Antisessismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze

Ragazze siate libere: non è mai colpa della minigonna!

Ma cosa devono leggere i miei poveri occhi. Con tutta la mia solidarietà alle studentesse in minigonna.

I pregiudizi sono duri a morire così come la cultura sessista che colpevolizza le donne per l’atteggiamento molesto di maschilisti stupratori. Il fatto è che siamo abituate a questo genere di victim blaming. E’ sempre colpa nostra. Siamo noi le tentatrici, quelle che si portano addosso il peccato originale. E se pensavate che la questione fosse chiusa in realtà i fatti dimostrano che non è così. Se nelle scuole, luogo in cui si dovrebbe insegnare una cultura diversa e antisessista, si producono gli stessi stereotipi è da lì che dovrà iniziare la nostra lotta.

E subito a dare delle cattive femministe alle ragazze che pretendono solo di essere libere e di non veder cader l’occhio a nessun insegnante molesto. Quanti usano il presunto dress code per proteggere i maschi molesti? Quante sono le persone che continuano a infierire sulle ragazze ogni volta che sono vittime di stupro?

Forse è il caso di raccontare che la scuola a volte non è che un santuario per l’organizzazione della salvezza della Pinna.

Al liceo il mio insegnante di matematica usava chiedere alle studentesse, e solo a loro, di scrivere più su sulla lavagna. Sempre più su. Così le gonne lasciavano scoperte le gambe e così le camicette strizzavano le tette. Lo ammise lui stesso, durante una lezione, tra le risate generali dei ragazzini che lo ascoltavano come fosse un Dio.

Più tardi un mio insegnante di lettere, tra una lezione sul Parini e una su Foscolo, intratteneva la classe con i dieci migliori metodi di abbordaggio. Elencati e sottolineati sulla lavagna, mentre i ragazzi sogghignavano e le ragazze tentavano di apparire divertite. Lo dissi al preside e il letterato andò in malattia per un anno. Non fu licenziato né richiamato, solo messo da parte finché io non mi fossi diplomata. Quando tornò, perché tornò, divenne vicepreside, una sorta di premio per l’umiliazione, di lui, ricevuta, mentre le chiacchiere su una ragazzina messa da lui incinta e dei genitori messi a tacere dall’influenza della famiglia importante dell’insegnante si facevano più insistenti.

Per sua disgrazia io dovetti mollare il quinto anno perché ero incinta, cacciata di casa e costretta ad un matrimonio riparatore con un ragazzo violento. Tornai a prendere il diploma perché intendevo fare l’università. La mattina qualche volta facevo tardi perché la figlia esigeva nutrimento e cambi di pannolino dell’ultimo minuto. Il preside mi disse che “una madre dovrebbe stare con sua figlia e non andare a scuola”. Io alzai il tiro e chiesi un asilo a scuola per quelle come me. Preparai una petizione ed ero pronta a fare un casino e il preside mi lasciò in pace.

Qualche tempo dopo una mia amica fu stuprata da un docente all’università. E potrei andare avanti. Alle ragazze veniva intimato di non denunciare perché era sempre colpa nostra. Ed è ancora così, purtroppo. In special modo se non si ha l’appoggio degli adulti che dovrebbero smetterla di far sentire sbagliate le ragazze per il loro modo di vestire.

Il bello è che poi i maschilisti dicono che le femmine approfittano delle debolezze di certi uomini per ottenere vantaggi mai visti. Della serie che saremmo noi a lasciarci molestare per prendere voti migliori. Sin da piccole siamo addestrate a compiacere uomini che poi ci mortificheranno mentre tentiamo di costruirci un futuro. Parenti, insegnanti, datori di lavoro. Non finisce mai. E se ti lamenti arriva il solito stronzo a dire frasi come “volete la parità? eccovela!”.

Ragazze: vivete per essere felici e fate quel che volete. A chi vi “consiglia” di coprirvi e censurarvi come se lo dicesse per il vostro bene rispondete con un enorme Vaffanculo. A chi vi colpevolizza dedicate una pernacchia.

E voi, padri e madri di ragazze che si affacciano al futuro: aiutatele a essere libere e non ad avere sempre paura. Aiutatele ad assegnare la responsabilità di molestie e stupri a chi li compie e non a se stesse. Aiutatele a esprimete forza e a liberarsi dai pregiudizi e dagli stereotipi sessisti.

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3 pensieri su “Ragazze siate libere: non è mai colpa della minigonna!”

  1. In generale sono d’accordo. Ma faccio una domanda: qualora oltre alle minigonne delle ragazze, in questo periodo ancora caldo, i ragazzi avessero avuto un’usanza (che avesse preso molto piede, tipo la minigonna delle ragazze) simile, magari indossare calzoncini corti che lasciassero intravedere mutande (o altro), secondo voi quella preside non si sarebbe comportata allo stesso modo consigliando a tutti (sia maschi che femmine) di vestirsi in maniera da non far cadere l’occhio dei prof?

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