Culture, Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Donne nascoste: la malattia difficile da svelare

Tra le donne più isolate e quindi più nascoste ci sono quelle affette da disturbi mentali. Ancora oggi vi sono famiglie che si vergognano della condizione delle loro figlie e le inducono a sentirsi in colpa. Se la famiglia non le sostiene loro non chiederanno aiuto e anche se potranno farlo tanto non basterà a salvarle dalla direzione a senso unico verso la quale vergogna e colpa le conduce.

Vi sono situazioni in cui la donna che ha un disturbo mentale viene semplicemente ignorata o a lei viene data la colpa di essere diversa e anormale. Così la famiglia si protegge, attraverso la rimozione della responsabilità che dovrebbe assumersi. Lo stesso vale per la società che rimuove il problema spingendo le donne ad essere rinchiuse, nascoste, in luoghi in cui viene attuato controllo ovvero in piccole stanze di case in cui a loro non è consentito provare alcuna forma di speranza.

Tutte le donne che hanno avuto o attraversano periodi difficili vengono spinte a nascondersi. Si fanno male, di nascosto. Si abbuffano, di nascosto. Vomitano, di nascosto. Digiunano, di nascosto. Ingeriscono pillole, di nascosto. Piangono, di nascosto. Perché nessuno deve sapere, ne va dell’onore familiare e della reputazione di una rete collettiva che non sa sostenerle quindi ripiega sullo stigma. Sono le donne nascoste ad avere un problema, loro soltanto, non la società, non la famiglia, non gli amici, non i conoscenti.

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La posta di Eretica, Violenza

Soffri di malattia mentale e denunci di subire violenza? Ti danno della bugiarda!

Lei scrive:

Cara Eretica, sono bipolare e soffro di disturbi alimentari. Il mio ex mi ha fatta soffrire per anni con violenza psicologica che ha cancellato la mia autostima. Le donne non vengono credute quando stanno bene quindi avrei dovuto aspettarmi che io sarei stata trattata anche peggio. Ho detto al mio ex che mi faceva soffrire e lui ha negato. “Non ho mai detto o fatto…” e avrei voluto un registratore per le volte in cui mi ha dato della matta e poi ha negato di averlo detto. Credo che volesse passare per quello sensibile e attento ai miei bisogni e quando mi sono rifugiata da una mia amica ha iniziato a farmi stalking dicendo che ero io a cercarlo. È davvero facile far passare per matta chi viene giudicata tale persino negli ambienti sanitari. Soffrire di malattie mentali però non vuol dire essere stupide ma è più facile per chi ne soffre subire violenza.

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Antisessismo, La posta di Eretica, Personale/Politico, Violenza

Isolamento e manipolazione

Cara Eretica,

Mi sono trasferita in casa del mio compagno, su suo invito, e mai avrei immaginato cosa mi aspettava. Il trasferimento ha comportato l’abbandono di amici e parenti in una città in cui avevo solo lui. Ho cercato di fare amicizie ma lui mi seguiva e controllava e piagnucolava per il terrore di perdermi facendomi sentire in colpa se sfuggivo al suo controllo. A distanza di tempo è facile dire che avrei dovuto andarmene ma non è facile quando la manipolazione e il senso di colpa ti obbligano in una situazione che non riesci ad elaborare. Se per caso davo segni di stanchezza rilanciava, voleva sposarmi, stare con me sempre, poi si arrabbiava se il suo controllo veniva meno.

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Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica

Gaslighting: manipolazione violenta sulla tua memoria e percezione

E’ un termine recente ma neanche tanto. L’effetto è un calo della tua autostima, della fiducia in te stessa della fiducia in te. Si concepisce soprattutto attraverso relazioni in cui lui ha il controllo o comunque aspira ad averlo. Non c’è nulla che tu possa mettere in discussione che lui ti risponde: “non ho detto questo… hai capito male come sempre”. O “ti ricordi male come sempre… ti inventi le cose… non è mai successo …”. Queste sono palesi forme di gaslithting che introducono l’esigenza del carnefice ad averla sempre vinta. Lui ha sempre ragione e se non ce l’ha ti dice che tu hai inventato tutto, sei pazza, sei smemorata, nel frattempo ti sposta le cose, ti mette a soqquadro l’ordine della tua vita, ti controlla in tutti i modi possibili. Questa è violenza psicologica ed avviene ancor di più se sei in totale isolamento, se lui ti vuole isolata o se lo sei perché impossibilitata ad uscire. Esiste una relazione manipolatoria che ti può portare a isolarti e a non uscire più. Esiste, non credete, e quando lo fai presente ti dicono che hai bisogno dello psichiatra e che bastano farmaci. Salvo non riprendere il controllo della tua vita altrimenti lui ricomincia a martellarti. Cosa fare? Il centro antiviolenza è preparato ad affrontare questo? Spero di sì. Fate sapere. C’è chi chiede aiuto.

