La R-Esistenza delle vittime di violenza di genere

lei scrive:

cara eretica,

sono una delle tante ragazze che ha subito uno stupro. ho detto no ma lui ha insistito, parecchio, e mi ha presa per stanchezza. alla fine stavo all’angolo, non ce la facevo più. non sapevo come uscirne se non dandogli quello che voleva per poi tornare libera. dicono che la costrizione psicologica, il ricatto, non siano fondamenti di uno stupro, ma per me lo sono stati. mi sono sentita senza via d’uscita, ho anche temuto per la mia vita, ho pensato che mi avrebbero dato la colpa se ne avessi parlato e infatti non l’ho fatto. lui continua a frequentare i posti in cui vado e gli amici che vedo.

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Gli uomini ed il vino

Lei scrive:

Vinitaly è l’evento più importante dell’anno per quanto riguarda il vino italiano e si svolge a Verona.
Ormai sono una veterana della fiera, che adoro per tantissimi motivi: la dinamicità, la capacità di perfomare, il fatto che prima richieda una lunga preparazione e poi boom, hai solo quattro giorni per eccellere e dimostrare quanto vali, come azienda produttrice, come lavoratrice – un po’ come un esame.
Proprio perchè sono diversi anni che vado per la mia azienda, quest’anno ho potuto fare mente locale ed osservare quello che succedeva con un occhio più attento.
Piccoli segnali li avevo colti durante le edizioni precedenti, ma non li avevo mai messi insieme veramente. Ma non sto parlando del dibattito “il vino è ancora un ambiente maschile” perchè ancora, per adesso, lo è. Ma le cose stanno cambiando, anche se certi giornalisti si ostinano a non intervistare le donne a capo delle aziende produttrici (true story). Per quanto ancora potranno voltarsi dall’altra parte? Siccome faccio parte dell’esercito di donne che lavorano con successo nel vino e tocco con mano tutti i giorni il nostro impegno, mi permetto di dire che questo aspetto non mi preoccupa. Ci stiamo arrivando, stiamo cambiando le cose.

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Allattare non è mai appartenuto alle donne

di Beatrice Toniolo

Viviamo in un’epoca di grandi polemiche circa la libertà delle madri di allattare dove vogliono, o meglio, dove capita di trovarsi quando la creatura ne ha bisogno, perchè non siamo più relegate in casa. Questo del “permesso” di allattare non è affatto un discorso nuovo, anzi ha radici profonde. La versione dei nostri anni è semplicemente un nuovo capitolo di una saga che ha origini antichissime perchè in quella che sarebbe una funzione fisiologicamente naturale, l’uomo-maschio-marito si è inserito immediatamente, fin dall’Antica Grecia.

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L’insegnante Trans di Vicenza e l’assessora: rispondere con storie di vite reali alla retorica della transfobia

di Ethan Bonali

La vicenda che ha visto coinvolta l’insegnante transgender di Vicenza (http://www.vvox.it/2017/04/12/vicenza-prof-trans-su-sito-escort-sospesa/)

e le gravi dichiarazioni dell’assessora regionale all’istruzione, Elena Donazzan, mi hanno spinto a proporvi tre storie di professori transgender per rispondere, con il racconto di vite reali, ad una retorica che sfrutta un’immagine falsa e costruita su preconcetti per fare “politica”, perché é sul reale, e non sulle convinzioni infondate e su immagini demagogiche che si prendono le decisioni politiche.

Stupisce ogni volta come, per limitare i diritti altrui, si strumentalizzino sempre i bambini ai quali si nega, però, ogni diritto di autodeterminazione in nome della tutela. [Read more…]

Ancora su linguaggi di maschilisti, antifemministi, mra

Ancora a proposito di maschilisti, antifemministi e Mra.

Manu ci informa che negli Stati Uniti esistono mra, i redpillers e i mgtow. Sono gruppi diversi ma di eguale ispirazione. Esistono anche in India, dove approdano nel 2010 in seguito al varo della legge sulla violenza domestica, ritenuta oppressiva per i mariti. Ovviamente la cultura che diffondono peggiora la già grave situazione delle donne indiane. Indagheremo su quel che dicono e fanno, per informarci ed informare. Intanto vi copincolliamo e traduciamo alcune delle osservazioni che sono state fatte a commento del post che abbiamo già pubblicato.

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Sono una sex worker stufa della misoginia delle donne

di Elle Stanger

Articolo originale QUI [traduzione di Antonella]

Ah, dunque sei femminista, eh? Racconti ai tuoi bambini che ragazzi e ragazze sono uguali? Che le signorine da grandi potranno diventare astronaute e vigili del fuoco, che i maschietti possono giocare con le bambole e mettere lo smalto alle unghie? Non male come inizio, ma è il minimo sindacale di ciò che un adulto dovrebbe essere libero di fare, nel 2017. Con una oligarchia rampante a sbarrare loro la strada, è tempo che le donne, le minoranze e la classe lavoratrice inizino a supportarsi le une con gli altri. Una società meno divisa è più forte ed è fondamentale ricucire gli strappi sociali, esaminando in profondità i comportamenti che rafforzano l’oppressione e la violenza. Ognuno può fare la sua parte e io sono qua come sex worker femminista per dirvi che normalizzare gli insulti delle donne americane nei confronti delle sex worker è qualcosa che contribuisce alla violenza verbale contro tutte le donne.

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La ‘lobby pimp’ all’Amnesty AGM? E’ una calunnia delle abolizioniste

[Articolo in lingua originale qui – traduzione di Baba Yaga]

L’insulto ‘pimp lobby’, lobby di papponi, lanciato nei confronti di chi si batte per una completa decriminalizzazione scredita il movimento delle sex workers. Il report di Frankie Mullin sull’Amnesty UK Annual General Meeting.

Frankie Mullinn è una giornalista freelance che si occupa di questioni sociali con un interesse particolare per le sex work politics.
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#SessismoNeiMovimenti: io l’infame e lui il povero compagno in difficoltà!

Lei scrive:

“Tempo fa ho divulgato uno messaggio per denunciare quello che mi era successo. Diverse sono state le reazioni per aver fatto circolare questo scritto nei vari spazi del movimento della mia città: molti si sono dimostrati fortemente solidali, altri hanno preferito l’accoglienza ad un povero compagno in difficoltà, altri non hanno gradito l’aver resa pubblica questa storia e altri ancora non mi salutano considerandomi un’infame. Ma in generale il clima di biasimo nei suoi confronti fa sì che non si faccia vedere più molto in giro e comunque non si è più assolutamente palesato con me. Io, “una scombinata”, ho fatto cadere nel fango l’effimera immagine di compagno integerrimo che si era costruito.

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#Bari: cacciata dalla città per un’occupazione utile a migranti e precari

Lei scrive:

ciao, dopo aver passato dei giorni difficili, ho scritto questa lettera per raccontare la mia storia, perchè non ho più voglia di rimanere in silenzio.

Quella che sto per raccontarvi è un’ordinaria storia di repressione. Comincia sei anni fa, quando a Bari fu occupato uno spazio abbandonato dalla Provincia. L’occupazione si chiamava Villa Roth ed era un posto meraviglioso, uno spazio sia abitativo che sociale in cui vivevano famiglie migranti, senzatetto italiani, student* e precar*, fra quelle mura eravamo una grande famiglia e abbiamo costruito iniziative musicali, politiche, sociali. Siamo stati bene e abbiamo fatto del bene, e non mi pentirò mai di questa scelta.
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