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Lo stigma della puttana: un approccio non proibizionista al lavoro sessuale

 

di Pia Covre (da La Falla)

Parlare di prostituzione o di sex work (lavoro sessuale) oggi, implica avere presente un ampio spettro di fatti, leggi e soggetti, contrariamente alle semplificazioni che vengono attuate dalla maggioranza dei media o nel dibattito generale, che di volta in volta rendono visibili solo porzioni di un mercato che è assai variegato.

Quello che nel mondo viene genericamente definito il “mercato del sesso” va, infatti, dai bordelli alle saune, dagli strip-club agli angoli delle strade, dai set dei video porno agli appartamenti, dalle agenzie di escort alle cam-girl. Ci lavorano donne, uomini, transgender e transessuali. Essi costituiscono una comunità di lavoratori e lavoratrici che, a seconda dei contesti sociali e legali del Paese dove operano, delle condizioni personali e dell’età, possono operare autonomamente oppure in forma dipendente da terzi che gestiscono e organizzano il loro lavoro. Un esempio sono i bordelli in Austria, dove la prostituzione è legale con licenza, o i grandi eros center in Germania e Austria, in cui il/la sex worker affitta i servizi ma decide in maniera autonoma sul proprio lavoro. Quest’ultima è attualmente l’opzione più comune in Europa, nei Paesi dove il lavoro sessuale è regolamentato.

La condizione di autonomia è soggettiva e dipende ovviamente molto dalle opportunità, dalla consapevolezza e dall’autodeterminazione. A volte ci sono circostanze che la limitano pesantemente, ci sono persone che sono obbligate a prostituirsi contro la propria volontà e con forti pressioni e abusi; fra queste, vi sono anche vittime di tratta.   [Read more…]

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Raccontare il femminismo: violenza domestica e violenza di genere

 

Alla fine degli anni ottanta e per tutti gli anni novanta la violenza domestica non veniva trattata all’insegna della prevenzione. Eppure era logico immaginare quali fossero le strategie violente e di persecuzione di un coniuge fragile, spesso dipendente economicamente e con un figlio che diventava la priorità assoluta giusto per non privarlo di un tetto e di un sostentamento vitale.

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Raccontare il femminismo: dal reato di adulterio alla legge per il divorzio

Proviamo a fare una sintesi delle leggi che bene o male ci hanno creato molti problemi. Potreste dare per scontato ciascun diritto di cui ora fruite. Così non è. E’ servito tanto tempo per fare in modo che le donne fossero considerate persone dentro e fuori la famiglia. Serve ancora del tempo per assicurarci che i diritti guadagnati non vengano smantellati da chi vuole portarci indietro. Alle leggi che seguono potreste aggiungere la legislazione sulla discriminazione delle donne nel lavoro. Si tratta sempre di roba recente, non credete. Se vi viene in mente altro ditemi.

Andiamo con ordine. Per esempio:

Adulterio

L’infedeltà coniugale nel diritto italiano era disciplinata dagli articoli 559 e 560 del codice penale, che prevedevano rispettivamente le fattispecie di adulterio e concubinato. Per la moglie costituiva reato il semplice adulterio, che vedeva punito anche l’amante della donna. La pena era prevista in misura maggiore nel caso di relazione adulterina di maggiore durata. Il delitto era punibile a querela del marito.

Quando a commettere il reato era il marito, invece, l’infedeltà era punita solo nel caso in cui avesse tenuto una concubina nella casa coniugale o altri luoghi noti.

