La R-Esistenza delle vittime di violenza di genere

lei scrive:

cara eretica,

sono una delle tante ragazze che ha subito uno stupro. ho detto no ma lui ha insistito, parecchio, e mi ha presa per stanchezza. alla fine stavo all’angolo, non ce la facevo più. non sapevo come uscirne se non dandogli quello che voleva per poi tornare libera. dicono che la costrizione psicologica, il ricatto, non siano fondamenti di uno stupro, ma per me lo sono stati. mi sono sentita senza via d’uscita, ho anche temuto per la mia vita, ho pensato che mi avrebbero dato la colpa se ne avessi parlato e infatti non l’ho fatto. lui continua a frequentare i posti in cui vado e gli amici che vedo.

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#SessismoNeiMovimenti: io l’infame e lui il povero compagno in difficoltà!

Lei scrive:

“Tempo fa ho divulgato uno messaggio per denunciare quello che mi era successo. Diverse sono state le reazioni per aver fatto circolare questo scritto nei vari spazi del movimento della mia città: molti si sono dimostrati fortemente solidali, altri hanno preferito l’accoglienza ad un povero compagno in difficoltà, altri non hanno gradito l’aver resa pubblica questa storia e altri ancora non mi salutano considerandomi un’infame. Ma in generale il clima di biasimo nei suoi confronti fa sì che non si faccia vedere più molto in giro e comunque non si è più assolutamente palesato con me. Io, “una scombinata”, ho fatto cadere nel fango l’effimera immagine di compagno integerrimo che si era costruito.

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#Bari: cacciata dalla città per un’occupazione utile a migranti e precari

Lei scrive:

ciao, dopo aver passato dei giorni difficili, ho scritto questa lettera per raccontare la mia storia, perchè non ho più voglia di rimanere in silenzio.

Quella che sto per raccontarvi è un’ordinaria storia di repressione. Comincia sei anni fa, quando a Bari fu occupato uno spazio abbandonato dalla Provincia. L’occupazione si chiamava Villa Roth ed era un posto meraviglioso, uno spazio sia abitativo che sociale in cui vivevano famiglie migranti, senzatetto italiani, student* e precar*, fra quelle mura eravamo una grande famiglia e abbiamo costruito iniziative musicali, politiche, sociali. Siamo stati bene e abbiamo fatto del bene, e non mi pentirò mai di questa scelta.
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Ero tossica, anoressica, malata: perciò non posso più vedere i miei figli

lei scrive:

“cara eretica,

mi sono fatta male per tantissimo tempo. ho usato droghe, sono stata anoressica, ho assunto antidepressivi e sono stata rifiutata da tutti, nel frattempo. amici, famiglia, compagno, due figli. ironia della sorte vuole che mi hanno tolto i bambini quando cominciavo la terapia di disintossicazione. sono stata brava, presumo, perchè oggi sono ripulita di quasi tutto. continuo ad avere problemi con il cibo, la droga mi ha lasciato tracce che non posso cancellare e i farmaci mi consentono di restare serena di fronte a tutta la violenza psicologica che subisco. i figli non li ha voluti il mio ex compagno ma li hanno presi i miei genitori che non vogliono farmeli vedere.

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Stuprata: mi sento sporca, interrotta, in colpa

Lei scrive:

“Ciao Eretica,
inizialmente desideravo scriverti per raccontarti di un’esperienza magnifica vissuta l’8 Marzo: sono una studentessa fuori sede al primo anno e sono passata dall’ambiente di un paesino chiuso e bigotto ad un ambiente di larghe vedute e ricco culturalmente che è la città in cui vivo. Sfortunatamente non ho potuto prendere parte alla giornata dell’8 Marzo per motivi di salute (per nulla gravi) ma ho avuto il piacere di assistere al corteo del pomeriggio: che dire?

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Thordis Elva e Tom Stranger: “La nostra storia di stupro e riconciliazione”

 

Dopo aver pubblicato una doppia intervista per spiegare quel che è stato raccontato su Ted, nel corso di un talk in cui stupratore e stuprata hanno parlato di quello che era successo, ci è stato chiesto di tradurre il contenuto del titolo e Beatrice Toniolo l’ha fatto. [Read more…]

Storia di un riscatto intimo e personale

Lei scrive:

Sono nata in un paesino in provincia di Venezia. Piccolino, rurale, antico. Così rurale ed antico che lo era anche la mia famiglia. Il nonno a capo della famiglia, le donne in cucina a prendersi cura della casa e soprattutto tanta omertà. Non mi sono mai adeguata, mi stava tutto stretto. Se dovessi scrivere la mia vita senza aggiungere quello che ho scoperto dopo, scriverei per giorni e leggere sarebbe noioso perché si dovrebbe ritornare indietro per interpretare tante parti con la chiave di lettura adeguata. Perciò sarà un misto.

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Elle – il film: vivere la violenza senza nutrire ipocriti parassitismi

::Avviso Spoiler::

E’ un film straordinario e per apprezzare la meravigliosa interpretazione di Isabelle Huppert, nel ruolo della protagonista, vi suggerisco di guardarlo in lingua originale sottotitolato o anche no. Fate voi.

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NoSupportForMe

L’immagine è di Dave Cockrum, the X-mens Storm, apparsa per la prima volta nel 1976

 

di Ladyneutrone

Sono una delle tante persone transgender MTF (donna transgender) che su questo pianeta non ha avuto il supporto e la vicinanza della famiglia per poter perseguire la via di uscita da questa condizione che non permette di vivere. Almeno per me è stato totalizzante. La via di uscita è banale: assumere gli ormoni presenti nel sesso opposto, nel mio caso il sesso femminile e sopprimere gli ormoni del sesso biologico natale, nel mio caso maschile. Questa soluzione si può avviare solo attraverso un medico: un endocrinologo.

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