Annunci

#Bari: cacciata dalla città per un’occupazione utile a migranti e precari

Lei scrive:

ciao, dopo aver passato dei giorni difficili, ho scritto questa lettera per raccontare la mia storia, perchè non ho più voglia di rimanere in silenzio.

Quella che sto per raccontarvi è un’ordinaria storia di repressione. Comincia sei anni fa, quando a Bari fu occupato uno spazio abbandonato dalla Provincia. L’occupazione si chiamava Villa Roth ed era un posto meraviglioso, uno spazio sia abitativo che sociale in cui vivevano famiglie migranti, senzatetto italiani, student* e precar*, fra quelle mura eravamo una grande famiglia e abbiamo costruito iniziative musicali, politiche, sociali. Siamo stati bene e abbiamo fatto del bene, e non mi pentirò mai di questa scelta.
[Read more…]

Annunci

L’amore ai tempi delle proteste civili

 

di Inchiostro

A volte mi chiedo dove sia il trucco, se esista uno stratagemma. A volte mi sveglio e mi manchi più di ieri, forse un po’ meno di quanto mi mancherai domani, e penso che tutto sommato non posso lamentarmi, che questo senso d’instabilità è ciò che mi mantiene vivo, che non mi ci vedo a rassegnarmi del tutto, a sedermi in disparte. A volte mi sveglio convinto che non cambieremo mai niente, che abbiamo scelto la parte sbagliata, che tanto, per quanto si faccia, alla fine si è solo teppisti, solo violenti, alla fine si è più pericolosi di chi predica razzismo e sdogana il fascismo, la militarizzazione, la paura del diverso, la persecuzione del più debole. Che alla fine, per quanto si faccia, si viene accantonati per la sicurezza, per la disciplina, per dei tornelli che esclusivizzano spazi che dovrebbero essere di tutti.

[Read more…]

Sui fatti di Bologna: non siamo donzelle da salvare!

Bianca scrive:

“Sui fatti di Bologna, 36 e tornelli, c’è una questione che a molti è sfuggita: il famoso “punkabbestia” (tra l’altro studente munito di badge che i tornelli non avrebbero di certo fermato, e che è stato allontanato in primis dagli stessi collettivi studenteschi) che si è masturbato addosso alla ragazza è soltanto un altro pretesto per utilizzare la “protezione”, la “sicurezza” della donna come giustificazione alla repressione istituzionale. Un ragionamento sessista: il corpo della donna per l’ennesima volta viene strumentalizzato da una logica emergenzialistica e securitaria.

La donna come corpo debole, indifeso e fragile, che va protetto e tutelato.
Non abbiamo bisogno di essere protette da due tornelli, dalle istituzioni o dalla polizia.

Ripartiamo dalle piazze, dalle lotte, dal dibattito: il nostro corpo non può e non deve essere utilizzato come giustificazione alla repressione poliziesca, alla caccia all’ “immigrato” o al “tossico” di Via Zamboni.
Non siamo donzelle indifese da salvare.
Non abbiamo bisogno di essere protette dalla “sacra sindone del badge che purifica ogni peccato”, da barriere costruite appositamente per lasciar fuori le contraddizioni del reale.

Non abbiamo bisogno di essere rinchiuse in una piccola biblioteca dorata e poi fuori essere maltrattate, stuprate, umiliate, marginalizzate.
Ripartiamo dalle pratiche femministe nel quotidiano e costruiamo tutte e tutti insieme un altro tipo di società nella quale una ragazza che studia in biblioteca fino a tardi non deve avere paura di niente. (Forse solo dell’irruzione dei celerini).”

update: dato che la discussione è tanto animata, sulla pagina fb, allora riporto la risposta di Bianca a una serie di valutazioni seriamente poco consone per la pagina in questione. Grazie a Bianca e buona lettura.

“Non mi piace particolarmente discutere su facebook, soprattutto con chi insulta invece di argomentare, ma ci provo comunque, nel modo più pacato possibile.
Provate, soltanto per un attimo, a lasciare da parte tornelli e CUA. Perché la questione non era questa: il mio intento era fornire un altro punto di vista, uno spunto di riflessione su come ad oggi il corpo della donna venga COSTANTEMENTE strumentalizzato per giustificare politiche securitarie, oppressive, repressive.

