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Marcello & Leonora, rubrica di love coach su Abbatto i Muri

Da oggi diamo il via ad una rubrica Love Coach per tutte le persone che si lasciano incantare dai suggerimenti stereotipati e sessisti che vengono diffusi ovunque. Inviateci le vostre domande e vi risponderemo. Siamo in due, Marcello e Leonora. Conosciamo tutti i trucchi per potervi aiutare nelle vostre disavventure romantiche, erotiche, eccetera. Se volete porre domande scrivete a abbattoimuri@gmail.com all’attenzione di #Marcello&Leonora #LoveCoach.

Quest’oggi tratteremo del primo incontro tra donna e uomo (in questo caso etero). Proporremo una serie di quesiti e daremo le nostre risposte.

Spesso ci chiedono come affrontare il primo appuntamento.

Cara, hai fissato un appuntamento attraverso un’app di incontri?

(Si)

Non sai chi potresti incontrare?

(Boh)

Cosa porterai con te?

(Un Taser)

Come pensi di fare colpo?

(Con un Taser)

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#SessismoNeiMovimenti: il mio ex violento e i/le compagn* complici

Lei scrive:

Non è facile per me iniziare a parlare di queste cose dopo tutto questo tempo. So che le persone interessate si riconosceranno e non potranno più fare finta di non sapere. Senza dubbio la cosa può essere utile, anzi essenziale. Tanti si chiederanno perché ho aspettato tutto questo tempo, altri si chiederanno perché non l’ho fatto all’epoca. Stanno per avere risposte.

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Perché non ho mai lasciato il mio papà violento

Lei scrive:

Mio padre mi leggeva I Miserabili per darmi la buonanotte. Il giorno dopo mi tirava addosso ogni cosa perché si era arrabbiato per niente. In casa mia era lui ad avere le mestruazioni, tanto per usare uno stereotipo sessista che etichetta le donne come suscettibili dei rapidi cambiamenti d’umore. Esistono tanti uomini che invece li hanno, i cambiamenti d’umore, ed è difficile separare i sentimenti di odio e amore che suscitano in eguale misura.

Si dice che i padri violenti non devono stare con i figli. Ma se i figli vogliono stare con loro? Io da piccola l’ho subìto, questo è vero, ma da grande ho scelto di stare con lui, pur conoscendo le sue paranoie, le sue incoerenze. Sentivo che aveva molto da insegnarmi e in effetti l’ha fatto. Quando si smette di essere adolescenti si guarda un genitore come persona, non per compatirlo ma perché quello che fa e dice è più facilmente comprensibile.

Quando mia madre è morta di infarto all’età di 40 anni non mi restava che lui, un uomo tutt’altro che solido. Pieno di contraddizioni e debolezze. Ma so che ha fatto del suo meglio e l’ho apprezzato per questo. In cuor suo mi ha amata e lo dimostrava quando era un po’ più lucido. Lui soffriva di attacchi di ansia fin da bambino. Veniva picchiato dalla madre se non tornava a casa con un pezzo di pane. Ha fatto di tutto pur di sopravvivere in un dopoguerra disastroso che ha massacrato e impoverito molte persone.

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Il Revenge Porn contro i “maschi” non esiste

Esistono altre forme di bullismo ma non ciò che si riferisce alla sessualità maschile. Se la sessualità femminile è sempre descritta come sporca, qualcosa di cui vergognarsi, quella maschile viene esaltata e il revenge porn contro le donne rientra appieno nelle dinamiche di autoesaltazione. Io sono un figo e dunque ecco cosa sono riuscito a trovare. Come il cretino che si vanta di aver accumulato esperienze sessuali, come quelli che diffondono voci sulle ragazze “facili” e sulle prestazioni che forniscono.

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San Valentino, il sessismo e il popolo del “fattela una risata!”

Sono tanti, di qualunque genere e sesso e quando decidono di banalizzare il sessismo lo fanno con tutte le loro forze. Impegnano energie che mai vedresti applicate quando c’è una discussione su una vittima di stupro (a meno di non vederli negare la cultura dello stupro). Insomma i pubblicitari, i creativi, se possiamo chiamarli così, non devono essere soggetti a critiche. Eppure quello che fanno si chiama “comunicazione” e nel corso dei decenni il marketing che dell’uso degli stereotipi sessisti ha fatto un’abitudine non è poi cambiato molto.

