Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Iva su assorbenti, paternalismo e maternalismo (Sterilizzateci Tutte!)

Maternalismo. Ho trovato il termine appropriato. Lo descrive Lina Meruane nel suo ultimo libro “Contro i figli” (da leggere!). Quando le altre dicono cosa sia meglio per te, per tutte le donne, parlando di maternità e questioni biologiche, riproduttive. Paternalismo: quando lui sa quel che è meglio per te. Unito all’ambientalismo pretestuoso, imposto come dovere di ritorno ai vecchi ruoli sociali delle donne, il paternalismo è quello dell’esponente del M5S che ci impone la maniera di raccogliere il sangue delle nostre mestruazioni.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Posso vivere anche senza di te

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Mi scrive Valeria. Lei dice:

l’altro giorno ho letto questo articolo su Repubblica e mi sono innervosita molto. Il non avere un compagno viene trattato come una sorta di patologia. L’essere sola, non come una scelta, ma come una difesa perché hai troppo sofferto. Di reazione ho scritto il racconto che allego. Non mi vengono in mente altri spazi in cui vorrei vederlo pubblicato. L’ho scritto di getto, a mano, senza praticamente cancellare nulla. L’ho trascritto nei ritagli di tempo che riesco a rubare a lavoro. Spero ti piaccia, spero possa trovare spazio nel tuo bellissimo mondo che seguo, leggo, ri-leggo perché mi fa pensare e perché fa dei pensieri parole. Con suprema-giga-interstellare stima, Valeria

E io le rispondo che non solo il racconto è bello ma che condivido il fastidio che quell’articolo le ha provocato. Possibile che le scelte delle donne debbano sempre essere trattate con disprezzo o con una strana pietas, la stessa destinata alle “zitelle” di una volta, con pioggia di stereotipi sessisti conseguenti?

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'SteFike, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

#Boschi paparazzata. #Zanardo suggerisce una diversa gestione dell’immagine!

I media continuano a paparazzare e gossippare sulla Ministra Boschi che ultimamente è stata ritratta in spiaggia e in bikini. Come se non bastasse al sessismo dei media e al maschilismo generalizzato si aggiunge anche il pater/maternalismo di una Zanardo che, tra le altre considerazioni, suggerisce alla Boschi codeste parole:

Proprio perchè siamo in un Paese arretrato dal punto di vista della considerazione femminile, consiglierei alla Ministra Boschi di gestire la propria immagine in modo da impedire che i nostri arretrati media stravolgano la sua immagine e ce la propongano in modo molto diverso e molto più banale.

Ammetto che nonostante Zanardo sovente dispensi lezioni morali nei confronti di ragazze e donne adulte non mi aspettavo un commento del genere. Mi era sembrato che avesse espresso, in effetti, qualche problema su un bikini in particolare, ma pensavo si trattasse di una questione che riguardava solo quella circostanza e non tutte quelle in cui le donne con ruolo pubblico si mostrano e vengono ritratte in costume da bagno. Evidentemente invece l’analisi e la decostruzione di quel che avviene sui media italiani l’ha portata a questa originalissima conclusione: dato che i media sono sessisti le donne devono assumere un’immagine sobria. Dunque il modo per combattere il sessismo sui media sarebbe quello di non offrire opportunità di “stravolgere l’immagine” di una donna.

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Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

#Zanardo: chi non la pensa come lei odia le “ragazzine”?

Non mi interessa stabilire quanto e come il lavoro di Lorella Zanardo sia efficace nelle scuole. Lei è portatrice di una sua precisa idea di interpretazione del linguaggio dei media a proposito dei corpi delle donne e ha tutto il diritto di fare, dire, pensare, quello che vuole. Non condivido gran parte delle cose che scrive, se non l’idea di base che spiega di media che raccontano una immagine femminile sempre e solo funzionale ad un certo target sessista, ma una cosa è lo studio di un linguaggio comunicativo e un’altra è invece la maniera in cui poi da quell’idea viene fuori una pretesa evangelizzazione delle ragazzine. Trovo perciò maternalista il tono dell’ultimo post della Zanardo, perché mi pare ricalchi molto quello di Concita De Gregorio nelle sue ultime prove a proposito delle babysquillo e perchè, come purtroppo spesso viene fuori dagli scritti di questo tipo, le ragazze ne escono fuori tutte simili, con eguali esigenze e tutte bisognose di una grande madre che le guidi nella direzione giusta: di qua la maniera errata di mostrare il corpo e di là – ecco, sentite – vi spiego io qual è l’unico modo per essere nude e liberate. In questo senso mi pare che non ci siano “donne che odiano le ragazzine” – e già definirle ragazzine, quindi minorenni, da tutelare e proteggere, ergendosi ad unica protettrice della loro fragile identità, diventa una cosa che mette in chiaro quali siano i ruoli – mi pare invece che ci siano donne che auspicherebbero, come altre volte ho letto, che “giovani attiviste crescono“, dunque ragazze consapevoli e impegnate a puntare l’indignatissimo dito contro questa o quell’altra trasmissione televisiva, non già per costruire qualcosa di alternativo e diverso ma per continuare in una critica, moralizzazione, che finisce per rendere il femminismo un campo di battaglia. Lì è la semplificazione atroce, frutto di anni di cultura che finisce per essere, certo, moralista, in una lotta ideologica che pretende di partire dai bisogni delle “ragazzine” per poi vedere schierate, in campi contrapposti, le titolari dell’impegno a tutela del corpo delle donne e quelle che invece lo consegnerebbero ai maschilisti e al patriarcato.

