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Raccontare il femminismo: violenza domestica e violenza di genere

 

Alla fine degli anni ottanta e per tutti gli anni novanta la violenza domestica non veniva trattata all’insegna della prevenzione. Eppure era logico immaginare quali fossero le strategie violente e di persecuzione di un coniuge fragile, spesso dipendente economicamente e con un figlio che diventava la priorità assoluta giusto per non privarlo di un tetto e di un sostentamento vitale.

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Raccontare il femminismo: secoli di torture e stupri sulla pelle delle donne

Siamo all’epoca dei feudi e dei territori appartenenti ai Signori che dominavano i servi della gleba e – più di tutti – le donne schiave. Da un bel po’ il revisionismo di cattolici integralisti ci dice che non esistevano gli strumenti di tortura degli inquisitori, la cintura di castità o lo ius primae noctis. Dicono che perfino gli stupri commessi nel corso delle crociate o i roghi e le torture inquisitorie sarebbero invenzioni delle perfide femministe. La realtà è che – assieme ai seguaci di altre religioni – i cattolici, la chiesa, il successivo istituto inquisitoriale così come le norme in difesa dei potenti miravano sempre al controllo della sessualità femminile e a quello delle nascite. La cintura o altri strumenti di tortura servivano a fare in modo che il padrone fosse sicuro del fatto che il figlio nato non poteva essere che suo. Tutto ciò perché l’adulterio era un gravissimo reato per le donne e perché la discendenza delle famiglie era la cosa più importante.

Il feudatario e il signore invece – che si tratti di legge scritta o meno non importa – potevano stuprare tutte le schiave che volevano e questo divenne inaccettabile, tempo dopo, solo perché fu una lotta tra uomini, un patriarca contro l’altro a garantirsi la proprietà di un corpo di donna e così la discendenza (ricordate il fascistissimo slogan, ancora attuale, “non toccate le Nostre donne”?). Le donne venivano date in pasto ai soldati per calmarli e venivano rinchiuse per anni se solo osavano disobbedire. Il destino delle donne era segnato quando fuggivano per nascondersi tra i boschi o nelle montagne. Di come le donne che aiutavano altre donne ad abortire o di come alcune diffondessero notizie di magie per tenere lontani stupratori e malintenzionati immagino sappiate qualcosa. Ma la ribellione fu sedata a furia di processi e torture, uccisioni e massacri e questo è successo per riottenere il controllo dei corpi delle donne, tra le altre cose.

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Raccontare il femminismo: diritto all’istruzione, stereotipi e molestie

Studentesse di economia domestica nella prima metà del XX° secolo

 

4° capitolo

Diritto all’istruzione, stereotipi e molestie

 

C’è stato un tempo in cui l’istruzione non era concessa alle donne. Si pensava che non avessero intelligenza o che i libri fossero lo stimolo a fare emergere nelle donne il diavolo in persona. Una donna istruita valeva come eccessivamente critica e non abbastanza sottomessa all’uomo. L’istruzione aveva il potere di far elevare le ambizioni delle donne e dato che esse venivano considerate alla stregua di animali senza anima non potevano pretendere che si riconoscesse il diritto ad apprendere o addirittura a scrivere di quel che pensavano.

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Mater – Madri oppressive, stupro e paternità

:: Avviso Spoiler ::

Mater è un film Argentino che conferma la complessità e la bellezza della cinematografia del paese latino americano. Lo si guarda con irritazione crescente e con un gran senso di impotenza. Al centro c’è un ragazzo che non riesce a sottrarsi alle grinfie di una madre oppressiva. Soggiogato e perennemente mortificato da una donna che non riesce ad ascoltarlo e non fa altro che decidere della sua vita, lui deve misurarsi con i propri fallimenti e la propria immobilità. Per la madre il problema va ricercato altrove e così finisce per voler dirigere ogni aspetto della vita del figlio.

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Raccontare il femminismo: combattere contro omertà e ricatto sessuale

Parlando ancora di femminismo e di analisi dei fenomeni violenti utile a individuare forme di prevenzione attraverso la critica alla cultura che li genera.

3° capitolo

Combattere contro omertà e ricatto sessuale

 

Mi fermo a ragionare di prigioni culturali che di sicuro non fanno bene alle ragazze vittime di violenze. Per chi intende obiettare l’esistenza stessa della violenza di genere la risposta è no: la violenza di genere esiste e si manifesta in vari modi. Si tratta di limitazioni che le ragazze subiscono tutti i giorni, addomesticate come sono da editoriali pittoreschi e morbosi che parlano della “furbizia” o del “degrado” come precondizioni di un fenomeno violento che in realtà riguarda tutte.

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Raccontare il femminismo: cultura dello stupro vs consenso

La Fontaine – Tales and Novels in verse – v2

 

Proseguendo la narrazione sull’analisi femminista a beneficio della libertà dei corpi.

2° capitolo

Cultura dello stupro Vs Consenso

 

Dall’infanzia condita di stereotipi alla adolescenza. Dalla differenza dei sessi all’attribuzione di ruoli secondo il principio del riduzionismo biologico. Bambini e bambine cresciut* a suon di stereotipi non arrivano indenni all’adolescenza. Ogni pensiero è condizionato dalle norme che hanno appreso e che sono state loro imposte. Quelle norme, gira che ti rigira, riguardano sempre i corpi e la sessualità. La prigione diventa una morsa che stringe forte ogni ambizione di libertà. Ogni ricerca di spazio per praticare il diritto all’autodeterminazione. La capacità di rivendicare la libertà di scelta è indebolita e a volte totalmente compromessa.

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Raccontare il femminismo: stereotipi di genere e privilegi

Da oggi proverò a raccontare, un capitolo alla volta, cos’è il femminismo (nel nostro caso “intersezionale” ovvero quello che nelle lotte tiene conto dell’intersezione tra genere, razza, classe) come movimento di liberazione. Nei vari capitoli condividerò la mia esperienza e il mio sapere in relazione all’analisi del reale, al personal politico, alle strategie di lotta, alle varie forme di comunicazione, alla percezione della violenza di genere, alle forme di ascolto/aiuto e via così. Il femminismo non è una forma di oppressione, come dicono i maschilisti che negano la violenza di genere e vittimizzano il maschio violento. [Read more…]