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Il #metoo non è abbastanza: ci hanno educate a non percepire la violenza!

Diavolo di Papefigueire di Jean de la Fontaine

 

Tieni le gambe chiuse. Comportati da femmina. Tratta bene tuo fratello. Non rispondere male a tuo padre. Copriti e non vestirti da puttana. Non ti puoi truccare per uscire. La donna ne sa una più del diavolo. L’uomo che si fa comandare da una moglie non è uomo. Sviluppa l’abilità della crocerossina. Fai la protagonista della bella e la bestia. E’ la donna che fa l’uomo. Dietro un grande uomo c’è una grande donna. Ma dietro, però. La donna ha l’abilità di fare uscire il peggio dell’uomo. Se ti picchia è colpa tua. Lei deve salvare lui. Se è violento intrinsecamente è perché tu non hai saputo curarlo.

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#metoo: se anche i compagni di lotta sminuiscono le violenze

Lei scrive:

Ci sono stati i #metoo – tanti, non tutti probabilmente. Qualcun* l’ha postato per denunciare una violenza subita, qualche altr* senza credere che possa servire più di tanto. Qualcun* per dire che ci sono tanti modi di abusare e che tutti sono parte di un problema sistemico che ci rende oggetti, da possedere e su cui rivendicare diritti di proprietà.

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Una riflessione sulla campagna #me-too: è il contesto che normalizza la violenza di genere

Lei scrive:

Cara Eretica,

Spero di riuscire, scrivendo, a mettere da parte un po’ della rabbia che mi invade quando leggo e poi ripenso ai commenti e alle reazioni che imperano sulla stampa e sui social italiani in merito al sistema di abusi sessuali, ricatti e potere che è in questi giorni venuto alla ribalta sulla stampa internazionale.

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Asia Argento: vittima di violenze e di chi fa victim blaming

Lo sa Asia Argento e lo sappiamo noi che il victim blaming è uno sport assai praticato in Italia. Si dà la colpa alle donne vittime di violenze quasi sempre. Capita alla adolescente che è vittima di stupro di gruppo e a quella che viene stuprata per mesi, a volte per anni, da persone che incutono soggezione, ricattano, ti fanno sentire sempre sbagliata. Lo sa chi subisce violenze sul lavoro o da parte di chi minaccia di pubblicare online foto scabrose della vittima.

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#Skioffi e la non-arte di un rutto misogino

Io non penso che certe manifestazioni di pensieri di merda vadano censurate. Direi che questi sottoprodotti di subcultura machista mettono in scena quel che tanti coglioni pensano. Scusate il mio gergo ma scrivo di pancia dopo aver visto questo video. Di pancia gradirei che un meteorite si scagliasse su questo coso che probabilmente pensa perfino di essere un artista. Razionalmente mi rendo conto che la vista di questo video, con codesto signore che tratta una donna come una bambola realmente inanimata, cioè defunta, cadavere, finita, suscita un dolore forte, così forte da produrre, a mio avviso, l’effetto opposto.

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Ciao, ciao bambina: di molestie e desiderio di controllo

 

Lei scrive:

Ciao, ciao bambina – un ca**o.

Ogni giorno, prima di varcare la soglia del portone e affrontare il mondo, ho messo a punto un piccolo rito; stringendo il manico di ferro, spero sempre che, come per un contatto alchemico, mi si trasmetta uno sorta di scudo metallico che lasci fuori le cose che non mi piacciono, per poter godere serenamente di quelle che mi piacciono. Cose belle e brutte, mischiate senza soluzione di continuità nel brulicante fiume di vita cittadina. Tra le cose belle: il sole, il colore, gli odori, la gente; tra quelle brutte, lo sporco, la puzza, il caos, la gente.

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#Firenze: La campagna denigratoria contro le vittime stupro

E’ in atto una grave campagna denigratoria contro le vittime di stupro di Firenze. Parlo delle due ragazze stuprate da carabinieri, da quel che raccontano i media. La prima stronzata scritta è che sarebbero assicurate contro lo stupro e dunque starebbero speculando per avere i soldi. [Read more…]

Stupro a #Firenze: non sono mele marce. E’ l’albero del patriarcato che fa schifo!

Potrebbe essere una delle situazioni che ho descritto nel mio libro “Limbo – L’industria del salvataggio”. Vi basta leggere le prime righe per constatarlo. Invece è tutto vero e non si tratta di certo della prima volta. Basta fare una ricerca su google per rintracciare altri casi in cui sono proprio uomini in divisa a stuprare donne che certamente poi non troveranno la stessa “comprensione” strumentale di chi usa le vittime di stupro solo per legittimare il proprio razzismo.

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