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Yara e l’assassino italiano dagli occhi azzurri

Su Netflix trovate il film che racconta la vicenda orribile che ha toccato Yara e tutta la sua famiglia. Racconta la tenacia della pm e la raccolta, per l’Italia un fatto inedito, a differenza degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, di campioni di Dna attraverso i quali la Pm è riuscita a risalire a Massimo Bossetti, prima definito Ignoto Uno. rintracciato per genealogia genetica ovvero per somiglianza del dna della madre. Bossetti è stato condannato in via definitiva, dopo tre gradi di giudizio, all’ergastolo e di recente avrebbe fatto richiesta di poter riesaminare i campioni di Dna, cosa che a quanto pare non sarebbe ancora avvenuta. Si proclama innocente, per la giustizia è colpevole di aver portato la bambina in un campo, averla svestita, averla uccisa, ferendola più volte, poi abbandonata in quel campo dove la bambina sarebbe morta di freddo e per le mancate cure.

La mia solidarietà va alla famiglia e alla pm, coraggiosa, che ha proceduto fino alla fine per trovare l’assassino di Yara attorno alla quale si è creato un circo mediatico, diviso tra innocentisti e colpevolisti, molti dei quali in opposizione ai metodi usati dalla Pm. Per molti sarebbe stata utile la scappatoia dell’immigrato clandestino come colpevole, il mostro che viene da fuori, quello che non c’entra con una comunità piccola e unita. Invece il colpevole era tra loro è questo per certi politici che hanno sciacallato sulla vicenda non era possibile.

Massimo Bossetti

Al momento esistono vari comitati di difesa per il colpevole. Spero non rechino ulteriore dolore ai familiari di Yara, piccola ragazzina, dal futuro grandioso, resa vittima dalle manìe di un uomo adulto che l’ha uccisa mentre lei, pur difendendosi più che poteva, periva.

Di carnefici italiani da noi si parla poco, non nel modo giusto, perché si sa che i carnefici stanno sempre altrove. Non è così. Sono tra noi, più spesso sono conoscenti, persone che pensiamo ci amino o che ci conoscono, come Bossetti che lavorava nei cantieti in cui il padre di Yara lavorava.

Un abbraccio a Yara, un caro e solidale saluto ai genitori.

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