La Regione Liguria e il muro dell’orrore (con le bambole) dedicato alle vittime di femminicidio

untitled

Luisa scrive:

“Ci sono passata davanti piu’ volte da fine novembre e ogni volta ho fotografato con l’indignazione che mi faceva tremare la mano e le foto venivano mosse. oggi ce l’ho fatta e posso mostrare il muro delle bambole. l’horror wall voluto dalla Regione Liguria per il 25 novembre e che ahime’ sempre lì sta e stara’. Bambole, pupazze, icone di film dell’orrore di quart’ordine inanimate appese. vittime anonime disumanizzate infantilizzate con ferocia. Non in mio nome. in quel muro io non mi ci vedo e non vedo neanche le tante donne che ogni giorno combattono la violenza o la subiscono. Rimbocchiamoci le maniche c’e’ da lavorare e tanto.”

la faccenda ricorda quella di milano, quando un paio di anni fa le aziende di moda assieme ad una associazione di donne proposero più o meno di fare lo stesso, con la differenza che le bambole venivano vestite di abiti griffati. lo schema però è esattamente lo stesso, solo che a fare pinkwashing ora è una istituzione politica. Vale la pena perciò ripetere quel che abbiamo detto allora:

“– rappresentare le donne, in una campagna antiviolenza, come dolls, manichini e “modelle”in miniatura, senza un arto, o senza la testa o solo con qualche ammaccatura simbolica ed un linguaggio perfettamente in linea con la retorica della donna/vittima soggetto debole e passivo, non fa altro che crearci un danno.

– considerare le donne come manichini in carne e ossa utili a sfilare sulle passerelle murarie e rappresentare il martirio è veramente orrendo.”

Scrivevo altro e lo riporto, con qualche variazione e aggiornamento, perché la questione mi riguarda:

“Ancora penso alla faccenda delle bambole appese a un muro, con il consenso di alcune femministe del luogo (…).

Perché mi fa così tanto male, chiedo a me stessa? Perché non riesco più a tollerare questo abuso, uso, questa speculazione selvaggia di quel che riguarda le vittime di violenza? Perché imploro che non si faccia business sul mio dolore, sul mio sangue, sulla vita e morte di tante donne? Perché ho la netta sensazione che queste “femministe” e altra gente sparsa, che oggi fa il muro delle bambole e domani grazie al brand #femminicidio richiama consenso con esposizione di cadaveri simbolici, non abbiano capito niente a proposito della violenza sulle donne?

E’ come se mentre il mio ex mi massacrava di legnate a un certo punto la trasmissione avesse dichiarato lo stop per i consigli per gli acquisti e subito spuntava una presentatrice con un grande sorriso e la proposta di mostrare i miei lividi sulla muraglia dell’orrore. (…)

E’ la mia pelle. E’ la mia vita. E’ la mia elaborazione personale che sta andando a monte, perché me la stanno rubando, ed è una cosa che non posso permettere avvenga, mi capite? Capite quello che sto dicendo? Non me ne frega niente del fatto che c’è più gente che parla di violenza sulle donne se di questa violenza non hanno capito niente. Mi importa ricavare empatia, essere umano dopo essere umano, condividendo la mia complessità, senza essere costretta a stare schiacciata tra semplificazioni, boiate senza fine, marketing istituzionale e retoriche a sostegno di una ideologia vittimaria che non mi appartiene.

Non me ne frega niente neppure di dare un senso alla vita di quelle che ignorano il parere di altre donne che non la pensano come loro. Io sono mia e lo sono sempre. Lo sono quando vivo e anche quando rischio di crepare. E’ mio quello che accade al mio corpo. Mia l’elaborazione. Mia la narrazione. Mia la definizione della violenza che ho subito. Mia la soluzione che decido di praticare. Mio tutto quello che serve a raccontare me.

Definire mediaticamente il fenomeno secondo umori nazional/popolari impone a me di abbracciare questa o quella corrente di pensiero, autocensurarmi per non rischiare di offendere la morale comune, ma il mio dolore non è in comune, siete voi che lo avete reso tale e avete preteso, così, di spegnere le singole voci in nome di una non meglio precisata unità di intenti e narrazioni che finisce dritta a rappresentarci tutte quante su quel muro idiota, con quelle bambole oscene e una di quelle, pensateci bene, potrei essere io.

E’ tutto sbagliato. Io non so come altro dirlo ma continuerò a dirlo. E’ tutto sbagliato. Ed ecco, allora, cosa vi ritrovate: gli annunci propagandistici di un governo fatto da patriarchi e matriarche, securitarismi messi in atto in mio nome, il marketing che prende la mia storia, esige di cancellarne le specificità, le particolarità, affinché anch’io possa essere definita secondo un pensiero unico, su quel muro unico, con quella sembianza unica.

Posso dire un’ultima cosa? Col cazzo che io lascio che si parli di me come una bambola appesa al muro. E non ci sono vie di mezzo. Non ce ne sono.

Ps: Io i muri li abbatto. Non faccio da arredo alle pareti. Sulla parete metti cose da abbattere. Perciò chiedo: sono io quella da abbattere?”

15741178_10210358655115676_8168408107710304148_n

15740836_10210358654635664_4511165524200229417_n

15780830_10210358654955672_3829163903676359758_n

 

Advertisements

Comments

  1. Penso che un analogo muro con i visi completati di nome e cognome delle donne uccise avrebbe già molto più senso. Ma poi non ho capito, queste non sono bambole “rappresentative” nel senso che ogni volta che c’è un femminicidio attaccano una bambola, ognuno attacca una bambola per testimoniare il suo impegno??? Se è così effettivamente è un po’ strano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: