Antisessismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Recensioni

Esercizi di sevizia e seduzione esce a Malta, e con un titolo perfetto

A nove anni dalla sua pubblicazione in Italia per Mondadori, Esercizi di sevizia e seduzione non è invecchiato affatto. Lo sa bene la casa editrice maltese Horizons che, grazie al contributo del Fondo nazionale del libro, propone adesso una traduzione nella lingua dell’isola. Particolarmente appropriato sembra il titolo Mur Ġibek…, traducibile con un “Mettitici tu…” che sottintende un “al mio posto”. L’inversione proposta dall’autrice è infatti mirata a sottolineare quei paradossi ormai invisibili agli occhi di una società assuefatta. 

Non un horror, non uno splatter, non un rape and revenge, il romanzo di Irene Chias, datato 2013, è una riflessione sulla cultura che normalizza la violenza sulle donne, la erotizza e la rende come un qualunque prodotto di consumo. Un testo che fin dall’inizio si apre con uno scardinamento delle categorie letterarie e della buona creanza della “letteratura femminile”, tema su cui Chias tornerà nel suo romanzo Fiore d’agave, fiore di scimmia (Laurana 2020). 

Un romanzo ancora attuale, come attuale purtroppo è la percezione della violenza sulle donne come qualcosa di “naturale”. 

L’auspicio è che a questa seguano altre traduzioni e che sempre più persone leggano Esercizi di sevizia e seduzione

Qui sotto una traduzione dell’articolo pubblicato domenica 20 marzo dal giornale MaltaToday in occasione del lancio del libro: 

Un assaggio della propria violenza: Mur Ġibek… ribalta la guerra contro le donne

Una perturbante preveggenza caratterizza Mur Ġibek…, la traduzione maltese di Esercizi di sevizia e seduzione di Irene Chias, originariamente pubblicato da Mondadori in 2013 e vincitore l’anno successivo del Premio Mondello. Tradotto da Mark Vella, il romanzo racconta la doppia vita di Ignazia: mentre la relazione personale con il suo ginecologo diventa sempre più significativa, lei intraprende una serie di “esercizi” di capovolgimento dei ruoli di genere, assoggettando uomini detestabili e violenti alla terribile realtà dei vari abusi subiti dalle donne da tempo immemore. 

Da qui il titolo in maltese, che implica l’esortazione al mettersi nei panni altrui: lottando contro gli stereotipi che imbrigliano le donne (e gli uomini), Ignazia rivisita le scene di stupro di classici della letteratura, che vanno dalla Bibbia ad American Psycho, inverte il sesso dei personaggi e pratica una simbolica tortura su uomini selezionati per pagare il prezzo del loro autoindulgente sciovinismo. 

Molto più vicino a casa nostra è il re-rendering che Ignazia fa di Arancia Meccanica, ampiamente citato dal presunto assassino di Paulina Dembska, omicidio che ha scosso Malta fino al midollo all’alba del nuovo anno. Chias fornisce una resa invertita della violenza gratuita del romanzo di Anthony Burgess, questa volta operata non da Alex e dai suoi drughi, ma dalle drughe di Lexa, pur riconoscendo le diverse versioni dell’opera: la classica lettura cinematografica di Kubrick, e le edizioni inglese e americana del romanzo.

L’originale di Burgess era infatti diviso in tre sezioni comprendenti sette capitoli ciascuna, per un totale di 21, l’età della maturità, come aveva osservato l’autore britannico.

Sebbene il romanzo riscatti il protagonista nell’ultimo capitolo, Kubrick scelse di ignorarlo, anche per il fatto che la versione americana si chiudeva al ventesimo capitolo. Dopo aver terminato la sceneggiatura, il regista lesse la parte mancante e rimase sbalordito da questa conclusione che ritenne aggiunta da Burgess per placare i timori dell’editore.

Tornando a Malta, Horizons ha scelto di intraprendere la pubblicazione di questo romanzo di Irene Chias, ora residente a Malta, grazie al finanziamento del Malta Book Fund del National Book Council. 

Un romanzo i cui temi sono sia attuali sia atemporali, nel senso che lo stato subalterno della donna attraverso la storia è stato recentemente alla ribalta attraverso il movimento #metoo, ma anche nel contesto locale attraverso le frequenti storie di troppe donne che soccombono ai loro partner violenti e assassini. 

Ben prima dell’ascesa vera e propria del #metoo nel 2017, questo romanzo infatti ha sollevato il problema della percezione della violenza sessuale contro le donne. Il fatto che la violenza contro le donne sia accettata e ‘normalizzata’ diventa palese non appena l’autrice ribalta i ruoli narrativi e ritrae un maschio vittima di questa violenza di genere, suscitando nel lettore reazioni e opinioni estremamente diverse rispetto a questa stessa violenza.

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