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Facebook riapre la pagina di Abbatto i Muri

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La pagina facebook di Abbatto i Muri è stata sospesa (sospesa sul serio e non per finta) e ho dovuto inviare un “appello” per poi attendere un verdetto dal quale sarebbe potuta dipendere la chiusura definitiva della pagina. Di recente hanno chiuso il profilo di un Imam che aveva pubblicato l’immagine di alcune suore, in abito da suore, intente a fare il bagno in mare. Giacché la foto in se’ non credo sia offensiva il suo profilo è stato segnalato da una massa di squadristi che hanno scelto l’opzione “profilo falso” per farglielo chiudere. Immagino che la pagina di Abbatto i Muri abbia ricevuto lo stesso trattamento dato che anche lì era stata pubblicata quella immagine. Le segnalazioni forse si riferivano anche a immagini porno e credo di non sbagliare quando dico che facebook non verifica prima di chiudere ma chiude e poi chiede a te di provare che si sono sbagliati o che la segnalazione non aveva fondamento.

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La realtà, di corpi, vite, generi, che spaventa il mondo

Quel che si sa è che l’imperfezione non può essere tema di rivendicazione. Se vuoi restare in riga devi rivendicare quel che comunque è fedele alle norme sociali. Rivendichi di poter vivere in santità, del tuo corpo rivendichi il riconoscimento della sacralità, della tua vita la maggior parte delle volte vendi menzogne che ti facciano comunque apparire fedele alle convenzioni sociali. Non puoi rivendicare uno spazio per dirti imperfetta e umana. Per descrivere la perdita di verginità di qualunque tuo orifizio. Per raccontare il fatto che il tuo corpo non è affatto sacro e dunque non lo tieni mummificato, perfettamente levigato, come tu fossi una statua di marmo.

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Censura scena sesso gay: lettera aperta a Rai2

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“La Rai ha censurato una scena di sesso fra due uomini, e per questo ha ricevuto moltissime critiche. Passa infatti il messaggio che il sesso fra uomini sia in qualche modo più “sporco” del sesso fra uomo e donna, o fra due donne, e che i corpi nudi e la sensualità vadano bene solo se rivolte ad un’audience composta da uomini etero. Per attutire il danno d’immagine, ha postato queste “scuse”: la toppa però è peggio del buco. Dov’è il “pudore”, quando si parla del sesso etero o delle innumerevoli donnine seminude e mute che costellano gli show televisivi? Si parla di “pudore” solo per il sesso gay fra uomini?

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Chi definisce la pornografia? In questi giorni, è Facebook

La bellissima foto di Flora negri, che ritrae donne in lotta contro la cultura dello stupro, censurata perché facebook ha cancellato, intendendola pornografia, quella originale. QUI la versione non censurata.

La bellissima foto di Flora negri, che ritrae donne in lotta contro la cultura dello stupro, censurata perché facebook ha cancellato, intendendola pornografia, quella originale. QUI la versione non censurata.

 

da la WashingtonPost (Traduzione di Elena Montselles e condivisione da QueerNotes)

Di Jillian C. York
Jillian C. York è una scrittrice e attivista il cui lavoro interseca tecnologia e politica.

Nel caso del 1964 Jacobellis contro Ohio – che discuteva se lo stato dell’Ohio potesse vietare la proiezione di un film che aveva ritenuto osceno – il giudice della Corte Suprema Potter Stewart definì emblematicamente la pornografia hardcore, un genere non costituzionalmente protetto, dicendo: “La riconosco quando la vedo. ” Il film in questione, ha aggiunto, non lo era. . Meno di dieci anni dopo, nel caso Miller contro California, la Corte Suprema ha messo a punto un sistema giuridico a tripla verifica per decidere se una cosa fosse oscena – chiamato il test di Miller – basato su ciò che una persona normale trova offensivo.
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Perché ad una madre è vietato parlare dei propri disagi?

Lei scrive:

Mi chiedo dove sbaglia una mamma quando dice che fatica con i propri figli, se sbaglia a dire che pur amandoli profondamente rimane una sottile distanza fra lei e loro incolmabile perché la fatica di occuparsene è troppa. Mi chiedo perché una mamma che ha deciso di tenere un figlio che non voleva debba stare in silenzio di fronte alle difficoltà e debba ascoltare giudizi o consigli non richiesti, quando forse le basterebbe potersi aprire e sapere che non c’è nulla di malato in quello che prova.

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Cinque artiste femministe sex-positive da conoscere

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di Kristen Sollee (pezzo in lingua originale QUI – traduzione di Antonella)

Uno degli obiettivi centrali del femminismo è quello di combattere la rappresentazione della sessualità femminile per portarla lontano dalle grinfie del controllo patriarcale e spesso l’arte delle femministe sex-positive persegue questo obiettivo in maniera visiva, arrivando là dove la parola scritta o parlata spesso fallisce. Questo tipo di attivismo estetico è perfettamente rappresentato da una nuova mostra alla Dallas Contemporary, Black Sheep Feminism: The Art of Sexual Politics, (Il Femminismo della Pecora Nera: l’Arte della Politica del Sesso), che allestisce il lavoro di quattro artiste che sfidarono lo status quo sessuale negli anni ’70. Joan Semmel, Anita Steckel, Betty Tompkins e Cosey Fanni Tutti: ognuna di loro ha esplorato una esplicita sessualità femminile attraverso diversi percorsi artistici e come risultato tutte incontrarono un certo livello di esclusione dalla comunità artistico/femminista.

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La sessualità degli adolescenti per i britannici è vietata ai minori di 18 anni

Questo film è passato dal Sundance Festival e dal Festival del Cinema a Berlino e negli Stati Uniti è stato presentato senza alcun divieto. E’ il diario di una adolescente con riferimenti alla sua vita sessuale, perché gli adolescenti hanno una vita sessuale, per quanto se ne parli solo demonizzandola o guardandola in modo morboso dal buco della serratura. Il suo primo amante è il fidanzato di sua madre e da lì in poi, persa la “verginità”, per lei è tutta una gran bella scoperta. Sbarcato in Europa il film si è visto apporre il marchio con divieto fino ai 18 anni dalla commissione britannica che di mestiere appone per l’appunto bollini o rilascia certificati di purezza per film che tutti possono vedere.

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Porn to be free (Porno e Libertà): il documentario su rivoluzione sessuale e porno

 

Porn to be free (porno e libertà) è il primo documentario che racconta la rivoluzione sessuale e la liberazione del porno avvenuta in Italia tra gli anni sessanta e ottanta. Il film, diretto dal regista romano Carmine Amoroso, è stato prodotto in modo del tutto indipendente. Nessuna istituzione, né pubblica, né privata ha voluto finanziare il film. Per questo, il team del film si rivolge alla comunità tramite una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo, per finalizzare la post-produzione e rendere il film pronto per il grande schermo.

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