Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Ti sei accorto di avermi stuprata? No, ma lo hai fatto!

Lei scrive:

Ti sei accorto di avermi stuprata?
Vorrei guardarti negli occhi e chiedertelo, per poi farti male, farti tanto male quanto tu ne hai fatto a me, perché la risposta la so benissimo ed è che no, non te ne sei accorto.

Sono andata a ballare e mi sentivo bella, anzi, bellissima. Per la prima volta dopo tanto tempo mi sentivo sexy e forte, mi sentivo padrona di me stessa e sentivo che era una mia scelta essere guardata, che se qualcuno avesse superato il limite non avrei avuto problemi a respingerlo.
Mi sono sentita così e poi mi hai ricordato perchè è una sensazione tanto rara.

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La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Le ingenuità di MalaRazza

In questi momenti di disoccupazione mi vengono in mente cose che mi ricordano per lo meno ciò che sono o ciò che ero. Adesso mi sento avvilita e invidio lui e il suo modo di ritrovare la calma dando perfino un nome ai malesseri psicosociali che ci rendono quel che siamo. A volte disadattati e altre volte solo rassegnati. Calma a tempo, perché appena arriva l’attimo sputa un vaffanculo su un commento facebook e poi chiude tutto e va a cercare notizie sullo sport.

In altri momenti avrei avuto la forza di fare cose in maniera decisa, con una determinazione da guerriera. Prendi il momento in cui stavo muso a muso con un tale che non voleva farmi entrare in un raduno per campeggiatori di sinistra. Una di quelle cose che organizzi assumendo un fascista come buttafuori. “Perché non parli tu?” – diceva rivolgendosi al mio amico. E faceva finta di non sentirmi. “Di’ alla tua ragazza di fare silenzio”. E lì, all’unisono: “Non è la mia ragazza” – “Non sono la sua ragazza”. Machista di merda. Vuol parlare con l’uomo. Io non valgo niente? Mi senti? Sono qui. Alla fine abbiamo scansato le botte perché si sono decisi a chiamare uno dell’organizzazione.

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Antisessismo, Attivismo, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Compagni. Antisessisti. Talvolta un po’ machisti

Lui scrive:

Ciao. Volevo condividere con voi questa riflessione, pregandovi di restare anonimo. Un po’ perché non voglio catalizzare l’attenzione su di me, non voglio essere riconosciuto da chi mi conosce e spero che non accada in caso di pubblicazione, perché non lo reputo importante e perché mi vergogno parecchio, un po’ perché vorrei sapere se altri compagni si sono mai trovati in situazioni simili, e cosa ne pensano. Vorrei che un fatto personale venisse collettivizzato.

Cerco di farla breve, perché il contorno, lo scenario, non è così importante. Soprattutto, non è così extra ordinario. Basti sapere a chi legge che nella mia città da diverso tempo un gruppetto di resident* ha preso di mira diverse famiglie rom che avevano parcheggiato i loro camper in un parco pubblico. Nei mesi passati le azioni contro le famiglie rom hanno assunto tratti al limite del terrorismo politico, nel senso letterale della parola: blocchi stradali conditi da insulti e minacce, intimidazioni, aggressioni verbali e fisiche. La destra più becera ha cavalcato, e continua a cavalcare più o meno nell’ombra, questa situazione. Tra solidal* si è deciso di indire un presidio a sostegno di queste famiglie. Tutto bene fino a qui: il classico “presidio antifa”. Noi da una parte, loro dall’altra, le guardie in mezzo. Una situazione, questa sì, ordinaria: qualche intervento al microfono, un po’ di musica, sberleffi da una parte e dall’altra. In generale, un presidio che mi lascia con l’amaro in bocca, con un prurito di sconfitta, una sensazione di non aver saputo ribaltare i rapporti di forza, fatto indispensabile a impedire nuove iniziative razziste.

