Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Recupero

Dopo un crollo conseguente a disturbo depressivo il corpo ne risente. Si riparte da capo, come quando si rompe un osso e segue la riabilitazione dopo aver tolto l’ingessatura. Un attimo perché si rompa e mesi e mesi per recuperare. Così bisogna riallenare la mente affinché i neuroni funzionino come si deve e poi si riprende a faticare prima per risollevarsi e poi per reimparare a camminare.

Sarebbe comprensibile se fosse un problema visibile. Invece diventa meno scontato riuscire a farsi ascoltare da chi ti sta intorno se si tratta di malattia mentale. Normalmente si ricomincia con una nuova ripartizione di farmaci e poi con una rieducazione dei ritmi sonno-veglia e della alimentazione. Metabolismo di base e infine movimento, per quel che si può. Sembra impossibile ma la paralisi psicologica equivale ad una immobilità fisica. Serve una vera e propria ripresa della mobilità. Si reimpara a masticare senza digrignare i denti. Si fa attenzione a tutti quei movimenti che sono naturali per chiunque: funzionamento dell’intestino, metabolismo, mantenimento dell’igiene, esercizio muscolare, riattivazione dell’uso delle ginocchia, pochi passi al giorno per riuscire a restare in piedi.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Cronache postpsichiatriche: i miei incubi

Per la mia autobiografia.

Stanotte, nonostante i farmaci che dovrebbero farmi dormire profondamente mi sono svegliata urlando per un incubo che è sempre stato ricorrente nella mia vita, salvo quando dormivo tra le braccia di qualcuno. Chi mi conosce e ha dormito con me sa che parlo nel sonno, anzi litigo, o urlo, e non è piacevole. Ultimamente mi succedeva di rado ma stanotte l’ho rivissuto e mi è tornato in mente tutto.

Sogno di cadere e non riuscire più a rialzarmi. Sogno di sprofondare ed essere risucchiata mentre mi sforzo in ogni modo per riemergere. La mia vita è sempre stata più o meno questo: una lotta costante per tentare di non affondare. Aiutandomi con l’autoironia, cercando di sorridere alle avversità, svegliandomi ogni giorno per svolgere i miei doveri fino al punto di non farcela più e lasciarmi trascinare perché era meno faticoso. La depressione che mi ha risucchiata è stata la mia fossa comune, quella in cui tante persone vengono sepolte vive senza riuscire a liberarsi.

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Personale/Politico, R-Esistenze, Storia di Aria, Violenza

Storia di Aria: il disturbo da stress post traumatico

E’ il secondo capitolo della mia storia. Il primo lo trovate qui.

Sicuramente avrete sentito parlare di quello che succede ai soldati che tornano da guerre che li hanno traumatizzati. Vivere sempre nella paura, dormire con un solo occhio e con un’arma in mano, con l’idea che prima o poi qualcuno ti beccherà nel sonno e dovrai difenderti. Il terrore mentre senti il “nemico” avvicinarsi e parlo di terrore autentico, quello che ti fa salire l’ansia a mille e che ti causa un attacco di panico dopo l’altro. D’altro canto per me vivere con una persona violenta ha voluto dire anche avere un falso senso di sicurezza, pensare che avevo tutto sotto controllo. Se facevo quel che lui voleva sarebbe andato tutto bene. In realtà non andava bene nulla e quando lui mi picchiava, per quanto io cercassi di giustificarlo trovando una ragione che lo avesse reso violento, di motivi non ce n’erano. Erano sfoghi di ira, volontà di fare del male.

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