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Storia di Aria: la violenza subita e la vita archiviata

Da oggi comincia a scrivere per Abbatto I Muri una donna che parla della violenza subita e, soprattutto, del dopo che caratterizza la vita di una vittima. Non si tratta di una storia che riguarda tutte perché ciascuna vale per la persona che la vive. Dunque speriamo di non dover spiegare che non si tratta di generalizzazioni ma della condivisione di una esperienza. Chi firma è Aria.

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Non ho mai scritto su un blog e mi scuso fin da ora per eventuali errori o parole che potrebbero involontariamente offendervi. Parto dall’inizio.

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Guida Facile per Alleate Smarrite

di Antonella

Tempo d’estate. Tempo di Pride. Tempo di folle e follie arcobaleno nelle strade. Allora che si fa? Si va, giusto? Giusto. Però. Premetto che ho molti amici etero, però io per certe cose vi confesso che sono un po’ all’antica. Tipo: se proprio vi scappa di appoggiare le lotte del movimento glbtqia+, sarà bene che facciate un minicorso accelerato di bon ton per brave attiviste.

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Ho uno stalker e non so più cosa fare

Lei scrive:

Cara eretica,
Sono una ragazza di 19 anni e ti scrivo per condividere una mia esperienza, sperando che possa aiutare altre ragazze nella mia stessa situazione, come molti tuoi post hanno fatto con me. Io vivo e studio a Dublino da un anno : ho la fortuna di poter vivere questa esperienza grazie alla mia famiglia, che crede fermamente in me e che mi supporta da sempre nel raggiungimento dei miei obbiettivi.

Al mio primo anno di college ho conosciuto un ragazzo: siamo diventati amici, abbiamo formato un duo ( studiamo entrambi musica) e dopo un paio di mesi ci siamo messi insieme. Ero affascinata dalla sua sicurezza e dalla sua voglia di fare, condividevamo grandi ambizioni e questa è una qualità che ho sempre ritenuto molto importante nelle persone. Tuttavia, lui ha pian piano dimostrato di essere una persona possessiva: all’inizio non ho dato molta importanza a questi eventi sporadici, fino a quando durante un litigio ( avvenuto a Marzo) nato da un’ incomprensione banale, lui mi ha messo le mani sul collo. Io l ho fermato all’ istante senza che potesse fare nient’altro e me ne sono andata, totalmente sotto shock per quello che era successo, urlandogli che chiaramente fra noi era finita.

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#aborto – mia figlia ha rischiato di morire a causa degli obiettori

Cara Eretica, vorrei partire con un vaffanculo rivolto alle persone che fanno terrorismo psicologico sull’aborto. Un vaffanculo sincero da parte di una madre che ha rischiato di perdere la propria figlia grazie a medici obiettori e al personale sanitario colluso con la loro volontà. Mia figlia è stata braccata fin dall’inizio. No choice a ore sedici, no choice a ore tre. Succedeva ogni volta che mia figlia usciva fuori dal consultorio. Hanno fatto quello che fanno di solito. Frasi melliflue condite di ricatto per poi passare alle minacce. Dio ti fulminerà, sei una ragazza vuota, fatti visitare da uno psichiatra, vivrai una vita piena di rimpianti, potresti anche pensare al suicidio.

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Più che sopravvissuta sono una guerriera. Una tra le tante

Cara Eretica, c’è stato un tempo in cui cercavo me stessa in ogni notizia di cronaca, quasi a dimostrare che quanto mi era accaduto fosse reale. Quasi a dimostrare quanto avessi ragione a sentirmi una vittima. Tante donne spezzate e con gli sguardi da sopravvissute, donne delle quali si descriveva l’aspetto, le abitudini sociali, sminuendo la faccenda. Il titolo faceva più o meno così: “Tragica morte a xxxxxxxx per gelosia” oppure “Delitto passionale a xxxxxxx”. Più rispetto si dimostrava soltanto nel caso in cui lei, la vittima, fosse una fervente cattolica, buona madre e buona moglie. In tal caso si parlava di inspiegabile raptus. Anch’io ero stata vittima di un quasi “delitto passionale”. Non capivo dove fosse la passione ma sopravvissi con qualche costola rotta, la trachea quasi a pezzi e il terrore che potesse accadere ancora.

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Ancora una storia di violenza sessuale dentro uno spazio occupato

Questa è la storia di una ragazza che ha subito una violenza all’interno di uno spazio occupato. Di nuovo si pone il problema: in uno spazio occupato si sceglie di non avviare una discussione antisessista e di isolare la vittima invece di supportarla. Con tanta solidarietà a lei pubblichiamo quanto ci ha scritto. Buona lettura!

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È la notte tra il 22 e il 23 giugno. Al di fuori dello spazio occupato nel quale sarei rimasta per fare i turni in difesa da un eventuale sgombero, scoppia una rissa tra due dei compagni che erano rimasti per il mio stesso motivo e altri tre individui con cui avevano passato la serata. La rissa si conclude nel giro di poco, i tre se ne vanno, uno perde sangue dalla bocca, forse un dente rotto. 

Insisto per ribarricare, la sento come una responsabilità prioritaria, ho già fatto l’errore di non barricarmi dentro una volta, non voglio ripeterlo, “già mi considerano un’incapace così”. [Read more…]

Quando l’aborto era clandestino: storie da non dimenticare

Lei scrive:

Quando ancora la gravidanza era vissuta come un obbligo, con la vergogna e lo stigma destinati solo alle donne, ogni rapporto sessuale per me era un incubo. Iniziavo senza problemi, lo ritenevo un mio diritto, una mia libera scelta, ma poi mi tornavano in mente tutte le ragioni che mi obbligavano a sentirmi in trappola. Usare la pillola era un po’ come dichiarare che io fossi una zoccola e sperare nella capacità dell’uomo di tenermi al sicuro era più un atto di fede che una certezza assoluta. Il tempo di cui vi parlo è relativamente recente. Pensate che l’aborto legale è un diritto solo da poco e che lo è diventato grazie alle tante donne che hanno macchiato di sangue e dolore il percorso di liberazione.

Quando chiedevo se lui avesse un preservativo in tasca mi rispondeva che non aveva voglia di usarlo perché limitava il (suo) piacere e poi, d’altro canto, il fatto di non usarlo doveva essere ritenuto come un complimento rivolto a me. Solo con le zoccole il preservativo era un obbligo, perché considerate sporche e malate. Ma io, ragazza per bene, non avevo quel genere di problemi e dunque il fatto che lui non usasse il preservativo diventava una sorta di lusinga, un riconoscimento per le mie virtù.

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