La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

MalaRazza e il recupero dei contatti umani

Quando il mio compagno torna con il muso temo che possa crollare. Poi chiacchieriamo, lui mi dice che ha paura del futuro, che ci sono momenti in cui vede tutto nero, perché non ci sono i soldi, perché tutto è sempre uguale, perché nutriva la speranza che qualcosa sarebbe migliorato e per un attimo si lascia andare e piange. Devo ricordargli allora chi è e quante cose belle ha fatto. Perché è sempre stato uno con le spalle scoperte, niente eredità, aiuto dai genitori precari più di lui, e comunque è andato avanti e lui si chiede se la vita sia tutta qui ed è giusto che lo faccia. Gli dico che se vuole smettere, fare pausa, prendiamo e andiamo in un posto lontano, un piccolo luogo in cui poter trovare lavori per sfamarci e comunque senza la pressione impellente dei doveri quotidiani. Giusto quello che ci serve per sopravvivere. Il mio è un sogno un po’ da frikkettona, lo confesso. Lui non è così. Ha i piedi piantati per terra. Ha fatto tutto da solo, ha lavorato e studiato, si è fatto il culo così e poi è una persona bella, davvero bella, intimamente serena e mi dico che anch’io devo essere un po’ bella per essermelo meritato.

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Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Culture, Precarietà, R-Esistenze

“Macron e il ventre delle donne africane, un’ideologia misogina e paternalista”

Per rispondere ad un giornalista ivoriano che lo interrogava sullo sviluppo dell’Africa in una conferenza stampa a margine del G20, il presidente francese Macron ha dichiarato che “Oggi la sfida dell’Africa è completamente diversa, è molto più profonda, è di civiltà” e che “Quando alcuni paesi ancora oggi hanno da sette a otto figli per donna, potete decidere di spenderci dei miliardi di euro, ma non stabilizzerete niente”. 
Queste dichiarazioni hanno ancora una volta acceso il dibattito sui social media, pochi giorni dopo quella secondo cui “Ci sono le persone che riescono e poi quelle che non sono niente”.   Continua a leggere ““Macron e il ventre delle donne africane, un’ideologia misogina e paternalista””

Antirazzismo, Antisessismo, Attivismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Cagne del Capitalismo

Il discorso di Yasmin Nair in occasione dell’International Working Women’s Day, Chicago, 08/03/2017 

Il link al post originale qui. Traduzione di Antonella.

 

 

(…)Di tre cose voglio parlare oggi – la prima: il concetto stesso di donna, donna come categoria, e intendo farlo in un modo che non rimandi all’idea della cancellazione delle donne trans e delle persone trans in generale. Questo è il 2017 e ci sono ancora troppe resistenze e dissensi che riguardano qualcosa di semplice come “l’inclusione” delle donne trans. Due: voglio parlare di cosa significhi da donna combattere il capitalismo ed il patriarcato. Tre – forse la cosa più importante – come continuare a combattere come donne, o comunque ci identifichiamo, senza esaurirci nel breve termine.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze

#FertilityDay: La fertilità NON è un bene comune!

Cartolina-5-300x300Vorrei aggiungere alla controversa discussione sull’iniziativa del ministero della salute, quella del fertility day, una riflessione politica su uno degli slogan che ho trovato su quel sito. Dire che la fertilità è un bene comune significa dare al corpo delle donne un valore in quanto riproduttrici alle quali viene negata la libera/personale scelta. Quel che è “bene comune” diventa di controllo pubblico e va bene se si parla dell’acqua, che non va privatizzata, ma una donna non privatizza la scelta di gestione del proprio corpo, non lo fa in senso liberista. Il corpo è privato, è mio, lo gestisco io, e farlo diventare bene pubblico, semmai, diventa un modo per renderlo subordinato a biocapitalismo che fonda le proprie basi sulla riproduzione e sul ruolo di cura.

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Antiautoritarismo, R-Esistenze, Ricerche&Analisi

Quando il terremoto divenne pretesto per propaganda politica e per la shock economy

Vedo che le vittime del terremoto continuano a salire. A parte invitarvi a portare cose utili nei punti di raccolta e continuare a respirare accogliendo appelli e notizie, quel che mi ronza in testa, e che non riesco a far sparire, è il pensiero di quello che accadde quando il terremoto colpì L’Aquila.

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Autodeterminazione, Coming Out, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storie

“Non sto tanto bene”, o la rivendicazione politica della depressione

di M.

Non dico mai, o quasi mai, “sono depressa”. Non la voglio come etichetta addosso, non la sento come descrittiva della mia identità. Forse sono io, forse sono anche depressa, ma è solo una delle identità che mi attraversano. Piuttosto dico “sto affrontando una leggera depressione”. Che poi leggera e depressione vicine mi fanno abbastanza ridere, ma è quello che ha scritto il medico di base quando gli ho chiesto di mandarmi da uno psichiatra per farmi dare delle medicine. Ha scritto “leggera depressione”, e io lo uso, lo dico, “leggera”, perché mi fa sentire meno peggio: non depressa, “leggermente depressa”.

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Il pompino libera chi lo fa e non chi lo riceve

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di Aurora & Bea

Quando vedo un film in cui si descrive la vita di una donna segregata, costretta in schiavitù personale, sessuale, da un uomo che la tiene chiusa in cantina, un po’ mi incazzo. Non perché non esistano storie di questo tipo ma perché sono quelle che solleticano una curiosità morbosa nel pubblico. La descrizione di un simile mostro è consolante perché ci fa dire che non esistono altre persone del genere. Sono solo alcuni casi. Ma chi ha voglia di indagare sulle segregazioni alla luce del sole, le sottomissioni prive di catene visibili, in case perbene, a partire da uomini perbene i quali, senza alcuna costrizione, ottengono, a volte, la schiavitù di una donna che ha anche un ruolo sociale da sostenere. Deve sembrare felice, moglie e madre assolutamente soddisfatta, perché altrimenti le sue lamentele si ripercuoterebbero sul marito.

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