Mi scrive una ragazza ventinovenne. Ha vissuto isolata e al buio per gli ultimi quindici anni. Una delle conseguenze che ha sopportato, sopravvivendo a fatica, dopo aver subito un trauma ripetuto nel tempo, è quella di non ricordare dettagli che riemergono poco a poco, ogni volta lasciandola sempre più devastata, trovandola impreparata, paralizzandola e imponendole la ricerca di un unico rifugio, al chiuso, per proteggersi.
Paola ha vissuto perciò un tempo infinito sentendosi braccata, cercando il buio per nascondersi, per la paura causata dai ricordi. Quando superficialmente le hanno dato della paranoica, senza ascoltare e comprendere il suo vissuto, lei si è sentita ancora più sbagliata. Il punto è che il trauma non scivola via in un attimo senza causare dolore.
Lei ha sofferto di grave amnesia dissociativa, ha continuato a frequentare gli uomini che l’hanno ripetutamente stuprata, crudelmente, sogghignando e immaginando forse che lei facesse finta di niente perché la prima volta le era piaciuto. Lei tentava di sopravvivere e loro le hanno inflitto torture sadiche e umilianti, l’hanno perfino offerta come agnello sacrificale ad amici che hanno pagato per prendere parte al banchetto.
Per anni Paola si è sentita sporca, ha provato vergogna, ha ritenuto di essere immeritevole di tenerezza e amore. Per anni lei si è inflitta ferite e ha lasciato solchi profondi sulla pelle cicatrizzata. Non ha trovato comprensione in nessun luogo. La famiglia voleva che lei facesse finta di nulla perché altrimenti avrebbe perso onore per quella figlia sulla bocca di tutti. Le compagne di scuola e poi altre presunte amiche le hanno detto che non doveva essere accaduto nulla di così terribile giacché lei non ricordava.
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