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La sessualità che non si può ancora raccontare

Foto di Montoya

La mia vita sessuale si può descrivere per fasi. Quando la lubrificazione consentiva una penetrazione profonda, quando le acrobazie potevano sfidare gli allenamenti da circo, quando la fantasia premiava in orgasmi plurimi, quando la libido frenava le richieste altrui, quando l’agilità iniziò a venire meno, quando fare sesso diventò un’impresa.

Al momento mi piaccio a pezzi: amo i miei piedi, mi piace la mia pelle liscia e morbida, adoro le mie mani. Il mio viso fa sempre la sua porca figura e il capello riesce nei movimenti leonini. Le mie tette sono in fase di crollo ma a lui piacciono. Il culo è più rotondo, parecchio più rotondo e assieme ai miei fianchi e alle cosce forma una massa con cellulite sparsa. L’apertura delle mie gambe non è niente male anche se devo tenere conto di tanti fattori. Dipende dalla sua capacità di sfidare la gravità.

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Mia figlia mi ha resa libera

Ho fatto male. Sì. Mi sono proprio sbagliata. Ero in errore quando cercavo risposte in un romanzo rosa. Quando mi perdevo nel romanticismo, parlo della retorica di San Valentino e cose del genere. Quando ti dicono che il vero amore dipende da te, da come ti comporti. Se fai tutto giusto, se ti occupi della tua femminilità e se sei tanto calcolatrice da fingere prima del matrimonio, soffocando le tue emozioni, quelle vere, per ottenere l’attenzione di un narciso che pensa alle donne come ad un surrogato della madre.

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Ancora sulle pessime madri

Lei scrive:

Cara Eretica,

ho aperto oggi il tuo blog con l’intento di scriverti, ma mi sono trovata davanti delle parole che mi hanno colpita. “Le pessime madri esistono”. Sembravano aspettare solo me e, visto che nella vita agire d’impulso senza seguire il piano lo considero una rara e meravigliosa necessità, eccomi qua a dire qualcosa che non mi aspettavo.

Vorrei rispondere alla persona che ha condiviso la sua esperienza e dirle innanzitutto grazie. Un grazie enorme, se potessi la abbraccerei nonostante sia il tipo da non apprezzare il contatto fisico con chi non conosco. Grazie perché sono tre giorni che lotto con una crisi d’ansia sperando di non finire di nuovo in pronto soccorso perché non mi reggo in piedi, non mangio, tremo e vomito da giorni e stamani mi sono svegliata con la sensazione precisa di aver toccato il fondo, sto per crollare di nuovo. Ieri sera, in un momento di relativa calma, mi sono ricordata di un episodio accaduto al liceo: una ragazza della mia classe aveva scritto una lettera, l’aveva appesa a un palloncino che poi è volato via ed è così che ha conosciuto la sua amica di penna. Si sono scritte, si sono incontrate e chissà, forse sono ancora amiche. Ho sentito il bisogno di fare qualcosa di simile, scrivere qualcosa a chiunque, un@ sconosciut@ là fuori nel mondo e aspettare. Ho bisogno di una sorpresa nella vita, di sapere che da qualche parte c’è qualcosa o qualcuno anche per me e ritrovare la voglia di andare a cercarlo. E poi ho trovato le tue parole.

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Le pessime madri esistono

Lei scrive:

“Cara eretica, mi chiamo xxxxxxxx e ti leggo sempre, le storie che trovo sul tuo sito mi hanno dato spesso la forza per affrontare i periodi più difficili. Questo è uno sfogo personale che racconta il rapporto con mia madre e di come i falsi miti in circolazione sul ruolo delle madri mi abbiano impedito in tutti questi anni di vederla per quello che era. Mi piacerebbe che tu lo condividessi, penso ci siano molte ragazze, ma anche ragazzi, nella mia situazione e vorrei in qualche modo farli sentire meno sol*, e perché no, magari sentire la loro vicinanza in questi giorni così difficili e aridi.

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Storia di Aria: la violenza subita e la vita archiviata

Da oggi comincia a scrivere per Abbatto I Muri una donna che parla della violenza subita e, soprattutto, del dopo che caratterizza la vita di una vittima. Non si tratta di una storia che riguarda tutte perché ciascuna vale per la persona che la vive. Dunque speriamo di non dover spiegare che non si tratta di generalizzazioni ma della condivisione di una esperienza. Chi firma è Aria.

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Non ho mai scritto su un blog e mi scuso fin da ora per eventuali errori o parole che potrebbero involontariamente offendervi. Parto dall’inizio.

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Guida Facile per Alleate Smarrite

di Antonella

Tempo d’estate. Tempo di Pride. Tempo di folle e follie arcobaleno nelle strade. Allora che si fa? Si va, giusto? Giusto. Però. Premetto che ho molti amici etero, però io per certe cose vi confesso che sono un po’ all’antica. Tipo: se proprio vi scappa di appoggiare le lotte del movimento glbtqia+, sarà bene che facciate un minicorso accelerato di bon ton per brave attiviste.

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Ho uno stalker e non so più cosa fare

Lei scrive:

Cara eretica,
Sono una ragazza di 19 anni e ti scrivo per condividere una mia esperienza, sperando che possa aiutare altre ragazze nella mia stessa situazione, come molti tuoi post hanno fatto con me. Io vivo e studio a Dublino da un anno : ho la fortuna di poter vivere questa esperienza grazie alla mia famiglia, che crede fermamente in me e che mi supporta da sempre nel raggiungimento dei miei obbiettivi.

Al mio primo anno di college ho conosciuto un ragazzo: siamo diventati amici, abbiamo formato un duo ( studiamo entrambi musica) e dopo un paio di mesi ci siamo messi insieme. Ero affascinata dalla sua sicurezza e dalla sua voglia di fare, condividevamo grandi ambizioni e questa è una qualità che ho sempre ritenuto molto importante nelle persone. Tuttavia, lui ha pian piano dimostrato di essere una persona possessiva: all’inizio non ho dato molta importanza a questi eventi sporadici, fino a quando durante un litigio ( avvenuto a Marzo) nato da un’ incomprensione banale, lui mi ha messo le mani sul collo. Io l ho fermato all’ istante senza che potesse fare nient’altro e me ne sono andata, totalmente sotto shock per quello che era successo, urlandogli che chiaramente fra noi era finita.

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