“Non hai rispetto di te stessa”. Lo disse un mio ex amico, ex perché da quella sera non gli ho più rivolto la parola, quando qualcuno lo informò che avevo trascorso una bella serata con tre persone, un’amica e due conoscenti. Non mi interessava essere giudicata e tantomeno protetta. Ci eravamo dati appuntamento ad un bar e uno dei due ci invitò in un posto dove realizzava lavori artigianali. Lui e la mia amica si rifugiarono a fare sesso in uno stanzino e io e l’altro, dopo esserci guardati in faccia ridendo per un po’, finimmo per fare lo stesso. Non fu una cosa perfettamente riuscita, un paio di pompini e tante risate, ma non mi sono sentita violata e non mi è venuto in mente che qualcuno mi avesse mancato di rispetto. Tra me e la mia amica c’era e c’è una grande intimità, non ci siamo mai posti problemi in quel senso e quando uscimmo da lì la serata continuò fino alle 4 del mattino.
Tag: Paternalismo
#Francia – SOS Omofobia fuori dai nostri quartieri popolari!
Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Benz del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.
Discorso di Karim Benbélache al primo DSN Decolonial Café di Parigi, 19 maggio 2019.
“Nel 2010 Marine Le Pen (portavoce del partito di estrema destra francese) ha dichiarato, nel suo discorso-logicamente-razzista:
“In alcuni quartieri, sento sempre più spesso che non è bello essere una donna, né omosessuale, né ebrea, né francese o bianca…”, stigmatizzando ancora una volta gli abitanti dei quartieri popolari non bianchi e accusandoli di essere più sessisti e omofobi che altrove. Da allora, quest’idea si è ulteriormente diffusa. Nel dicembre 2018, l’associazione SOS omofobia ha annunciato l’intenzione di insediarsi in questi stessi quartieri, giustificandosi con delle vaghe statistiche di crescenti casi d’aggressione e appoggiando di fatto le parole razziste del più importante movimento di estrema destra francese.
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Sex workers, menzogne e sorveglianza: qualcosa non quadra nella guerra allo sfruttamento sessuale

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Valentina del Gruppo di lavoro Abbatto i Muri.
La censura sessuale si è rivelata essere un lucrativo mercato emergente
Iva su assorbenti, paternalismo e maternalismo (Sterilizzateci Tutte!)
Maternalismo. Ho trovato il termine appropriato. Lo descrive Lina Meruane nel suo ultimo libro “Contro i figli” (da leggere!). Quando le altre dicono cosa sia meglio per te, per tutte le donne, parlando di maternità e questioni biologiche, riproduttive. Paternalismo: quando lui sa quel che è meglio per te. Unito all’ambientalismo pretestuoso, imposto come dovere di ritorno ai vecchi ruoli sociali delle donne, il paternalismo è quello dell’esponente del M5S che ci impone la maniera di raccogliere il sangue delle nostre mestruazioni.
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#Monterotondo: legittima difesa. Ma perché i paternalisti parlano di bellezza e virtù dell’accusata?
Io non so come sia andata la storia della ragazza di Monterotondo, quella per cui si ipotizza la legittima difesa dopo la morte del padre dal quale l’intera famiglia, madre e sorelle, dovevano difendersi perché era un individuo violento. Mi sono soffermata a leggere del fatto che tutti sapessero ma nessuno aveva fatto nulla. I vicini di casa, i conoscenti, i parenti, Qualcuno che avrà visto i lividi o avrà sentito le urla? Ma si sa che i panni sporchi si lavano in famiglia e che tra moglie e marito non si osa mettere il dito. Quel che è certo è che a questa ragazza è toccata una sorte pessima perché non avrebbe dovuto essere costretta a difendere se stessa, la madre e le sorelle. Non avrebbe dovuto sostituirsi a nessuno. Invece ci si è trovata in mezzo e chi ha vissuto fatti violenti in famiglia sa perfettamente come capita quando l’ommu ‘i casa prende un oggetto e te lo lancia addosso, strattona tua madre o tua sorella o picchia tuo fratellino piccolo perché ha respirato con note che non gli suonavano giuste, manco fosse un direttore d’orchestra dei respiri familiari.
