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Cinquanta sfumature di nero: una noia mortale!

::avviso spoilerone::

 

Cinquanta sfumature di nero. Una noia mortale. Sei mia, sono tua. Sei mio, sono tuo. Se resisti e dici di No lui insiste ed è questo che farà di te la donna da sposare. Stereotipi ricalcati a mano su un foglio che vede il deserto totale di parole. Per lo più scopano, bene, si direbbe. Ai protagonisti della storia piace. Lui passa dalla necessità di una sottomessa a inginocchiarsi per chiedere di sposarla. Ruotano attorno a loro personaggi pazzi, malati, violenti. La vera violenza è altrove giacché lui, invece, è solo mutilato nei sentimenti a causa di una infanzia difficile e di una maestra di scopate che continua a interferire nel suo presente.

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Ho abortito e non sono stata trattata con umanità

Lei scrive:

Ciao, sono una ragazza di 22 anni, fidanzata da 2, studentessa universitaria da 3. Cinque mesi fa, agli inizi delle vacanze estive, mi accorgo di un ritardo. Presa dal panico effettuo un test (ero sempre stata molto attenta e l’idea di una gravidanza non mi era passata manco per l’anticamera del cervello): positivo. Da lì inizia il mio inferno, non mi sentivo assolutamente pronta a tenerlo e a differenza di quanto la gente si aspetti non ho avuto molti dubbi sul da farsi, appena ho visto le 2 linee comparire tra me e me mi sono detta: non puoi portare avanti una gravidanza ora. Sono andata al consultorio dove sono stata trattata come una beota, mi sono sentita in colpa anche solo di aver pensato che l’aborto fosse una buona mossa.

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Stuprata a sette anni: mi racconto, per guarire

Lei scrive:

Cara Eretica,
Inizio pregandoti di farmi restare anonima, e sperando di non annoiarti con questa lunga storia, che è il mio modo di denunciare il mio passato, e ciò che oggi resta non denunciabile, a causa di una cultura che rende molto difficile il farlo, ma soprattutto a causa della mia vigliaccheria.

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La violenza negata e la rimozione sociale

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Lei scrive:

Cara Eretica,

amo moltissimo mio marito. non immagino la mia vita senza di lui. è il mio migliore amico, il mio partner, il mio amante, la mia famiglia. lo amo tanto eppure l’ho picchiato. ho esercitato violenza su di lui per evidenti sciocchezze. adirata per la maniera in cui poneva un quadro su un chiodo, per il soffritto troppo fritto, per la sua maniera di abbracciarmi e volermi bene. l’ho reso insicuro, l’ho rimproverato di cose che neppure pensavo sbagliate. l’ho preso a pugni, ho sbattuto forte la mia mano sulla sua faccia, la sua schiena, e lui non ha fatto niente. o meglio, reagiva, un po’, urlava, e io urlavo, si allontanava, scagliava pugni al cielo, restava in disparte, crucciato, a volte mi chiedeva perfino scusa, e io mi odio per questo. come ho fatto, io, che credo di odiare la violenza sulle donne più che qualunque altra forma di violenza a infliggere altra violenza, la medesima, su di lui?

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#ShortsPerTutt* – la perfida grassofobia del branco sessista

Dopo gli insulti alle donne che hanno inviato foto in cui non sono depilate ecco una serie di insulti a chi osa mostrarsi se pur non nel peso che altri vorrebbero. Il branco mette alla gogna e galvanizza altr* che arrivano sulla pagina di Abbatto i Muri a insultare una ragazza coraggiosissima che si è mostrata raccontando la sua paura, le sue sofferenze, la sua scelta, coraggiosa, di aver comprato e indossato per la prima volta un paio di shorts. Gli insulti potete leggerli sotto, e dato che non va bene che li legga solo lei, recuperando una ferita ad ogni parola crudele, ad ogni frase perfida, scritta da uomini e donne, allora li mettiamo in condivisione affinché tutt* possiate rendervi conto come funziona e da cosa parte il cyberbullismo.

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L’abuso in un rapporto tra due ragazze

Lei scrive:

Durante i primi anni delle superiori stavo con una ragazza, era splendida: occhi enormi, intelligente, con molti interessi in comune e soprattutto la prima persona che ricambiasse i miei sentimenti.
Durante il primo periodo andava tutto divinamente, le ubbidivo in qualsiasi cosa, ero totalmente e sempre a sua disposizione perché quello era il mio modo di dimostrare lealtà e affetto.

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Non sarò più complice

Lei scrive:

Cara Eretica,
ti scrivo per condividere questa mia esperienza di violenza psicologica in una relazione, troncata prima che gli effetti fossero devastanti.

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Violenza psicologica e dipendenza nella mia relazione

Lei scrive:

Cara Eretica, ti scrivo dopo aver letto il post della ragazza vittima di violenza psicologica da parte del suo compagno.

Nella mia storia gli episodi di violenza psicologica si sono susseguiti nell’arco di un lungo tempo, con l’unica differenza che allo stesso tempo io e lui siamo stati, reciprocamente, vittime e carnefici. [Read more…]

Mi violenta psicologicamente ma non posso stare senza di lui

Come spesso succede quando qualcun@ racconta su questo blog pezzi di vita scomodi, non facili da comprendere e rigettati dalla lineare narrazione pubblica, si toglie il coperchio ad una pentola con l’acqua in ebollizione, e dunque eccovi una delle bolle. Noi non possiamo fare altro che ascoltare.

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Se lui si vendica, ti spoglia in pubblico e racconta del tuo disturbo “mentale”

Donna: né sottomessa né devota. Ti amo libera, bella, pazza.

Donna: né sottomessa né devota. Ti amo libera, bella, pazza.

Lo stigma negativo che pesa sulle persone affette da disturbi “mentali” impedisce, ancora oggi, il fatto che queste persone possano rivendicare il diritto di raccontarsi senza filtri, senza temere alcuna ripercussione. Mostrare la propria fragilità, soprattutto sui social dove c’è di sicuro qualcun@ pront@ a bullarsi di te, è un’azione estremamente coraggiosa anche se, a parte alcune magnifiche scrittrici e poetesse che hanno mostrato la propria malattia mentale come magnifico pregio che contribuiva a realizzare il loro genio creativo, pochissime persone la compiono. La malattia mentale, come fossimo tornate indietro ai tempi pre-Basaglia, è ancora, anzi, lo è forse di più, quello che ti squalifica, che determina la tua marginalizzazione, che provoca fobie. Mostrare la propria malattia mentale, in pubblico, è come spogliarsi, completamente, avendo il coraggio di mostrare tutte le proprie imperfezioni. Ma non sono forse le imperfezioni che la gente perfida attende di vedere per ferirti e bullarsi di te, fino quasi a indurti al suicidio?

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