È normale che noi, ragazze e donne, dobbiamo sentirci in pericolo quando camminiamo da sole per strada? È normale che dobbiamo aver paura quando restiamo a studiare in biblioteca fino a mezzanotte? No, non lo è. Come risolviamo questa cosa? A mio modesto parere, non la risolviamo appellandoci alle istituzioni, alla polizia, non la risolviamo contribuendo ad alimentare questo clima emergenzialistico e di allarmismo generale nel quale la gente per sentirsi “al sicuro” invoca più protezione giustificando qualsiasi azione repressiva. Provate per un attimo a uscire dalla gabbia e ad andare OLTRE i fatti di Bologna.

Provate a pensare al volantino di Casapound contro i migranti: “vogliono il tuo lavoro, vogliono la TUA DONNA”, così c’è scritto. Come se noi fossimo un oggetto di proprietà del maschio bianco italico. Anche in questo caso, i nostri corpi vengono strumentalizzati: dobbiamo proteggere le “nostre” donne? Allora diamo la caccia agli “immigrati”.

Non bisogna partire dal presupposto che la donna va protetta e tutelata da qualcosa. Questa NON DEVE essere la normalità. Non dobbiamo accettare come fatto aprioristico che qualcuno debba vigilare sui nostri corpi. I tornelli sono un esempio.
Proviamo invece a diffondere pratiche antisessiste in tutti i luoghi, proviamo a costruire INSIEME una società diversa in cui non dobbiamo più avere paura.

Una studentessa viene molestata in biblioteca: il problema lo risolviamo mettendo i tornelli (che comunque, ripeto, non avrebbero impedito l’accesso al molestatore in questione) o facendo sensibilizzazione, politica, movimento, cominciando a costruire UN’ALTRA MENTALITÀ? A me sembra proprio che mettere i tornelli (ripeto, è un ESEMPIO) a tutela della donzelle indifese significhi IGNORARE il problema di fondo.

Ultima cosa. Questa è una pagina antisessista e antifascista. Se pensate che sia giusto che la polizia manganelli degli studenti, che quotidianamente si battono per diffondere l’antisessismo movimentista nella società, potete anche lasciar perdere. Saluti.”

Leggi anche:

 

La ricostruzione di quel che è successo a Bologna – di Infoaut

e dalla pagina del Collettivo Universitario Autonomo di Bologna prendiamo il comunicato di studenti e studentesse antisessiste:

16730483_1317617411631640_3247037684667043603_n

16730414_1317617461631635_7976037847006378691_n

16711804_1317617518298296_2626294512714773947_n

16708453_1317617574964957_5905571019673064142_n

16708415_1317617661631615_2636638300708346680_n

16708346_1317617731631608_5544215172747768104_n

Il furto della felicità

da Lo Stato Sociale

Michele si è tolto la vita, a trent’anni. E prima di farlo ha scritto una lunga lettera. La trovate sui giornali, su internet. Parla di furto della felicità, della nostra generazione, dei no che uccidono, di sistema, di sogni, di libertà di scelta. È una lettera lunga e piena di amore e rassegnazione, di rabbia e serenità. Di vita, a dire il vero. E a tutti i moralizzatori col culo degli altri di internet chiedo di indossare un po’ di silenzio, che di certo il dolore dei cari ed il suo gesto non meritano inutili accuse gratuite.

[Read more…]

Caro Michele, noi siamo te!

Caro Michele,

ho letto la tua lettera di addio e vorrei condividerla con le persone che mi leggono per dire che il tuo dolore l’ho provato anch’io. Ho pensato alla precarietà, ai debiti, al peso schiacciante di un’economia che tutto chiede e nulla restituisce, a chi ti dice che sono le tue competenze che contano quando in realtà non contano un cazzo. Alle persone che ti dicono che per lavorare non serve altro o che tutto quel che conta di te è che tu sia bella dentro. Tutte cazzate.