Il corpo delle donne nella retorica securitaria
Questa è una tesina che Bianca ha scritto per il corso di politiche di genere dell’università di Padova. Questo lavoro ha per oggetto il corpo delle donne e l’uso strumentale che di esso viene fatto nella retorica securitaria e nella conseguente messa in atto di politiche di stampo emergenzialista e repressivo in Italia. Partendo da un caso specifico, l’omicidio di Giovanna Reggiani nel 2007, intende evidenziare il rapporto tra costruzione degli allarmi socialmente indotti e la strumentalizzazione del corpo femminile come elemento di legittimazione delle politiche securitarie. Lo scopo del presente lavoro è offrire degli spunti di riflessione per provare a smontare la retorica securitaria che vorrebbe vederci costrette a vivere nella costante paura, a non camminare per strada da sole, a non vestire in un certo modo; quella retorica che nel nome di una presunta maggior sicurezza vorrebbe legittimare la “caccia allo straniero”.
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#Olanda – Il gruppo di “cristiane femministe” all’attacco contro le sex workers
Articolo di Kuba Shand-Baptiste
In lingua originale QUI. Traduzione di Ilga del Gruppo Abbatto i Muri.
Il gruppo “femminista” che preme per ottenere ad Amsterdam nuove leggi contro il sex work ha sbagliato tutto.
È solo una crociata moralista (tesa a tutelare la virtù) mascherata da preoccupazione, tra l’altro condotta da persone che non capiscono ciò di cui dicono di volersi occupare.
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Lettura e decostruzione di un articolo anti/trans di Julie Bindel
Chi ha letto le nostre traduzioni sulle Terf ci chiede, ad esempio, quali siano le affermazioni di Julie Bindel che la rendono, agli occhi delle persone trans, una nemica transofoba. Abbiamo linkato ogni riferimento ma in ogni caso QUI potete leggere un pezzo eloquente scritto dalla stessa Bindel in cui lei si sostituisce alle persone trans e con smaccato paternalismo dice di sapere quel che sarebbe meglio per loro. Isabella proverà a tradurne alcune parti e a sintetizzarne/commentarne – con l’aiuto di R. (donna trans, a scanso di equivoci) – altre. Per altre info sulle Terf, femministe radicali trans escludenti, e per sapere quel che scrivono, seguite i link in basso e seguite il blog perché altre traduzioni verranno. Parliamo di traduzioni perché il dibattito su questo è conosciutissimo altrove ma non in Italia (purtroppo). Cerchiamo dunque di colmare qualche lacuna. Buona lettura!
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Ed ecco i dettami di Bindel iniziano dal titolo: “L’operazione (l’intervento chirurgico per il cambio di sesso) che può rovinare la tua vita“. Grazie dell’avvertimento, potremmo dirle. Ma continua parlando di una “potente lobby affiliata alle comunità gay e lesbiche” che l’avrebbe perseguitata per anni. Peccato che molte persone trans dicono di lei la stessa cosa. Parrebbe che la potente lobby avrebbe potuto impedirle perfino di incassare un premio giornalistico. Non leggiamo aggiornamenti su questo ma tant’è. Scrive ancora riferendo che sarebbe stata etichettata come bigotta perché nel 2004 scrisse un pezzo in cui “chiedeva se un cambio di sesso avrebbe reso qualcuno una donna o semplicemente un uomo senza un pene“. E questo per lei evidentemente non sembrò abbastanza offensivo da giustificare le critiche da parte della comunità trans. Poi lamenta il fatto che non le fu dato spazio di parola nel corso di alcune iniziative. Tutto per via della famosa e potentissima (urca!) lobby delle persone trans. Noi abbiamo letto che in occasione di una iniziativa chiamata “Stonewall” le persone trans chiesero e ottennero che lei non parlasse. Si parla di Stonewall, quella robetta rivoluzionaria condotta da persone trans come Sylvia Rivera. Chissà perché in una iniziativa che avrebbe dovuto celebrare e discutere di lotte e diritti trans qualcuna non ha gradito la partecipazione di una persona che ha scritto “se un cambio di sesso avrebbe reso qualcuno una donna o semplicemente un uomo senza un pene“.
