Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Iva su assorbenti, paternalismo e maternalismo (Sterilizzateci Tutte!)

Maternalismo. Ho trovato il termine appropriato. Lo descrive Lina Meruane nel suo ultimo libro “Contro i figli” (da leggere!). Quando le altre dicono cosa sia meglio per te, per tutte le donne, parlando di maternità e questioni biologiche, riproduttive. Paternalismo: quando lui sa quel che è meglio per te. Unito all’ambientalismo pretestuoso, imposto come dovere di ritorno ai vecchi ruoli sociali delle donne, il paternalismo è quello dell’esponente del M5S che ci impone la maniera di raccogliere il sangue delle nostre mestruazioni.

La faccenda dell’Iva è secondaria, a questo punto, rispetto alla triste coerenza che da certi contesti viene espressa ogni volta che si parla di questioni legate alla biologia riproduttiva. Come non fosse abbastanza, al dovere di usare la coppetta mestruale per non minare le tristi condizioni ambientali del mondo, si è unito il coro delle super mamme che, mai pentite e sempre piene di certezze, dopo aver decantato la meraviglia dell’allattamento al seno per rispondere al richiamo di madre natura, usando la gratuità e l’anticapitalismo per rafforzare sensi di colpa imposti da stereotipi di genere triti e ritriti, hanno cominciato a buttare qui e là la pretesa che tutte le donne debbano usare pannolini lavabili per i figlioli.

Io ho dovuto usarli per ovviare ad una dermatite da contatto del culo della prole e non avevo la lavatrice (lo so, ma non tutti possono permettersela in certe circostanze). Non vi dico la bellezza di dover lavare a mano una ventina di pannolini al giorno, stenderli e soffiarci sopra per farli asciugare in tempo per le fasi cacantizie e pisciereccie successive. Non sto qui a decantare la plastica, con tutto quel che ne deriva, ma imporre alle fabbriche di realizzare pannolini che non resistano alle radiazioni dell’esplosione di una bomba atomica sarebbe meglio che dare addosso alle madri che nelle prime fasi di crescita dei bimbi non hanno neppure il tempo di farsi uno shampoo decente.

Esattamente come non è giusto dare addosso alle donne che non vogliono allattare o che non si fanno strizzare fino alla morte e usano il latte in polvere anche per la propria sopravvivenza. Il punto è che ne abbiamo abbastanza e che questi ragionamenti sembrano tutto fuorché una coincidenza. La pressione sociale sulle donne, sul dovere di fare e sfare come certuni credono più opportuno, aumenta invece che diminuire.

Unite tutto al morboso interesse di preti e suore per gli avvenimenti che riguardano i nostri uteri, all’atteggiamento di irrealistica colpevolizzazione di quelle che si dicono femministe ma nei fatti pregano (assieme a quei preti e a quelle suore) affinché le donne tornino a casa a fare le madri mantenute soddisfatte e felici (o sposate e sottomesse, per dirla alla Miriano), a rispondere al richiamo “naturale”, al ticchettio biologico, alla bellezza di un parto orgasmico (tra lacerazioni e dolori di merda, altro che orgasmo), al parto in casa, all’accogliere il dolore (mai usare l’epidurale, meglio il martirio), ai riti della levatrice domestica, alla esaltazione della maternità come dato imprescindibile per la propria realizzazione.

Una costrizione dopo l’altra che esalta il ritorno a vecchi richiami patriarcali ma per bocca e per tastiere di donne che continuano a parlare di figli come fossero cosa propria, con cui creare legami morbosi (lo speciale legame madre-figlio a cui risponderei invocando un esorcismo perché certune mi paiono possedute dalle bisnonne) e dando addosso alle donne che si espongono raccontando la propria vulnerabilità mentre coraggiosamente dichiarano dolori e dubbi della maternità, mentre si dichiarano favorevoli a cedere ruoli, in parte o per intero, perché fare le madri non le fa sentire affatto pienamente realizzate o “complete”, anzi.

E dallo stesso coro arriva la voce contro i vaccini, perché la natura fa e disfa e risolve, affidando la sorte della salute dei figli al fato invece che alla scienza, con quel piglio decisamente fanatico che somiglia a quello che arriva da certe correnti religiose quando pensano che il dolore avvicina alla santità e che se quel figlio deve morire che muoia. Perché solo una madre sa. E vaffanculo a Socrate mentre diceva che lui sapeva di non sapere un cazzo.

Tutto questo ritorno alla natura madre, con l’ambientalismo che viaggia in retroguardia e che viene abbracciato in salsa sessista, ancora una volta, per dire alle donne cosa devono o non devono fare. Questo interesse per quello che succede nelle nostre mutande con la legittimazione di donne che amerebbero leggi autoritarie per aggravare le responsabilità materne, scansando la questione della più laica e condivisa responsabilità genitoriale. Tutto questo parlare di sangue e assorbenti, figli e pannolini, sottraendoci il nostro personal/politico, impedendoci di scegliere e di rivendicare il fatto che non siamo noi le curatrici del mondo.

