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#ClaudiaNonSeiSola: “ti chiedo scusa” – “perché nessuno ti ha chiesto ‘come stai’?”

Lei scrive:

Ho seguito tutti gli articoli su Claudia, e dopo tanto tempo trovo il coraggio di dire due parole.

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Storia di uno stupro mai denunciato

Lei scrive:

Cara Eretica,
ti scrivo piangendo, con la rabbia che dall’utero sale allo stomaco e alla gola, e che finalmente – dopo sette anni – trova il coraggio o la stanchezza per scorrere dalla gola fino alle dita e uscire così in forma di lettera a te e a tutte le persone che vorranno leggermi.
Ringrazio te per il blog che hai aperto, ringrazio chi me ne ha parlato, ringrazio tutte le persone che hanno condiviso le proprie storie su questo blog perché è anche grazie a tutt* voi se adesso sto scrivendo anch’io: mi avete insegnato a non giudicarmi, mi avete insegnato a guardare la realtà per quella che è e a chiamare le cose e le persone per quello che sono.

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Mi trucco e mi vesto come voglio: non per questo sono una “nuova donna”

Lui scrive:

“Ciao Eretica, seguo spesso la pagina e volevo condividere un piccolo sfogo circa i miei pensieri e il mio vissuto. Ho sentito spesso ( anzi, spessisimo ) la frase “gli uomini sono le nuove donne“, e spesso questo splendido slogan l’ho paradossalmente sentito pronunciare da ragazze che generalmente si sentono femministe.

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Stuprata: mi sento sporca, interrotta, in colpa

Lei scrive:

“Ciao Eretica,
inizialmente desideravo scriverti per raccontarti di un’esperienza magnifica vissuta l’8 Marzo: sono una studentessa fuori sede al primo anno e sono passata dall’ambiente di un paesino chiuso e bigotto ad un ambiente di larghe vedute e ricco culturalmente che è la città in cui vivo. Sfortunatamente non ho potuto prendere parte alla giornata dell’8 Marzo per motivi di salute (per nulla gravi) ma ho avuto il piacere di assistere al corteo del pomeriggio: che dire?

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#ProstituzioneMinorile #Parioli: perché si impone la rieducazione “morale” della vittima?

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Ricordate la vicenda delle adolescenti parioline che si prostituivano e degli uomini adulti che pagavano servizi sessuali resi dalle ragazze? Una prima conclusione possiamo vederla con una bizzarra sentenza che, in fin dei conti, rivela un grave paternalismo, una forma sostanziale di abolizionismo, con conseguente colpevolizzazione della vittima e una maniera orrenda di spostare l’attenzione su questioni di morale e di decoro ragionando di “dignità della donna”. La sentenza condanna un adulto a due anni di pena e a risarcire la ragazza con l’acquisto di trenta libri e due dvd – scelti dalla giudice – che parlano di femminismo, di battaglie femminili, di quel che dovrebbe costituire un bagaglio culturale del quale tutti dovrebbero usufruire, condannato incluso.

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Cyber assassini e ostracismo sociale: la “colpa” di essere vittime!

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di Edoardo McKenna

Uno storico una volta disse che la strage alla Banca dell’Agricoltura, la “madre di tutte le stragi” che nel 1969 aprì la strada agli Anni di Piombo, rappresentò per gli italiani la perdita dell’innocenza. Perché gli italiani scoprirono che lo Stato poteva uccidere. L’allucinante settimana che si è appena conclusa, tuttavia, ne farà certamente impallidire il ricordo, a posteriori. Perché in questa settimana gli italiani hanno scoperchiato un vaso di Pandora impensabile, si sono dovuti guardare l’ombelico, per scoprire che è la società italiana stessa ad essere assassina.

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Se un figlio pubblica un video hard di chi è la “colpa”?

