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A me preoccupa l’evocazione della repressione per un cunnilingua in piazza

In Piazza San Domenico, a Napoli, una ragazza ha goduto di un cunnilingua. E chiunque normalmente dice di se’ che punta alla massima libertà sessuale, inclusi i masculiddi che arrubbano le fotografie in bikini delle donne sconosciute e poi dicono che ne hanno diritto perché il godimento è d’uopo se la foto è online, pure se pubblicata in privatissimo, tutti questi umani improvvisamente si sono trasformati in preti.

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#Bari: cacciata dalla città per un’occupazione utile a migranti e precari

Lei scrive:

ciao, dopo aver passato dei giorni difficili, ho scritto questa lettera per raccontare la mia storia, perchè non ho più voglia di rimanere in silenzio.

Quella che sto per raccontarvi è un’ordinaria storia di repressione. Comincia sei anni fa, quando a Bari fu occupato uno spazio abbandonato dalla Provincia. L’occupazione si chiamava Villa Roth ed era un posto meraviglioso, uno spazio sia abitativo che sociale in cui vivevano famiglie migranti, senzatetto italiani, student* e precar*, fra quelle mura eravamo una grande famiglia e abbiamo costruito iniziative musicali, politiche, sociali. Siamo stati bene e abbiamo fatto del bene, e non mi pentirò mai di questa scelta.
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Guarda chi si rivede: le Snoq che parlano di Gpa e anticapitalismo (ah ah!)

Mio il corpo, mia la scelta

 

Ieri a Roma si è svolto un convegno del movimento per la vita contro la gestazione per altri organizzato da Se Non Ora Quando Libere, ovvero quel che di peggio resta (ovvero il nulla) di Snoq dopo la scissione tra i comitati cittadini con Snoq Factory e il comitato centrale formato da Vip e Diessine e non solo, con quella trasversalità politica donnista fatta di aventi figa la cui democraticità è nota soprattutto alle ex snoq le quali si vedevano piovere di tanto in tanto, con apparizioni simil madonnesche, comunicati sulla posizione nazionale decisa dall’alto sui temi più svariati.

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Riconnettermi con me stessa

il_340x270-277512042Mi sembra sia passato un secolo dall’ultima volta in cui ho consegnato alle pagine del mio blog pensieri intimi e davvero personali. A volte godo dell’esproprio proletario rappresentato da ricordi e storie di altre persone che mi accompagnano nel mio percorso di crescita collettiva. A volte ho la tentazione di rintanarmi in un luogo un po’ più isolato, discreto, per respirare a fondo e sottrarmi alle emergenze, alle azioni forzate, alla pioggia di bisogni, alla sete di saperi condivisi. Mi pare di mettere a disposizione troppo tempo e troppa energia, talmente tanta che a me non resta proprio nulla. Mi diverte poi leggere di chi mi accusa di chissà quali misfatti immaginando che io abbia anche solo il tempo di crucciarmi su dispetti e scaramucce  tra comari.

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Facebook cancella la pagina di Abbatto i Muri

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hanno chiuso la pagina di abbatto i muri, ovvero quella che ha ospitato migliaia di vostre storie, e mi hanno obbligata a fare “appello” che non è detto sarà accettato. se non lo accettano rimuoveranno definitivamente la pagina. la rimozione sarebbe dovuta alla pubblicazione di immagini di non so che tipo dato che non hanno ben specificato. la foto delle suore a bagno? oppure nudo? vorrei tanto sapere cosa intendono per nudo perché non ho pubblicato nulla del genere. per restare insieme iscrivetevi alla pagina “eretica”.

https://www.facebook.com/EreticaAbbattoiMuri/?fref=ts

fate girare questo intanto https://www.facebook.com/events/645410455624593/ con l’avvertenza che esiste una pagina fake di circa 200 iscritti che ora appare quando cerchi la vera pagina di Abbatto i Muri (con più di 114.000 partecipanti alla community)

Update: facebook ha riaperto la pagina. per saperne di più leggete QUI

#ShortsPerTutt* – Gambe non depilate e squadrismo sessista

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A contributo della campagna #shortspertutt* è arrivata anche la foto di una ragazza che ha scelto di non depilarsi le gambe. La reazione è stata a dir poco vergognosa. E’ un’azione di squadrismo sessista, di polizia normativa del corpo e della sua sembianza estetica. E’ un’azione di uomini che fanno sapere qual è l’indice di scopabilità di una donna e di donne che addirittura parlano di decoro. Se ci fosse bisogno di capire la validità della campagna basterebbe solo leggere quei commenti ai quali la ragazza dà risposta. La pubblichiamo qui e invitiamo chiunque ad aiutarci a compiere queste piccole/grandi rivoluzioni che passano dai corpi, dal controllo, dalla sorveglianza, dal bullismo estetico e dal fascismo di chi ti censura se non sei quello che vogliono tu sia. Qui nessuno impone ad altri di fare qualcosa ma supportiamo l’autodeterminazione di tutt*, a partire da chi decide come gestire il proprio corpo. Tu non sei nessuno per imporre la ceretta a tutte. Fattela un po’ tu se credi che i peli siano un intralcio. Buona lettura e buona resistenza a tutt*!

