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Idy Diene, senegalese, ucciso a Firenze: così il dopo elezioni con la vittoria della destra.

A Firenze un tale esce di casa e spara più e più volte, uccidendolo, ad un senegalese, un figlio di un Dio minore. La notizia è già stata quasi archiviata. L’assassino dice che sia stato un caso – ed è subito raptus, come quando si giustifica la violenza di genere attribuendola alla follia – ma su quel ponte passa tanta gente e dunque la scelta chissà quanto sia stata casuale. Chissà quanto abbia inciso la cultura d’odio diffusa contro gli stranieri. Non è stato il primo ad uccidere un senegalese a Firenze. Qualche anno fa un tizio militante di casapound aveva sparato a caso uccidendo due senegalesi e ferendone altro. La comunità ricevette subito solidarietà, manifestammo nel luogo dell’uccisione e nelle piazze ma, in realtà, ci sembrò una faccenda enorme, inverosimile, proprio a firenze, città in cui l’antifascismo esiste e si oppone ai pensieri revisionisti.

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Difendevo le vittime di violenza. Sono diventata una carnefice!

Lei scrive:

Cara Eretica, è da tanto che seguo il tuo blog, sono una trentenne, catapultata al Nord a 19 anni inseguendo un sogno scappare da una realtà di provincia con la “scusa” di studiare all’Università.

Nel mio paesino del Mezzogiorno, tutti sapevano tutto, non c’erano segreti, gli occhi e le voci della gente erano ovunque persino dietro le imposte chiuse. Io ero vista come un’extraterrestre perché mio padre, molto rigido, aveva comprato il motorino dopo aver passato un anno intero a lavorare nell’azienda di famiglia.

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Voglio dire a tutt* che sono una persona violenta

Questa è una vecchia campagna contro la violenza sulle donne

 

Lei scrive:

Sono una donna violenta e il mio compagno non mi ha (ancora?) lasciata. Si dice sempre che devi lasciarlo dopo il primo schiaffo. Per le donne non c’è lo stesso metro di misura. Il paternalismo di chi interviene ogni volta che racconto la mia storia mi fa sentire come un’aliena su questa terra. Dicono:

  • non è possibile che tu sia violenta
  • in realtà tu non sai che ti stai difendendo
  • ma lui cosa aveva fatto per aver provocato la tua reazione violenta?
  • fai bene perché i maschi meritano di pagare dopo tutto quello che hanno fatto

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Solidarietà alla donna che non ha voluto tenere la figlia di uno stupro

Che pena la trasmissione Chi L’ha Visto. Non è diversa da C’è posta per lei, ma almeno a c’è posta per lei è roba finta, più o meno. Chi l’ha visto invece pare più credibile e si permette di scavare nel passato di una donna che non ha abortito dopo essere stata stuprata e ha lasciato che la bambina venisse adottata da una famiglia che avrebbe potuto amarla. A lei non era possibile farlo e mi pare che abbia compiuto un grandissimo sforzo nel non abortire. Molte lo avrebbero fatto. Tante donne stuprate esigono di poter interrompere la gravidanza perché nella bambina o nel bambino che nascerà vedrebbero lo stupratore e sostenere questo peso psicologico non è possibile e non deve essere imposto. Questo è comprensibile e lo capisce chiunque, a quanto pare, salvo Chi l’ha visto che ha mostrato totale mancanza di sensibilità nei confronti di questa donna.

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Quanto male fanno i genitori alcolisti

di Saba

L’altro giorno sono finita a leggere un post e giorni (o settimane?) dopo ci sto ancora pensando. Non mi ricordo dove l’ho letto, e nemmeno il post in particolare. (Invece l’ho trovato!! [http://u.pw/2vgQpbY]) Mi ricordo bene i commenti e soprattutto quello che i commenti hanno suscitato in me. Si parlava di figli di genitori, in particolare di padri, alcolisti e di come l’alcolismo del genitore (nel mio caso mio papà) influisca sulla vita dei figli.

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Sono stufa marcia del body shaming contro la mia “magrezza”

Lei scrive:

Ciao, scrivo per raccontare un altro frammento della mia vita.
Io sono magra, l’anno scorso sono andata anche sottopeso. Non c’è nessun motivo particolare, solo la decisione di mangiare meno carne, tanto stress legato all’università e attività fisica poco regolare.
Fatto sta che, negli ultimi anni, il mio corpo è cambiato e sono passata da essere una ragazza formosa e tonica (ho fatto sport per anni) ad una con molta meno massa muscolare e, diciamo, filiforme.

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Si, sono “troia” ma per fare sesso non ho scelto te

Lei scrive:

“Ciao, vi scrivo per raccontarvi un’esperienza che mi ha lasciato, davvero, dell’amaro in bocca. Faccio delle premesse, sono una ragazza che ha abitato per molti anni al nord, ora ne ho 20 e da circa tre faccio militanza con un collettivo autonomo (e già questa è fonte di discriminazioni vere proprie o prese per il culo ma a me poco importa, questa è l’unica mia ragion d’essere), sono stata educata da un padre molto, forse troppo compagno (ahahahah) e una madre che è estrema sostenitrice del “figlia mia non ti sposare mai, le gabbie non fanno per te” e in effetti i miei genitori non sono sposati, convivono da anni e hanno una relazione che si basa su simmetrie proprie, non la classica relazione all’Italiana per intenderci. Insomma, mi sono dilungata un po’ per far capire il genere di contesto da cui viene fuori il mio carattere e purtroppo su alcune cose anche la mia “ingenuità” dato che mai mi aspetterei alcuni comportamenti maschilisti in certi contesti e ogni volta che si manifestano cado dal pero, non essendoci abituata. Io ormai abito da quasi un anno da sola, in una città universitaria del sud dove ha sede anche il mio collettivo, ho sviluppato un atteggiamento un po’ “slut” come dice affettuosamente un mio amico che ha abitato qualche anno a Londra. Slut che sta per troietta, ma che per me intende rivendicazione del fatto che: “si, sono troia, antisessista e faccio il cazzo che mi pare”. Non ritengo che questo mio comportamento sia comunque giustificazione a quello che vi sto per narrare.

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