Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, Precarietà, R-Esistenze

Ruolo di cura: da moglie, madre, badante. La donna migrante come liberazione delle donne bianche

L’assegnazione forzata del ruolo di cura alla donna la obbliga ad essere moglie e madre e in un secondo momento anche badante per l’assistenza dei parenti disabili. Non c’è nessun provvedimento o nessuna struttura o servizio che rende la donna libera da questi ruoli salvo un vago cenno alle pari opportunità e alla richiesta di aiuto da parte del padre o marito che non sempre arriva. L’unico aiuto concreto che libera una donna dai ruoli di cura è il fatto di ricevere aiuto da un’altra donna molto spesso migrante, costretta a lasciare famiglie e figli in un’altra nazione per trovare lavoro, rappresenta quel che in passato fu la dinamica di schiavitù delle donne nere come liberazione dai ruoli di cura delle donne bianche. Se un tempo quella schiavitù era esplicita e pretesa ora è più subdola, ambigua e dà alle donne che si servono di colf e badanti straniere una giustificazione, un alibi, per poter pensare di non aver sfruttato nessuno per la propria liberazione. Il punto è che le donne che chiamerò bianche quando si servono dell’aiuto delle migranti per liberarsi dai ruoli di cura non sono coscienti del fatto che stanno perpetuando un sistema economico che schiavizza le donne sempre e solo in quei ruoli.

Non solo, le donne bianche non sono impegnate nella lotta antirazzista affinché si cancelli lo stigma sulle persone migranti e si faciliti il loro ingresso nella nostra nazione senza dover passare attraverso i lager che vengono definiti centri di ospitalità. Queste donne bianche non hanno la più pallida idea di quale sia la situazione difficile che ha spinto le donne migranti a lasciare il proprio paese e la propria famiglia per diventare schiave in una nazione che le condanna in quanto straniere. Migrare lasciando indietro famiglia e figli significa portare con sé un carico pesante che può portare a forme di somatizzazione e malattie mentali. Una persona che viene considerata priva di storia in un paese straniero, non solo sente la malinconia e la nostalgia data dall’allontanamento da tutto ciò che conosce, ma può peggiorare e toccare forme di depressione che vengono trascurate in termini sociali e umani. Le donne bianche possono giustificarsi quanto vogliono circa il fatto che le migranti vengono pagate, più spesso e nero, per il lavoro che svolgono ma non sanno cosa significa evidentemente lasciare la propria famiglia e dimenticare persino il proprio titolo di studio per svolgere un lavoro che probabilmente non farebbero mai nei paesi di provenienza. Ho letto commenti di donne bianche che si vantavano di aver chiesto alle migranti qualcosa sulle vite precedenti o di averle facilitate in incontri sporadici con i figli lasciati oltre le frontiere.

Quel che non ho letto è un’analisi precisa che richiede uno stravolgimento di regole in modo che le donne, di qualunque paese, siano libere dai ruoli di cura. Il fatto che le donne bianche abbiano più tempo per sé stesse dato che hanno assunto una colf straniera non significa che siano veramente libere dai ruoli di cura. Hanno semplicemente trovato una sostituta che svolge quei ruoli al proprio posto. Se queste donne collaborassero ad un’analisi in modo da stravolgere le regole e dire con chiarezza che nessuna donna mai dovrebbe essere obbligata a svolgere un ruolo di cura, probabilmente lo Stato cercherebbe di proporre strumenti e servizi adeguati affinché le donne possano essere economicamente indipendenti lavorando fuori casa senza dover diventare schiave di altre donne. Invece queste donne ritengono di essere nel giusto come ritenevano di essere nel giusto le donne bianche che si servivano del lavoro delle donne nere, costrette a svolgere mansioni umili per una paga piccolissima, e questo rinviare la propria liberazione, delegando altre donne, non giungerà mai alla fine perché in ogni caso le stesse donne delegate devono lasciare i propri figli alle nonne. Sarebbe necessario ragionare appieno su questa faccenda soprattutto in un’epoca in cui la politica razzista continua a proporre leggi che rendono più difficile il viaggio delle donne straniere per arrivare fino a noi. 

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