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Contrattacco maschilista: un racconto privato

Lei scrive:

“Cara Eretica, sto leggendo con molto interesse la serie di post sul contrattacco maschilista e vorrei contribuire con una riflessione che riguarda la mia storia personale. Sono cresciuta con i racconti di una mamma femminista e mi sono trovata a vivere in un mondo che regrediva per mentalità e cultura. Mia madre mi ha cresciuta dicendo che avevo diritto a diventare qualunque cosa volessi. Mi ha insegnato ad aver fiducia in me stessa, ha alimentato la mia autostima senza affliggermi con sue eventuali insicurezze. Non è perfetta ma ha fatto un gran lavoro con me e le sono molto grata per tutto ciò che mi ha insegnato.

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Personale/Politico

Limbo e un abbraccio alla sua amante

Oggi giornata tosta. Psichiatra, per le terapie farmaceutiche e psicologo per il resto. E nel frattempo attendo le decisioni sugli errori che il mio quasi ex sta compiendo. Su tutti i problemi che mi sta causando non ultimo lo stato di ansia e incertezza sul mio futuro dato che non vuole dirmi quando vorrà inoltrare istanza di divorzio. Ma so che mi ha tradito, conosco il nome e la faccia della donna con cui lo ha fatto, so in quale luogo si sono incontrati dunque a lei vorrei rivolgere un particolare saluto. Sapevi che mentre ti scopavi mio marito io ero sotto farmaci per una depressione e che quando mi ha comunicato di voler divorziare ho tentato il suicidio dal quale mi hanno salvato per il rotto della cuffia? Sapevi di essertelo scopato mentre ero ricoverata in un reparto psichiatrico dove sono finita per sua responsabilità data la manipolazione narcisista con la quale mi ha trattato negli ultimi anni? Immagino tu non sapessi tutto questo e dunque mi spiace per te e per questo incontro sfortunato. Non do a te la responsabilità di nulla e anzi se ti incontrassi ti saluterei e abbraccerei perché mi sei sorella. Il mio problema è con lui e il suo problema è con me. Intanto se non si decide ad avanzare delle proposte e a farmi sapere quanto tempo dovrò attendere per una sua decisione io resto nel limbo in cui mi ha costantemente tenuta. E da questo limbo in qualche modo io mi sottrarrò. Cercherò di capire se ci sono gli estremi per identificare la violenza psicologica, perché di quella ne ho patita tanta. E se pure lui non volesse più il divorzio e io volessi perdonarlo dovremmo ricominciare costruendo un intero palazzo di fiducia a partire dalle fondamenta. Se un uomo ti abbandona mentre hai più bisogno di aiuto che razza di uomo è? Lo dico alla sua presunta amante e lo chiedo a voi. Devo perdonarlo o andare avanti?

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Antiautoritarismo, Pensieri Liberi, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Cronache postpsichiatriche: contraddizioni politiche e dilemmi privati

Appunti per la mia autobiografia.

Gli anni ’90 fino ai primi anni 2000 non furono per me soltanto ricchi di cambiamenti sul piano pubblico. Cambiò radicalmente anche il mio modo di espormi alla vita pubblica. Da persona timida e piena di insicurezze mi improvvisai trascinatrice sociale. Quando salii sul palco di un comizio la prima volta le gambe tremavano ma poi tutto fu più semplice. Ero in grado di parlare di mafia in luoghi in cui la mafia era presente. Facevo nomi e descrivevo situazioni rischiose da un microfono rivolto ad una piazza di paese completamente vuota, con guardoni agli angoli delle strade e gente timorosa di esporsi che ascoltava dietro le finestre chiuse. Ero giovanissima e mi portavano ovunque per farmi esprimere la mia opinione sulle cose. Come un simbolo di rinnovamento, qualcuno mi definiva “eroina”. In realtà nessuno sapeva che ero cresciuta in un contesto familiare che mi terrorizzava e che affrontare a muso duro mafiosi e politici corrotti non era nulla in confronto. Avevo rischiato di morire per mano di mio padre e poi per mano del mio ex marito. Pensavo di aver già vinto la mia guerra e che nulla avrebbe potuto farmi ancora del male.

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C’era una volta la bambina e il nonno che le insegnava a far “pompini” ai grandi

Lei scrive:

Cara Eretica, ti scrivo perché vorrei condividere la mia storia in forma anonima (è importante, vorrei tutelare la mia sicurezza).

