Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Ruoli sociali: la donna come ammortizzatore sociale

Continuano le puntate del Femminismo secondo la depressa sobria.

Sapete quanto costa badare alla casa, alla famiglia, ai figli, agli anziani, ai disabili, ai malati? Costa tantissimo. Un welfare a misura di individuo avrebbe trovato il modo di alleggerire il peso di queste responsabilità a chiunque o le avrebbe suddivise equamente per tutti i generi, invece essendo la nostra una società di impostazione cattolica, che mira alla famiglia eterosessuale come modello sociale, quelle responsabilità le ha assegnate solamente alle donne. Le donne ammortizzano una spesa di miliardi di euro annui che lo Stato risparmia per reinvestirli non nella salute, sempre più volta alla privatizzazione, non nell’istruzione, anch’essa diretta verso la forma aziendale, ma negli armamenti, nella difesa, nella struttura delle forze dell’ordine, un ordine che ha radici patriarcali e che i patriarchi farebbero di tutto per mantenere tale.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Il Bigottismo sui corpi delle donne

L*i scrive:

Il post è lungo se vi triggera nel testo vengono descritti molestie e violenza andate pure oltre. I fatti sono realmente accaduti.

Per 13 anni ho lavorato in una azienda metalmeccanica con 800 dipendenti ero arrivato a gestire due linee.

Il mio nuovo reparto era un inferno zuppo di machismo da fare schifo e le due preposte alla gestione delle linee di montaggio vessate da una parte dai maschi che facevano la performance che per 8 ore fracassavano le ovaie con frasi sessiste , misogine sin dalle 7 del mattino fino alle 16:30 e dall’altra lui soprannominato la merda umana, supervisore dell’intero reparto, un essere viscido, ripugnante molestatore e stalker la sua presenza era vista con terrore da tutt3.

Il compagnone dei cari capetti e maschietti lavoratori che vedevano in lui er playboy de noiartri.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Cronache postpsichiatriche: precarietà e dipendenza economica

Appunti per la mia autobiografia.

La mia vita professionale è fatta di tanti se. Se avessi fatto questo. Se avessi fatto quello. Si conclude con un “non piangere sul latte versato” e il risultato è che sono sempre stata una precaria. Non ho completato il percorso formativo che preferivo perché aver partorito ha fatto slittare tutti i possibili programmi. Ma la scelta è stata mia e dunque, ancora, precaria. Qualche anno prima della mia età lavorativa si sistemavano un po’ tutti entrando a far parte della grande famiglia istituzionale. Procedevano attraverso una porticina secondaria e ne uscivano dalla porta principale. Impiegati al Comune, alla Provincia, impiegati statali di ogni tipo, impiegati di Banca. Poi arrivarono i contratti temporanei e la mia generazione ne fece le spese. Non perché volessi solo lavori stabili ma almeno un lavorino tranquillo ogni tanto non sarebbe stato male. Così lavoravo tre mesi qui e sei mesi là, un anno altrove e due anni in quell’altro posto. A Firenze non è stato possibile mettere a frutto le mie esperienze lavorative. Il mio curriculum andava a fuoco ogni volta che lo consegnavo. Così mi sembrava. Avevo esperienza per lavorare a supporto di consiglieri regionali ma qui ciascuno aveva il suo seguito e quello è un lavoro che fai perché ti conoscono e si fidano di te. Avevo esperienza come libraia ma non ero abbastanza giovane, o abbastanza qualificata, o troppo qualificata o non avevo la taglia giusta per indossare la divisa d’ordinanza. Ho collaborato con amministrazioni, ho organizzato eventi, ho fatto la Pr, l’addetto stampa, ma poi, senza quel maledetto tesserino da giornalista non andavo da nessuna parte. Dunque la cameriera, finché le ossa hanno retto. Ho lavorato a progetti nel terzo settore, ho collaborato al censimento di imprese commerciali. Poi, ad un certo punto, seduta sul divano, cominciai a contemplare la mia libreria piena di libri e vedevo il nulla.

