#DonneDellEst #ParliamoneInsieme: il sessismo non sta solo in un programma Rai!

Il programma “parliamone insieme” (delle cavolate sessiste condite di stereotipi razzisti) è stato eliminato, con gioia di chi ha richiesto il provvedimento. Orrenda la puntata come orrende lo sono tante. Qui, però, si è alzato il muro di polemiche che trova sessismo nelle cose evidenti, come questa, e invece lascia intatti altri spazi e momenti in cui, per esempio, si parla per ore della facoltà delle donne di poter “tradire” il marito, delle ragazzine di vestirsi in un certo modo o della gioventù bruciata che va nelle discoteche e amoreggia, con biasimo estremo nei confronti dei genitori. Si lascia lì ogni momento in cui si esalta la maternità vissuta da donne che la praticano come se altrimenti non fosse possibile meritare la laurea in santità. Momenti di beatificazione per la famiglia etero/patriarcale, per l’omofobia mascherata da legittima “opinione”, per la vergine prima del matrimonio o momenti di linciaggio nei confronti di donne delle quali viene gossippato ogni singolo elemento delle loro vite private. Donne che si scusano, in diretta tv, per aver fatto questo e quell’altro, in uno schema che educa le donne ad essere sempre e solo in un certo modo, esistendo per il soddisfacimento maschile e per la gloria della mentalità nazional/popolare.

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Uscire dalla violenza non è un percorso coerente e lineare

se qualcun@ ti dice che quando lui ti picchia, se non lo lasci subito, sei anormale non credergli.

se qualcuno ti dice che lui è il mostro e tu la vittima, come se per te fosse tutto così semplice, come se volesse propinarti una visione per nulla complessa di quella che è la realtà che stai vivendo, non starl@ a sentire.

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Gpa: discutiamo, ma basta divieti

di Angela Azzaro

L’ennesimo appello firmato da alcune donne e da qualche uomo contro la gestazione per altri/altre, a seguito della sentenza di Trento che riconosce la doppia gentiorialità a una coppia gay che aveva ricorso alla gpa, mi ha veramente colpito. Nel metodo e nel merito. Penso che se si continua ad alimentare lo scontro tra diverse posizioni non si vada da nessuna parte, ma si faccia solo male a quelle famiglie che già esistono e che sono costituite da due madri e soprattutto da due padri che sono, come si sa, il vero oggetto del contendere. Inutile firmare appelli: queste famiglie esistono, vivono, desiderano, pretendono diritti. Non è scrivendo contro di loro che si risolve la questione. Si fa solo del male alle persone in carne e ossa: agli adulti, e soprattutto a quei bambini che – vi piaccia o meno – sono nati con la gpa.

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Margaret Atwood ci dice cosa “Il Racconto dell’Ancella” significhi nell’epoca di Trump

Testo in lingua originale QUI. Traduzione di Antonella Garofalo.

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di Margaret Atwood

Nella primavera del 1984 cominciai a scrivere un romanzo che all’inizio non aveva per titolo “Il Racconto dell’Ancella”. Scrivevo a mano, prevalentemente su blocchi per appunti legali di carta gialla, poi trascrivevo dai miei scarabocchi al limite del leggibile, usavo una enorme macchina da scrivere tedesca che avevo noleggiato allo scopo.

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Stuprata e stupratore insieme su Ted per raccontare quello che è accaduto

 

Qui l’articolo in lingua originale, tradotto da Beatrice Toniolo. Personalmente ho molte riserve su questo e mi piacerebbe sapere che ne pensate. Buona lettura.

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Nell’ottobre 2016 un nutrito gruppo di persone si è riunito a San Francisco in occasione della conferenza TED Women 2016, il cui tema quest’anno era lo scorrere del tempo. Tra gli oratori saliti sul palco, Thordis Elva e Tom Stranger, che hanno raccontato di una notte del 1996, quando Stranger violentò Elva, all’epoca la sua ragazza. Questo intervento ha avuto un forte impatto sul pubblico ed il video è ora disponibile online. Di seguito, alcune domande poste alla fine della conferenza.

Questo è un argomento incredibilmente personale. Perché avete deciso di rendere pubblica la vostra storia? [Read more…]

Le discriminazioni subite dalle donne rappresentate in un video

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Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Giulia Natali.

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VIDEO SOTTOLINEA LA DISCRIMINAZIONE SESSUALE CHE LE DONNE AFFRONTANO OGNI GIORNO IN TUTTO IL MONDO

“Nessuno di noi è uguale, finché tutti sono uguali”

Un video “incredibilmente intenso” diffuso da due gruppi di attivisti per spingere le persone ad agire contro il sessismo su scala globale.

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Sui fatti di Bologna: non siamo donzelle da salvare!

