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Ereticamente: botta e risposta con la scrittrice Irene Chias

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Qualche giorno fa scrivevo dell’ultimo romanzo di Irene Chias, Non Cercare l’Uomo Capra, e oggi pubblico questo botta e risposta tra me e lei, riassumendo gli umori delle sue precedenti fatiche letterarie, Sono Ateo e Ti Amo e Esercizi di Sevizia e Seduzione, recuperando i toni goliardici e comunque mai privi di contenuto, che hanno caratterizzato il nostro primo incontro – molti anni fa – e tante nostre comunicazioni successive. Irene non è solo una scrittrice, giornalista, eclettica e brillante donna siciliana, ma, per me, è anche una tenace e intelligente amica che resiste nonostante il tempo e le distanze – geografiche – perché se due cervelli si incontrano e la dialettica, condita di personal/politico, non è mai scontata né spenta, è difficile che si perdano. Di Irene vi passo anche un video – lo vedete sotto – con una brevissima, ma bella, presentazione del suo ultimo libro su SkySport. Buona lettura!

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– Se tu avessi incontrato un uomo pronto a dirti “non sono ateo e ti amo” lo avresti sottoposto ad un ciclo di decristianizzazione?

Non è detto che il non ateo sarebbe un cristiano. In ogni caso ho imparato che, come molte altre invenzioni umane, la religione non è un male in sé. È potenzialmente qualcosa di personale che ognuno può declinare in pratiche e credenze assolutamente compatibili con il rispetto dell’altra persona. La religione è quello che ciascuno ne fa, anche se è innegabile che spesso presta il fianco alle azioni peggiori. In ogni caso, l’ateismo cui facevo riferimento in Sono ateo e ti amo era relativo a quell’aspetto patriarcale delle religioni – ma anche di credenze sociali apparentemente laiche – che ricorrono a rigidi ruoli predefiniti, che mischiano sentimenti e controllo sociale, fragilità personali e violenza.

– Quelle torture del tuo secondo libro, inflitte a uomini, diciamolo, un po’ di merda, le pianificavi da tanto tempo? Continua a leggere “Ereticamente: botta e risposta con la scrittrice Irene Chias”

Culture, Recensioni

Non Cercare L’Uomo Capra: il nuovo romanzo di Irene Chias

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Non Cercare L’uomo Capra è l’ultimo romanzo di Irene Chias, già autrice di Sono ateo e ti amo e Esercizi di Sevizia e Seduzione. La lettura del romanzo, seguendo il particolare codice narrativo di Irene, è facile, immediata. Meno immediata è l’elaborazione dei tanti messaggi che contiene. Non ha la presunzione di essere un testo di divulgazione di senso politico, un saggio, una storicizzazione degli eventi, ma è lo sguardo attento, curioso, lieve e ironico, di un’autrice che lascia ai personaggi libertà di indagine sul mondo degli altri, dell’altro. Esplora la diversità in termini intersezionali, e descrive la povertà, la differenza di ruoli di genere, la differenza culturale, religiosa, economica, di persone che vengono interrogate con abilità e notevole capacità di sintesi.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, Personale/Politico

Per le femministe della differenza: ci avete prolassato l’utero!

L'Ermafrodito dormiente (Parigi, Louvre)
L’Ermafrodito dormiente (Parigi, Louvre)

Mi scrive Irene Chias, già autrice del libro Sono ateo e ti amo e Esercizi di sevizia e seduzione (con il quale ha vinto il Premio Mondello). E’ esasperata tanto quanto me nei confronti di un certo femminismo che secondo me, e per quel che leggo, anche secondo lei ci è in qualche modo nemico. Ecco cosa scrive. Buona lettura!

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Voglio raccontarti una cosa: l’anno scorso, a un incontro al quale ero stata invitata a intervenire, mentre parlavo di Esercizi di sevizia e seduzione, ho dichiarato di non credere affatto che le donne siano intrinsecamente più buone degli uomini, intrinsecamente meno violente, intrinsecamente più propense alla generosità o alla cura. Una signora, sedicente femminista, anche lei ospite dell’evento, che aveva parlato fino a un minuto prima, mi ha interrotto per dire: ‘No! Loro la violenza ce l’hanno nella Y!’.