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Legge Merlin: il reato di favoreggiamento punisce le sex worker. Corte Costituzionale=Paternalismo di Stato
Alcune persone che ci seguono ci chiedono come mai in questi giorni si parla della Legge Merlin, quella contro le case chiuse per intenderci, e di cosa si parla in realtà.
Detto semplicemente: la legge Merlin dichiarò illegali le case chiuse, volute in epoca fascista a gestione di maitresse con le prostitute a lavorarvi dentro. Le legge dichiarò illegale lo sfruttamento della prostituzione, ovvero di chi ci guadagna sfruttando chi la esercita, in special modo se si tratta di minorenni. La legge istituisce anche il reato di favoreggiamento ed induzione alla prostituzione. Indurre alla prostituzione significa portare una persona ad esercitarla e favorirla significa agevolare l’esercizio della prostituzione.
Sentenza di Bologna: il femminicidio non si previene con la galera
La sentenza di Bologna. Non ho letto le motivazioni ma solo quello che dicono i giornali e dunque ci sono tante cose che non possiamo sapere. Quello che so è che come previsto ha scatenato un’ondata di indignazione da parte di chi ritene che il carcere sia una soluzione. Non è la motivazione, l’attenuante della gelosia, che ha indignato la maggior parte delle persone, quanto piuttosto il fatto che la pena sia stata ridotta a 16 anni. Ma non è forse questo il tempo medio passato in carcere da chi uccide la moglie? 15 anni, a volte 10. Dipende da tante cose e questo riguarda poco il fatto che il femminicida sia stato coinvolto in un programma di reinserimento della società. Il carcere è un strumento di controllo sociale, serve a gettarvi dentro la gente come immondizia affinché la società possa deresponsabilizzarsi per quel che succede. Ma per noi che ci occupiamo di cultura quanta differenza può fare se un femminicida passa in carcere trenta o sedici anni? Nessuna. Il carcere non è un deterrente. Il carcere non risolve ed è infatti una questione che interessa a chi applica un metodo giustizialista su quel che dovrebbe invece essere risolto in termini di prevenzione e educazione al rispetto dei generi.
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Decathlon e l’hijab: la Francia è impazzita
Di Ilyes Ramdani (QUI l’articolo in lingua originale. Traduzione di Gisella, revisione di Elisabetta del Gruppo Abbatto i Muri).
La polemica alimentata dai responsabili politici di «République en marche» e del partito «Les Républicains» hanno spinto Decathlon a rinunciare alla commercializzazione dell’«hijab da corsa». Ben lontano dall’essere un semplice aneddoto, l’episodio è sintomatico della nevrosi che colpisce una parte della società francese in tema di Islam e velo.
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Spot Salsa Mutti: se l’uomo cucina allora è un eroe
Pubblicità Mutti. Quando lei esce e il papà fa l’eroe. Quanti stereotipi sessisti sono contenuti in questa strategia di marketing? Milioni. Se il babbo resta a casa e prepara da mangiare al figlio perché mai dovrebbe essere considerato un eroe? La madre che cucina è la norma e invece il padre che cucina compie un gesto eroico.
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Faccio la sex worker e l’otto marzo parteciperò allo sciopero delle donne
Lei scrive:
Cara Eretica, sono una donna di 36 anni che nella vita ha fatto di tutto per essere indipendente. Sono stata fin da subito disposta a viaggiare per lavoro, sono andata ovunque e ho fatto qualunque cosa. Però non ne ho ricavato nessuna stabilità ed è stato un po’ come vivere alla giornata. Ho deciso perciò di fare la sex worker e quello che non mi aspettavo era il giudizio di donne più grandi di me che pensano di sapere quello che dovrei fare con il mio corpo.
