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Dov’é la solidarietà tra mamme? Io non la conosco!

Lei scrive:

“Cara Eretica, oggi è freddo qua al Nord, ho appena finto di fare le faccende di casa, tutte io, perchè sono una mamma single di 37 anni senza nessun aiuto pratico, né un lavoro fisso né una famiglia di origine vicina. Abito in una vecchia casa che fu della mia nonnina, vivo di poco, sono laureata ma faccio la barista o quello che capita, promozioni, cose così.

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Pandora o Swarovski? Sessismo e classismo sono evidenti!

In questi giorni alcune foto di manifesti pubblicitari sono state diffuse per opporre critica agli stereotipi sessisti che essi contenevano. La prima quella di Pandora, che vende gioielli da quel che ho capito, e che ha presentato uno slogan con un punto di domanda. Ad una donna cosa piacerebbe le venisse regalato? Una padella, una roba x o un gioiello? Conclusione logica vorrebbe che la donna desidererebbe sicuramente il gioiello. E’ una domanda a risposta chiusa. Ti pone alternative che valorizzino il prodotto venduto. Diverso sarebbe stato se si fosse scritto: “Un viaggio in giro per il mondo, un ottimo lavoro o un gioiello?”. Sfido chiunque a scegliere il gioiello invece che il viaggio o il lavoro.

Grazie a Un Altro Genere di Rispetto per aver diffuso la foto.

 

La scelta di oggetti casalinghi non serve a stabilire la giustezza di stereotipi sessisti. Lo stereotipo sessista è nella risposta chiusa: il gioiello, come se una donna non avesse altre alternative se non quelle. In questo senso la pubblicità è sessista ovvero oppone due modelli speculari, la donna con la padella (non in quanto padella perché la padella ce l’ho anch’io e mi è utilissima) o quella con il gioiello. La prima figura indica il modello della casalinga disperata e il secondo quello di una donna che in ogni caso non ha autonomia economica ma si aspetta il gioiello in regalo.

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Aboliamo il matrimonio: è sfruttamento!

Se vi dicessi che il matrimonio è un contratto e in quanto tale implica dei doveri da assolvere, tra i quali quello della consumazione del sesso; se vi dicessi che moltissime donne sono state costrette a sposarsi per obbedire ad una morale maschilista e patriarcale, per via di quello status al quale ogni donna dovrebbe tendere (la donna onesta), per non fare nascere figli “illegittimi”, per non fare sesso fuori dal matrimonio, cosa altresì scandalosa e che può costare uno stigma sociale, una lettera scarlatta che non riuscirai a strapparti via dalla pelle.

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Diario dall’India: il privilegio delle donne bianche occidentali

Lei scrive:

“Eretica adorata, sono in India e la mia azienda mi fa alloggiare in un hotel lussuoso. Sono al sesto piano e guardando in basso vedo un intrico di case e casupole, spesso i tetti sono in lamiera, le stradine polverosissime. Poco fa ho fatto una doccia: il getto è a cascata e viene giù da un quadrato di mezzo metro di lato direttamente dal soffitto. L’acqua piacevolmente calda, la temperatura della stanza regolata alla perfezione dall’aria condizionata. Una roba bella, no? Si.

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Picchiata da uno sconosciuto perché donna

Oggi ho pubblicato sulla pagina facebook di Abbatto i Muri il messaggio di una ragazza che è stata picchiata da un tizio, uno sconosciuto, mentre lei stava in auto. Motivo? Perché è una donna. Così sotto il post trovo una valanga di commenti di chi ha raccontato che questo non è un fatto isolato. Chi ti vede per strada e se gli stai sulle scatole può anche picchiarti nell’indifferenza generale.

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Misoginia tra donne: una strategia patriarcale

Questo è un testo spagnolo che parla di misoginia e di donne che la veicolano. Testo in lingua originale potete trovarlo QUI. Per la traduzione grazie a Daisy Buglio, Lucìa Bonilla, Francesca di Marco, Valentina Lorenzelli.

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Ciao, ciao bambina: di molestie e desiderio di controllo

 

Lei scrive:

Ciao, ciao bambina – un ca**o.

Ogni giorno, prima di varcare la soglia del portone e affrontare il mondo, ho messo a punto un piccolo rito; stringendo il manico di ferro, spero sempre che, come per un contatto alchemico, mi si trasmetta uno sorta di scudo metallico che lasci fuori le cose che non mi piacciono, per poter godere serenamente di quelle che mi piacciono. Cose belle e brutte, mischiate senza soluzione di continuità nel brulicante fiume di vita cittadina. Tra le cose belle: il sole, il colore, gli odori, la gente; tra quelle brutte, lo sporco, la puzza, il caos, la gente.

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Il mio corpo è una prigione

Lei scrive:

Il mio corpo è una prigione. Qualcuno mi ci ha rinchiuso dentro. A furia di commenti di parenti impiccioni e che volevano ferire, o di quelli dei passanti e di chiunque pensi di avere il patentino per fare il giudice di commissione per miss italia. E non mi dite che non è sessismo e che non ci sia una responsabilità morale forte del maschilismo. Io non vado in giro a dire a un uomo che incontro per strada che me lo farei, il suo pene è piccolo o abbondante, che ha una faccia brutta o che ha la pancia da ciccione. Non lo vedo fare neppure ad altre donne. Noi siamo quelle in passerella, sempre, anche se non lo abbiamo scelto. Noi siamo le eterne prescelte per questa gara di bontà fisica secondo i canoni estetici imposti che ti fanno sentire sempre sbagliata rispetto a molte altre.

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