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Foto di ragazze pubblicate su Instagram per qualche like in più

Lei scrive:

“Cara Eretica, Sono una tranquilla ma decisa ragazza di 15 anni, che come tutti i suoi coetanei è discretamente attiva sui social network. Normalmente utilizzo ciò che mi viene dato da internet nella miglior maniera possibile: condivido le mie idee, mi informo, mi confronto, osservo e cerco di essere il più pacifica possibile. Eppure, oggi ho visto una cosa che m’ha fatto gelare il sangue nelle vene. [Read more…]

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Alcune slide su Revenge Porn e Cyberbullismo

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Oggi presso un Liceo di Firenze, tra le altre cose (il percorso di NonUnaDiMeno, la Violenza di Genere) si è parlato di Revenge Porn e Cyberbullismo e abbiamo portato come contributo un insieme di slide di semplice lettura. Le condividiamo con voi [QUI il file pdf da scaricare] sperando possa esservi utile.

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Del contenuto della “Bibbia 3.0” si dice che sia una vera merda!

Inizia così: abbiamo parlato di foto sottratte a ragazze che le hanno consegnate a persone conosciute in rete o a fidanzati ora diventati ex. Le foto finiscono dritte in gruppi in cui le ragazze, bene che gli vada, vengono raggruppate sotto il thread #cagne o #troie. Come se fosse orribile di per se’ che queste ragazze esprimano la propria sessualità. Il ragazzo è ganzo, perfino l’ex fidanzato che pratica revenge porn è ganzissimo, e le ragazze invece dovrebbero coprirsi. La storia non sta così e abbiamo voluto dirlo con una campagna di comunicazione che invita le donne a essere libere perché il punto non sta nella loro presunta “colpa” per essersi scoperte ma nei reati commessi da uomini/ragazzi che amano violare la privacy di queste donne, fare cyberbullismo su di loro, obbligarle alla vergogna e istigare al suicidio, come è avvenuto per Tiziana Cantone. Ci chiediamo ancora perché mai questi ragazzi abbiano bisogno di questa prova di potere, uno stupro del consenso non dato alla pubblicazione delle foto, per farsi una sega proibita, quando esistono tantissimi spazi porno che potrebbero essere giusti per l’uso. In quegli spazi ci sono donne che hanno dato il consenso per il fatto di recitare in immagini e video. Ma la cosa non interessa ai divi della sottrazione di immagini e della violazione della privacy. Alcune ragazze ci hanno scritto per dirci che hanno denunciato la questione e che hanno dato il via a indagini che non sappiamo a cosa porteranno.

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Partecipate alla campagna: “IL CORPO E’MIO. Posso mostrarlo quando e a chi dico io. Non puoi mostrarlo come e a chi vuoi tu”

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Car*,
contro  la condivisione di foto senza consenso, il revenge porn e il victim blaming, contro qualsiasi forma di abuso digitale e di cultura dello stupro, oggi lanciamo la campagna “IL CORPO E’MIO. Posso mostrarlo quando e a chi dico io. Non puoi mostrarlo come e a chi vuoi tu”. Vogliamo dire che non abbiamo vergogna a mostrarci, che il sesso è gioco, piacere e rispetto, che rivendichiamo la libertà di scambiare immagini e filmati come, quando e con chi desideriamo, che vogliamo continuare a farlo senza temere che queste circolino in gruppi segreti, perché non siamo noi ad essere sporche, sbagliate o imprudenti.

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A proposito della Bibbia 3.0 (revenge porn e altri abusi online)

Lei scrive:

Ciao Eretica,
ti scrivo a proposito della cartella di foto (parla del revenge porn ndb.) di ragazze online. Sono una di loro.
Ho voluto dire la mia, perchè leggendo il post mi sono salite le sopracciglia fino all’attaccatura dei capelli e nonostante la temperatura polare, hanno iniziato a fumare il cervello e il cuore.
Vorrei ringraziare chi ci aiuta a denunciare. Grazie a ognuno di voi, siamo in tante, vorremmo essere di più. Non siamo tutte rassegnate, siamo quasi tutte furibonde, tranne le venti ragazzine che hanno inviato di proposito quelle foto: spesso minorenni, malate di like, convinte che per piacere si debbano mostrare le grazie, insultano se stesse e amano essere chiamate cagne, troie, essere contattate, sono forme di attenzione, e loro si devono sentire decisamente sole (proprio perché minori non devono essere incolpate e vanno aiutate ndb.), ma non posso salvare tutte, io sono una.

