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Avete ragione: a voi il menspreading e a noi il “#womenspreading rivendicativo”. #Riprendiamociglispazi!

Sul menspreading e contestazioni varie ci è arrivato un intervento – decisamente contro – argomentato in maniera civile. Codesto tipo di interventi non solo non sono per noi fonte di problemi (non è l’opinione diversa che induce il ban ma l’insulto e la polemica sterile), ma sono anzi uno stimolo che ci porta a rispondere punto per punto e a raccontare il nostro punto di vista. Con l’invito a usare lo stesso tono invitiamo perciò ad una bella e interessante discussione che, per quel che ci riguarda, vorremmo portare avanti cambiando prospettiva. Non più un “chiudi le gambe” riferito agli uomini ma, anzi, “apri le gambe” alle donne che vogliono sovvertire la cultura del “siediti da signorina, composta e a cosce chiuse” con una rivendicazione mirata alla riappropriazione dei nostri spazi. Ecco l’intervento e poi a seguire trovate la nostra risposta/proposta. Buona lettura!

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Trans Ftm: “vorrei adottare un bambino”. Risposta: “fatti ingravidare”!

Lui scrive:

“Ciao Eretica e altri, eventuali, admin della pagina. Vi scrivo perché non so dove altro andare a rifugiarmi, perché ho bisogno di sfogare, di ricevere consigli, di parlare. Perché più ci penso, più mi sento triste, solo, dilaniato.

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Io genderqueer: ho bisogno del femminismo perchè

L*i scrive:

Cara Eretica, la tua pagina e le persone che vi scrivono offrono tanti spunti di riflessione a cui vorrei dare un contributo, e oggi ho deciso di lasciarti un messaggio in veste di sfogo.
In ogni caso, mi piacerebbe rimanere anonimo.

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Chi ha paura di una storia di violenza e sete di libertà?

Oggi è successa una cosa per nulla inusuale. Pubblico una storia di una ragazza che chiede supporto, solidarietà, aiuto. Qualche maschilista, o molti, probabilmente galvanizzati dalle varie campagne denigratorie di sessisti che ci vorrebbero far chiudere e da giorni attaccano, insultando, la pagina (salvo poi piagnucolare in privato per chiedere la rimozione del ban) e chi la gestisce, l’hanno segnalata. Risultato: nel giro di poche ore la storia è sparita e mi viene notificato il motivo della censura: istigazione all’odio. Odio contro chi? Non si capisce. I maschilisti leggono una storia di violenza e abusi e ritengono che sia istigazione all’odio contro il “maschio”. Molti erano i commenti, cancellati anch’essi assieme al post, di supporto, consigli, calore, affetto, altre testimonianze giunte alcune in forma pubblica e altre in privato (che le ho girato come richiesto). Chi ha segnalato la storia e l’ha fatta rimuovere ha fatto cancellare tutto questo patrimonio di meravigliosa e collettiva solidarietà reciproca.

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Mi chiamavano “femminiello”

Lui scrive:

Ciao,
non so esattamente cosa sto scrivendo, né a chi sto scrivendo, ma sento l’urgenza di buttare fuori un po’ di rabbia perché potrei soffocare, stasera più che mai. Chiedo scusa a chiunque stia, in questo momento, dall’altro lato dello schermo perché forse ha di meglio da fare che leggere lo sfogo di uno che ha imparato tardi anche ad allacciarsi le scarpe e non ha mai imparato a difendersi dalle parole. Questo non è il mio vero nome e, naturalmente, questo non è il mio vero contatto. Ciò mi permette, forse per la prima volta in tutta la mia vita, senza timore, né imbarazzi, di raccontare un po’ di cose, di sputare un po’ di veleno e pregare di guarire, anche solo per un paio di ore, perché sono [Read more…]

Sul vecchio professore molesto

Lei scrive:

Ciao Eretica.
Vorrei restare anonima.
Ho letto una lunga lettera che hai pubblicato qualche giorno fa, da parte di una ragazza che denunciava lo stupro ripetuto commesso dal proprietario di un cinema che lei frequentava, un uomo plurisettantenne noto e stimato per la sua cultura anche tra le sue amicizie, che lei non aveva mai denunciato per un grande senso di oppressione e vergogna che provava.

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Di militanza e movimento ai tempi dell’amore sbagliato

Lei scrive:

Cara Eretica,
ti scrivo per mettere a conoscenza tutti coloro che ti seguono della mia storia, che parla di lotte, militanza e movimento in un amore pericoloso e nocivo. Ti chiedo di mantenere il mio anonimato, nella maniera più assoluta. Non so se questa storia servirà a qualcuno; spero di si, ma sicuramente serve a me per mettere nero su bianco alcune cose.
Ti racconto una storia di vigliaccheria.

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Complessi e desideri di un uomo gay

Lui scrive:

Ciao Eretica, ho pensato a lungo se scriverti o meno, ma alla fine non ce l’ho fatta, avevo bisogno di parlare con qualcuno. Sto male. E la cosa più difficile è che non so proprio da dove cominciare senza rischiare di diventare confusionario o poco chiaro. Però sto male, e devo pur cominciare da qualcosa. Leggo ogni giorno le testimonianze di tutte le persone che ti scrivono raccontandoti di quanto gli stereotipi e i pregiudizi abbiano pesantemente inciso sulle loro vite e quanto si sentano sole e afflitte per questo. Io mi sento uno di loro. Ho quasi 30 anni, ma il rapporto col mio corpo e la mia omosessualità va sempre peggio, contrariamente a quello che mi aspettavo quando mi sono accettato verso i 20. Non so effettivamente se la mia omosessualità sia “nata” con me o se sia la conseguenza del pessimo rapporto che ho avuto col mio corpo sin dall’infanzia, e so che probabilmente molti inorridiranno di fronte a quest’ultima affermazione, ma ad oggi non so più che pensare.

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Storia di uno stupro mai denunciato

Lei scrive:

Cara Eretica,
ti scrivo piangendo, con la rabbia che dall’utero sale allo stomaco e alla gola, e che finalmente – dopo sette anni – trova il coraggio o la stanchezza per scorrere dalla gola fino alle dita e uscire così in forma di lettera a te e a tutte le persone che vorranno leggermi.
Ringrazio te per il blog che hai aperto, ringrazio chi me ne ha parlato, ringrazio tutte le persone che hanno condiviso le proprie storie su questo blog perché è anche grazie a tutt* voi se adesso sto scrivendo anch’io: mi avete insegnato a non giudicarmi, mi avete insegnato a guardare la realtà per quella che è e a chiamare le cose e le persone per quello che sono.

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