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Pubblicità inversa: invogliare all’acquisto di un prodotto dimagrante parlandone male

In realtà ne parla fin troppo bene. Il sito ve lo linko in anoym perché è puro spam. Almeno non ci guadagna nessuno. Rivolgersi alle donne grasse mostrando risultati anoressici. Il prodotto sarebbe talmente efficace che a distanza di poche settimane, tra i commenti di recensione positiva, oltreché poco credibili, qualcuna dice di aver perso decine di chili ottenendo una muscolatura perfetta. Guardare le foto per credere.

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Il disagio rimosso: ribellarsi alla precarietà

Lei scrive:

Cara Eretica,
ho una figlia di un anno e un lavoro precario, esattamente come il mio compagno.
Mi domando perchè.
Continuamente.

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Vulnerable

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di Inchiostro

Gira in internet un video veramente ben fatto, che sembra diretto da Lars Von Trier, del quale dicono competerà a Cannes per la sezione documentari.
E’ un bello spaccato della società e mostra come sia divertente, facile e appassionante prendersela con chi si sa che non si può difendere.

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Buon anno per chi ricomincia a partire da se’

Mi sono sentita a pezzi, quella volta in cui mi dissero che non ero bella. Volevo piacere e più di tutto volevo essere amata. A volte la ricerca di un modello di bellezza standard non è altro che la ricerca di un amore. Sbagliato dire che qualcuno possa amarti così come sei perché in realtà passiamo tanta vita a conformarci, per fare parte di qualcosa, per riconoscerci l’un l’altro, per liberarci pur restando in catene e per incatenarci pur dicendo che la nostra massima aspirazione è la libertà. Che io sia una donna o un uomo poco cambia, giacché non credo che per altri valga meno quello che sto dicendo. Non è una tesi e non serve confutarla, ma è soltanto analisi del reale, di quella mancanza di linguaggi diversi per comunicare che non siano il corpo, l’attrazione, il desiderio di appropriarci di qualcosa. Quand’è che sapremo guardare noi stessi per vedere quanto sangue ci scorre nelle vene, che il nostro cuore batte uguale e che non tutto può ridursi alla ricerca di carezze. Io sto con qualcuno, da molto tempo, eppure non riusciamo più a parlare. Ci accarezziamo distrattamente ogni tanto ma poi restiamo soli, ciascuno avvolto da una tenebra diversa e in cerca di qualcosa che ci dia un senso di pienezza che in realtà non troviamo.

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Perché devo subire un bombardamento pubblicitario pro maternità obbligata?

15577567_10207849371662751_1452196924_nLei scrive:

“Caro Internet, Vorrei dirti che la vita è fatta di scelte, e che le mie scelte, fino a questo momento, sono state diverse. Vorrei dirti che sì, probabilmente sto attraversando una fase in cui il mio corpo è fertile ed è socialmente accettabile, adesso, che io possa rimanere incinta e sposarmi, ma io ho scelto un altro dei tanti percorsi possibili. Vorrei dirti che ci sono donne, splendide donne di 24, 25, 26 etc anni che hanno deciso di avere dei bambini, e questa è una loro scelta: loro sono felici, ed a me fa piacere vedere la loro felicità. Sono bellissime mamme che devono esser fiere di loro stesse. Ma spesso, con coraggio, hanno dovuto rinunciare a qualcosa – lo studio, il lavoro – per i loro figli. Io non escludo, nella mia vita, di avere un giorno dei figli con l’uomo che avrò accanto.

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#Breastaurant: della vittimizzazione moralista delle cameriere “spogliate”

Illustrazioni di Paola Bianconi e 5vmart (https://www.facebook.com/5vmart/?fref=ts)

Illustrazioni di Paola Bianconi e 5vmart (https://www.facebook.com/5vmart/?fref=ts)

 

Corinna mi segnala questo articolo e mi chiede cosa ne penso. Ci sono degli “studi” che farebbero concludere a – non so – ricercatori e ricercatrici il fatto che il Breastaurant fa male alla salute delle donne che lavorano con divise scollate nella ristorazione, in pub, bar, e non so che altro. Si generalizza, basandosi su non so che inchiesta, non so su che numero di persone intervistate, non so su quali basi, saperi, sulla tesi iniziale che si desiderava avvalorare e sulla cultura che si voleva legittimare.  Già il fatto che si parli di conseguenze psicologiche sulle donne che lavorano in quei contesti, giudicando la depressione fattore che coinvolge una percentuale altissima di donne, cameriere, che espongono il corpo, mi fa comprendere che l’analisi è parecchio lontana da me.

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Io non sarò madre, perché non voglio esserlo

Lei scrive:

Cara Eretica, (…)
Io non sarò madre. Perché non voglio esserlo. Perché se c’è una cosa retorica e nauseabonda come poche sono tutte le stronzate su quaaanto sia beeello essere madre anche a costo di rinunciare alla propria vita lavorativa, sociale e sessuale in virtù del pargoletto (che resta tale anche a un passo dalla laurea) e altre amenità che le ex partorienti vanno dicendo pur di consolare quella che in buona parte dei casi è una vita che non volevano. Perché non è vero che un figlio è la gioia più grande che una donna possa avere. Perché mi sono rotta le palle di un mondo in cui puoi avere venti chili di titoli di studio, un lavoro decente (se non quello che hai sempre sognato di fare) e un fidanzato d’oro, puoi avere scoperto la panacea contro tutti i mali del mondo ma a nessuno fregherà un cazzo, dato che l’unica cosa interessante con cui puoi uscirtene è un “sono incinta”.

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Oh Peli!

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di Inchiostro

Premesso che non so come iniziare, ma so cosa voglio dire, andrò direttamente al dunque.

Senza dire cazzate tipo sarete belli voi oppure ognuno è libero di bla bla bla e via continuando, evitando quindi di proseguire ininterrottamente con la sfilza annoiante di topoi – e cosa vuol dire topoi? Mah! – comuni sulla questione.

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