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Gli orfani di femminicidio vittime del maschilismo di governo

Noi vogliamo essere libere dalla paura e ci salviamo da sole

 

Pistola legalmente detenuta, puntata contro moglie e i due figli, infine su se stesso. E’ l’ennesima strage familiare di cui si parla come fosse frutto di un gesto di follia. Si chiama femminicidio e infanticidio. Due gravi delitti contro affetti cancellati per motivi rimossi. Si parla di gelosia ma si tratta di un delitto che deriva dalla cultura del possesso. E’ violenza di genere perché commessa contro una donna cui erano stati imposti ruoli  stereotipati. E’ il classico “mia e di nessun altro” tipico di chi pensa che moglie e figli siano di sua proprietà.

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Perché il sesso non è binario

Illustrazione di Angie Wang

 

La complessità non è solo culturale: è biologica

di Anne Fausto Sterling (post originale QUI – traduzione di Giulia)

Due sessi non sono mai stati abbastanza per descrivere la varietà umana. Né in tempi biblici né adesso. Prima di conoscere abbastanza della nostra biologia, abbiamo creato regole sociali per amministrare la diversità sessuale. L’Antico codice rabbinico conosciuto come Tosefta, per esempio, a volte trattava di persone che avevano parti sia femminili che maschili (testicoli e vagina, ad esempio) come donne – che non potevano pertanto ereditare proprietà o diventare sacerdoti; e altre volte, come uomini – a cui veniva vietato di rasarsi o di trovarsi da soli con donne. Più brutalmente, i romani, vedendo le persone di sesso misto come cattivo presagio, avrebbero potuto uccidere una persona il cui corpo e la cui mente non si conformavano alla classificazione sessuale binaria.

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Lo stupro “non-stupro” ne “L’ultimo tango a Parigi” – ricordando Bertolucci

Quante ne abbiamo sentite su questo particolare “avvenimento” cinematografico?

Ho adorato Bertolucci e i suoi film. A suo tempo adorai anche il film di cui parlo. Fino a quando non lessi le prime dichiarazioni dell’attrice. Come dubitare d’altronde del fatto che la scena di violenza fosse in qualche modo stata vissuta dall’attrice Maria Schneider come una violenza reale. Che le sue lacrime e il suo stato di shock fossero reali. Che la depressione conseguente fosse reale. Lo stesso Bertolucci disse qualche tempo dopo che aveva concordato con Brando di usare il burro per facilitare la sodomia (finta, per i perfezionisti del cinema). Nel copione c’era lo stupro ma non era descritto il modo in cui sarebbe stato commesso e non erano specificati alcuni dettagli aggiunti senza informare l’attrice, come lo stesso Bertolucci dichiara, ed ecco che quei dettagli resero lo stupro talmente credibile al punto da aver fatto diventare la scena cinematograficamente indimenticabile.

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Un’amica, ex sex worker, racconta come vive adesso

Dopo alcuni anni mi contatta una donna che già in passato aveva voluto condividere con noi la sua storia. Studentessa, sex workers part time e contraria ad ogni messaggio proibizionista di chi pretende che anche le sex workers per libera scelta si autodefiniscano vittime. Né vittime né colpevole, aveva detto, annunciando che quel lavoro le avrebbe permesso di studiare e realizzare la vita che voleva. Oggi mi riscrive per aggiornarmi e a parte scambi personali ci siamo parlate su quello che sta succedendo in Italia con una parte del movimento femminista che persegue a tutti i costi la vittimizzazione delle sex workers delegittimando la loro lotta per ottenere la regolarizzazione e l’abbattimento dello stigma che pesa loro sulla testa.

Allora, cara XXXXX, a che punto sei con la tua vita?

Ho preso la laurea e ho ottenuto un dottorato di ricerca all’estero. Non avrei potuto fare niente di tutto questo se non fossi stata in grado di mantenermi da sola.

Non lavori più come sex worker, quindi? [Read more…]

Iniziative contro il #ddlPillon: non faccio lotte con Terf, Swerf e anti/gpa

[Come immagine scelgo l’ombrello rosso, simbolo delle lotte delle sex workers, non a caso]

Mi chiedono se parteciperò alle iniziative contro il ddl Pillon. Nella città in cui vivo c’è già stata un’assemblea partecipata alla quale avrei partecipato anch’io se stessi bene di salute. Sarei andata però solo perché so che nella città in cui abito le compagne, le sorelle, le femministe che conosco non hanno pregiudizi di sorta, non vanno per stereotipi, non sono Terf, femministe radicali trans escludenti, e non sono swerf, femministe radicali sex workers escludenti.

Condivido la lotta perché del ddl 735, leggendolo e analizzandolo da più punti di vista, non condivido niente, ma non posso dimenticare che il femminismo è intersezionale e che le lotte, tutte, dovrebbero essere condivise a partire da un punto di vista che deve essere, per l’appunto, intersezionale.

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Storia dell’Isteria. La scienza può essere sessista!

Questo è un articolo di Mitsu Sahay (QUI il link al pezzo originale)

Grazie a Rossella per la segnalazione e a Federico per la traduzione

Google definisce l’isteria come una “incontrollabile o esagerata emozione o eccitamento”.
è un aggeggivo comune e di solito utilizzato per descrivere le donne che esprimono una qualsiasi emozione come rabbia, tristezza, o shock.
E’ uno dei molti termini usati per sminuire le emozioni delle donne.
Un piccolo approfondimento nella storia della parola “isteria” ci conduce lungo l’oscuro percorso della subordinazione della donna nel medio evo e come il termine mantenga ancora le connotazioni iper sessiste che aveva un tempo.

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#ManAsking: l’assillo delle puerili richieste maschili nei confronti delle donne

La storia del mansplaining non mi ha mai convinta, sarà che difficilmente lascio che qualcuno mi spieghi le cose di un argomento che sento mio, uomo o donna che sia. Ma è una questione personale e non dubito invece che spesso accada. 
Quello che invece mi accade spesso, e vi accade spesso, è l’esatto opposto: l’uomo che non sa, l’uomo che chiede. L’uomo che fa domande alla donna, pur potendo intuire o cercare da solo le risposte, nell’ambiente a lui tradizionalmente più lontano: la casa. 
In compagnia e fuori casa l’uomo, soprattutto se di una certa classe sociale, si mostra un esperto economista, sociologo, urbanista, idraulico, ma appena in casa, se c’è una donna o vive in coppia, sembra non sapere nemmeno in quale stanza si trovi l’armadio.
Dove sono le calze?

In quanto tempo si cucina il pesce?

Dove metto ad asciugare?

E’ stirata la mia camicia?

Hai visto il mio orologio?

Direi che ci sono due tipologie di man-asking, in un caso la domanda è in realtà una richiesta (“cosa c’è per cena?”), nell’altro la domanda rispecchia un sincero vuoto riguardo l’economia domestica.

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