Le donne non devono essere viste, e in caso contrario rimproverate, come addette alla cura del pianeta. Non siamo noi responsabili dello scempio che le grandi industrie realizzano ogni giorno. Non siamo noi che legittimiamo il capitalismo mentre usiamo un pannolino usa e getta per trovare il tempo di farci uno shampoo.

Sia chiaro che non contesto le scelte di nessuno ma odio il fatto che questi temi siano trattati con moralismo crescente che colpevolizza ancora una volta le donne. Di questo passo si dirà che se tu non usi contraccettivi e lui prende un preservativo usa e getta è colpa nostra che non vogliamo farci ingravidare (e che belle le gioie della maternità!). Perché se di plastica (lattice, poliuretano o quel che è) ne ha bisogno lui tutto è lecito. Se qualcosa serve a noi invece arrivano a discuterne in migliaia, donne e uomini, ciascuno con la propria ricetta risolutrice e con una sentenza giudicante di condanna nei confronti delle donne che non si adeguano a questi nuovi paradigmi sociali, anzi no, diciamo a questi nuovi modi per colpevolizzarci.

Io vorrei capire perché deve essere qualcun altro a dire a me che non solo devo accettare la mia “natura femminile” ma devo anche usare il prodotto che impone. La ricetta per la mia felicità. La ricetta per la felicità del pianeta e per quella della nazione. Ci sono modi più semplici per aiutare certe persone a chiarire i propri dilemmi universali (alla mattina, seduti sul cesso, mentre cagano e si chiedono: coppetta o non coppetta? Questo è il problema!).

Per sanare l’ambiente, giacché dipende tutto da noi, potete sterilizzarci tutte. Anzi rendeteci più semplice il percorso per farci legare le tube prima di avere figli e così salviamo il pianeta evitando l’uso dei pannolini. Poi spiegatelo voi al capitalismo che ce l’avete messa tutta per farci spendere di più ma alla fine i nostri uteri hanno fatto sciopero. Che ne dite? Potrebbe essere una buona soluzione?

(Grazie a Manu per l’immagine)

Leggi anche:

Dell’ambientalismo e della feticizzazione culturale del Figlio: si può parlare di ambientalismo intersezionale?

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2 pensieri riguardo “Iva su assorbenti, paternalismo e maternalismo (Sterilizzateci Tutte!)”

  1. c’è anche da chiedersi quanto graverebbe sull’ambiente una maggiore quantità di acqua sprecata e di detersivo aggiunto, per lavare pannolini ed assorbenti in lavatrice (o dobbiamo pure lavarli a mano???). ma andassero!!!

  2. Io sono incinta di cinque mesi, gravidanza non voluta ma poi accettata – un vaffanculo speciale ai medici che mi hanno rifiutato la sterilizzazione due anni fa perché: “sei troppo giovane e non hai nemmeno un figlio”. Bene. Il figlio ancora non è nato e già ne ho le ovaie piene: ogni stronzo che passa, soprattutto uomini devo dire, si sente in diritto di dirmi cosa fare e non fare. Persino il mio capo l’altro giorno mi ha detto: mi raccomando non fumare, eh! Ma stiamo scherzando? Per fortuna non ho mai fumato in vita mia e non inizio certo adesso, ma dirmi che cosa è indicato e controindicato durante la gestazione è compito del mio medico E BASTA. Ho forse chiesto il tuo parere? Nessuno mi considera più una persona, sono solo un contenitore e il mio unico scopo è garantire la salute del bambino. A parte che io faccio del mio meglio e seguo tutte le indicazioni della mia ginecologa, ma se anche non fosse così? Sono tutti lì con il fucile spianato a controllare ogni mia mossa, il mio corpo è diventato di dominio pubblico perché questo bambino appartiene alla comunità e la comunità veglia sul mio buon lavoro di madre. Forse è per questo che vengono le nausee in gravidanza: perché il comportamento delle persone intorno fa vomitare!!! Sono tutti lì pronti a dare consigli non richiesti e sono tutti degli esperti. E ho veramente paura di quanto peggio diventerà tutto questo quando il bambino sarà nato. Altro problema: nel frattempo mi sono abituata alla sua presenza e sono contenta di essere incinta, o comunque cerco di concentrarmi sugli aspetti positivi; ed ecco tutti lì pronti a dirmi: “lo vedi che han fatto bene a non sterilizzarti? Avevano ragione loro!”
    Eh sì… i patriarchi han sempre ragione e sanno sempre quello che è meglio per noi. Che gioia.

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