Antisessismo, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Contrattacco maschilista: scontro tra patriarchi

Lei scrive:

“Cara Eretica, seguo il tuo blog e ho letto gli ultimi post dedicati agli Stati Uniti. Ho pensato tante volte di scriverti ma ora posso farlo per dare un contributo, almeno spero. Vivo negli Stati Uniti, in uno degli Stati più conservatori che hanno subito ribaltato il diritto di famiglia e accolto le richieste dei Father’s right movement. Ho vissuto sulla mia pelle un’esperienza che non pensavo possibile. Sono nata e cresciuta qui, anche se i miei sono italiani e l’Italia per me è una seconda casa. Avevo fatto molti sforzi per crearmi uno spazio indipendente, soprattutto per allontanarmi da mio padre che pensava di essere Dio sceso in terra. Lavoravo, poi ho conosciuto un ragazzo, ci siamo sposati, abbiamo avuto un figlio, abbiamo divorziato. Inutile specificare i dettagli, non servirebbero o forse li immagini.

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Padri tutti cattivi? Retorica che ci riporta alla madre in tempo fascista

Premiazione della miglior madre fedele alla patria

 

In questi giorni si è tanto parlato del padre che ha ucciso i figli per vendicarsi dell’ex moglie. La stampa ha deciso che lui è la vittima. Non si parla dei figli uccisi ma della cattiveria della ex che ha osato separarsi e tentare di andare avanti con la sua vita. A parte alcuni articoli critici ed equilibrati che hanno parlato della questione sono circolate le solite generalizzazioni che pongono i padri che desiderano continuare ad avere una relazione con i figli dopo la separazione tutti nello spazio dei violenti. La retorica è sempre la stessa: se chiedi di stare con tuo figlio sei un violento. Lo dicono alcune persone che criminalizzano in generale i padri e che considerano l’affido condiviso come una bestemmia che lede il diritto proprietario delle mamme santissime.

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I comandamenti del Ddl Pillon: non divorziare, non responsabilizzare e non disturbare il Pater Familias

“Meglio divorziata che ragazza madre!” – disse una parente obbligandomi a fare quel che non volevo fare. Ossia un matrimonio riparatore. Aspettavo un figlio e non potevo farlo senza che venisse regolarmente riconosciuto come frutto dell’unione coniugale di un uomo, benché violento, e una donna. E’ una sintesi estremamente semplificata ma non aggiungo complessità perché quel che mi interessa è commentare alcune battute di esponenti politici a sostegno del ddl Pillon, il ddl sull’affido condiviso, i quali sostanzialmente ammettono di voler fare di tutto affinché il divorzio non sia un’opzione. Io concludo che nel caso di legami infarciti di violenza si pensa sia “meglio una donna morta che divorziata”. D’altra parte c’è chi dichiara di essere contro l’aborto e di voler riportare l’ordine sociale all’età della pietra, ovverosia al tempo in cui una donna doveva solo fare figli, pensare alla cura familiare e ritirarsi da qualsivoglia impegno lavorativo retribuito per lasciare il posto agli uomini che dovrebbero – e giuro che è stato detto questo – essere pagati di più per consentirgli un mantenimento perfetto della famiglia.

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Iniziative contro il #ddlPillon: non faccio lotte con Terf, Swerf e anti/gpa

[Come immagine scelgo l’ombrello rosso, simbolo delle lotte delle sex workers, non a caso]

Mi chiedono se parteciperò alle iniziative contro il ddl Pillon. Nella città in cui vivo c’è già stata un’assemblea partecipata alla quale avrei partecipato anch’io se stessi bene di salute. Sarei andata però solo perché so che nella città in cui abito le compagne, le sorelle, le femministe che conosco non hanno pregiudizi di sorta, non vanno per stereotipi, non sono Terf, femministe radicali trans escludenti, e non sono swerf, femministe radicali sex workers escludenti.

Condivido la lotta perché del ddl 735, leggendolo e analizzandolo da più punti di vista, non condivido niente, ma non posso dimenticare che il femminismo è intersezionale e che le lotte, tutte, dovrebbero essere condivise a partire da un punto di vista che deve essere, per l’appunto, intersezionale.

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