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Cronache Dublinesi

Sono a fare su e giù – Italia/Dublino – da un po’ più di un anno. Qualche mese lì e un altro mese qua, da brav@ soggett@ nomade, e mi viene da prendere in considerazione, dopo un tot di difficoltà, la possibilità di cercare un lavoro in Irlanda. Dublino è la capitale della Repubblica D’Irlanda e a parte alcune sfumature ha poco a che fare con i centri britannici comunemente conosciuti per via del fatto che si parla la stessa lingua. Oddio, la stessa proprio no. Provate ad ascoltare un britannico e un irlandese con le sfumature celtiche e le locali forme idiomatiche e vi renderete conto del fatto che si tratta quasi di un’altra lingua. La sostanza celtica potete vederla in ogni angolo dove sotto alla via nominata in inglese c’è la traduzione in lingua celtica. L’Irlanda resiste nel linguaggio, nelle tradizioni, nei canti, nella musica diffusa per le vie del centro, la city attorno a Temple Bar.

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Storia di L.: nessun@ ti dà niente per niente

Non ho chiesto di nascere ma desidero continuare a vivere, nonostante tutto. Ringrazio chi ha letto la mia storia e ha inviato messaggi di solidarietà. Mi fanno bene, non sapete quanto. Mi danno la forza di alzarmi la mattina, pettinarmi, docciarmi e uscire per ricominciare. Sono andata ad aiutare una persona amica che aveva bisogno di una mano per spacchettare i pezzi del trasloco. Anche lei non sta benissimo economicamente ma ha un lavoro e questo fa la differenza. Si è trasferita in una casa più piccola, di una stanza e accessori vari, per risparmiare. Stava in affitto e quando mi ha chiesto se volessi trasferirmi in una casa da affittare in due ho detto di no. Non so davvero come potrei contribuire dato che non ho entrate sicure e non ho un lavoro.

Mi sono concessa un’uscita con un tizio che mi corteggia e che mi chiede sempre se non ho intenzione di sposarmi, ma io non voglio, è un’esperienza già vissuta ed è andata malissimo. E’ troppo tardi per ricominciare, specie se spinta da necessità economiche e da una richiesta che arriva da una persona che in realtà ha solo paura della solitudine.

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#Breastaurant: della vittimizzazione moralista delle cameriere “spogliate”

Illustrazioni di Paola Bianconi e 5vmart (https://www.facebook.com/5vmart/?fref=ts)

Illustrazioni di Paola Bianconi e 5vmart (https://www.facebook.com/5vmart/?fref=ts)

 

Corinna mi segnala questo articolo e mi chiede cosa ne penso. Ci sono degli “studi” che farebbero concludere a – non so – ricercatori e ricercatrici il fatto che il Breastaurant fa male alla salute delle donne che lavorano con divise scollate nella ristorazione, in pub, bar, e non so che altro. Si generalizza, basandosi su non so che inchiesta, non so su che numero di persone intervistate, non so su quali basi, saperi, sulla tesi iniziale che si desiderava avvalorare e sulla cultura che si voleva legittimare.  Già il fatto che si parli di conseguenze psicologiche sulle donne che lavorano in quei contesti, giudicando la depressione fattore che coinvolge una percentuale altissima di donne, cameriere, che espongono il corpo, mi fa comprendere che l’analisi è parecchio lontana da me.

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Due pilloline amare su Expo

di Inchiostro

Il fatto sorprendente, riguardo l’occhio dell’opinione pubblica, è che tutte le attenzioni si basano su focus passeggeri, che non durano più di uno o due giorni.
Settimana scorsa eravamo tutti indignati per la riduzione di pena all’individuo pentito o presunto tale, poi quell’indignazione è passata e, sostanzialmente, il fatto non sussiste più.

Mi ha sempre affascinato la velocità con la quale ci si dimentica delle cose. Un altro esempio è lo scandalo di Expo, tra tangenti, fondi neri e i cazzi e i mazzi. Per una settimana – parbleu! – indignazione trasversale e univoca, poi basta, poi il nulla; poi tutti in coda al padiglione del Giappone, a scrivere messaggi sul legno, lamentarsi d’essere lì e via continuando.

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Giornata dell’equità salariale: manuale d’istruzioni per l’aumento di stipendio. Per donne

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Articolo pubblicato su The Guardian. Traduzione di Sara.

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Giornata dell’equità salariale: manuale d’istruzioni per l’aumento di stipendio. Per donne

Prima di tutto, essere uomo. Ma se non fosse possibile allora smetti di mangiare. Ah, e non pronunciare mai la parola f***i

 

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Sono una sex worker e preferisco i mondi senza ipocrisie

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Sono arrabbiata, perché la vita non va come dovrebbe, perché non trovo alleati in questa mia corsa quotidiana, perché mi sento molto sola anche se so di non esserlo, perché vorrei urlare al mondo tutta la mia disperazione e invece me ne sto qui, zitta, a facilitare l’esistenza a molti senza trarne alcun beneficio. Non sono nata per fare la martire e non mi interessa godere di stima incondizionata da parte del mondo intero. Starei benissimo anche se mi insultassero dalla mattina alla sera, ma l’ipocrisia mi uccide, questo modo di fare per cui tra un mezzo sorriso e uno sguardo glaciale mi fai intuire quello che pensi di me ma non lo dici con chiarezza.

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La mestruazione è mia e la gestisco io

Menstruate with pride

L’Huffington Post pubblica una notizia ripresa dal Daily Mail, fonte britannica non propriamente eccezionale.

Entrambe le testate online si fanno i fatti di donne che hanno scelto di bloccare il ciclo mestruale per poter “favorire la carriera”. Mi scattano così mille campanelli in testa. Di donna in carriera si parla, in senso dispregiativo, quando si stigmatizza la donna che lavora e che predilige il lavoro invece che la maternità o la famiglia.

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