Cara Eretica,

ieri sulla pagina facebook di Abbatto i Muri ho letto un post sulla ragazza che ha tentato il suicidio per il video pubblicato in cui lei faceva sesso. Ho letto anche il post sulla ragazza che ha raccontato i risvolti legali di una vicenda simile e di come lei si sia resa conto di dover smettere di sentirsi in colpa perché le piace il sesso. Io sono la madre di un ragazzo a cui piace il sesso, che ha fatto un video e lo ha postato per vantarsi con gli amici. Non voglio giustificarlo e non voglio neppure dare della zoccola alla ragazza. Voglio riflettere su quello che è successo perché è troppo comodo attribuire tutta la responsabilità solo ai genitori o al ragazzo stesso. Mio figlio è stato denunciato, abbiamo pagato avvocato e multa e io e mio marito non abbiamo mai detto a nostro figlio che aveva fatto bene. Gli abbiamo detto che era stato stupido, ingenuo e che non si devono superare certi limiti. Forse non siamo stati genitori ideali e ci assumiamo la nostra parte della responsabilità, ma questi figli sono bombardati da immagini di sesso e quando lui ci ha detto che lei era d’accordo a farsi filmare non abbiamo avuto dubbi: gli abbiamo creduto.

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#Stanford – Voce alla vittima di stupro: “Lettera al mio stupratore”

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Da Communianet.org (grazie a Saura Effe) a proposito di questa vicenda, riferita ad un ragazzo bianco, di buona famiglia, noto per le qualità sportive e il cui padre ha affermato che la condanna, se pur lieve, sarebbe troppo per una cosa durata “solo” “venti minuti”:

Pubblichiamo la traduzione della lettera scritta da una ragazza stuprata a Stanford, che è stata letta dopo la sentenza che ha visto l’incarcerazione (anche se con una condanna molto lieve) del suo stupratore e che è rimbalzata nelle ultime ore su diverse testate americane e britanniche. A precederla una nota introduttiva della traduttrice*.
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Inizio chiedendo scusa. Chiedo scusa perché tradurre questa lettera non è stato facile e perché la traduzione perfetta, purtroppo non esiste. Se qualcuno di voi volesse confrontare questo mio testo con la sua versione originale in inglese, troverà che in alcuni punti, viste le strutture grammaticali inconciliabili tra inglese e italiano, ho dovuto apportare qualche piccola modifica.
Vorrei qui dichiarare che nessuna modifica però è stata effettuata sul corpo semantico del testo, che anzi ho cercato sempre e strenuamente di rendere perfettamente, fino all’ultimo rigo. Il tutto perché volevo concedere a questa donna un altro po’ di giustizia, anche in una lingua diversa dalla sua, e far conoscere la sua storia anche a questo paese, che non è senz’altro estraneo ai casi di stupro.
Chiedo scusa inoltre per le mie imprecisioni, per gli errori che non escludo possano esserci stati. Ma da donna e da femminista mi sono dovuta interrompere più volte, per bere un sorso d’acqua, mettere il caffè sul fornello, per asciugarmi le lacrime. Spero però con tutte le mie forze di aver restituito un testo quanto più simile e vicino all’originale, autentico nel coraggio e nella forza della voce di questa donna.
Ad uso e consumo di tutte le ragazze del mondo.
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Ashley Olsen e il sessismo/razzismo di chi ne infanga la memoria

Dopo aver scritto il post, per rabbia ed esigenza di chiamare le cose con il loro nome, a bocce ferme vorrei tentare un’analisi della comunicazione, orrenda, che riguarda Ashley Olsen, tenendo conto di chi la veicola.

La tipologia di messaggi la conoscete già. Vederli uno dietro l’altro fa un certo effetto. Così ci consegnano l’umore dell’italiot@ medio che è pur sempre un sessista che giudica le donne in base all’onore o disonore che riguarda il loro fidanzato/marito e poi in base alla razza dell’uomo con cui vanno a letto. Volutamente ignari del fatto che le donne, in Italia, vengono ammazzate soprattutto da ex mariti, ex fidanzati, mariti, compagni, conviventi, Italiani, usano parole confortanti per se stessi, traendone beneficio e consolazione, attribuendo la colpa alla donna uccisa e all’uomo nero che l’ha ammazzata. Così si autoassolvono, in principio, perché l’italiano no, non le fa mica queste cose. L’italiano è no corna, no droga, no communisti, ovunque ne immaginino traccia, e soprattutto è bello che siano ‘taliani. Poi mi spiegherranno, costoro, come mai anche tra le file dei politicanti di destra troviamo sniffatori di cocaina, puttanieri che fanno festini aperti ai compagnucci di bordata e tutto quel che l’italioto medio giudica buono per il maschio e disonorevole per la femmina che, gira e rigira, sempre puttana è.

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