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Chi vuole costruire una rete di auto/aiuto per le vittime di violenza di genere?

Proprio nei giorni di festa, tra natale e capodanno, mi sono arrivati messaggi con richieste di aiuto, di solidarietà attiva e suggerimenti o disponibilità pratiche. Sarà perché per le feste si sta più insieme, al chiuso delle proprie case, se non hai soldi e un posto dove andare, ed ecco che esplode la violenza e in un modo o nell’altro ti mette con le spalle al muro. E’ inverno, fa freddo, se non hai un posto dove andare e non vuoi rimanere con lui che ti picchia o ti insulta o ti strattona allora ti serve un’alternativa. Mi scrivono che le operatrici dei centri antiviolenza possono non rispondere al telefono, e queste donne, ragazze, non hanno tempo per superare le procedure burocratiche prima dell’ammissione in una casa rifugio, qualora sia vicina e raggiungibile e non sia già strapiena. A volte non vogliono rivolgersi alle forze dell’ordine, non vogliono fare niente che abbia a che fare con le istituzioni, e non resta che tentare strade diverse, cercare solidarietà altrove. Più volte mi è capitato di pubblicare sulla pagina di Abbatto i Muri questi appelli e storie complicate e dolorose e da parte delle persone che leggono arriva grande disponibilità, concreta a volte o con suggerimenti.

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Picchiata da uno sconosciuto perché donna

Oggi ho pubblicato sulla pagina facebook di Abbatto i Muri il messaggio di una ragazza che è stata picchiata da un tizio, uno sconosciuto, mentre lei stava in auto. Motivo? Perché è una donna. Così sotto il post trovo una valanga di commenti di chi ha raccontato che questo non è un fatto isolato. Chi ti vede per strada e se gli stai sulle scatole può anche picchiarti nell’indifferenza generale.

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Asia Argento: vittima di violenze e di chi fa victim blaming

Lo sa Asia Argento e lo sappiamo noi che il victim blaming è uno sport assai praticato in Italia. Si dà la colpa alle donne vittime di violenze quasi sempre. Capita alla adolescente che è vittima di stupro di gruppo e a quella che viene stuprata per mesi, a volte per anni, da persone che incutono soggezione, ricattano, ti fanno sentire sempre sbagliata. Lo sa chi subisce violenze sul lavoro o da parte di chi minaccia di pubblicare online foto scabrose della vittima.

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Sgombero Làbas occupato. I fascisti in festa contro le “zecche rosse”

A Bologna hanno sgomberato il Làbas e il Laboratorio Crash. Tutto in un giorno, in agosto, quando sperano di non trovare nessuna opposizione. Molte persone sono andate in presidio pacifico, disobbedienza civile, sedut* a opporsi alle forze dell’ordine. Alcune persone sono state trascinate via e colpite a suon di manganelli.

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Comunicato sui brutti fatti di #Parma: Claudia non sei sola!

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Ci segnalano e condividiamo questo comunicato al quale siete invitati ad aderire diffondendolo e segnalandolo sulla pagina facebook di Torpedos Roma.Buona lettura!

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Ciò che avvenne a via Testi nel 2010 è stato descritto approfonditamente dalle decine di comunicati usciti in questi giorni, di cui forse il più dettagliato è quello intitolato “4 crepe”.
Per questo motivo non racconteremo tutto l’accaduto, e soprattutto perché preferiamo non ripetere i particolari di questa storia.

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#Parma #NoiStiamoConDebora: un aggiornamento da Guerriere Sailor e Romantik Punx!

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Lunedì eravamo con Claudia. Lunedì eravamo Claudia. O forse eravamo Debora. Eravamo Debora, Laura, Valeria, Lisa, Daniela, Mara, Francesca, Ilaria, Alessandra, Stefania, Paola, Chiara o Genoveffa. Eravamo tutte vittime, tutte puttane. Eravamo insieme alle ragazze e i ragazzi dell’ArtLab di Parma che con coraggio hanno invertito la rotta e a cui deve andare tutto il nostro sostegno. Eravamo fuori da un Tribunale in cui non si è svolto nulla di diverso rispetto alle nostre aspettative: la banalità prevedibile del male che è fatta anche di una linea difensiva basata sulla rivendicazione del candore e dell’innocenza morale degli accusati (e dei loro testimoni) a discapito della presunta sordida condotta sessuale della vittima. Curriculum etico ed intimo che pare possa sbilanciare e confondere il concetto stesso di “consenso”.

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Quando il sexting si chiamava sesso virtuale

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Perverse, corrotte, anime perse, dalla vagina slabbrata, scucita, per quelli che condannano l’infibulazione ma poi la praticano culturalmente raccontando di noi che dovremmo stare a vagine strette, cucite, sedate, quiete, giammai eccitate. Ci sono giovani ragazze che scrivono timorose, temono di perdere reputazione, amici, vita, perché un bel giorno hanno passato qualche foto ad un possibile oggetto di desiderio, perché anche le donne desiderano, non sono di certo passive, sapete?

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