Da qualche settimana vedo andare in onda su canale 5 la serie “Non Mentire”, che racconta la vicenda di un’insegnante che viene stuprata dal padre di un alunno, il quale è un brillante chirurgo vedovo, ricco, bello, sempre misurato, sempre cortese, sempre professionale, sempre puntuale, sempre il migliore. La protagonista lo denuncia la mattina seguente, ma lui nega tutto. E in assenza di prove, e di fronte all’apparente candore dell’accusato, il caso non viene portato avanti. Con il proseguire della serie, seguendo le ricerche della protagonista e conoscendo meglio il presunto stupratore, si scopre che la facciata scintillante nasconde in realtà una personalità oscura. Si scoprono altre vittime, si scopre una metodologia fissa nel modo di orchestrare le aggressioni (nel caso specifico, lui usava il GHB per rendere le vittime incoscienti), e si scopre addirittura che era stato lui stesso a premeditare il suicidio della ex moglie.
Ecco, vedere tutto questo passare in tv mi ha fatto l’effetto di una bomba.

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#SessismoNeiMovimenti: il mio ex violento e i/le compagn* complici

Lei scrive:

Non è facile per me iniziare a parlare di queste cose dopo tutto questo tempo. So che le persone interessate si riconosceranno e non potranno più fare finta di non sapere. Senza dubbio la cosa può essere utile, anzi essenziale. Tanti si chiederanno perché ho aspettato tutto questo tempo, altri si chiederanno perché non l’ho fatto all’epoca. Stanno per avere risposte.

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La violenza invisibile: “Non avevo lividi. Era comunque un abuso”.

Stavo con il mio ragazzo solo da pochi mesi quando lui ha suggerito di andare a vivere insieme, in una zona in cui non conoscevamo nessuno: avrei potuto finire l’università vivendo della mia borsa di studio, mentre lui avrebbe lavorato. «È la cosa più romantica che mi abbiano mai detto», gli ho risposto. Avevo ventidue anni e lui ne aveva ventuno.

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Menopausa e narcisismo

di THELMA

Cara Eretica, ti racconto una storia che ritengo contenga utili spunti di riflessione.
Le vicende risalgono a questa estate ma alcune premesse sono indispensabili per la comprensione del racconto.

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Comunicazione, Critica femminista, Recensioni

Cinquanta sfumature di nero: una noia mortale!

::avviso spoilerone::

 

Cinquanta sfumature di nero. Una noia mortale. Sei mia, sono tua. Sei mio, sono tuo. Se resisti e dici di No lui insiste ed è questo che farà di te la donna da sposare. Stereotipi ricalcati a mano su un foglio che vede il deserto totale di parole. Per lo più scopano, bene, si direbbe. Ai protagonisti della storia piace. Lui passa dalla necessità di una sottomessa a inginocchiarsi per chiedere di sposarla. Ruotano attorno a loro personaggi pazzi, malati, violenti. La vera violenza è altrove giacché lui, invece, è solo mutilato nei sentimenti a causa di una infanzia difficile e di una maestra di scopate che continua a interferire nel suo presente.

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Ho abortito e non sono stata trattata con umanità

Lei scrive:

Ciao, sono una ragazza di 22 anni, fidanzata da 2, studentessa universitaria da 3. Cinque mesi fa, agli inizi delle vacanze estive, mi accorgo di un ritardo. Presa dal panico effettuo un test (ero sempre stata molto attenta e l’idea di una gravidanza non mi era passata manco per l’anticamera del cervello): positivo. Da lì inizia il mio inferno, non mi sentivo assolutamente pronta a tenerlo e a differenza di quanto la gente si aspetti non ho avuto molti dubbi sul da farsi, appena ho visto le 2 linee comparire tra me e me mi sono detta: non puoi portare avanti una gravidanza ora. Sono andata al consultorio dove sono stata trattata come una beota, mi sono sentita in colpa anche solo di aver pensato che l’aborto fosse una buona mossa.

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Stuprata a sette anni: mi racconto, per guarire

Lei scrive:

Cara Eretica,
Inizio pregandoti di farmi restare anonima, e sperando di non annoiarti con questa lunga storia, che è il mio modo di denunciare il mio passato, e ciò che oggi resta non denunciabile, a causa di una cultura che rende molto difficile il farlo, ma soprattutto a causa della mia vigliaccheria.

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La violenza negata e la rimozione sociale

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Lei scrive:

Cara Eretica,

amo moltissimo mio marito. non immagino la mia vita senza di lui. è il mio migliore amico, il mio partner, il mio amante, la mia famiglia. lo amo tanto eppure l’ho picchiato. ho esercitato violenza su di lui per evidenti sciocchezze. adirata per la maniera in cui poneva un quadro su un chiodo, per il soffritto troppo fritto, per la sua maniera di abbracciarmi e volermi bene. l’ho reso insicuro, l’ho rimproverato di cose che neppure pensavo sbagliate. l’ho preso a pugni, ho sbattuto forte la mia mano sulla sua faccia, la sua schiena, e lui non ha fatto niente. o meglio, reagiva, un po’, urlava, e io urlavo, si allontanava, scagliava pugni al cielo, restava in disparte, crucciato, a volte mi chiedeva perfino scusa, e io mi odio per questo. come ho fatto, io, che credo di odiare la violenza sulle donne più che qualunque altra forma di violenza a infliggere altra violenza, la medesima, su di lui?

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