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MalaRazza e la disoccupazione

La povertà non è uno stato d’animo. Non si tratta di trascuratezza o di degrado soggettivo. Così vogliono farvi credere quelli che vi consegnano la colpa di essere poveri. Io sono povera e non è colpa mia. Non sono in grado di pagare la bolletta della luce a fine mese, spero solo che non la taglino. Il gas posso ancora usarlo ma quando finiscono i soldi che avevi messo da parte per i tempi bui, quelli in cui non avresti trovato lavoro, quei tempi bui si affacciano alla tua vita e tutto succede una cosa dietro l’altra, una disgrazia dietro l’altra. Ti senti un’accattona mentre giri per uffici a verificare le tue possibilità. Torni a casa con la rivistina che trovi da qualche parte dove stanno scritte le offerte di lavoro. Poi scopri che non c’è una vera offerta di lavoro in nessuna delle pagine attentamente sfogliate. La tragedia è che non si può fare diversamente. Non hai alternative a meno che non ti metti a rapinare banche e anche per quello ci vuole un talento che non ho.

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Io stuprata da un branco perché bisessuale

Lei scrive:

Ciao Eretica. Non è la prima volta che scrivo; la mia storia è un po’ lunga, spero qualcuno avrà voglia di leggerla comunque. Ho subìto violenza sessuale e non solo purtroppo più volte nella mia vita. Ho subito violenza da piccola e anche durante l’adolescenza ci sono stati degli episodi di abuso. Ho avuto alcune storie tra i 15 e i 16 anni in cui ho fatto sesso volontariamente ma sono sempre stata trattata male e con brutalità. Sono bisessuale ma anche il mio approccio al sesso omosessuale è stato compromesso per sempre da una violenza di gruppo pochi mesi dopo essermi messa con una ragazza che ho amato da morire.

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Segnalare l’omosessualità di un paziente su un referto medico è un’offesa che alimenta omofobia

In questi giorni sulla nostra pagina c’è stata una accesissima discussione a proposito del referto medico che riportava l’omosessualità del paziente.

Che i commentatori e le commentatrici se ne rendessero conto o meno hanno commesso un grosso errore. Hanno deciso di sostituire la propria voce a quella di coloro i/le quali venivano direttamente coinvolti e si sentivano feriti da questo documento. Persone che “ho amici gay” hanno pensato bene di spiegare come fosse plausibile una schedatura di orientamento sessuale in un documento medico si sono scontrate con quell* che alla fine hanno deciso di denunciare in prima persona il fatto che essere ally, alleati delle lotte lgbt, non legittima assolutamente il fatto che questi ultimi possano esprimersi al posto di chi quelle lotte le compie sulla propria pelle. Continua a leggere “Segnalare l’omosessualità di un paziente su un referto medico è un’offesa che alimenta omofobia”

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Quando le forze dell’ordine scoraggiano le denunce di violenza di genere

Lei scrive:

Ciao Eretica, ho riflettuto molto se raccontare la mia storia o meno, ma alla fine ho deciso di condividerla, sperando sia di trovare conforto, che magari, di darlo.
La mia non è stata una vita facile, ho avuto problemi in famiglia fin da piccola e durante l’adolescenza ho iniziato con l’autolesionismo. Solo da qualche mese, quasi trentenne, ho iniziato a farmi seguire da una psicologa, a seguito della storia che sto per raccontarti.

Sono stata per molti anni con un ragazzo che stava dall’altra parte dell’Italia, mi fidavo di lui, lo consideravo l’amore della mia vita. Facevamo progetti, fantasticavamo sul futuro e così via.

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MalaRazza e il politico molesto

Ho lavorato per qualche anno come impiegata in un gruppo politico. C’era un deputato, tutto slogan cristiani al mattino e famiglia ore pasti, che cominciò a strofinarsi su di me quasi per caso. Non avevo capito ma, poi, un giorno, mi aspettò nell’atrio, dove stava la fotocopiatrice, e approfittando del fatto che tutti fossero in pausa pranzo si avvicinò a me, mi avvinghiò e mi costrinse a sentire da vicino il suo alito di sessantenne mentre mi dava un bacio sulla fronte. Era eccitato, gioioso, io rimasi paralizzata. Non dissi nulla. Eppure ero stata in grado di difendermi in passato ma erano miei pari e non miei datori di lavoro. L’atteggiamento ambiguo e viscido di un datore di lavoro è quello che sicuramente spinge una donna molestata ad avere il terrore di denunciare. Se lo fai ti licenziano. Se non lo fai vuol dire che ci stai. Se lo fai gli altri possono dire che te la sei cercata, vestita com’eri. Se non lo fai significa che sei disponibile.

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