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Misoginia tra donne: una strategia patriarcale

Questo è un testo spagnolo che parla di misoginia e di donne che la veicolano. Testo in lingua originale potete trovarlo QUI. Per la traduzione grazie a Daisy Buglio, Lucìa Bonilla, Francesca di Marco, Valentina Lorenzelli.

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Ciao, ciao bambina: di molestie e desiderio di controllo

 

Lei scrive:

Ciao, ciao bambina – un ca**o.

Ogni giorno, prima di varcare la soglia del portone e affrontare il mondo, ho messo a punto un piccolo rito; stringendo il manico di ferro, spero sempre che, come per un contatto alchemico, mi si trasmetta uno sorta di scudo metallico che lasci fuori le cose che non mi piacciono, per poter godere serenamente di quelle che mi piacciono. Cose belle e brutte, mischiate senza soluzione di continuità nel brulicante fiume di vita cittadina. Tra le cose belle: il sole, il colore, gli odori, la gente; tra quelle brutte, lo sporco, la puzza, il caos, la gente.

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Il mio corpo è una prigione

Lei scrive:

Il mio corpo è una prigione. Qualcuno mi ci ha rinchiuso dentro. A furia di commenti di parenti impiccioni e che volevano ferire, o di quelli dei passanti e di chiunque pensi di avere il patentino per fare il giudice di commissione per miss italia. E non mi dite che non è sessismo e che non ci sia una responsabilità morale forte del maschilismo. Io non vado in giro a dire a un uomo che incontro per strada che me lo farei, il suo pene è piccolo o abbondante, che ha una faccia brutta o che ha la pancia da ciccione. Non lo vedo fare neppure ad altre donne. Noi siamo quelle in passerella, sempre, anche se non lo abbiamo scelto. Noi siamo le eterne prescelte per questa gara di bontà fisica secondo i canoni estetici imposti che ti fanno sentire sempre sbagliata rispetto a molte altre.

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Sulle biografie di figure femminili: concubina o imperatrice?

di Beatrice Toniolo

Ho studiato tanto per diventare traduttrice – oggi è il mio lavoro, nonostante io venga tragicamente sottopagata perché Google Translate ha dato la possibilità agli ignoranti di ottenere “traduzioni” a costo zero – ma sto divagando. Per migliorare in fretta, quando ancora studiavo, ho preso a leggere i libri direttamente in lingua originale e questi di solito erano biografie di figure femminili storiche; questo è rimasto un “vizio”, sia perché la voce originale dell’autore o autrice è sempre più viva di quella (inevitabilmente) filtrata dal traduttore, sia perché potendo leggere in tre lingue, non mi devo più porre il problema circa la disponibilità di un libro che mi interessa, se è straniero, lo compro subito online e fine. E poi fa sempre figo tirare fuori dalla borsa un libro in ostrogoto. Ci sono alcune autrici semplicemente divine, la cui bravura mi ha fatta innamorare della donna protagonista della biografia che avevo in mano e quando una cosa mi piace, mi viene naturale proporla alle persone che ho intorno. Devi leggere la biografia di X, Y e Z, non hai idea! Eppure nessuna delle mie amiche non anglofone ha mai seguito il mio consiglio. Solo di recente ho capito come mai.

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Identità politica dello stupratore e stereotipi sessisti

Lui scrive:

“Ciao Eretica,

un amico mi ha girato un link di un post relativo ad Assange, le accuse di stupro e il pseudo dibattito online;

http://laurie-penny.com/its-trigger-warning-week/

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Maternità. Cosa ne sappiamo? Come ne parliamo?

di Beatrice Toniolo

L’impegno di andare a trovare una coppia di amici fuori città era preso da giorni. Che qualche giorno fa fosse la Festa della Mamma e io sia riuscita a passarla con una futura mamma, la mia amica, è stato un caso – confortante, perchè avrò pure novant’anni, ma ogni tanto ho bisogno di sentire qualcosa o qualcuno di materno anche io.
Ma ripeto, non era voluto.
Questa coppia di amici, di cui non farò i nomi, sta aspettando una bambina. Ho seguito il loro percorso genitoriale da lontano, tramite messaggi vocali, a causa del mio lavoro, per cui viaggio su e giù per lo stivale. Adesso che sono di nuovo nella  “nostra” regione, posso fare anda e rianda da Firenze per trovarli, perchè non voglio che questa mia amica si affatichi sparandosi ore di treno. Naturalmente, questa gravidanza è l’argomento sovrano e ritengo sia giusto così, soprattutto alla luce del fatto che ha sollevato diversi interrogativi: cosa sappiamo della gravidanza? Come ne parliamo e come parliamo delle donne che diventano madri?
Ne sappiamo poco o nulla, ne parliamo male e delle madri ne parliamo peggio.

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Le Indomabili – Storie di donne rivoluzionarie

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Ho sempre odiato scrivere recensioni, o comunque valutare il lavoro d’altri, analizzarlo, scomporlo, giudicarlo. Anzitutto perché non me ne reputo capace, in seconda battuta perché lo trovo un po’ ingiusto: alla fine, per quanto uno possa essere oggettivo, dà sempre un parere filtrato dal proprio gusto personale, e quindi parziale di un qualcosa che è di certo più ampio.

Per questo motivo non farò una recensione canonica, quanto un racconto, dal momento che credo anche impossibile scrivere un saggio – breve o lungo che sia – su un saggio. O, se non impossibile, tautologico, ma ammetto sia questione di punti di vista.

Ciò detto, ho avuto tra le mani per la prima volta Le Indomabili – Storie di donne rivoluzionarie perché un mio caro amico mi ha fatto il favore di regalarmelo. All’inizio, ammetto, mi aspettavo l’ennesimo libro – barra – iniziativa commerciale su personalità ribelli di svariato tipo, senza una linea ben definita, una di quelle accozzaglie dove i termini ribelle e ribellione sono un po’ falsamente ripuliti del loro significato originale – quello stirneriano, nella mia opinione personale – e trasformati in qualcosa che, al contrario, è al massimo accomunabile alla trasgressione.
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Margaret Atwood ci dice cosa “Il Racconto dell’Ancella” significhi nell’epoca di Trump

Testo in lingua originale QUI. Traduzione di Antonella Garofalo.

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di Margaret Atwood

Nella primavera del 1984 cominciai a scrivere un romanzo che all’inizio non aveva per titolo “Il Racconto dell’Ancella”. Scrivevo a mano, prevalentemente su blocchi per appunti legali di carta gialla, poi trascrivevo dai miei scarabocchi al limite del leggibile, usavo una enorme macchina da scrivere tedesca che avevo noleggiato allo scopo.

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