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Sulle biografie di figure femminili: concubina o imperatrice?

di Beatrice Toniolo

Ho studiato tanto per diventare traduttrice – oggi è il mio lavoro, nonostante io venga tragicamente sottopagata perché Google Translate ha dato la possibilità agli ignoranti di ottenere “traduzioni” a costo zero – ma sto divagando. Per migliorare in fretta, quando ancora studiavo, ho preso a leggere i libri direttamente in lingua originale e questi di solito erano biografie di figure femminili storiche; questo è rimasto un “vizio”, sia perché la voce originale dell’autore o autrice è sempre più viva di quella (inevitabilmente) filtrata dal traduttore, sia perché potendo leggere in tre lingue, non mi devo più porre il problema circa la disponibilità di un libro che mi interessa, se è straniero, lo compro subito online e fine. E poi fa sempre figo tirare fuori dalla borsa un libro in ostrogoto. Ci sono alcune autrici semplicemente divine, la cui bravura mi ha fatta innamorare della donna protagonista della biografia che avevo in mano e quando una cosa mi piace, mi viene naturale proporla alle persone che ho intorno. Devi leggere la biografia di X, Y e Z, non hai idea! Eppure nessuna delle mie amiche non anglofone ha mai seguito il mio consiglio. Solo di recente ho capito come mai.

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Identità politica dello stupratore e stereotipi sessisti

Lui scrive:

“Ciao Eretica,

un amico mi ha girato un link di un post relativo ad Assange, le accuse di stupro e il pseudo dibattito online;

http://laurie-penny.com/its-trigger-warning-week/

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Maternità. Cosa ne sappiamo? Come ne parliamo?

di Beatrice Toniolo

L’impegno di andare a trovare una coppia di amici fuori città era preso da giorni. Che qualche giorno fa fosse la Festa della Mamma e io sia riuscita a passarla con una futura mamma, la mia amica, è stato un caso – confortante, perchè avrò pure novant’anni, ma ogni tanto ho bisogno di sentire qualcosa o qualcuno di materno anche io.
Ma ripeto, non era voluto.
Questa coppia di amici, di cui non farò i nomi, sta aspettando una bambina. Ho seguito il loro percorso genitoriale da lontano, tramite messaggi vocali, a causa del mio lavoro, per cui viaggio su e giù per lo stivale. Adesso che sono di nuovo nella  “nostra” regione, posso fare anda e rianda da Firenze per trovarli, perchè non voglio che questa mia amica si affatichi sparandosi ore di treno. Naturalmente, questa gravidanza è l’argomento sovrano e ritengo sia giusto così, soprattutto alla luce del fatto che ha sollevato diversi interrogativi: cosa sappiamo della gravidanza? Come ne parliamo e come parliamo delle donne che diventano madri?
Ne sappiamo poco o nulla, ne parliamo male e delle madri ne parliamo peggio.

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Le Indomabili – Storie di donne rivoluzionarie

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Ho sempre odiato scrivere recensioni, o comunque valutare il lavoro d’altri, analizzarlo, scomporlo, giudicarlo. Anzitutto perché non me ne reputo capace, in seconda battuta perché lo trovo un po’ ingiusto: alla fine, per quanto uno possa essere oggettivo, dà sempre un parere filtrato dal proprio gusto personale, e quindi parziale di un qualcosa che è di certo più ampio.

Per questo motivo non farò una recensione canonica, quanto un racconto, dal momento che credo anche impossibile scrivere un saggio – breve o lungo che sia – su un saggio. O, se non impossibile, tautologico, ma ammetto sia questione di punti di vista.

Ciò detto, ho avuto tra le mani per la prima volta Le Indomabili – Storie di donne rivoluzionarie perché un mio caro amico mi ha fatto il favore di regalarmelo. All’inizio, ammetto, mi aspettavo l’ennesimo libro – barra – iniziativa commerciale su personalità ribelli di svariato tipo, senza una linea ben definita, una di quelle accozzaglie dove i termini ribelle e ribellione sono un po’ falsamente ripuliti del loro significato originale – quello stirneriano, nella mia opinione personale – e trasformati in qualcosa che, al contrario, è al massimo accomunabile alla trasgressione.
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Margaret Atwood ci dice cosa “Il Racconto dell’Ancella” significhi nell’epoca di Trump

Testo in lingua originale QUI. Traduzione di Antonella Garofalo.

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di Margaret Atwood

Nella primavera del 1984 cominciai a scrivere un romanzo che all’inizio non aveva per titolo “Il Racconto dell’Ancella”. Scrivevo a mano, prevalentemente su blocchi per appunti legali di carta gialla, poi trascrivevo dai miei scarabocchi al limite del leggibile, usavo una enorme macchina da scrivere tedesca che avevo noleggiato allo scopo.

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Mauritania: il luogo in cui una donna è orgogliosa di essere picchiata dal marito

Mio marito mi picchia quando è all’apice del suo amore per me”: il luogo in cui la violenza domestica è una dimostrazione d’amore

Una donna è orgogliosa di essere picchiata da suo marito

Di Nebghouha Mint Zeidane, 25 Febbraio 2017

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Virginia Raggi, offesa in quanto donna

non finisce mai. ogni volta si spera che capiscano ma non capiscono. oggi è toccato a virginia raggi, sotto i riflettori da parecchio tempo al punto che qualcuno dice che “chi la fa l’aspetti”. Cosa avrebbe fatto? Ha dato per caso del cazzone a un redattore di Libero? perché dovrebbe aspettarsi di vedere un titolo a doppio senso in cui lei, prima cittadina della capitale, viene messa in ridicolo con una battuta sessista? non ci fa ridere. non ridiamo da tanto tempo ormai perché la maniera in cui viene ridicolizzata ogni donna che occupa un ruolo di prestigio è una costante che deriva da una mentalità sessista e misogina. non si parla di quel che fa come amministratrice ma del fatto che sia una donna e in quanto tale dovrebbe meritarsi ogni appellativo offensivo che intende dedicarle qualunque testata giornalistica, se così si può definire “Libero”.

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La guerra di Erdogan alle donne

Ayla Akat Ata, spokeswoman of Free Women’s Congress (KJA), 8th March celebration 2014 when she was still an MP.

Ayla Akat Ata, spokeswoman of Free Women’s Congress (KJA), 8th March celebration 2014 when she was still an MP.

 

Dilar Dirik 17 November 2016, opendemocracy.net

[Traduzione di Donatella Rosetti]

Le donne curde in uno dei più forti e radicali movimenti femministi nel mondo stanno subendo impunemente un pestaggio dallo stato turco mentre l’Europa guarda dall’altra parte.

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#Firenze, festival cinema: no a opere su lesbiche o trans. Ammesse solo quelle di “donne e basta”!

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Lei scrive:

Cara Eretica,

sono un’attrice e sceneggiatrice, appartengo a quella fascia di trentenni che un Paese come l’Italia chiama ancora giovani, ma solo per convenienza, e che il mondo non contempla perché parte di una minoranza senza voce e senza identità. E oltretutto sono una donna.

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