
Se date un’occhiata ai reality più in voga negli Stati Uniti noterete che si occupano di interventi delle polizie che, per loro stessa ammissione, sono più rischiosi quando si tratta di violenza domestica.
Fatto è che avviene un capovolgimento semantico al punto che nei vari commenti sui social dedicati si presume che la responsabilità per ciò che rischiano i poliziotti (uomini buoni – si presume – in antitesi a uomini violento con le donne) sia da imputarsi alla donna che chiama per chiedere aiuto e non all’uomo che esercita abusi su di lei. Se durante il soccorso un poliziotto viene ferito parte la Ola per l’eroe e si dimentica la vittima di violenza domestica derubricata a comparsa del reality.
Non è di lei che si parla ma dello scontro testosteronico tra un uomo violento con la compagna e i poliziotti che si ritrovano a sedare non una semplice rissa o un semplice “conflitto”, come gli piacerebbe definirli, ma un attentato alla vita della donna e perfino dei figli della coppia. Se nel corso dell’intervento poliziesco uno degli agenti viene ferito alle immagini della body cam, che trasmette in tempo reale in centrale in violazione della privacy di chiunque vaghi in quel raggio d’azione, si aggiungono commenti sull’eroismo dell’agente e interviste ai parenti, orgogliosi del rinvigorito status sociale, del poliziotto eroe.
Nulla si sa della donna che ha richiesto aiuto. Neppure quando lei viene uccisa. A parole le body cam sarebbero una ulteriore parte del kit del buon poliziotto per trasparenza, soprattutto in relazione ai ricorsi fatti contro agenti violenti con persone afroamericane, ma nei fatti vengono azionate quando gli agenti lo vogliono e diventano un ulteriore strumento di auto celebrazione marketing istituzionale – trasformando in attori inconsapevoli i cittadini – che sposta l’attenzione dalle vittime di violenza, in questo caso domestica, ai soccorritori che vengono celebrati come eroi.
Da uno dei forum che accompagna i video dei reality si legge: “se le donne scegliessero uomini perbene i nostri agenti non dovrebbero rischiare la vita” e ancora “prima di mettere a rischio la vita degli agenti avrebbe dovuto pensarci”. Tutto riferito ad una donna che cercava di lasciare un uomo violento il quale non solo ha sequestrato la ex e i figli, barricandosi armato, ma ha anche ucciso un agente prima di suicidarsi. Onore al poliziotto ucciso, ma sarebbe stato meglio che a morire fosse stata lei?
Per chi commenta certamente sì ed ecco spiegato perché si preferisce indagare a morte della donna uccisa invece che per prevenirla. Prevenire è più rischioso per chi dice di volerci difendere salvo metterci alla gogna e biasimarci se chiediamo aiuto. Così va negli Stati Uniti.
La ricerca continua.
Donazione una tantum
Donazione mensile
Donazione annuale
Scegli un importo
O inserisci un importo personalizzato
Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*
‘Abbatto i muri’ is a blog and an online platform run by a volunteer called Eretica. It aims to raise awareness of Intersectional feminism. It also tries to support the LGBT community in Italy and victims of domestic violence and many other issues which occur in Italy.
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!
Apprezziamo il tuo contributo.
Apprezziamo il tuo contributo.
Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente