Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, Storie

Sola, senza prospettive, eutanasia: un paio di cose in risposta ai commenti

Lei scrive:

Quando ho inviato il messaggio l’ho fatto perché il blog o la pagina sono un mio riferimento da sempre. Non intendevo offendere nessuno. Vedere il post pubblicato e leggere alcune risposte mi ha fatto guadagnare cinque minuti di notorietà? No. Cinque minuti di ossigeno, forse. Considerare la possibilità di poter coesistere con altre donne in situazioni simili mi ha fatto sperare. Sperare in una vita degna di essere vissuta. Se solo fosse davvero possibile. Mi piacerebbe, molto. Perché il punto è che l’eutanasia, lenta, è già in atto. Cosa pensate succeda quando ogni interruttore della tua vita viene spento e tu sei costretto a vivere nel buio?

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Sola e senza prospettive: perché non ho diritto all’eutanasia?

Lei scrive:

Ho 55 anni, sono disoccupata, ho problemi di salute, non ho prospettive o un posto dove andare, sono brutta e grassa e mio marito vuole divorziare. Dice che mi darà un po’ di soldi al mese per non farmi morire di fame ma il problema resta. Dove andrò a vivere? Come pagherò una stanza? Cosa farò? Chi si prenderà cura di me se neppure io so farlo? Ed è per questo che penso che l’eutanasia sia un buon proposito laico da attuare. Meglio che pietire elemosine, meglio che sperare in una valorizzazione che non mi è concessa, meglio che sperare che in questo mondo di merda a qualcuno davvero importi qualcosa delle persone come me.

Non è una richiesta di aiuto. Non si tratta neppure di uno sfogo ma della descrizione accurata dei fatti. Non sono in grado di autogestirmi perché con una depressione che mi causa immobilità. Ho il terrore di uscire e vedere gente, tecnicamente è agorafobia. Il semplice contatto telefonico con qualcuno mi dà problemi. Il Covid non fa che aggravare tutto questo. Dunque mi serve assistenza medica, soldi per i farmaci e qualcosa che mi consenta di restare in vita. Ma la legge dice che non posso chiedere il suicidio assistito perché c’è chi si arroga il diritto di scegliere per noi quando, dove e come dobbiamo morire.

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La “troiarchia”: il sex work ha un problema di classe

Illustrazione di Chloe Scheffe

 

Link al testo originale: Sex Work Has A Class Problem, di Emily Smith, scrittrice e attivista, per BuzzFeed. Tradotto da Luana e Cri del gruppo di lavoro di Abbatto i Muri.

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Nel mio lavoro di escort, ho avuto modo di constatare che lo stigma e la disuguaglianza alla base della troiarchia dell’industria creano un sistema che ostacola chi gode di meno privilegi.   

Ero una bambina povera e sono cresciuta a Sarasota, una città della Florida piena di milionari. Ho visto la villa sulla spiaggia di Stephen King, ho visto Jerry Springer al cinema con sua moglie. Io, invece, ero figlia di una madre single che mi ha avuta da adolescente e che mi ha cresciuta a cibo in scatola e film noleggiati in biblioteca. Nel nostro bilocale in periferia, ho guardato My Fair Lady così tante volte che ho rovinato la videocassetta. Continua a leggere “La “troiarchia”: il sex work ha un problema di classe”

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Le ingenuità di MalaRazza

In questi momenti di disoccupazione mi vengono in mente cose che mi ricordano per lo meno ciò che sono o ciò che ero. Adesso mi sento avvilita e invidio lui e il suo modo di ritrovare la calma dando perfino un nome ai malesseri psicosociali che ci rendono quel che siamo. A volte disadattati e altre volte solo rassegnati. Calma a tempo, perché appena arriva l’attimo sputa un vaffanculo su un commento facebook e poi chiude tutto e va a cercare notizie sullo sport.

In altri momenti avrei avuto la forza di fare cose in maniera decisa, con una determinazione da guerriera. Prendi il momento in cui stavo muso a muso con un tale che non voleva farmi entrare in un raduno per campeggiatori di sinistra. Una di quelle cose che organizzi assumendo un fascista come buttafuori. “Perché non parli tu?” – diceva rivolgendosi al mio amico. E faceva finta di non sentirmi. “Di’ alla tua ragazza di fare silenzio”. E lì, all’unisono: “Non è la mia ragazza” – “Non sono la sua ragazza”. Machista di merda. Vuol parlare con l’uomo. Io non valgo niente? Mi senti? Sono qui. Alla fine abbiamo scansato le botte perché si sono decisi a chiamare uno dell’organizzazione.

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MalaRazza e la disoccupazione

La povertà non è uno stato d’animo. Non si tratta di trascuratezza o di degrado soggettivo. Così vogliono farvi credere quelli che vi consegnano la colpa di essere poveri. Io sono povera e non è colpa mia. Non sono in grado di pagare la bolletta della luce a fine mese, spero solo che non la taglino. Il gas posso ancora usarlo ma quando finiscono i soldi che avevi messo da parte per i tempi bui, quelli in cui non avresti trovato lavoro, quei tempi bui si affacciano alla tua vita e tutto succede una cosa dietro l’altra, una disgrazia dietro l’altra. Ti senti un’accattona mentre giri per uffici a verificare le tue possibilità. Torni a casa con la rivistina che trovi da qualche parte dove stanno scritte le offerte di lavoro. Poi scopri che non c’è una vera offerta di lavoro in nessuna delle pagine attentamente sfogliate. La tragedia è che non si può fare diversamente. Non hai alternative a meno che non ti metti a rapinare banche e anche per quello ci vuole un talento che non ho.

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MalaRazza e il politico molesto

Ho lavorato per qualche anno come impiegata in un gruppo politico. C’era un deputato, tutto slogan cristiani al mattino e famiglia ore pasti, che cominciò a strofinarsi su di me quasi per caso. Non avevo capito ma, poi, un giorno, mi aspettò nell’atrio, dove stava la fotocopiatrice, e approfittando del fatto che tutti fossero in pausa pranzo si avvicinò a me, mi avvinghiò e mi costrinse a sentire da vicino il suo alito di sessantenne mentre mi dava un bacio sulla fronte. Era eccitato, gioioso, io rimasi paralizzata. Non dissi nulla. Eppure ero stata in grado di difendermi in passato ma erano miei pari e non miei datori di lavoro. L’atteggiamento ambiguo e viscido di un datore di lavoro è quello che sicuramente spinge una donna molestata ad avere il terrore di denunciare. Se lo fai ti licenziano. Se non lo fai vuol dire che ci stai. Se lo fai gli altri possono dire che te la sei cercata, vestita com’eri. Se non lo fai significa che sei disponibile.

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MalaRazza e la fila all’ufficio postale

Oggi il caffè sa di merda. Non so perché. A volte l’acqua ha un cattivo sapore e noi beviamo acqua che viene fuori dal rubinetto. Fresca e piena di cloro. Una delizia. Non possiamo fare altrimenti. Devo andare a pagare una bolletta, quella del telefono. La cifra standard che paghi solo per avere il telefono in casa e l’abbonamento con la connessione. Se doveste chiedermi dove si trova l’apparecchio direi che non lo so. Non telefoniamo mai e riceviamo poche chiamate, più spesso da parte di persone che ci offrono delle cose che non vogliamo. Con gentilezza, a volte con esasperazione, mettiamo giù. Una volta alzavi il telefono ed eri certa di sentire una voce amica. Parlavi del più e del meno. Ora possono essere solo due categorie di persone. Venditori o creditori.

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