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Il coraggio di chi combatte contro #cyberbullismo e #revengeporn

 

Ci risiamo. Basta che una donna alzi la testa e mostri orgoglio per se stessa, ci mette il corpo e la faccia, ci mette la forza e un coraggio che voi, si voi, quelli e quelle che si divertono a insultare o a dispensare lezioni moraliste sulla decenza o sul “te la sei cercata”, non avrete mai. Basta questo e tante “amabili” persone fanno di tutto per fargliela abbassare, la testa. Perché deve stare con gli occhi puntati in basso, con la vergogna e il senso di colpa a nascondersi, così dicono le regole di chi alla fine ti vuole proprio morta. Ci vuole coraggio per raccontare di chi ti molesta e ti perseguita in rete.

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Mi trucco e mi vesto come voglio: non per questo sono una “nuova donna”

Lui scrive:

“Ciao Eretica, seguo spesso la pagina e volevo condividere un piccolo sfogo circa i miei pensieri e il mio vissuto. Ho sentito spesso ( anzi, spessisimo ) la frase “gli uomini sono le nuove donne“, e spesso questo splendido slogan l’ho paradossalmente sentito pronunciare da ragazze che generalmente si sentono femministe.

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Identità politica dello stupratore e stereotipi sessisti

Lui scrive:

“Ciao Eretica,

un amico mi ha girato un link di un post relativo ad Assange, le accuse di stupro e il pseudo dibattito online;

http://laurie-penny.com/its-trigger-warning-week/

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Sessismo politicamente corretto

di Beatrice Toniolo

E’ iniziato tutto con la serie tv American Crime Story – The People vs OJ Simpson di FX, protagonista Sarah Paulson, che adoro. La premessa alla base di questa collana di serie tv è che ognuna tratterà di fatti realmente accaduti adattandoli quanto basta per incontrare il gusto del pubblico. Che scegliessero in caso di OJ Simpson era quindi una scelta logica. Qua in Italia a dire Simpson pensiamo ad altro, soprattutto coloro che hanno meno di trent’anni, perché o erano troppo piccoli, oppure non erano proprio nati quando i telegiornali di tutto il mondo seguirono il processo di Los Angeles. Cosa successe dunque? L’eroe del football americano, l’Afroamericano OJ Simpson ammazzò l’ex moglie ed un suo amico la notte del 12 giugno 1994. E la fece franca grazie ad un team di avvocati che ha fatto leggenda, dando vita alla battuta (che più o meno tutti avremo sentito una volta nella vita) “Non ti salverebbero nemmeno gli avvocati di OJ Simpson!”. E questa battuta era tutto ciò che sapevo in merito ad un evento successo quando avevo 8 anni.

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Su Brigitte Trogneux e il sessismo malcelato dell’opinione pubblica

di Irene Romiti

Da quando Emmanuel Macron ha vinto le presidenziali francesi, abbiamo assistito a un vero e proprio bombardamento mediatico riguardante la sua relazione con la moglie, Brigitte Trogneux, colpevole di essere la sua ex insegnante e di avere 24 anni più di lui. Il clamore che si era leggermente placato nei giorni successivi all’elezione si è nuovamente scatenato in seguito al suo insediamento, quando gli occhi di tutto il mondo sono stati puntati più sulla nuova première dame (e sulla sua mise) piuttosto che sul presidente entrante, e ulteriori articoli scettici sulla loro relazione sono fioccati.

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Quando lui buca i preservativi per metterti incinta

Lei scrive:

Vorrei proporre una riflessione sulla ragazza vittima di stealthing che ha scritto alla pagina. Mi riferisco alla ragazza il cui partner sessuale ha bucato i preservativi ingannandola, e che ora si ritrova a 19 anni con una gravidanza non voluta.

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Serracchiani: lo stupro è stupro, chiunque lo infligga

Serracchiani è scivolata sulla differenza tra stupri italici e quelli commessi da stranieri. Stesso atteggiamento dei leghisti i quali sono sempre pronti a strumentalizzare la violenza di genere in chiave razzista. Ma se Serracchiani si informasse meglio saprebbe che la maggioranza delle violenze in Italia sono commesse da italiani sostenuti da una cultura dello stupro che è universale. Lo stupro è stupro, chiunque lo commetta e una donna stuprata da un italico carnefice non può di certo sentirsi meno compresa, accolta e supportata rispetto a quella stuprata da uno straniero.

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The handmaid’s tale: la serie tv che racconta l’oppressione delle donne

The handmaid’s tale, in italiano Il Racconto dell’Ancella, romanzo ambientato in futuro distopico scritto da Margaret Atwood, è una nuova serie televisiva voluta, prodotta e promossa, dal canale Hulu attraverso il quale potete fruirne la visione pagando un abbonamento simile a quello che si paga per Netflix. Attesissimo negli Stati Uniti e in tutte le nazioni anglofone in cui il pubblico con una minima coscienza critica sulle questioni di genere è realmente interessato alla trama, non è invece richiesto e neppure pubblicizzato a partire dai canali italici. Siamo l’Italia in cui la ministra alla sanità promuove, attraverso campagne alquanto discutibili, il Fertility Day e non mi aspetto che la serie tv qui abbia un grande seguito. Tuttavia sono convinta che la crudezza delle immagini e l’incisività della storia interesseranno moltissimo tante persone che hanno la vista un po’ più lunga del proprio naso.

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Cosa significa essere una mamma e una sex worker

Tnx a Elle Stanger


di Elle Stanger

Link al post originale qui – Traduzione di Antonella

Sono una sex worker da otto anni e genitore da cinque. Ho scelto tutt’e due questi lavori. Sono costantemente stanca e disidratata – e questo prima del mio turno di notte. Avere a che fare con un piccolo essere umano con il lobo frontale non ancora sviluppato e che ha da poco imparato a non farsela addosso è abbastanza simile all’interagire con adulti sbronzi e eccitati, ma almeno nel secondo caso guadagno dei soldi. Il mio lavoro è un po’ terapia, un po’ addetta alle vendite e un sacco di customer service. Ho lavorato nella sanità e nel commercio e per lungo tempo sono stata una modella di nudo. Nel 2009 ho deciso di mettermi alla prova nello spogliarello e ho fatto un provino in un club che sembrava sicuro e alla moda. Sono una sex worker e una mamma ed ognuno di questi ruoli fa di me una persona migliore, una lavoratrice migliore, un genitore migliore.

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La R-Esistenza delle vittime di violenza di genere

lei scrive:

cara eretica,

sono una delle tante ragazze che ha subito uno stupro. ho detto no ma lui ha insistito, parecchio, e mi ha presa per stanchezza. alla fine stavo all’angolo, non ce la facevo più. non sapevo come uscirne se non dandogli quello che voleva per poi tornare libera. dicono che la costrizione psicologica, il ricatto, non siano fondamenti di uno stupro, ma per me lo sono stati. mi sono sentita senza via d’uscita, ho anche temuto per la mia vita, ho pensato che mi avrebbero dato la colpa se ne avessi parlato e infatti non l’ho fatto. lui continua a frequentare i posti in cui vado e gli amici che vedo.

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