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In Francia chiedono la grazia per Jacqueline Sauvage: uccise il marito violento!

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Elisabetta ha approfondito quanto c’era da sapere su un caso di cronaca del quale potete leggere in basso. Sua la premessa e sue le traduzioni. Buona lettura!

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Storia di Jacqueline Sauvage: raccolta di articoli

La vicenda di Jacqueline Sauvage è infine comparsa anche nella cronaca italiana qualche giorno fa. É una storia difficile da qualunque parte la si prenda. Dopo 47 anni di stupri e violenza su di lei e sui figli ha ucciso il marito ed è stata condannata a 10 anni di carcere. In seguito alla sua condanna in appello, le sue due figlie hanno lanciato una petizione per chiedere al presidente Hollande (in questo momento impegnato in ben altro) la grazia per la loro madre. La petizione, che ha già raggiunto circa 150.000 firme, è stata rilanciata da alcune femministe storiche (articolo “Chi ha il permesso di uccidere”) e circola corredata di tutto l’armamentario vittimistico (basta vedere la foto allegata al testo.) Un’altra associazione femminista critica il ricorso alla giustizia e organizza una colletta per renderle il carcere più vivibile (vedere l’articolo “Mensa per Jacqueline Sauvage”), che al momento raccoglie 14.460 euro. A parte un testo apparso su un blog anarco-femminista (vedere l’articolo “É stata una ribellione) è flagrante in queste mobilitazioni l’assenza di una critica alla cultura che ha prodotto una vicenda come questa. 

Chi ha un permesso di uccidere? [Read more…]

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Sei una donna fragile? L’uomo violento sarà attratto da te!

Lei scrive:

Cara Eretica,
Sono una giovane donna di ventidue anni che ama la vita, l’avventura, lo studio e lo svago. Sono giovanissima lo so, ma ho già avuto troppe esperienze che mi hanno marcato indelebilmente il cuore e da allora sono profondamente diversa da come mi sarei immaginata dieci anni fa. A diciannove anni sono uscita con una forza inaspettata da una storia violenta che mi stava succhiando via la gioventù. Ero follemente innamorata di lui, un ragazzo bello e carismatico di cinque anni in più di me. Tutto funzionava con una squilibrata meraviglia: i rave, la droga, l’alcool e il sesso. Ma mentre l’amavo sapevo di lanciarmi in un mare di veleno. La passione c’era, fin troppa forse, al punto di arrivare a nascondere, punire e segregare ogni lato di me che a lui non era congeniale. Cambiai il mio modo di vestire, di parlare, di pensare, cambiai le miei amicizie, chiusi la porta in faccia a chi era diverso dal nostro mondo e dal nostro modo di intendere la vita. C’eravamo solo io e lui, una monade perfetta, una diade simbiotica.

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