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Critica del digiuno. Ovvero l’elogio della fame

Guardando una mia foto di molti anni fa mi vedo magra, fin troppo, eppure mi sentivo brutta. L’insicurezza era visibile nello sguardo, nei gesti, nei movimenti. Digiunavo per evitare che si vedesse la mia vulnerabilità. Eppure la mostravo per intero.

Avevo costantemente fame: di amore, approvazione, comprensione, solidarietà. Nei momenti in cui la fame si nutriva di emozioni positive remavo verso una solida sicurezza. Diversamente non bastava mai.

Pensavo che il digiuno mi offrisse l’opportunità di mostrarmi in pubblico forte e fiera. Non è nella magrezza però che si può rintracciare forza e fierezza. Mi vergognavo di aver mangiato troppo anche quando questo non mi derubava della bellezza. Pensavo di essere trasparente, che si notasse ogni cosa, che gli altri potessero scorgermi fin dentro le ossa. Mi sentivo nuda, ero già malata.

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Voler dimagrire e avere attorno solo chi banalizza il tuo bisogno

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Sono stata grassa per tanto tempo e mai, dico mai, in famiglia mi hanno spontaneamente aiutata a seguire la mia aspirazione a perseguire un corpo diverso. Volevo dimagrire. Volevo che qualcuno mi spiegasse perché ero grassa. Ma in famiglia la grassitudine sembrava quasi un dono, ereditario. Che te ne importa, diceva mamma, mentre mi offriva tre porzioni di pasta, vantandosi di aver trovato marito nonostante tutto, e io le rispondevo che se a lei stava bene non stava invece bene a me.

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Il buon sesso esclude le donne grasse?

il_570xN.410628599_a4tzUno dei motivi per cui volevo dimagrire era perché pensavo che da magra sarei riuscita a fare un sesso migliore. Avevo un partner che diceva di non riuscire a darmi piacere, penetrarmi, metterci un po’ più di inventiva, perché io ero cicciona e già facevo fatica a girarmi, figuriamoci a stare su di lui, ad allargare le gambe più di un certo punto, a stare troppo tempo sulle braccia, prona, a inarcare la schiena per porgere l’ano. Negli anni mi ero allenata parecchio con la mano e con la bocca. Avevo la mano più veloce del west e la gola profondissima e abituata a ogni tipo di misura. Era difficile per me muovermi bene dentro un’automobile.

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Sono cicciona, brutta, ma vado a testa alta

Opera di Fernando Botero
Opera di Fernando Botero

Io sono sempre stata grassa. Ero cicciotta già da piccola e l’adolescenza non mi ha aiutata a stare meglio. La cosa strana era che nei miei sogni ero magrissima, mi sentivo splendida e se non mi guardavo allo specchio riuscivo a immaginare che fosse così. Poi c’era lo specchio umano, anche più crudele rispetto a quello che vedi appeso alla parete. Qualcuno ti dice che sei grassa, che hai la faccia da maiale, che al massimo sei buona a fare pompini.

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Se sono grassa e ti dico che sto male smetti di dirmi “stai bene così”!

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Quando mi dicono “stai bene così” io glielo leggo negli occhi: mentono. Ho 39 anni, ho trascorso anni in cui dimagrivo e altri in cui ingrassavo. Riuscivo a mantenere un peso decente fino a qualche anno fa e poi non sono più riuscita a perdere un etto. Si si, certo, potevo perdere qualche chilo, andando in palestra, con una dieta ferrea, ma appena sentivo anche solo l’odore di un pezzo di pane ingrassavo di un chilo ogni due secondi.

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Disforia ponderale: quando vuoi essere più magra e ti dicono che stai bene così!

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La battaglia antisessista è fatta anche di spinta all’accettazione del tuo corpo per quel che è. Come se il malessere derivasse dal mondo esterno, la cultura, lo sguardo maschile, questo è quello che alcune dicono, come se immaginarsi più magre o più rotonde, a seconda di come è la percezione che si vuole avere di sé, fosse di per se sbagliato perché se non fosse per il mondo fuori tutte noi saremmo ben felici di essere come siamo. In realtà la storia è molto più complicata di così. Non si può banalizzare e non si può arrivare ad una conclusione semplice quando si parla di quel che vuoi che sia il tuo corpo per te. Capita a volte che diventi perfino un tabù, come se ci si dovesse vergognare, del fatto di voler dimagrire, perché se tu fossi antisessista fino al midollo dovresti piacerti così, no?

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