Ogni forma di comunicazione di questo tipo mira a rafforzare gli stereotipi invece che distruggerli, demolirli, sovvertirli.  Le pubblicità sessiste non sono quelle in cui lei è seminuda, per capirci. Se pubblicizzi intimo per donne lei deve indossarlo e la modella fa il proprio mestiere. Certe pubblicità sono chiaramente sessiste e altre in maniera subdola. Quelle subdole le lasciamo ad un altro post. Ora ci occupiamo di quelle esplicite. Vendere un prodotto alludendo al fatto che assieme a quel prodotto avrete una donna a 90° non fa ridere. E’ sessista. Fare pubblicità ad una discoteca con lo slogan “Perché sedurle quando puoi sedarle” non è cosa da ridere. E’ sessista. Non siamo noi a mancare di senso dell’umorismo ma sono alcune persone che si occupano di marketing a usare sempre stereotipi sessisti per vendere.

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Diario di una pazza visionaria: ma no, ovvio che il maschilismo non esiste!

Lei scrive:

No no, ma che dici mai? Il maschilismo non esiste.

Cammino per strada e uno sconosciuto pensa di avere il diritto di urlarmi sconcerie non richieste. Le sconcerie non mi dispiacciono ma sono io che scelgo da quale bocca devono venir fuori.

Aiuto in casa, sparecchio, e gli uomini sono seduti a fumare e bere l’ultimo bicchierino di limoncello. Questo succede ogni giorno, per le feste ricevo un aiuto straordinario perché ci sono le cognate, le zie, le nipoti.

Fin da piccola mi dicono di stare attenta quando esco di sera. Nessuno l’ha mai detto ad un maschio. Devo stare attenta in quanto femmina. Allora perché non si costruisce una società a mia misura in cui io non devo stare attenta a niente? Perché devo rischiare la vita ogni volta che esco?

Se ballo in discoteca non devo atteggiarmi troppo perché altrimenti qualcuno potrebbe dire che l’ho provocato. Una volta ad una mia amica dissero che se si fosse vestita decentemente avrebbe evitato di essere palpata.

Al lavoro il capo si struscia e se glielo faccio notare dice che non sto allo scherzo. Ma che razza di scherzi sono questi? Perché non si struscia sul mio collega?

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O la dai ad un “italiano” o non ti lamentare se ti ammazzano

Lei scrive:

Ciao Eretica,
vorrei segnalare questa serie di commenti sotto all’articolo di Bergamonews che trovi a questo link.
A volte i “commenti”, con il loro carico di odio razziale e colpevolizzazione ad ogni costo della figura femminile, mi provocano più ribrezzo ed angoscia delle notizie stesse.
Non è sufficiente che una ragazza della mia stessa età, a pochi km da me (non che età e vicinanza geografica cambino la gravità di quanto accaduto), sia stata uccisa dal proprio ex per aver osato prendere la decisione di lasciarlo, per aver scelto per se stessa, da donna libera, di chiudere una relazione. Non basta. Dobbiamo anche vedere persone (tante…troppe), adulte e apparentemente ragionevoli, incolpare e infangare con nonchalance, indignati ma per le ragioni più sbagliate.
Parafrasando, ma non troppo: vanno con gli stranieri e poi si lamentano se vengono ammazzate. Ghe sta bè (le sta bene).

A quanto pare con l’essere donna viene ancora oggi la colpa. A prescindere.
Un abbraccio a tutt*.”

Ps: il 90 e passa % di femminicidi vengono commessi da italiani. Le tante donne che vivono relazioni con uomini di altre etnie non muoiono ammazzate. Quando un femminicidio viene commesso da uno “straniero” non è un delitto etnico ma è violenza di genere. D’altro canto ai leghisti e ai razzisti delle donne non gliene frega niente (se ad ammazzarle è un italiano) salvo quando possono veicolare razzismo speculando sulla loro pelle. La pelle di donne morte e non di certo per i motivi addotti dai razzisti.

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