A me non interessava che la conversazione vertesse su Natura vs Cultura, sul ruolo del testosterone nell’aggressività e sulla distinzione fra aggressività e violenza, non l’avremmo finita più rischiando di impastoiarci in un ridicolo scontro fra innatismo ed empirismo senza avere gli strumenti per gestirlo. Ho quindi cercato di liquidare l’obiezione riconoscendo che avevamo idee profondamente diverse. Eppure questa persona ha continuato tutto il tempo a sostenere che gli uomini siano violenti per natura, adducendo a dimostrazione il fatto che i bambini maschi, anche a tre anni, se le darebbero di santa ragione, mentre le bambine che giocano sarebbero solidali fra di loro.

Al di là del fatto che ho visto bambine prepotenti menare altri bimbetti coetanei, e al di là del fatto che sarebbe da dimostrare che a tre anni un bambino non abbia già avuto modo di assorbire ruoli e modelli culturali, a questo punto mi chiedo: se queste femministe pensano davvero che sia così, secondo loro l’unica possibilità di evitare la violenza passa quindi per la repressione del maschio (violento per natura)? oppure si deve semplicemente accettare di essere stuprate perché gli uomini sono fatti così? Dov’è il femminismo in tutto questo?

Mi è capitato spesso di scontrarmi anche con uomini che con la scusa della superiorità femminile non fanno altro che esercitare autoindulgenza (‘siamo così’) e propugnare una limitazione della libertà di espressione di tantissime donne non “angeliche”. Questo finto femminismo non è altro che una prosecuzione della mentalità patriarcale con mezzi tutto sommato neanche tanto diversi da quelli di una volta. È un argomento sensibile che purtroppo ancora oggi mi irrita profondamente. Non hai idea con quanta gente eviti di sbottare quando mi dicono che le donne sono per natura migliori e che per questo non possono fare tutta una serie di cose che invece tutto sommato sono permesse agli uomini i quali sono sporchi brutti violenti però in quanto tali alla fine liberi.
E allora voglio poter essere sporca brutta violenta e cattiva anche io.

Con la scusa di una differenza biologica che sembrano tutti pronti a dimostrare riempiendosi la bocca di termini scientifici, si sta perpetuando un sessismo di stampo sempre e comunque patriarcale, perché un certo uso del pensiero della differenza alla fine non ha fatto che confermare e avallare una polarità di ruoli che rende più o meno schiavi tutti. Maschi inclusi.

È vero, abbiamo le mestruazioni. Ma questo non mi rende più simile alla signora che dice che i maschi hanno la violenza nella Y che al mio amico Luca, in termini di sensibilità e visione del mondo.
Anche perché queste idee riportano a una concezione rigorosamente binaria dell’umanità che non tiene conto delle realtà intermedie a questi due estremi ideali e ideologici, nelle quali ci collochiamo più o meno tutti, e di quelle, come l’ermafroditismo o il transessualismo (che ovviamente meriterebbero approfondimenti a parte), che fanno saltare il banco di questa dottrina.

Ed è la stessa mentalità che permette ad alcuni di dire “tornate a fare figli, cretine! in questo risiede la vostra felicità”. Mentre per gli uomini tutto si esaurisce in un autocompiaciuto “magari fossi un essere elementare come voi e la mia felicità potesse risiedere in questo… solo che sono un uomo, sono più complesso, devo andare in guerra, sono votato all’astrazione e bla bla bla”.

Preciso che io non nego l’importanza e la centralità del corpo nella vita di ciascuno, ne sia prova che nella prima pagina del mio romanzo ho scritto endometrio utero mestruazioni. Ma questo tipo di femminismo, e intendo le deformazioni dovute a un certo uso reazionario del pensiero della differenza, francamente, ci ha rotto i coglioni o fatto prolassare l’utero o universalmente frantumato le gonadi (volendo conservare la metafora).

Ciascuno è diverso di per sé: non ti proibisco di sentirti mia sorella se ritieni che il genere in qualche modo ci unisca, o di ritenermi di un altro pianeta se da maschio guardi con stupore al mistero dell’universo femminile (volendo riprendere le trite espressioni visibilmente androcentriche usate e abusate tanto da uomini quanto da donne), ma ti impedirò di dettare le regole del mio stare nel mondo in quanto femmina (o qualunque altra cosa tu mi ritenga).

