relazione introduttiva si capisce che nell’ultima seduta della commissione giustizia il ddl è stato presentato. Poi vengono presentati anche gli altri ddl per mirare ad una sintesi che li comprenda, includendo gli emendamenti che “aggiustano” il ddl prima che venga rilasciato dalla commissione. Si prevedono audizioni parlamentari (la lista dei soggetti da ascoltare mi dicono sia già chiusa) che si rivolgono a specifici contesti e gruppi che possono offrire un parere e tra questi ovviamente ci saranno i sostenitori e le sostenitrici del ddl e la sua controparte – voglio ben sperare – con i centri antiviolenza e varie associazioni contro. Per finire: l’iter, così come la democrazia impone, dura mesi o addirittura anni e quel tempo serve per i passaggi tra senato e camera in cui altri mille emendamenti possono essere presentati dalla maggioranza e dall’opposizione, per rallentare o velocizzare la discussione.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Recensioni

“Cosa dirà la gente”: storia di una ragazza, tra conflitti culturali e ricerca della libertà

Cosa dirà la gente è un film, distribuito da Lucky Red, che narra la storia realmente vissuta da Iram Haq, protagonista e regista di quest’opera.  Lei nasce da una famiglia pakistana – migrata in Norvegia – e vive una vita a metà. Rispetto per le tradizioni a casa e voglia di integrarsi a scuola, con gli amici, altrove. Quando il padre scopre che lei ha un amore adolescenziale la rapisce e la consegna ai parenti che vivono in Pakistan.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, R-Esistenze

Legalità: spazi di manovra tra giustizia e conformità

di Monica Scafati

La legalità è un concetto che prende le mosse dalla Rivoluzione Francese, e che tra alterne
vicende viene ad essere considerato in qualche maniera come sottinteso, e per tanto
lasciato il più delle volte inespresso. Passando ad analizzarlo nello spazio-tempo circoscritto
della recente storia italiana, il concetto di legalità riemerge esplicitamente nel dibattito
pubblico intorno al 1995.

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Antisessismo, Critica femminista, R-Esistenze

Quando scopri che un carnefice è solo una persona

Ho ricevuto il messaggio di una donna che ha voluto condividere quello che pensa su una serata trascorsa con un uomo che aveva picchiato la moglie. L’ho pubblicato perché è fondamentale che si capisca quanto sia sbagliata l’idea che si ha del presunto mostro, così come viene definito, ogni qual volta si parla di atti violenti. I mostri non esistono, parliamo di persone che hanno tante contraddizioni e di cui ci stupisce la complessità. Come dire che anche un nazista piangeva lacrime vere, aveva una famiglia e amava i suoi figli. Uno tra i tanti meravigliosi messaggi lasciati da hannah arendt è quello che parla della banalità del male. L’uomo violento è banale, è una persona comune, non ha le corna né la coda, non è un diavolo e demonizzarlo non fa bene a nessun@, soprattutto alle sue vittime.

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Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Storie

I peggiori nemici degli uomini sono gli uomini stessi

Questa sollecitazione ha un significato ben preciso che trovate descritto QUI

 

Ho deciso di parlarne perché non riesco più a convivere con questo orribile segreto. Ho 32 anni e sono sereno, apparentemente, ma ho terribili problemi nella socializzazione con altri uomini. Non posso prenderli sul serio, non so come comunicare con loro e non riesco a sentire empatia nei loro confronti. Dicono che i traumi col tempo passano. I miei non sono passati e non credo passeranno nel prossimo futuro.

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