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Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

La “depressa sobria” cerca lavoro (anche come “criminale”)

Ieri, mentre facevo la quinta uscita dopo anni di clausura volontaria per depressione, decido di guardare la cassetta della posta e trovo un avviso di giacenza per una roba definita “atto giudiziario”. Non potrò vedere il suddetto atto fino a che non sarà depositato alla posta e dunque l’ansia mi ha momentaneamente ucciso. Nella mia situazione qualunque cosa si conclude con un “un suicidio risolverebbe”. Ma non so di che si tratta, non ci si fascia la testa prima di romperla e chi mi consola dice che l’idea possibile di essere trattata da “criminale”, per una come me, non dovrebbe essere così angosciante. Non ho un curriculum per candidarmi alla partecipazione di attività criminali per guadagnare ma stamattina, dopo aver preso sonno con difficoltà ed essermi svegliata per un assurdo incubo (io che femministicamente parlavo di comprensione ad una madre che nel sonno mi avrebbe abbandonata da piccola), per prima cosa ho cercato su Google “come diventare una criminale”. Ovviamente google non rilascia simili informazioni e i link che si riferiscono a questo giurano vendetta contro il crimine ma la cosa mi ha fatto davvero ridere. E non ridevo così di gusto da non so quanto tempo. Per una persona normale come me, angosciata dalla depressione, con probabili debiti economici e relazionali, immobilizzata e invecchiata mentre perdevo l’abilità di fare cose tipo la cameriera (che ho fatto per un bel po’ prima della menopausa), con principi e ideali di chi mai vorrebbe fare danno ad altri, essere oggetto di qualunque cosa targata “atto giudiziario” può diventare spaventoso. Ma in fondo sono sopravvissuta a tante cose. Alle legnate di mio padre, alle violenze del mio lontanissimo ex coniuge, alle pressioni sociali di genere, alla precarietà economica di un’epoca in cui il lavoro a progetto era l’unica chance e la forza delle gambe e delle braccia l’unica risorsa per reggersi con tre lavori precari in un giorno. Che vuoi che sia essere considerata in qualunque modo una criminale?

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Antisessismo, Critica femminista, R-Esistenze

Non essere quel collega: consigli utili per il lavoro

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Leda del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

L’articolo è dedicato al mondo accademico, ma i consigli dell’autrice sono facilmente adattabili a qualsiasi ambiente di lavoro.

“Esiste molta ricerca su quali siano le cause di un ambiente di lavoro ostile per le donne in accademia, e perché ci sia così poca rappresentanza femminile in molti campi di ricerca. Ci sono gruppi di supporto, ci sono società intere dedicate alle donne in accademia (in generale e per campi specifici), workshops, e molti articoli e blog sull’argomento.

Queste iniziative sono importanti, ma c’è un problema: la parità di genere deve essere uno sforzo collaborativo. Se gli uomini costituiscono la maggior parte dell’organico in dipartimenti, gruppi editoriali, commissioni per l’assunzione, laboratori e conferenze, gli uomini devono essere alleati per la causa dell’equità, per il semplice fatto che hanno più peso. Sebbene vorrei fosse diverso, gli uomini tendono ad ascoltare con più attenzione quando sono altri uomini che parlano di questioni come il sessismo. Trovo inoltre che ci siano molti uomini là fuori che vogliono essere di supporto e appoggio, ma non capiscono che le loro azioni di ogni giorno rafforzano stereotipi e mancanza di parità. Quindi, ragazzi, questo post è per voi. Continua a leggere “Non essere quel collega: consigli utili per il lavoro”

La posta di Eretica, MalaRazza, Precarietà, R-Esistenze

MalaRazza e le anime nere

Oggi alla gelateria dove lavoro tre volte a settimana, per 20 euro al giorno, in nero, ho litigato con una cliente che voleva cacciare il ragazzo che cercava di vendergli delle rose. Non so di che nazionalità fosse ma il colore della sua pelle era nero. Come il mio contratto. Mi sono chiesta se la cliente avrebbe strepitato tanto contro il mio datore di lavoro sapendo quanto non-guadagno. Ho chiesto alla signora di evitare scenate e poi ho preparato un gelato per il ragazzo. Glielo offro io, ho detto. E la tizia se ne andata con un’espressione di disappunto.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Contributi Critici, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

La retorica razzista vi distrae dai problemi che il governo non risolve. Raccontateci la vostra precarietà!