Irene

Questa la sintesi del messaggio di Irene. A questo io aggiungo che quando un genere postula la sua superiorità rispetto all’altro si chiama sessismo e anche razzismo. Se l’unica soluzione che queste donne vedono per migliorare la relazione tra i sessi è quella di rieducare gli uomini, compatendoli, pensando che in fondo in fondo comunque sono potenziali stupratori, questo a mio avviso è un delirio. Le donne hanno subìto l’idea che l’uomo fosse superiore a noi per tanto tempo. Criminalizzando l’uomo in quanto tale non rischiamo di fare la stessa cosa?

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Malrapideco

Malrapideco, riflessioni fuori tempo massimo. Consumare il dissenso

Questo è il primo di una serie di post che Irene Chias, autrice del libro Esercizi di Sevizia e Seduzione che ho recensito QUI, scriverà su questo blog all’interno di una cornice, categoria, rubrica, che lei chiama Malrapideco. Il primo post lo pubblico io invitandovi a darle il benvenuto. Gli altri li pubblicherà lei stessa con l’account riconoscibile Ichias. Molto felice di accoglierla mando un abbraccio a lei e auguro a voi una buona lettura!

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Di Irene Chias

Qualche tempo fa mi era venuta l’idea di aprire un blog. L’avrei chiamato “MALRAPIDECO, riflessioni fuori tempo massimo”

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Recensioni, Violenza

Esercizi di sevizia e seduzione: la sovversione creativa ci salverà!

10416697_10152123863531762_675780348_nIrene Chias, giornalista, scrittrice, siciliana, già al lavoro per scrivere il suo prossimo romanzo in cui riprende temi che le stanno a cuore: l’artificiosità dei meccanismi identitari, le presunte tradizioni, la presunta natura, l’imposizione culturale del cosiddetto amore romantico. Brillante, intelligente, straordinariamente ironica, questo è il primo ricordo che ho di lei e da quel che leggo non è cambiata affatto. Una giramondo, in senso geografico e anche interiore. In quel che scrive la scopri a disegnare mappe intime, emotive, personali, senza mai perdere una prospettiva e un punto di vista di genere.

Nel suo primo libro, Sono ateo e ti amo, tre personaggi raccontano di sicilianità, viaggi, persone, affetti, lutti, relazioni, donne divise tra natura e cultura, tra tradizioni e convenzioni sociali. Detta così pare una storia intimista ottocentesca, di quelle elargite da scrittrici con marchio nobiliare (decaduto) annesso, che sono lì a dispensare sapienza al mondo. In realtà Irene ha una scrittura che manca di netto i toni strascicati che odorano di naftalina di un certo target siculo. Niente piagnistei, perfino cose intimamente tragiche vengono guarite con le sue parole che assumono toni tragicomici. Ed è l’essenza di una bella scrittura sicilianamente connotata – rivenduta solo come tratto esclusivo al maschile – che Irene rende propria, restituendole quello che spesso manca: un punto di vista di genere.

Esercizi di sevizia e seduzione, suo secondo libro, racconta di Ignazia, “figlia di genitori siciliani, vive a Milano, dove fa la architetta precaria“. Vince il Premio Mondello (e ne sono molto felice), se ne parla abbastanza, anche se, personalmente, non ho molto apprezzato il taglio di alcuni titoli letti qui e là. L’idea che in qualche caso è stata veicolata è che si tratti di una giustiziera femminista, vendicativa, un po’ come la stalker fanatica Solanas senza però averci la puzza sotto il naso contro gli uomini di target inferiore a Warhol. Già da queste reazioni – di titolisti e affini – si vede come e quanto Irene abbia ragione quando spiega, in maniera comprensibile, che se ai personaggi femminili, protagonisti – si fa per dire – di storie in cui gli uomini realizzano sui loro corpi violenze incredibili, sostituisci personaggi maschili l’effetto cambia. E’ giusto la percezione della gravità della violenza che cambia, ed è di questa violenza scarsamente percepita, che accompagna le donne come si trattasse di una intimidazione costante, una limitazione alla propria libertà, di vivere, respirare, restare sedute in un parco a godersi una bella giornata di sole, che Irene parla attraverso la storia di una donna che in maniera quasi divertente, senza vittimismi, con determinazione e quel sarcasmo lucido che esorcizza le sconfitte amare, realizza un originale tentativo di liberazione, per se stessa, non in nome di tutte le donne, solo in un caso anche per liberare sua sorella. Continua a leggere “Esercizi di sevizia e seduzione: la sovversione creativa ci salverà!”