Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Effetti collaterali

Una delle cose che non dicono delle terapie contro la depressione è quella che riguarda gli effetti collaterali. Vero che si cancella ogni proposito autodistruttivo e negativo ma altrettanto vero che per me le terapie coincidono con una discreta perdita di lucidità che recupero solo in tarda giornata, quando il rilascio prolungato delle benzodiazepine mi lascia un minuscolo margine per farmi riflettere sul mio stato.

Vediamo: Riesco a malapena a scrivere e per me scrivere equivale a respirare. Dimentico i pensieri e se mi sfuggono non posso scrivere un rigo, tantomeno posso elaborare letture stimolanti che per me erano facilissime da offrire a me stessa e ad altri. Dimentico le parole, anche le più semplici, e se la mia afasia mi obbliga a cercare su internet sinonimi che appartenevano naturalmente al mio eloquio si ripercuote anche sulla perdita di abilità di scrittura. Questa è una cosa che mi distrugge. Mi distrugge avere sempre la sensazione di aver dimenticato qualcosa di importante e avere sulla punta della lingua e dei neuroni parole e pensieri di cui alla lunga devo dichiarare la scomparsa.

Positivo per i disturbi alimentari è invece avere una traccia dietologica. Se perdo la strada per una crisi bulimica mi è più semplice tornare alla retta via. Questo mi fa starde bene con me stessa.

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Personale/Politico, Salute Mentale

Gli effetti delle droghe legali

La biografia di Philip K Dick scritta da Emmanuel Carrére precisa come lo scrittore di fantascienza fosse un tossico che alternava calmanti e sonniferi e anfetamine. Per dormire e poi per restare sveglio e portare avanti il suo ritmo di lavoro, di scrittura instancabile per cui lo conosciamo dopo aver letto tantissimi suoi racconti. Non era l’unico. Tanti scrittori hanno fatto uso di droghe e tanti erano pazienti pschiatrici e tutti concordano nel dire che quel che è legale è droga, pur se non venduta dalla criminalità organizzata. Diverso è per i mercati in cui la sanità non è gratuita per cui certi farmaci si procurano anche sottobanco, come spaccio, sebbene si tratti di benzodiazepine.

Da noi non va bene parlare di marijuana, che pure calma e fa ridere, perché hanno deciso sia più dannosa di altri farmaci che io ho ingerito per quindici anni. Calmanti, ansiolitici, stabilizzatori dell’umore, roba per dormire, per stare sveglia, per connettere e regolare ritmi irregolari. Ho provato, con calma a fare senza ma quel che succede non mi è mai successo quando mi facevo le canne di marija. Prurito dappertutto, bruciori sparsi, malesseri tremendi, insonnia costante, cervello che brucia, panico incontrollato, perché quel che i farmaci non insegnano è la resilienza. Dunque non puoi farne a meno, si diventa dipendenti. Ti chiedi se ne hai abbastanza per finire il mese, ti preoccupi di quante pillole restano, poi ti chiedi a cosa serva esere dipendenti da farmaci che ti rincoglioniscono o ti fanno restare vigile come una molla. Di fatto il problema non viene affrontato se non in termini totalmente antipsichiatrici e va da sé che non è così che si può spingere un malato mentale a stare meglio.

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La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Sono drogata, con dipendenza da psicofarmaci

Lei scrive:

Ciao Eretica. Salto i soliti convenevoli perché ho bisogno di raccontare la mia storia. Non so cosa mi prende stasera ma ho una sorta d’urgenza. Ti informo già da subito che ho preso una boccetta intera di Minias (Lormetazepam) e quindi mi scuso per gli eventuali errori da fattanza.
Non voglio tediarti con la storia della mia vita (crisi di panico, disturbi alimentari etc)) ma ti chiedo per favore di ascoltarmi. E di pubblicarmi. Non ho paura.

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