Mentre il ministro dell’interno tiene banco sui media raccontando balle che costano tempo e salute alla gente migrante che arriva sfinita a Lampedusa ecco quel che il governo lega-m5s cerca di nascondere alla gente come noi, gente comune, persone precarie che si vedono sfilare via diritti come niente fosse. Prendo spunto da una notizia che è solo un esempio tra tanti. Un senzatetto viene multato per questione di “decoro”. Una persona povera e senza casa e soldi dovrà pagare 200 euro non si capisce per cosa. Ed ecco la sconfitta dello stato sociale, così come ben racconta Wolf Bukowski nel suo libro “La buona educazione degli oppressi – piccola storia del decoro“.

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Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze

“La mia datrice di lavoro manifesta e io le tengo i bambini”

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Antida del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

Donne immigrate, sprovviste di statuto legale, manifesteranno il 14 giugno. Porteranno con sé delle forme di cartone in rappresentanza di tutte coloro che non potranno partecipare.

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Autodeterminazione, R-Esistenze, Raccontare il femminismo

Raccontare il femminismo: il divieto per le donne di ricevere l’eredità e di essere economicamente indipendenti

6° capitolo

Sul divieto per le donne di ricevere eredità e di essere economicamente indipendenti

 

Secondo voi, e parlo di quelle che ancora oggi pensano che le donne dovrebbero stare a casa a badare alla famiglia invece che pretendere di “occupare posti di lavoro maschili”, come direbbero i conservatori, quanto tempo è stato necessario affinché le donne potessero conquistare un’indipendenza economica? Millenni, secoli. Non importa quanto apprezziate oggi il fatto di poter godere del diritto al lavoro. Potete scegliere di non fruirne ma ciò non va a demerito della libertà di scegliere. Su questo spero siamo tutte d’accordo.

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Cronache Dublinesi

Cronache Dublinesi

Sono a fare su e giù – Italia/Dublino – da un po’ più di un anno. Qualche mese lì e un altro mese qua, da brav@ soggett@ nomade, e mi viene da prendere in considerazione, dopo un tot di difficoltà, la possibilità di cercare un lavoro in Irlanda. Dublino è la capitale della Repubblica D’Irlanda e a parte alcune sfumature ha poco a che fare con i centri britannici comunemente conosciuti per via del fatto che si parla la stessa lingua. Oddio, la stessa proprio no. Provate ad ascoltare un britannico e un irlandese con le sfumature celtiche e le locali forme idiomatiche e vi renderete conto del fatto che si tratta quasi di un’altra lingua. La sostanza celtica potete vederla in ogni angolo dove sotto alla via nominata in inglese c’è la traduzione in lingua celtica. L’Irlanda resiste nel linguaggio, nelle tradizioni, nei canti, nella musica diffusa per le vie del centro, la city attorno a Temple Bar.

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La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storia di L., Storie, Welfare

Storia di L.: nessun@ ti dà niente per niente

Non ho chiesto di nascere ma desidero continuare a vivere, nonostante tutto. Ringrazio chi ha letto la mia storia e ha inviato messaggi di solidarietà. Mi fanno bene, non sapete quanto. Mi danno la forza di alzarmi la mattina, pettinarmi, docciarmi e uscire per ricominciare. Sono andata ad aiutare una persona amica che aveva bisogno di una mano per spacchettare i pezzi del trasloco. Anche lei non sta benissimo economicamente ma ha un lavoro e questo fa la differenza. Si è trasferita in una casa più piccola, di una stanza e accessori vari, per risparmiare. Stava in affitto e quando mi ha chiesto se volessi trasferirmi in una casa da affittare in due ho detto di no. Non so davvero come potrei contribuire dato che non ho entrate sicure e non ho un lavoro.

Mi sono concessa un’uscita con un tizio che mi corteggia e che mi chiede sempre se non ho intenzione di sposarmi, ma io non voglio, è un’esperienza già vissuta ed è andata malissimo. E’ troppo tardi per ricominciare, specie se spinta da necessità economiche e da una richiesta che arriva da una persona che in realtà ha solo paura della solitudine.

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