Riconnettermi con me stessa

il_340x270-277512042Mi sembra sia passato un secolo dall’ultima volta in cui ho consegnato alle pagine del mio blog pensieri intimi e davvero personali. A volte godo dell’esproprio proletario rappresentato da ricordi e storie di altre persone che mi accompagnano nel mio percorso di crescita collettiva. A volte ho la tentazione di rintanarmi in un luogo un po’ più isolato, discreto, per respirare a fondo e sottrarmi alle emergenze, alle azioni forzate, alla pioggia di bisogni, alla sete di saperi condivisi. Mi pare di mettere a disposizione troppo tempo e troppa energia, talmente tanta che a me non resta proprio nulla. Mi diverte poi leggere di chi mi accusa di chissà quali misfatti immaginando che io abbia anche solo il tempo di crucciarmi su dispetti e scaramucce  tra comari.

E’ tutto così distante e da brava egoista quale io sono, giacché non sono martire, né particolarmente generosa, e sfido chiunque a dire che ho mai chiesto un piedistallo dal quale dettar dogmi, mi mischio ad altr* e così sparisco, mi rendo invisibile e lo sono un po’ anche per me stessa. Mi attraversano la mente tante esigenze, tanti percorsi e mi chiedo quanto sia chiuso, ottuso, il mondo per perdersi questa costante dose di fuochi d’artificio rappresentata dalle tante storie condivise.

a0b7390f78093f9bec63cbf143c4b5c8La mia. Sto vivendo un momento difficile. Mi andrebbe bene fuggire ma non mi trovo bene nel rintanarmi dietro alibi per dimenticarmi. Sarà forse un po’ di masochismo o che non riesco ad ascoltare altre persone se non ascolto bene prima me stessa, ma devo riconnettermi al rumore, il grande chiasso, di tutti i miei pensieri, a volte troppi da poter starci dietro e metterli assieme in forma leggibile, perché devo risolvere, un po’ per volta, alcune cose. Devo lasciarmi assorbire dalla mia ricerca personale, o forse solo poggiarmi su un comodo guanciale, quello che rimanda indietro il mio odore e la mia impronta, per chiudere gli occhi e lenire la stanchezza.

Il silenzio, la possibilità di leggere un libro o di scriverlo, di smettere di rincorrere risposte altrove quando serve solo fermarsi, a volte, e darsi tregua per capire quali strumenti usare per lottare, anche collettivamente. Altri strumenti, idee, nuovi respiri, nuove risorse. Ad un certo punto è come se sentissi di percorrere una ruota che gira, riportandomi sempre al punto di origine. E’ allora che di solito scendo e mi fermo, perché non vedo una prospettiva. Non vedo nulla a parte le solite dinamiche. E’ come se si fosse spenta anche la mia curiosità, e non mi sta bene, perché se la mia voglia di conoscere più cose si è attenuata significa che ho esaurito quel che c’è da guardare da questo punto di vista. Allora devo salire un po’ di più, trovare un punto più alto, anche se c’è da percorrere una parete scivolosa, col rischio di cadere per poi dover risalire ancora, tutto dall’inizio, e riabituarmi allo sguardo d’insieme che mi fa trovare la capacità di mettere a fuoco ogni dettaglio, ogni singolo elemento, ogni anima, ogni narrazione, ogni caratteristica, e ogni punto di incontro con chi forse era stanc@ quanto me della stessa retorica, la stessa storia.

Non è un addio, neppure un arrivederci, perché di fatto resto, ma non so cos’è; quello che so è che me lo devo, per guarire, per sanare ferite e per riprendermi la voglia di scrivere, di ricordare, di immaginare un buon incipit di un racconto, perché troppo tempo è passato da quando mi sono concessa di scriverne uno. Non capita anche a voi di essere sature della banalità del male? Mi sono rotta un po’ le ovaie di leggere la parola “buonista” se parlo di migranti, o di sentirmi dare dell’estremista se dico che il ruolo materno non è per tutte, o della sfruttatrice se rispetto il punto di vista delle sex workers. Ho letto così tanti aggettivi e mi hanno attribuito così tanti ruoli, o sponsor, o interessi, o aggravanti, che ci sarebbe da riempire un milione di pagine unite sotto una copertina con il titolo “quel che si intende per politica e invece è solo un merdaio”.

73e66475c994ef3872d15c1571adbfb1Serve trovare altre risposte o sono io che ne ho bisogno, ben oltre la mia fedeltà alle relazioni costruite, giacché non è da quelle che mi separo, ma mi manca la mia spinta visionaria, mentre perdo tempo a restare sulla terra per rispondere o ripetere le solite infinite cose, e invece sento che c’è un oltre, e non parlo dell’aldilà che per quel che mi riguarda è rappresentato da un’orgia di anime finalmente ignude e senza una morale piatta o convenzioni che ti impongano di seguire le norme. Se neppure l’aldilà è anarchico e libertario allora cosa?

Mi manca la distanza, e per assumere distanza devo staccarmi dal letamaio delle discussioni e della moderazione dei commenti, ogni giorno, facendo da vigile urbano che distribuisce sanzioni quando in realtà, perfino a chi dice cazzate vorrei chiedere “perché?”. Ma non c’è il tempo. Non ho il tempo. Sto solo cercando di capire se devo ripartire e da dove, o se devo fare qualcosa di definitivamente diverso, perché si è esaurita una vena e devo trovarne un’altra tra le migliaia sepolte nei meandri del mio cervello. Mi serve tempo e non ho tempo. Forse devo solo disimparare la fretta, la frenesia di veder cambiare le cose in meglio, e devo imparare l’interesse per il peggio, come osservatrice che se non osserva non può neppure fare un’analisi obiettiva, a parte tirare fuori la solita retorica condita di stereotipi, qualunque sia la parte confortevole nella quale ti piace stare.

Sto scrivendo e sfuggo all’esigenza di definire il punto, perché c’è un privato/politico che non so ancora elaborare e pronunciare ad alta voce, ma so che devo afferrarlo e quindi rendermi un po’ più disponibile a me stessa. Questo vorrà dire, alla fine di questa cosa, che dedicherò un po’ meno tempo alle cose che faccio online, perciò vi chiedo di autogestirvi, almeno un po’. Vi chiedo di consegnarmi cose lontane, di altre terre e altri mondi, cose nuove che mi/ci spingano a guardare quel che abbiamo più vicino con occhi diversi, senza l’abitudine al piattume, alla mediocrità che esiste ad un passo da noi. Guardare più lontano, dove il mondo parla altre lingue, quel che fanno le altre e gli altri, perché ho sete di sapere, e se non c’è uno scambio equo ho davvero il timore di avere molto poco da dare.

Con affetto

Eretica

Comments

  1. Non sono solito far complimenti o fare elogi ma, a me riesce davvero difficile credere che ci sia gente che ti attacca. Per quanto mi riguarda sei un punto di riferimento, una delle poche menti pensanti veramente libere dotate di quelle tre componenti fondamentali che chi fa politica dovrebbe avere: intelligenza, umanità e umiltà. Ti auguro per ciò ogni bene e di capire quale sarà il tuo futuro. E da affezionato lettore oltre gli auguri ci aggiungo anche un grosso abbraccio!

  2. Mi associo al commento sopra (quello di Demonio).
    Un abbraccio da una tua affezionata lettrice.

  3. Quies makes the world habitable and civil.
    Lawrence Freeman

  4. Buona pausa di riflessione! Anche io ti abbraccio, da silenzioso ma affezionato lettore.

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