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Raccontare il femminismo: secoli di torture e stupri sulla pelle delle donne

Siamo all’epoca dei feudi e dei territori appartenenti ai Signori che dominavano i servi della gleba e – più di tutti – le donne schiave. Da un bel po’ il revisionismo di cattolici integralisti ci dice che non esistevano gli strumenti di tortura degli inquisitori, la cintura di castità o lo ius primae noctis. Dicono che perfino gli stupri commessi nel corso delle crociate o i roghi e le torture inquisitorie sarebbero invenzioni delle perfide femministe. La realtà è che – assieme ai seguaci di altre religioni – i cattolici, la chiesa, il successivo istituto inquisitoriale così come le norme in difesa dei potenti miravano sempre al controllo della sessualità femminile e a quello delle nascite. La cintura o altri strumenti di tortura servivano a fare in modo che il padrone fosse sicuro del fatto che il figlio nato non poteva essere che suo. Tutto ciò perché l’adulterio era un gravissimo reato per le donne e perché la discendenza delle famiglie era la cosa più importante.

Il feudatario e il signore invece – che si tratti di legge scritta o meno non importa – potevano stuprare tutte le schiave che volevano e questo divenne inaccettabile, tempo dopo, solo perché fu una lotta tra uomini, un patriarca contro l’altro a garantirsi la proprietà di un corpo di donna e così la discendenza (ricordate il fascistissimo slogan, ancora attuale, “non toccate le Nostre donne”?). Le donne venivano date in pasto ai soldati per calmarli e venivano rinchiuse per anni se solo osavano disobbedire. Il destino delle donne era segnato quando fuggivano per nascondersi tra i boschi o nelle montagne. Di come le donne che aiutavano altre donne ad abortire o di come alcune diffondessero notizie di magie per tenere lontani stupratori e malintenzionati immagino sappiate qualcosa. Ma la ribellione fu sedata a furia di processi e torture, uccisioni e massacri e questo è successo per riottenere il controllo dei corpi delle donne, tra le altre cose.

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Raccontare il femminismo: il divieto per le donne di ricevere l’eredità e di essere economicamente indipendenti

6° capitolo

Sul divieto per le donne di ricevere eredità e di essere economicamente indipendenti

 

Secondo voi, e parlo di quelle che ancora oggi pensano che le donne dovrebbero stare a casa a badare alla famiglia invece che pretendere di “occupare posti di lavoro maschili”, come direbbero i conservatori, quanto tempo è stato necessario affinché le donne potessero conquistare un’indipendenza economica? Millenni, secoli. Non importa quanto apprezziate oggi il fatto di poter godere del diritto al lavoro. Potete scegliere di non fruirne ma ciò non va a demerito della libertà di scegliere. Su questo spero siamo tutte d’accordo.

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Raccontare il femminismo: diritto all’istruzione, stereotipi e molestie

Studentesse di economia domestica nella prima metà del XX° secolo

 

4° capitolo

Diritto all’istruzione, stereotipi e molestie

 

C’è stato un tempo in cui l’istruzione non era concessa alle donne. Si pensava che non avessero intelligenza o che i libri fossero lo stimolo a fare emergere nelle donne il diavolo in persona. Una donna istruita valeva come eccessivamente critica e non abbastanza sottomessa all’uomo. L’istruzione aveva il potere di far elevare le ambizioni delle donne e dato che esse venivano considerate alla stregua di animali senza anima non potevano pretendere che si riconoscesse il diritto ad apprendere o addirittura a scrivere di quel che pensavano.

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Quei pistoleri razzisti legittimati da una cultura razzista

Salvini vorrebbe dare il patentino per possedere un’arma agli itagliani che secondo lui avrebbero il diritto alla legittima difesa, ovvero alla giustizia fai da te. Una sorta di pena di morte in un paese che non prevede tale soluzione a nessun reato perseguibile. Ricordo che le armi sono state già usate da alcuni negozianti, ovviamente supportati coralmente dalla Lega, per ammazzare chi, immigrato, aveva semplicemente preso un pacco di biscotti. Ciò vuol dire che non si tratta di aggressioni e reazioni ma del privilegio di detenere il porto d’armi per poi usarlo contro chi osa mettere in discussione la proprietà. Di un pacco di biscotti o di una confezione di caramelle se vogliamo.

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