Ho detto subito alle mie amiche cosa avevo scelto di fare e ho portato la mia esperienza nelle riunioni e nella vita di tutti i giorni. Sapete qual è stato il danno maggiore? Quello che mi hanno procurato queste donne perbene che non fanno che giudicarmi e colpevolizzarmi. Naturalmente l’otto marzo io sciopererò e parteciperò alle manifestazioni che saranno organizzate ma non mi piace sentirmi giudicata e quindi sceglierò come sempre di stare con le mie amiche transfemministe e queer.
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Una donna non vale meno se indossa abiti succinti
Questo è un lungo messaggio che Josh Weed ha pubblicato tramite il suo account Twitter. Mariella del Gruppo di Abbatto i Muri l’ha tradotto per noi.
“Sono un uomo gay cresciuto in un contesto eteronormativo. Una delle cose che mi hanno sempre lasciato basito in questo mondo è la cosiddetta cultura della “modestia”.
La più importante premessa della cultura della “modestia” è che le donne debbano vestirsi in modo da non provocare una reazione sessuale negli uomini, il che è una assurdità.
Io penso che sia assolutamente inconcepibile che un uomo possa guardare una donna e dire “Io penso che tu debba indossare qualcos’altro perché vedere la tua pelle mi eccita sessualmente. E questa eccitazione è così forte che non riesco a gestirla in maniera adeguata. Quindi per favore cambiati i vestiti”
Questa è UNA FOLLIA. Specialmente quando poi gli uomini cominciano a dire che una donna “vale di più” se si veste in un certo modo, come se coprire la pelle in qualche modo aumentasse il valore della donna, solo perché così non sollecita una reazione sessuale negli uomini. E quindi, se una donna NON fa questo? Beh, allora un uomo ha diritto di criticare una donna, insultarla, chiamarla troia e poco di buono. Tutto perché *lui* sta avendo una reazione sessuale!
Notizia sconvolgente: il valore di una donna è IMMUTABILE. È inviolabile. Non cambia con quello che indossa o non indossa. Non cambia a seconda che faccia o meno sesso.
E la sessualità di un uomo è LA SUA ESCLUSIVA RESPONSABILITA’
Volete sapere come lo so? Perché in tutta la mia vita non ho mai detto a un uomo come vestirsi, sebbene il corpo maschile mi ecciti sessualmente.
Non ho mai detto a un uomo che dovrebbe indossare una maglietta quando va a correre d’estate con il caldo. Non ho mai detto a un uomo di essere modesto.
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Lei difende il “patrigno” violento? Riflessione sulla retorica del martirio delle madri ” perbene”

Appartengo alla categoria di donne che si è “rifatta una vita”. Non capisco esattamente che vuol dire ma è così. Nel senso che la vita è sempre la stessa. Non l’ho rifatta. Sono semplicemente andata avanti. Non sono migliore di altre donne e non le giudico. Se hanno deciso di stare con altri uomini che non sono i padri biologici dei loro figli le capisco. Perciò non penso di essere superiore a nessuno quando dico che mi irritava molto avere a che fare con un uomo che si permetteva il lusso di usare un tono autoritario con mi@ figli@. Se un “estraneo” interferiva con le mie scelte educative mi incazzavo moltissimo. Ma non ero sola. I miei mi hanno aiutata molto e so che la solitudine, specie nel ruolo materno, può togliere forza e anche lucidità. Perciò non mi vanto di non aver voluto nessuno in casa mia e di mi@ figli@. Diciamo che è semplicemente capitato. Il mio ex era un violento, mi ha quasi uccisa e di su@ figli@ se ne fregava. In ogni caso credo avrei pensato che la creatura stesse meglio con me che con lui. Anche quando sono stata cattiva, violenta io stessa, egoista e tutto quel che può fare sentire in colpa una madre in questi casi.






