Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, La posta di Eretica, R-Esistenze

Torino Donna, il pinkwashing va di corsa!

Da circa 5 anni la città di Torino viene invasa, in prossimità della ricorrenza dell’otto marzo, da una marea rosa magenta che attraversa il centro partendo dalla storica Piazza San Carlo, per rientrarvi dopo un percorso di sei chilometri in un tripudio di sorrisi ed estrogeni. E’ Just the Womam I am, conosciuto più prosaicamente come Torino Donna, calderone di donnismo e buoni sentimenti già dalla descrizione presente sul sito internet (www.torinodonna.it) che si definisce, testualmente “evento di sport, cultura, benessere e socialità a sostegno della ricerca universitaria organizzato in occasione dell’8 marzo. Lo sport universitario è ancora una volta in prima linea con lo scopo di comunicare i propri valori formativi, di strumento di prevenzione e salvaguardia della salute dell’individuo e soprattutto, grazie alla propria componente aggregativa, di sensibilizzare l’opinione pubblica diventando veicolo di cultura a sostegno dell’eliminazione della violenza di genere.”

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Il femminismo “bianco, imprenditoriale e imperialista” di Hillary Clinton

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THE WOMEN WHO SOLD THE WORLD

Queste righe sono tratte da un articolo scritto in inglese per un blog con il quale collaboro, e credo possano offrire alcuni spunti di riflessione sul ruolo delle “donne leader” e sulle contraddizioni del femminismo mainstream e/o liberale. Un dibattito necessario anche nel contesto italiano, considerando le recenti vicende riguardanti le donne ai vertici, ma anche i dibattiti intergenerazionali apparentemente inconciliabili tra femministe che si fanno portavoce di diversi interessi e modi di intendere e portare avanti la lotta femminista. Il titolo, un chiaro riferimento alla canzone di Bowie, si riferisce alla molteplice identità e relazionalità del femminismo, o meglio dei femminismi, e a come spesso le femministe in posizione di potere tendano a “vendere” il femminismo, sminuendo la complessa ricchezza e franchezza della dissidenza che considerano di nicchia.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Le femministe non possono sostituirsi alla voce delle persone trans

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Oggi sulla pagina facebook di Abbatto i Muri era sorta una polemica tra chi diceva che non amava appellativi di sorta per se stessa, perché vuole solo essere persona, senza sparire nel bel mezzo della montagna di stereotipi sessisti in rosa o azzurro e chi, invece, subendo l’accusa di sessismo introiettato, sentiva così negata la propria scelta autodeterminata in quanto trans, ftm o mtf. La discussione è stata rimossa, credo (perché non la vedo più) da chi l’aveva aperta. Avevo comunque invitato chi, da trans, si sentiva offes@ per la necessità negata a scriverne e spero che la discussione possa aver luogo in modo sereno e senza rimuovere il conflitto.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze, Violenza

Delle donne borghesi che non aprono bocca contro la violenza dello Stato

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Quello che è successo ieri a Roma, come un tempo accadde a Genova, è un fatto grave. Lo è perché si parla di autodeterminazioni svilite, mortificate, di persone offese. Lo è perché si parla di rivendicazione di diritti che viene mutilata, criminalizzata, repressa.

Avendo io chiarissime le mie priorità e avendone abbastanza dell’uso che si fa di certi temi, violenza sulle donne, brand “donna” in generale, quote rosa e affini, per raccontare come certi potenti siano migliori, governi paternalisti sarebbero meritevoli della mia gratitudine, direi che è il caso, ancora, di rivendicare sane differenze tra donne.

Vorrei intanto sapere dove stanno quelle che quando si tratta di violenza dello Stato e diritti calpestati di cittadini e cittadine che chiedono casa e reddito non hanno mai nulla da dire. Vorrei sapere dove sono le donne – evidentemente economicamente garantite – che sostengono questo governo e con le quali dovrei stringere patti di sorellanza. In base a cosa? Per quale ragione?