[Read more…]

Ho abortito e non sono stata trattata con umanità

Lei scrive:

Ciao, sono una ragazza di 22 anni, fidanzata da 2, studentessa universitaria da 3. Cinque mesi fa, agli inizi delle vacanze estive, mi accorgo di un ritardo. Presa dal panico effettuo un test (ero sempre stata molto attenta e l’idea di una gravidanza non mi era passata manco per l’anticamera del cervello): positivo. Da lì inizia il mio inferno, non mi sentivo assolutamente pronta a tenerlo e a differenza di quanto la gente si aspetti non ho avuto molti dubbi sul da farsi, appena ho visto le 2 linee comparire tra me e me mi sono detta: non puoi portare avanti una gravidanza ora. Sono andata al consultorio dove sono stata trattata come una beota, mi sono sentita in colpa anche solo di aver pensato che l’aborto fosse una buona mossa.

[Read more…]

Sono figlia di musulmani: non chiedetemi di rinnegarli!

Lei scrive:

Cara Eretica,

scrivo a te perché so che ascolti e riporterai le mie parole senza cambiarle e senza giudicare. Sono figlia di una famiglia di immigrati, nata e cresciuta in Italia, da genitori musulmani e sorella che non pratica nessuna religione. I miei genitori non ci hanno mai costrette a fare niente e leggere tante cose brutte su tutti i musulmani mi fa male. Da un lato mi si chiede di nascondere la mia origine, rinnegarla e rinnegare i miei genitori, per non essere esclusa, dall’altro sono spinta a fare qualcosa per mostrare quanto io sia orgogliosa di loro, dei sacrifici che fanno per farci studiare e per darci un futuro migliore.

[Read more…]

Violenza di Stato e ancelle del biopotere

Londra, 25-08-16 #WearWhatYouWant. Manifestazione davanti all’ambasciata francese a Knightsbridge per protestare contro il divieto di indossare il burkini, diventato legge in molte città costiere della Francia

Londra, 25-08-16 #WearWhatYouWant. Manifestazione davanti all’ambasciata francese a Knightsbridge per protestare contro il divieto di indossare il burkini, diventato legge in molte città costiere della Francia

 

Da IncrociDegeneri:

In Francia vietare alcuni tipi di abbigliamento, interdire precisi comportamenti nei luoghi pubblici, sanzionare usi e costumi di una parte della popolazione è prassi politica consolidata e radicata storicamente tra il XVIII e il XIX sec. Michel Foucault, in particolare ne La società punitiva ed in Bisogna difendere la società ci fornisce delle coordinate ancora valide per leggere il presente.  Sono i seminari al College de France in cui Foucault traccia la genealogia del biopotere, in cui ci parla dell’articolazione del potere disciplinare in Francia e in Inghilterra. Anche gli apparati di potere del XX secolo, ci spiega, quando devono dominare le irregolarità, scelgono la strada della “moralizzazione della penalità”, che si traduce nella “penalizzazione dell’esistenza” dei gruppi irregolari, dal momento che la loro vita viene inquadrata “in una specie di penalità diffusa, quotidiana” (p. 210).

[Read more…]

La Polizia fa spogliare le donne che indossano il #burkini

Questa è la donna che è stata multata e costretta a togliere la maglia a Nizza.

Questa è la donna che è stata multata e costretta a togliere la maglia a Nizza.

 

Ripubblico questo pezzo da DinamoPress. Vale la pena leggerlo.

>>>^^^<<<

Cosa può un costume: di burkini, bikini e corpi degli altri

di Natascia Grbic
In alcune spiagge della Francia è stato vietato dai sindaci l’uso del burkini, il costume da spiaggia intero che viene indossato dalle donne musulmane. Manuel Valls plaude a questa scelta, in continuità con la politica di attacco alla comunità islamica che il suo governo sta perseguendo.

[Read more…]

Genova, i film, la Diaz: paure, rimozioni e amnesie!

Da un post di qualche anno fa, con link e fonti che possono essere utili a chi non sa molto della vicenda. Buona lettura!

>>>^^^<<<

Genova 2001. La fatica. Il cortocircuito. La conferma di tante consapevolezze. La messa a fuoco. Il quadro d’insieme. Tutto chiaro.

L’abbiamo vissuta, ciascuno dal proprio punto di vista, piccoli frammenti che insieme hanno creato memoria. Confusione, talvolta, quando l’immagine che vedevi in video o in una foto si sovrapponeva ad un ricordo. La rimozione di un trauma. Un trauma collettivo. Lo stress successivo che coinvolgeva corpo e mente.

[Read more…]