Autodeterminazione, La posta di Eretica, R-Esistenze

Quando a stuprarti è tuo marito

Mi sono svegliata con l’idea che tutto quanto fosse a posto. Non era così. Quando mi hai aggredita, messa a pancia sotto e ferita con il tuo pene non sapevo più chi eri. Non ricordavo di averti conosciuto né di averti permesso di fare quel che stavi facendo. Quello che so è che mi hai fatta sentire sola. Eppure non lo ero, perché a poca distanza da me c’era la culla di un bambino che avevamo fatto insieme. Non ho urlato, per non spaventarlo, mentre tu, incurante del suo sguardo, mi hai detto che lo stavi facendo perché sapevi che non mi piaceva.

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Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Storia di un corpo

La statua di questa donna dalle magnifiche proporzioni si trova nella casa museo di Salvador Dalì – foto mia.

 

Il corpo. Strappato, lacerato, smontato, spezzettato, misurato, pesato. Il corpo da vestire, spogliare, placare, stritolare in abiti scomodi e stretti, per apparire diversa, più magra, più bella. Il corpo con le sue proporzioni o sproporzioni da affettare, segare, perché “qualche anno fa eri così bella… magra”. Oggi ho smesso di pensare al corpo e ho cominciato a parlare con me, di me, di quello che mi passa per la testa, di quel che avrei voluto e vorrei. Non mi è venuta voglia di mangiare più del dovuto. Non mi serve anestetizzare il dolore se lo faccio venire fuori, tutto insieme, con la morsa che stringe e costringe prima che il corpo la mia anima.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Donna. Disobbediente. Cattiva. Egoista

Non scegli la famiglia in cui nascere. Ti capita. Ecco tutto. A me è capitata una famiglia con un padre furioso e una madre al suo servizio, martire e sacrificata “per il bene dei figli”. Quando sono rimasta incinta non c’era niente che mi facilitasse l’idea di abortire e così ho partorito, attorniata da gente che mangiava confetti e confezionava copertine del colore adatto al sesso biologico della prole. Un parto doloroso e poi la sorpresa: non somigliavo affatto a mia madre. Non mi piaceva il martirio, il sacrificio, perciò ero egoista. Molto egoista. Talmente egoista da scegliere di ribellarmi all’altro padre padrone che entrò nella mia vita grazie ad uno spermatozoo e all’esaltazione del modello femminile sponsorizzato ovunque.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

L’uomo consolazione

In quest’epoca in cui la parola femminismo è tanto maltrattata e l’idea di donna che ha acquisito qualche diritto è inficiata dall’eccesso di doveri che una donna cumula per garantirsi il diritto alla “propria differenza sessuale” (grazie anche alle femministe della differenza, ma proprio grazie eh!), a me pare ovvio che i vari “sposati e sii sottomessa” possano assumere un certo appeal.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Iva su assorbenti, paternalismo e maternalismo (Sterilizzateci Tutte!)

Maternalismo. Ho trovato il termine appropriato. Lo descrive Lina Meruane nel suo ultimo libro “Contro i figli” (da leggere!). Quando le altre dicono cosa sia meglio per te, per tutte le donne, parlando di maternità e questioni biologiche, riproduttive. Paternalismo: quando lui sa quel che è meglio per te. Unito all’ambientalismo pretestuoso, imposto come dovere di ritorno ai vecchi ruoli sociali delle donne, il paternalismo è quello dell’esponente del M5S che ci impone la maniera di raccogliere il sangue delle nostre mestruazioni.

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Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

#Monterotondo: legittima difesa. Ma perché i paternalisti parlano di bellezza e virtù dell’accusata?

Io non so come sia andata la storia della ragazza di Monterotondo, quella per cui si ipotizza la legittima difesa dopo la morte del padre dal quale l’intera famiglia, madre e sorelle, dovevano difendersi perché era un individuo violento. Mi sono soffermata a leggere del fatto che tutti sapessero ma nessuno aveva fatto nulla. I vicini di casa, i conoscenti, i parenti, Qualcuno che avrà visto i lividi o avrà sentito le urla? Ma si sa che i panni sporchi si lavano in famiglia e che tra moglie e marito non si osa mettere il dito. Quel che è certo è che a questa ragazza è toccata una sorte pessima perché non avrebbe dovuto essere costretta a difendere se stessa, la madre e le sorelle. Non avrebbe dovuto sostituirsi a nessuno. Invece ci si è trovata in mezzo e chi ha vissuto fatti violenti in famiglia sa perfettamente come capita quando l’ommu ‘i casa prende un oggetto e te lo lancia addosso, strattona tua madre o tua sorella o picchia tuo fratellino piccolo perché ha respirato con note che non gli suonavano giuste, manco fosse un direttore d’orchestra dei respiri familiari.

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#BodyLiberationFront: la pratica femminista mi ha cambiato la vita

Il contributo di X per la campagna #BodyLiberationFront
 
lei scrive:
 
La storia del mio corpo è anche la storia di come la pratica femminista mi ha cambiato la vita.
 
Sono cresciuta con un corpo magro e secco che raggiunse la pubertà più tardi degli altri. La minuscola taglia del mio seno iniziò a tormentarmi quando tutte attorno a me mi apparivano donne formate e formose, e io mi guardavo allo specchio e vedevo un corpo da bimba e niente di più. Le compagne delle medie mi dicevano che sembravo un palloncino; un corpo esile con una grande testa. Le compagne delle superiori, più tardi, mi dicevano che ero una tavola da surf; che il mio seno era ridicolo; che a salvarmi, dato il mio viso “non bello, forse interessante” erano le gambe esili. Io mi rifugiavo nei libri e nello studio e pensavo che non sarei mai stata bella, e che tanto valeva pensare solo a coltivare mondi e nozioni nella mia testa e nei libri: il corpo non è importante, pensavo. Non capivo, allora, che sono anche il mio corpo, che non c’è antitesi tra l’essere bella ed essere intelligente. Mi rifugiavo in una cosa perché non potevo, pensavo, essere l’altra.

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