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

La vie en rose. Una repubblica oligarchica ai tempi del pinkwashing

Conquiste. Mauro Biani per il manifesto
Conquiste. Mauro Biani per Il Manifesto

Da Incroci De-Generi:

Le forti tinte rosa del governo Renzi ha acceso gli occhi di coloro che, la mattina del 22 febbraio 2014, si sono svegliate dicendosi buongiorno nel primo giorno in cui l’Italia, dalla nascita della repubblica, si sveglia con un governo paritarioL’assemblea nazionale di Se non ora quando saluta così una data storica, perché vede compiuto un primo passo verso una migliore democrazia. Peccato che all’assemblea nazionale di Se non ora quando, che pur dichiara di aver perseguito sin dalla sua nascita una migliore democrazia, sfugga completamente che la democrazia si fonda su consultazioni elettorali saltate a pie’ pari  ancora una volta dal 2011. Del resto, lo ha dichiarato anche Re Giorgio: parlare di elezioni è una sciocchezza in una fase della storia italiana in cui i governi si formano attraverso staffette che determinano passaggi di potere al vertice giocati fra individui che non sono in relazione con mandato elettorale alcuno.  Il governo Renzi segna certamente una data storica ed un passo importante, ma, al contrario di quello che ritengono le Se non ora quando, questo passo non è verso una democrazia migliore, ma verso una repubblica oligarchica che si regge su manovre di palazzo da cui è completamente esclusa la consultazione elettorale dei e delle cittadin@ gradualmente declassat@ a suddit@.

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'SteFike, Antiautoritarismo, Critica femminista, R-Esistenze

Otto donne al governo? Si, beh, e allora?

Evviva! Evviva! Abbiamo la parità. Ora nel governo metà stronzate le diranno i maschi e l’altra metà le femmine. Salvo poi che se critichi una donna per le sue scelte politiche si dirà che la critichi in quanto donna e poi interverrà la presidenta della camera a raccontare che il sessismo, e ‘sti maschilisti, e bla bla bla. Perché l’esigenza istituzionale è quella di sconfiggere le pause. Bisogna arrivare dritti al dunque. Sono un governo in marcia per procurare una erezione in cui si smetta di godere a metà. Sicché godranno tutti e tutte. Tutori, tutrici, paternalisti, matriarche. Donniste all’avanguardia, quelle che festeggiano perché un traguardo è raggiunto. Purché sia donna. Anche se non sappiamo cosa dirà o farà. L’essere donna è dato come positivo di per se’. Siamo ottime. Noi non possiamo fare male. Noi siamo le vittime per antonomasia. Siamo madri, creatrici… com’era la canzone di one billion rising? E mentre coltiviamo il mito della fattezza perfetta della donnità politica e istituzionale il resto del mondo crepa, combatte e per fortuna ha imparato a capire che donna o uomo, se ordini la repressione o se gli affari vengono fatti in favore dei più ricchi, non c’é alcuna differenza.

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Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Culture, Femministese, R-Esistenze, Satira

Appello ad Andrea Scanzi: non dare della femminista alla Boldrini!

Vorrei raccontare a Scanzi, de Il Fatto Quotidiano, come e perché sovente in Italia, in special modo negli ultimi tempi, qualunque ragionamento si faccia si erge subito la voce di quelle (e paternalisti annessi che accorrono in difesa della indifesa fanciulla) che puntano il dito sulla parola errata, offensiva per chiunque appartenga a un genere, e distolgono l’attenzione da tutto il resto.

Vorrei spiegargli anche che per la sua parola errata un po’ mi offendo anch’io perché si continua ad attribuire la qualifica di femminista un po’ a muzzo. Veterofemministe vengono definite, seguendo i ragionamenti stereotipati di chi non ci ha capito molto, quelle che lottavano per i diritti delle donne quando le donne non avevano diritti. Essere “vetero” è un complimento, perché il femminismo della prima ondata parlava di uguaglianza, di pari diritti e raccontava un’altra storia che avrebbe cambiato davvero la cultura di tutto il mondo.

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Antifascismo, Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

#Snoq e i suoi manifesti dell’orgoglio patriottico, italico e fascista

A proposito del comunicato di Se Non Ora Quando sul nuovo governo. Vorrei tornarci su. Poi ditemi se non sembra un Manifesto dell’orgoglio patriottico, italico e fascista. A parte essere un esempio fondamentale del Donnismo.

Mai l’Italia aveva avuto al governo sette donne in ministeri chiave. Sette donne preparate e capaci, di parti politiche diverse. Il movimento delle donne si è battuto dal 13 febbraio del 2011 per l’unità di tutte le donne italiane, unica garanzia di modernizzazione del nostro Paese e di vero cambiamento. Oggi il nostro impegno ha raggiunto un obiettivo importante. Facciamo gli auguri a Emma Bonino, Anna Maria Cancellieri, Maria Chiara Carrozza, Nunzia Di Girolamo, Josefa Idem, Cecile Kyenge, Beatrice Lorenzin. Ricordiamo però al contempo l’assoluta urgenza di un programma di governo che abbia come priorità l’occupazione e che risponda ai bisogni e ai desideri delle donne italiane.

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