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Un’amica, ex sex worker, racconta come vive adesso

Dopo alcuni anni mi contatta una donna che già in passato aveva voluto condividere con noi la sua storia. Studentessa, sex workers part time e contraria ad ogni messaggio proibizionista di chi pretende che anche le sex workers per libera scelta si autodefiniscano vittime. Né vittime né colpevole, aveva detto, annunciando che quel lavoro le avrebbe permesso di studiare e realizzare la vita che voleva. Oggi mi riscrive per aggiornarmi e a parte scambi personali ci siamo parlate su quello che sta succedendo in Italia con una parte del movimento femminista che persegue a tutti i costi la vittimizzazione delle sex workers delegittimando la loro lotta per ottenere la regolarizzazione e l’abbattimento dello stigma che pesa loro sulla testa.

Allora, cara XXXXX, a che punto sei con la tua vita?

Ho preso la laurea e ho ottenuto un dottorato di ricerca all’estero. Non avrei potuto fare niente di tutto questo se non fossi stata in grado di mantenermi da sola.

Non lavori più come sex worker, quindi? [Read more…]

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Iniziative contro il #ddlPillon: non faccio lotte con Terf, Swerf e anti/gpa

[Come immagine scelgo l’ombrello rosso, simbolo delle lotte delle sex workers, non a caso]

Mi chiedono se parteciperò alle iniziative contro il ddl Pillon. Nella città in cui vivo c’è già stata un’assemblea partecipata alla quale avrei partecipato anch’io se stessi bene di salute. Sarei andata però solo perché so che nella città in cui abito le compagne, le sorelle, le femministe che conosco non hanno pregiudizi di sorta, non vanno per stereotipi, non sono Terf, femministe radicali trans escludenti, e non sono swerf, femministe radicali sex workers escludenti.

Condivido la lotta perché del ddl 735, leggendolo e analizzandolo da più punti di vista, non condivido niente, ma non posso dimenticare che il femminismo è intersezionale e che le lotte, tutte, dovrebbero essere condivise a partire da un punto di vista che deve essere, per l’appunto, intersezionale.

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#ddlPillon – L’affidamento condiviso visto da Marino Maglietta: obiezioni e risposte alle obiezioni

Risento dopo alcuni anni Marino Maglietta, che ha un curioso e alterno rapporto con il diritto. Dopo il liceo sceglie giurisprudenza, ma si convince ben presto che non c’è molto rigore nel modo in cui vengono affrontate le questioni giuridiche; non vi incontra la ferrea logica giuridica che aveva ammirato (e/o creduto di trovare) negli antichi. Così abbandona quella facoltà e passa a Scienze matematiche, fisiche e naturali, dove compie l’intero percorso per restare poi all’Università, come docente di Fisica dello Stato Solido nella Facoltà di Ingegneria (da qui i bene informati lo definiscono “ingegnere”, per accreditarne l’incompetenza). Riprende poi, dopo anni, i libri di diritto, quando vicende personali ben risolte gli fanno incontrare il mondo abbastanza speciale del diritto di famiglia. Restando stupito per la sua organizzazione, basata su una serie di stereotipi, decide di tentare una riscrittura delle norme. Fonda Crescere Insieme e ci lavora per tutto il 1993 fondandosi sui principi generali e su un attento studio delle soluzioni più valide adottate negli altri paesi. Così, nel gennaio del 1994 la sua prima versione di affidamento condiviso (estremamente simile a ciò che propone attualmente) è in Parlamento. Il resto è storia recente, facile da seguire attraverso le cronache parlamentari. Anche adesso è presente, condividendo integralmente gli obiettivi in questa materia del Contratto di Governo, ma praticamente nulla delle modalità e dei contenuti adottati dal ddl 735. Avendo da sempre un vivo interesse per la dialettica interna ai rapporti familiari, nel momento in cui questi sono al centro di vivissime polemiche non potevo non incontrarlo.

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Gli stupratori ci considerano niente e quando stuprano un niente sanno di restare impuniti

Lei scrive:

Cara Eretica, mi chiamo Sole, all’anagrafe Matteo e come donna trans vorrei raccontare delle violenze che ho subito. Lo faccio perché mi sento vicina a tutte le donne che subiscono violenza e che come me non trovano ascolto in nessun luogo.

Premetto che le donne trans che vengono stuprate trovano molte porte chiuse. Non hanno il sostegno dei parenti perché spesso sono quelli che ti hanno buttato fuori di casa quando tu hai detto di chiamarti Eva invece di Adamo. Non hanno una comunità forte che ti sostiene perché le associazioni Glbt a volte sono lontane o non contemplano di lottare per i diritti delle persone trans. Se non vivi in una grande città tutto diventa più difficile anche se vivendo in un piccolo centro la vita costa meno e non si è ridotti, come spesso accade, a dormire in mezzo alla strada.

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La Disforia di Genere a insorgenza rapida è una bugia velenosa utilizzata per screditare le persone trans

 

Questo è un articolo di Liz Duck-Chong pubblicato sul The Guardian (traduzione di Mariangela)

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La lobby anti-trans è ricorsa alla pseudoscienza per attaccare giovani vulnerabili.

Se voi doveste comprendere due questioni sulle persone transgender, io vorrei fossero queste:

1) che siamo sempre esistiti;

2) che siamo sempre stati attaccati per la nostra esistenza.

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La giovane comandante che affronta l’ISIS: “Se ti attaccano e ti stuprano, devi difenderti”

Pezzo in lingua originale da eldiario.es firmato Miguel Angel Villena (traduzione di Martina) 

La regista catalana Alba Sotorra presenta la prima proiezione del film Comandante Arian alla Seminci (La Semana Internacional de Cine de Valladolid), un coraggioso e rivendicativo documentario su una unità di miliziane che lottano contro l’ISIS

“Se ti attaccano e ti stuprano, devi difenderti”. Si può dire più forte, ma non più chiaramente. A pronunciare questa frase è la comandante Arian, una giovane trentenne e capo della unità di miliziane che combatte lo Stato Islamico nel nord della Siria.

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Cara Desirée, scusa per gli sciacalli che speculano sulla tua pelle

Cara Desirée,

inizio col dirti che sono arrabbiata, vorrei prendere a pugni il mondo, perché tu sei stata stuprata da un branco e dallo stesso branco sei stata poi uccisa. Mi spiace che la violenza di genere abbia fatto un’altra vittima, te. Mi spiace di non aver fatto abbastanza per impedirlo. Di non aver urlato più forte affinché chiunque potesse ascoltare la voce delle donne violate. Di non aver speso ogni grammo di energia per impedire che mani criminali arrivassero fino a te. Ti chiedo scusa per questo perché lo stupro, il femminicidio, riguardano tutt* noi e tutt* dobbiamo assumerci la responsabilità di fare qualunque cosa per impedire che la violenza di genere faccia altre vittime.

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