In un post sulla sua pagina facebook Il ministro Salvini ci dice quali sono le donne che gli piacciono, ovvero quelle in divisa (che forse eseguono i suoi ordini?). Comunque sia, a prescindere da quel che sono e rappresentano le donne fotografate (saranno state informate del paragone cui sono state sottoposte?) le vuole obbedienti, non ribelli e poi chiama Carola Rackete “delinquente”. Il punto è che è stata scagionata e darle della delinquente non capisco come possa dare credibilità ad un politico che non sa più che cosa raccontare per tirare acqua al suo mulino.
Ma il punto è che quando Amnesty ci svela che le vittime dell’hatespeech sono anche soprattutto donne il ministro fa una distinzione tra quelle che meritano un “delinquente” e quelle che invece no. Se io fossi un fan della sua pagina mi sentirei autorizzato a insultare Carola e quelle come lei che non piacciono al ministro, quelle che spesso sulla sua pagina vengono messe alla gogna per uno striscione antirazzista o per una opinione anti/leghista, e invece le tratterei da madri e mogli da proteggere (seguendo il loro criterio da family day), le brave femmine che stanno bene al capitano, tutte le altre, quelle che una certa categoria di maschilisti chiama “donne vere”.
Ma il punto è che dell’approvazione paternalista di Salvini ce ne freghiamo. Le donne non devono piacere a lui e che gli piaccia o meno, a prescindere dal fatto che lui abbia un conflitto irrisolto con la categoria (spero, altrimenti non ha scuse), le donne sono autonome, pensano e hanno capacità di critica. Se per questo devono meritare gogne e insulti sessisti a suon di augurii di stupro il ministro dovrebbe farsi due domande.
Per esempio: pare che chi amministra la sua pagina abbia messo in blacklist “49.000.000”. Ma mettere invece le parole troia, zoccola, puttana, stuprata dai neg*i, e via di questo passo in blacklist non sarebbe una bella dimostrazione di intelligenza?
Il punto è che a noi non interessa quale categoria di donne piace a Salvini, certa che gli piacciano quelle che dicono Sì, ma ci interessa essere rispettate, per le nostre competenze, per le nostre azioni, per quello che pensiamo e comprendiamo e per le critiche che esprimiamo. Dopodiché il mansplainer e paternalista Salvini può anche smettere di spiegarci come essere femmine perbene. Sono le donne che devono poter dire di se stesse quel che vorranno essere e se un ministro questo non l’ha capito allora è molto oltre, in regresso, l’epoca degli uomini con la clava. E’ un maschilista fatto e finito.
Solidarietà alla giudice Alessandra Vella, a Carola Rackete e a tutte le donne che ricevono insulti dai fan leghisti.
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Di sicuro c’è la certezza che quel soggetto li tutto sia tranne che un vero uomo…lo fosse stato, tanto per dirne una, dopo aver quaqquaraquato del fatto che lui non aveva paura, non si sarebbe poi fatto salvare dal parlamento per il caso Diciotti…così…per dire…