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Quando ho pubblicato qui la foto delle mie gambe pelose, non mi aspettavo migliaia di reazioni. Non mi aspettavo che le gambe di una donna, lasciate così come sono, potessero creare tutto questo scalpore. Insomma, sono solo un paio di gambe! solo un paio di peli!  Onestamente, le reazioni cattive, disgustate, me le aspettavo (anche se non così tante!) Era con quella aspettativa che sono uscita di casa quest’estate per la prima volta in shorts, perchè da come ne parla la gente, sembra di aver commesso un grande crimine verso la Femminilità, quasi di essersi distrutte la vita. E quindi nessuna sorpresa su quel fronte. Ma ho trovato una piacevolissima sorpresa nel sostegno di persone, sia uomini che donne, che hanno risposto con parole di solidarietà e amore. Nella vita reale, e online. Grazie a tutti voi, pian piano stiamo abbattendo questo Grande Taboo, il Terrificante Pelo.
Una donna ha chiesto se vado al mare, se mi danno fastidio i commenti della gente. Rispondo: sì, vado al mare, vado al lago, vado ovunque, non mi vergogno. Faccio sesso, lavoro, studio nei prati con le gambe all’aria. La gente flirta ancora con me. Fortunatamente vivo in una grande città e viaggio spesso nei paesi del nord, quindi mi capita davvero raramente di sentire commenti dagli sconosciuti. E i miei amici non sono un mucchio di stronzi, quindi null’altro che affetto da loro ❤ la mia vita va avanti con ben pochi cambiamenti, e il tempo che prima spendevo per depilarmi, ora posso spenderlo per leggere, mandare lettere ai miei cari, fare una passeggiata.

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#MeinKampf #EdicolanteResistente: Il grande fratello è quello fascista!

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Quelli che se non vendi il mein kampf violi la libertà di opinione e poi se dici che dare del malato a un gay è omofobia ti dicono che è un’opinione. Come quella di chi dice che bisogna passare la ruspa sulla pelle degli immigrati, o bisogna censurare i libri che parlano di rispetto dei generi contro il bullismo omofobico e sessista.
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Dedicato a Sara

Due georgiani ed un senegalese si affaccendano attorno alla mia automobile, nei loro stivali impermeabili verde bottiglia, spruzzando un detersivo filamentoso simile a zucchero filato, facendo girare – sbuffanti – la manovella di una macchinetta simile ad un’impastatrice per asciugare trapezi di pelle di daino frusti e macchiati, concentrandosi con solerzia su brandelli di carta adesiva rimasti attaccati ai finestrini. Le loro ombre filiformi si sovrappongono, senza mai collimare, lungo un murales di ciminiere da desertificazione post-industriale sullo sfondo di un’accecante e incongruo blu cobalto. Mi stropiccio gli occhi arrossati da un mezzogiorno che non rinfranca. L’aria sa di sale, menta, lubrificante per motori, trementina e sudore essiccato. Un omone con un gilet da cacciatore indossato sul torso nudo con le braccia tatuate di raffinati galeoni ottocenteschi blatera da solo di vecchiaia e belle donne, mentre batte il martello contro chiodi arrugginiti per tenere insieme listelli di legno marciti, punteggiati di muschio. Quattro uomini in canottiera giocano a carte sotto l’ombra di una lamiera di alluminio ondulata. L’autolavaggio è disseminato di attrezzi, taniche di plastica, cassoni, funi e rotoloni di filo di nylon, contenitori di vernici e fusti di sostanze vischiose come petrolio. Intravedo, nelle baracche dissestate, luridi materassi affastellati, lattine di birra rotolanti contro i fornelletti da campeggio e inquietanti tele naïves senza cornice. Mentre uno degli operai mi rivolge un sorriso il cui scintillio forestiero non appanna la mestizia da discendente di un ex-colone sovietico, mi rendo conto di avere le cosce serrate, i muscoli contratti in difesa, la vagina con il fiato sospeso come fosse la feritoia di una fortezza medioevale lasciata incustodita. Realizzo, all’improvviso, di trovarmi completamente da sola con otto uomini in una periferia che sembra destinata a diventare nel tempo luogo perfetto per un’esercitazione nucleare. Respiro a fondo e scaccio la paura con le paure passate, rievocando a me – e puntando dritti i seni floridi e sapienti contro questo piccolo esercito di soldati che alla fine non mi farà del male – i traumi e le offese, le mortificazioni e gli oltraggi, le invasioni, tutti gli sbarchi militari sul mio corpo dissenziente, che non si è inumidito.

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“Insegno il sesso agli uomini. Cosa c’è di più femminista?”

Typewriter Erotica (1)

A guardarla è proprio buffa. Toglie le scarpe e noto i piedi un po’ scontrosi, con l’alluce che rivendica la ribalta. Fortuna che non ha messo smalto a decorarlo perché altrimenti avrei temuto una minaccia. Cerca distrattamente qualcosa nella borsa e poi scava all’angolo di un comodino e tira fuori una collana di caramelle. Ogni pallina un gusto e ogni gusto una smorfia diversa. “C’ho i disturbi alimentari” – dice – “e non riesco a farne a meno. Per compensare questa mia esigenza invento giochi sessuali che hanno a che fare con il cibo. Avanzo pretese da quei clienti che dovranno portarsi dietro gusti e aromi per completare la sessione di sex working.”

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