Antisessismo, Critica femminista, R-Esistenze

Non essere quel collega: consigli utili per il lavoro

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Leda del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

L’articolo è dedicato al mondo accademico, ma i consigli dell’autrice sono facilmente adattabili a qualsiasi ambiente di lavoro.

“Esiste molta ricerca su quali siano le cause di un ambiente di lavoro ostile per le donne in accademia, e perché ci sia così poca rappresentanza femminile in molti campi di ricerca. Ci sono gruppi di supporto, ci sono società intere dedicate alle donne in accademia (in generale e per campi specifici), workshops, e molti articoli e blog sull’argomento.

Queste iniziative sono importanti, ma c’è un problema: la parità di genere deve essere uno sforzo collaborativo. Se gli uomini costituiscono la maggior parte dell’organico in dipartimenti, gruppi editoriali, commissioni per l’assunzione, laboratori e conferenze, gli uomini devono essere alleati per la causa dell’equità, per il semplice fatto che hanno più peso. Sebbene vorrei fosse diverso, gli uomini tendono ad ascoltare con più attenzione quando sono altri uomini che parlano di questioni come il sessismo. Trovo inoltre che ci siano molti uomini là fuori che vogliono essere di supporto e appoggio, ma non capiscono che le loro azioni di ogni giorno rafforzano stereotipi e mancanza di parità. Quindi, ragazzi, questo post è per voi. Continua a leggere “Non essere quel collega: consigli utili per il lavoro”

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Storie

Madre non si nasce. Si diventa. (o anche no)

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Madre non si nasce. Si diventa. Perché nascere femmina non significa voler diventare donna e nascere femmina, pur volendo diventare donna, non significa voler essere madre. L’idea di non aver spazio e tempo per definirmi è disumana. Io nasco oggetto, fin dal momento in cui sono destinata a un ruolo che non è mio, non mi appartiene. Forse in futuro avrei amato essere madre, ma se lo dici quando sono piccola e non mi permetti di cercarmi e trovarmi percorrendo vie diverse, io sono intrappolata in una prigione. Finirò per sentire il mio corpo come nemico. Finirò per odiarmi perché sono nata femmina.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, R-Esistenze

La giornata della memoria è la giornata dell’ipocrisia

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la giornata della memoria per me è la giornata dell’ipocrisia. vedi gente che fino a ieri sputava su chiunque, stranieri, persone di altre religioni, gay, lesbiche, trans, donne e uomini antifascisti, e quella stessa gente oggi offre un cordoglio ipocrita per quel che fu ai tempi del nazismo. come se non sapessero che il nazismo fu fatto esattamente dagli stessi elementi culturali che oggi caratterizzano ancora discriminazione, razzismo, sessismo, omofobia, transfobia. quando si dice che mai più dovrebbe accadere non si parla di parole vuote dietro le quali anche i peggiori fascisti possono nascondersi. si dice invece che non si può ripercorrere quella storia facendo finta, oggi, di essere nel giusto mentre si sputa sull’immigrato, sulle famiglie omogenitoriali, su chiunque viva senza aderire a norme rigide e insensate. è la banalità del male quella contro cui bisogna opporre memoria, senza che sia caratterizzata da una sola categoria di vittime dietro le quali, tra l’altro, si nascondono anche quell* che conducono guerre, occupazioni, annientamento di popoli e appropriazione di terre trattando chi è divers@ sempre e solo come “terrorist*”. anche i partigiani, a quei tempi, lottavano contro il potere, il governo fascista regolarmente eletto con regolari elezioni e i partigiani venivano chiamati banditi, terroristi. allora capirete perché questa giornata per me evoca cose che mi fanno rabbia, come quando senti un politico che si dispiace per i lager di un tempo eppure accetta che esistano lager anche oggi. mi fa rabbia chi parla di disumanità riferita alle leggi razziali di un tempo eppure insiste per chiudere le frontiere e ergere muri per impedire ad altri essere umani di trovare rifugio in Europa. Il giorno della memoria è un brand utile a chi sfrutta l’ideologia vittimaria per raccontare che qualunque sia l’iniziativa razzista e fascista che porta avanti in ogni caso è dalla parte delle “vittime”. il punto è: chi sono le vittime oggi? sapete dare una risposta o vi accontentate delle spiegazioni che forniscono gli ipocriti? i muri vanno abbattuti tutti. crea un varco e vieni a conoscere le persone delle quali hai paura. donne, uomini, gay, lesbiche, trans, migranti, chiari, scuri, religiosi, atei, poveri. guardaci tutt*, ma guardaci per davvero. e poi, solo poi, potrai dire di aver fatto davvero tesoro della memoria.

ps: avevo scritto questo status per avvilimento, l’amarezza, il disincanto e la speranza, quella c’è sempre, ché il sogno che le cose cambino non muore mai. allora lo ripropongo qui perché le ipocrisie vanno smascherate. tutte.

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Quando non sei d’accordo e ti danno della pazza

Su questo blog parliamo spesso di malattie come la depressione, i disturbi alimentari, alcune volte abbiamo parlato di altro genere di disturbi, e quel che viene fuori in ogni caso è la difficoltà a dirsi “malati” perché ancora si considera che la malattia mentale, che può partire da squilibri chimici o da fattori educativi/ambientali e non so che altro, non c’entra niente con la cattiva considerazione che si ha degli altri.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Spogliarmi per stare meglio col mio corpo e con me stessa

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Da piccola non ero una bellezza. Dagli sguardi degli adulti rimbalzava verso me una sorta di imbarazzo. Sapete quando l’adulto dice che quella bambina è proprio bella, e tanti complimenti alla mamma. Invece per me di complimenti neanche uno. Mi sono abituata all’indifferenza. Non ho cercato attenzioni. Sono cresciuta studiando, con ottimi risultati, e oggi penso che tanto tempo trascorso a studiare mi abbia aperto la mente. Mi rende certamente molto più interessante. Se guardi me non vedi propriamente un volto o un paio di tette. Sono intelligente, merito di poter dialogare con persone altrettanto intelligenti e non mi piacciono le soluzioni facili. Amo le sfide. Così ho deciso di sfidare il mondo del lavoro per diventare economicamente indipendente.

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Perché certi uomini temono ancora una donna libera?

Lei scrive:

Ciao Eretica,

sono Milena, una giovane ragazza di 26 anni. Seguo il tuo blog su fb da parecchio tempo anche se da dietro le quinte, senza mai entrare nel dettaglio commentando i post. Ammiro molto il tuo lavoro perché dai libero spazio alla gente, alle persone che per un motivo o per un altro non hanno coraggio di esprimersi liberamente con i propri cari, per paura di sentirsi incompresi, o peggio giudicati.

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Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Pensieri Liberi, R-Esistenze

Consenso e desiderabilità sociale del modello persecutorio

Scrive René Girard, antropologo, critico letterario e filosofo francese, che:

Oggi si può perseguitare solo dichiarando di essere contro la persecuzione. Si possono perseguitare solo i persecutori. Uno deve dimostrare di avere per avversario un persecutore se vuole soddisfare il proprio desiderio di persecuzione.

Da ciò deriva il fatto che chiunque aspiri a perseguitare qualcun@ debba necessariamente provare che quel qualcun@ sia pessimo. Più giù troverete definiti quelli che, secondo Girard, sono gli stereotipi della persecuzione. Tra questi ne trovate uno che parla di credenze, l’accusa rivolta a qualcuno costituisce di per se’ un fatto per il quale non è neppure necessario stabilire una prova.

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