Bianca scrive:

“Sui fatti di Bologna, 36 e tornelli, c’è una questione che a molti è sfuggita: il famoso “punkabbestia” (tra l’altro studente munito di badge che i tornelli non avrebbero di certo fermato, e che è stato allontanato in primis dagli stessi collettivi studenteschi) che si è masturbato addosso alla ragazza è soltanto un altro pretesto per utilizzare la “protezione”, la “sicurezza” della donna come giustificazione alla repressione istituzionale. Un ragionamento sessista: il corpo della donna per l’ennesima volta viene strumentalizzato da una logica emergenzialistica e securitaria.

La donna come corpo debole, indifeso e fragile, che va protetto e tutelato.
Non abbiamo bisogno di essere protette da due tornelli, dalle istituzioni o dalla polizia.

Ripartiamo dalle piazze, dalle lotte, dal dibattito: il nostro corpo non può e non deve essere utilizzato come giustificazione alla repressione poliziesca, alla caccia all’ “immigrato” o al “tossico” di Via Zamboni.
Non siamo donzelle indifese da salvare.
Non abbiamo bisogno di essere protette dalla “sacra sindone del badge che purifica ogni peccato”, da barriere costruite appositamente per lasciar fuori le contraddizioni del reale.

Non abbiamo bisogno di essere rinchiuse in una piccola biblioteca dorata e poi fuori essere maltrattate, stuprate, umiliate, marginalizzate.
Ripartiamo dalle pratiche femministe nel quotidiano e costruiamo tutte e tutti insieme un altro tipo di società nella quale una ragazza che studia in biblioteca fino a tardi non deve avere paura di niente. (Forse solo dell’irruzione dei celerini).”

update: dato che la discussione è tanto animata, sulla pagina fb, allora riporto la risposta di Bianca a una serie di valutazioni seriamente poco consone per la pagina in questione. Grazie a Bianca e buona lettura.

“Non mi piace particolarmente discutere su facebook, soprattutto con chi insulta invece di argomentare, ma ci provo comunque, nel modo più pacato possibile.
Provate, soltanto per un attimo, a lasciare da parte tornelli e CUA. Perché la questione non era questa: il mio intento era fornire un altro punto di vista, uno spunto di riflessione su come ad oggi il corpo della donna venga COSTANTEMENTE strumentalizzato per giustificare politiche securitarie, oppressive, repressive.

È normale che noi, ragazze e donne, dobbiamo sentirci in pericolo quando camminiamo da sole per strada? È normale che dobbiamo aver paura quando restiamo a studiare in biblioteca fino a mezzanotte? No, non lo è. Come risolviamo questa cosa? A mio modesto parere, non la risolviamo appellandoci alle istituzioni, alla polizia, non la risolviamo contribuendo ad alimentare questo clima emergenzialistico e di allarmismo generale nel quale la gente per sentirsi “al sicuro” invoca più protezione giustificando qualsiasi azione repressiva. Provate per un attimo a uscire dalla gabbia e ad andare OLTRE i fatti di Bologna.

Provate a pensare al volantino di Casapound contro i migranti: “vogliono il tuo lavoro, vogliono la TUA DONNA”, così c’è scritto. Come se noi fossimo un oggetto di proprietà del maschio bianco italico. Anche in questo caso, i nostri corpi vengono strumentalizzati: dobbiamo proteggere le “nostre” donne? Allora diamo la caccia agli “immigrati”.

Non bisogna partire dal presupposto che la donna va protetta e tutelata da qualcosa. Questa NON DEVE essere la normalità. Non dobbiamo accettare come fatto aprioristico che qualcuno debba vigilare sui nostri corpi. I tornelli sono un esempio.
Proviamo invece a diffondere pratiche antisessiste in tutti i luoghi, proviamo a costruire INSIEME una società diversa in cui non dobbiamo più avere paura.

Una studentessa viene molestata in biblioteca: il problema lo risolviamo mettendo i tornelli (che comunque, ripeto, non avrebbero impedito l’accesso al molestatore in questione) o facendo sensibilizzazione, politica, movimento, cominciando a costruire UN’ALTRA MENTALITÀ? A me sembra proprio che mettere i tornelli (ripeto, è un ESEMPIO) a tutela della donzelle indifese significhi IGNORARE il problema di fondo.

Ultima cosa. Questa è una pagina antisessista e antifascista. Se pensate che sia giusto che la polizia manganelli degli studenti, che quotidianamente si battono per diffondere l’antisessismo movimentista nella società, potete anche lasciar perdere. Saluti.”

Leggi anche:

 

La ricostruzione di quel che è successo a Bologna – di Infoaut

e dalla pagina del Collettivo Universitario Autonomo di Bologna prendiamo il comunicato di studenti e studentesse antisessiste:

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