Forse che parlare di corpi delle donne in un modo diverso e con altri toni, meno maternalisti, significa odiare le donne o addirittura le ragazzine? E non è questo forse il modo di polarizzare uno scontro, giusto a partire da chi usa toni di questo tipo liquidando le critiche come fossero banale frutto della macchinazione del nemico? Esisterebbero perciò le salvatrici con vocazione terapeutica per queste fanciulle dai corpi esposti e poi le altre, quelle che le guiderebbero verso una cattiva strada? Vi spiego cos’è una idea diversa del fare femminismo, che non sia un eterno ribadire che all’estero sarebbero tanto più civili di noi, perché anche noi leggiamo l’inglese e quello che troviamo è che c’è un femminismo mainstream, appunto, che recita lo stesso verbo utile alla vittimizzazione delle donne ma poi ce ne sono mille altri che raccontano cose completamente diverse. Sono, per esempio, femminismi che hanno ben chiara una idea dell’attivismo femminista che non necessariamente produce video, poi libri, seminari, in una perfetta idea manageriale e americaneggiante della diffusione di un pensiero che diventa la ricetta giusta con i dieci passi per vivere felici.

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Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Culture, Femministese, R-Esistenze, Satira

Appello ad Andrea Scanzi: non dare della femminista alla Boldrini!

Vorrei raccontare a Scanzi, de Il Fatto Quotidiano, come e perché sovente in Italia, in special modo negli ultimi tempi, qualunque ragionamento si faccia si erge subito la voce di quelle (e paternalisti annessi che accorrono in difesa della indifesa fanciulla) che puntano il dito sulla parola errata, offensiva per chiunque appartenga a un genere, e distolgono l’attenzione da tutto il resto.

Vorrei spiegargli anche che per la sua parola errata un po’ mi offendo anch’io perché si continua ad attribuire la qualifica di femminista un po’ a muzzo. Veterofemministe vengono definite, seguendo i ragionamenti stereotipati di chi non ci ha capito molto, quelle che lottavano per i diritti delle donne quando le donne non avevano diritti. Essere “vetero” è un complimento, perché il femminismo della prima ondata parlava di uguaglianza, di pari diritti e raccontava un’altra storia che avrebbe cambiato davvero la cultura di tutto il mondo.

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Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Stalkers filo/istituzionali

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Mi hanno inviato una mail di insulti perché ho scritto una storia che si intitola “Dopo lo stupro? Io sto benissimo!“. Insulti. Quando si interpretano le cose scritte secondo letture proiettive e quando poi si decide che di violenza bisogna parlare solo in una maniera per me si è già superata ampiamente la soglia del dogmatismo.

C’è chi in questi anni ha fatto molto danno, stabilendo a priori quale doveva essere la narrazione imposta che doveva andare bene a tutte. Questo danno implica che le singole storie e le esperienze vengono censurate, invisibilizzate, perché è solo una la versione che deve passare. Quella che mette assieme autoritarismi e paternalismi e che non è, a mio parere, di nessuna utilità affinché le donne si liberino da sole.

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Erotic Grrlz

Mi piace il sesso che mi lascia i lividi

images2Ho un livido sul braccio. Ne ho un altro su un seno. Il segno di un morso sulla spalla e una macchia scura al collo. Dolorante e piena di buoni propositi mi vesto, coprendo le prove di qualcosa che altri non capiscono.

La prima ad accorgersene è l’amica che dice che deve guarirmi da questa strana forma di masochismo. Che io mi faccia bendare, legare, pizzicare e mordere per il mio piacere a lei non sta proprio bene. Perché a LEI non piace. E se non piace a lei non deve piacere neppure a me.

Mi chiama sottomessa e spiego che sono io a chiedere quello che voglio l’altro mi faccia. Non solo c’è consensualità ma sono io che domino. Dice che è violenza e spiego che la violenza sta, appunto, dove non c’è consensualità. Violenza è anche quella di chi ti impone ciò che devi essere anche se non vuoi. Se domani arrivasse uno a dirmi che devo scopare nella posizione della missionaria e per farmelo fare mi addomestica, mi fa pensare che sono sbagliata, malata, mi obbliga a rivolgermi a uno psichiatra, mi fa anche prendere delle medicine sociali o chimiche o insiste a dimostrarmi che mi piacerà qualcosa che mi annoia a morte, quella si è una violenza.

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Riappropriarsi delle narrazioni #antiviolenza (basta megafoni istituzionali!)

In queste giornate dense di dettagli macabri su quante donne subiscono violenza io temo che ogni parola possa tradursi nella richiesta di altre leggi in cui mi vietano di andare perfino al cesso da sola.

Mi sento un po’ come mi sentivo quando ero piccola, con l’affetto attorno di una mamma santissima e un papà benevolmente paternalista. Magnifici, nel mantenere il proprio ruolo, ma tanto distanti da me.

E se gli dici che qualcuno ti ha molestata ti dicono che non puoi uscire dopo il tramonto. Se torni a casa da scuola e racconti che un compagno t’ha detto “ciolla” non so perché si decide che la colpa sia della lunghezza della gonna. Se uno ti mette le mani addosso allora ricorre lo strepitìo del “non sai di chi ella è figlia“, perché siamo tutte figlie di qualcuno. Se poi uno fa lo stronzo allora se la vedrà con tuo padre, tuo fratello, tuo zio. Se vai in discoteca e c’è uno che ci prova arriva il tuo amico che gli dice “andiamo e discutiamocela fuori“. Se poi pigli e ti fai mettere le mani addosso impunemente o sei una minore/minorata o sei semplicemente una puttana da archiviare in quanto tale.

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