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Emis Killa e la canzone che legittima stalking e femminicidio

Ci sono cose che dovrebbero essere ben stigmatizzate perché rientrano in una mentalità piuttosto comune, fin troppo comune, e se dici in una canzone che lo stalking e il femminicidio è ok direi che non puoi aspettarti che chi ti ascolta e ti canticchia sappia distinguere. Non so chi sia, questo cantante di cui sento parlare solo ora, ma so che le parole:

“Ennesimo messaggio, dopo il “bip”
Ho provato a contattarti mercoledì
Perchè ho un amico che ti ha visto in centro
Che parlavi con uno e io non ci sto dentro
E no che non è mica detto che sia come penso
Ma da una settimana hai il cellulare spento

Lo so sono egoista
Un bastardo
Ma preferisco saperti morta che con un altro
(…)
Io che intaso di messaggi la tua segreteria
O che tu fai la scema in giro ma in segreto sei mia [Read more…]

Quando il sexting si chiamava sesso virtuale

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Perverse, corrotte, anime perse, dalla vagina slabbrata, scucita, per quelli che condannano l’infibulazione ma poi la praticano culturalmente raccontando di noi che dovremmo stare a vagine strette, cucite, sedate, quiete, giammai eccitate. Ci sono giovani ragazze che scrivono timorose, temono di perdere reputazione, amici, vita, perché un bel giorno hanno passato qualche foto ad un possibile oggetto di desiderio, perché anche le donne desiderano, non sono di certo passive, sapete?

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Dibattito su violenza virtuale e parole da spiegare

Carla scrive:

Dopo aver, come tutti, letto tanto, troppo, sulle vicende degli ultimi giorni, ho deciso di dare il mio modesto contributo, cogliendo gli spunti che mi venivano dal dibattito pubblico.

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A tredici anni ero vittima di pedofili della rete

Ciao Eretica,

in questi tempi di notizie agghiaccianti, ho deciso di prendere coraggio e di rendere nota qui sul vostro blog, anche la mia triste storia.
Una storia di una ragazzina di 13 anni, lasciata troppo spesso da sola in casa.
Mia madre aveva due lavori, il giorno presso la sua attività di bar e ristorazione, la sera, in cucina alla pizzeria di mio padre, suo ex marito.

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Per le vittime di Revenge Porn: dieci punti da tenere a mente!

Car*, usate i social, whatsapp e quel che volete per diffondere quello che scriviamo sotto. Potrebbe tornarvi utile:

  1. se sei minorenne e posti foto o video hard si tratta di pedopornografia. chiunque scarichi e condivida quel materiale può essere perseguit@ per possesso e diffusione di materiale pedopornografico. se sei minorenne e possiedi un cellulare che scatta foto e fa video ciò non ti dà il diritto di violare la privacy di qualcun@ solo per ottenere qualche Like su facebook.
  2. non è della tua vita sessuale che devi vergognarti, ma scegli bene le persone con le quali giocare e fare foto e video. non affidargli la tua vita, pretendi di essere tu a tenere foto e video, non lasciargli registrare nulla sul suo hard disk, perché se la storia tra voi finisce, comunque puoi essere vittima di slut shaming e revenge porn. se tu, partner, vuoi vedere foto e video della compagna di giochi non pretendere di averne il controllo, molla la tua posizione oppressiva, ricattatoria, di potere e falla sentire al sicuro.
  3. se giochi al sexting con uno sconosciuto ricorda che foto e video servono per identificarti, così come utilizzare il tuo nome e cognome o il tuo profilo facebook. diffida di chi vi chiede immagini e video in cui voi siete riconoscibili e pretendete sempre il rispetto per la vostra privacy. non mostrare il volto. e tu, partner. non pretendere che lei mostri il volto. mostra il tuo, se ti fa piacere.
  4. ricordate che qualunque cosa voi consegnate a persone che navigano in rete restano in mano a quelle stesse persone. che si tratti di conversazioni, immagini, foto e video, tutto può essere usato come materiale ritorsivo contro di voi.
  5. la pubblicazione di vostre immagini e video implica una serie di conseguenze. potreste perdere il posto di lavoro, potreste vedere allontanarsi amiche e amici, potreste vedere rivoltarsi contro di voi interi gruppi sociali, perché il moralismo impera e non c’è nulla di peggio che una sessualità svelata. queste conseguenze possono rivoltarsi contro chi diffonde video senza autorizzazione. perché c’è una parte sociale che scanserà come la peste gente del genere.
  6. nel caso in cui immagini e video saranno pubblicati, a parte usare gli strumenti che la legge vi offre – ben pochi in realtà, tra interventi della polizia postale, garante della privacy e un sacco di soldi e indagini per ricavare la fonte della pubblicazione – ricordate che l’arma migliore è la rivendicazione piena della vostra sessualità. voi siete persone sessuate. e dunque? cosa c’è di male? ci sono gruppi sociali che vi abbandoneranno? ne troverete altri e noi siamo tra questi.
  7. ci sono state donne che hanno risposto al revenge porn pubblicando autonomamente foto di se stesse nude, perché è importante che sia una vostra scelta e quando queste ragazze lo hanno fatto l’arma del ricatto, in possesso ai diffamatori, si è disinnescata e quelle donne sono diventate icone antisessiste. non è una scelta facile, non è per tutte, ma alcune lo hanno fatto e hanno disinnescato l’ondata di merda attirando su di se’ attenzione positiva di gente tanto migliore.
  8. è veramente difficile, pesante, dover gestire l’attenzione morbosa, cattiva, di gente che non conosci e che ti aggredirà per nulla. sappiamo che non è giusto che tu debba nasconderti quando sono loro a dover sparire dalla tua vista. ci sono tuttavia strumenti che in tante utilizziamo e che i social, altrimenti complici del cyberbullismo e del cyberstalking nei nostri confronti, devono consentire, facebook incluso: chiudete il vecchio profilo e createne uno nuovo con uno pseudonimo. bannate chiunque vi aggredisca. fate screenshot di tutte le offese e costruite nuove relazioni che vi ripagheranno del tempo di isolamento. confidate nel fatto che esistono persone belle ovunque e che basta solo chiedere aiuto e vi saranno moralmente vicine. e ricordate che la vita reale, le relazioni reali, sono altro, spesso, rispetto a quelle virtuali. non lasciatevi ossessionare dai commenti perfidi. spegnete il computer, non perché essi miracolosamente spariranno, ma perché per voi prendere distanza è utile a non deprimervi.
  9. noi ce ne freghiamo del fatto che tu abbia messo in giro foto o video in cui – udite udite – mostri di essere sessuata. ci piaci, ti riteniamo fantastica, meravigliosa, non sei sola. vieni a trovarci e togliti dalla mente l’idea che sarai sola a gestire tutto quanto. tante tra noi ci sono passate, nel mondo reale o virtuali, qualunque cosa ci abbia coinvolto sessualmente, ci ha restituito quintali di merda sessista e stigmi e lettere scarlatte. le portiamo con orgoglio. siamo puttane, troie, zoccole. siamo meravigliose così.
  10. quando pensi che tutto è perduto e che non ce la fai a gestire le reazioni orribili e perfide di chi ti istiga al suicidio immagina a tante altre persone che puoi conoscere e avere vicine se solo parlassi di quello che ti succede. non sei tu a doverti vergognare ma i tuoi persecutori. dicci tutto, perché non hai colpe, non devi vergognarti, e noi ti difenderemo, perché i social sono anche il nostro spazio di frequentazione e non solo la casa di gente di merda. Noi siamo molt* di più, credimi.

Ti aspettiamo.

Scrivici, che tu sia un genitore, un familiare, la persona stessa coinvolta che subisce angherie online, per quel poco che noi possiamo fare, dopo esserti rivolta a istituzioni che possono seguire il tuo caso e a qualcuno che ti dia un supporto psicologico competente, responsabilizza ciascun@ di noi, ovvero le persone che stanno in rete, che hanno spazi sui social, che possono dire qualcosa e far diventare virale un messaggio.

abbattoimuri@grrlz.net

 

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