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Mi sento così

Car* tutt*, vorrei dirvi, sottraendo tempo e spazio a voi che avete mille storie da raccontare, come mi sento. Ho bisogno di condividere con voi cose intime forse per restituirvi l’intimità che mi regalate ogni giorno, ricordandomi che gestire uno spazio in cui dietro le storie ci sono persone, c’è il vostro dolore, i dubbi, il coraggio che impiegate nella composizione di messaggi così chiari, semplici, in cui tutto è chiaro, per quanto a molt* non sembri così, è un lavoro di grande responsabilità.

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Una stanza tutta per noi. Primo capitolo: L’invito

Questo è il primo capitolo di un lungo racconto Horror che sto scrivendo. In attesa della pubblicazione dell’intero racconto non appena lo avrò concluso. Buona lettura!

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Una Stanza Tutta Per Noi

1° Capitolo

L’invito

Estate. Il sole è alto e la città è deserta. Le uniche persone rimaste in città sono spesso incapaci di apprezzare la natura, un po’ di relax, una vacanza. Sono persone a cui capita di sentir dire che la città è più bella quando non c’è nessuno ad attraversarne le strade. Potrebbero definirsi soggetti la cui caratteristica principale è la misantropia. Persone che non amano stare a contatto con nessun altro. In fondo snob, senza capacità di empatizzare con chi è diverso da loro. Senza capacità di apprezzare la diversità. È in questa città così deserta che troviamo due gruppi di persone, apparentemente dissimili e uniti dallo stesso sforzo di evitare altra gente che ride, sussurra, gioisce, si diverte.

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La Fabbrica degli Umani – il nuovo libro di Eretica

La Fabbrica degli Umani è un lavoro che ho iniziato parecchio tempo fa. Concluso da poco, grazie all’editing di Annalisa Zito, l’illustrazione di Feminoska e l’impaginazione di UnaManu, lo presento a chi ha voglia di leggerlo.

Ambientata in un futuro distopico, durante il quale donne e uomini sono privati della libertà di scelta, soprattutto per quel che riguarda i diritti sessuali e riproduttivi, è la storia di un percorso che conduce la protagonista e tutti gli altri personaggi citati verso una assunzione di consapevolezza riguardo quel che non viene percepito come sistema di oppressione.

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#nonunadimeno #scioperoglobale: grazie per aver lottato anche per me!

tanti giri per raccontare la violenza di genere e tante riunioni partecipate in attesa dell’evento dell’otto marzo e a pochi giorni dalla meta finisco in ospedale. nulla di nuovo. il corpo decide quando devo smettere e quando ricominciare. ho taciuto, per troppo dolore, per non essere riuscita ad esserci oggi e per non essere riuscita a “evadere” come avevo già fatto per altre occasioni.

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#Firenze: per il Liceo Castelnuovo sarei aggressiva e mancante di argomenti

In questo periodo di preparazione degli eventi di Non Una di Meno e dello sciopero globale cui hanno aderito 40 paesi nel mondo si stanno realizzando diverse iniziative in moltissimi spazi tra i quali le scuole, le università, i liceo. Ho partecipato, per parlare di cyberbullismo e violenza di genere, a diversi incontri e alcune scuole superiori fiorentine mi hanno ospitata volentieri, con una relazione costruttiva con le studentesse e gli studenti e con alcune fantastiche insegnanti. Tempo fa mi arriva un invito da* alunn* del Liceo Castelnuovo e avevo dato la mia disponibilità ad andare. Mi chiedevano di parlare di violenza di genere e parlarne con gli/le studenti non poteva farmi più piacere.

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Limbo – L’Industria del Salvataggio – un estratto dal libro di Eretica

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QUI ho pubblicato la splendida prefazione al mio libro firmata da UnaManu. In basso vi regalo un estratto dal mio libro: Limbo. L’industria del Salvataggio. Inizia così. Il resto dovrete scoprirlo da sol* 🙂

Buona lettura!
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Limbo, un libro di feminist/fantascienza di Eretica

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E’ la prima volta che scrivo qualcosa e oso pensare che qualcun@ vorrà comprarlo per leggerlo. Troppo lungo per un post. E’ un libro, che potete trovare in versione kindle (digitale, da scaricare sul vostro computer o telefonino – e se volete QUI trovate un estratto del libro) e in versione cartacea da ordinare su Amazon (c’è disponibilità immediata). Editor Antonella Garofalo e Grafiche e prefazione di UnaManu. Vi lascio alla lettura della presentazione, se può piacervi. Spero di si. Un abbraccio a tutt* e buona lettura!

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SWERF e TERF. Due sigle inglesi che stanno per “Femministe Radicali che Escludono le Sex Workers” e le persone “Transgenere”.
Molti in Italia conoscono femminist* che queste sigle inquadrano molto bene. Sono per lo più persone che evitano il dialogo con chi non è allineato al loro pensiero, e usano l’insulto e l’infamia contro chi considerano un “avversario”. Paradossalmente, camminiamo fianco a fianco nelle marce, eppure loro vorrebbero etichettare come non femminista tutto ciò che non è swerf e terf. Eppure sono sempre esistiti, i femminismi. Plurali. E questa è sempre stata una ricchezza per il movimento femminista.

Negli ultimi decenni, a livello globale, la seconda onda del femminismo è tramontata per lasciare spazio alla terza onda. Il concetto di intersezionalità è diventato cruciale e imprescindibile nelle lotte femministe. Il concetto di “differenza” basata sul sesso biologico è sempre meno accettato e riconosciuto, perché si presta male alle esigenze intersezionali.

Abbiamo scoperto che il patriarcato eteronormativo non nuoce solo alle donne cisgenere, bianche, benestanti, occidentali.
Altre minoranze hanno lottato per affermare la loro voce, ed è diventato evidente che non si può combattere il patriarcato se non si combattono l’omofobia, il razzismo, la sessuofobia e tutti quei sistemi di oppressione da cui il patriarcato trae forza e consenso.

Abbiamo scoperto che il colonialismo culturale, pur se benintenzionato, non è una risposta alle esigenze di liberazione di tutti. Che solo la lotta a partire da sé è una lotta efficace. Che non si possono “liberare” con la forza altri individui, non è così che funziona la liberazione.

Molte persone cresciute a pane e seconda onda non sono state in grado di fare questo salto. Sono rimaste ancorate ad una visione binaria del genere, per loro indissolubilmente legato al sesso, ed ad una visione romanzata e negativa e del sesso e dell’industria del sexworking.

Ma mentre loro rimanevano chiuse nei loro circoli, il mondo si è svegliato intorno a loro. Le sexworkers si sono organizzate e hanno fatto rete, le persone trans hanno preso consapevolezza di sé e delle proprie peculiari istanze. Con l’arroganza dell’autorità che queste persone pensavano di detenere in quanto mostri sacri della seconda onda, quando queste voci sono diventate troppo alte per essere ignorate la risposta è stata odio.

Come osano le donne transgenere chiamarsi donne? Come osano gli uomini transgenere tradire il loro sesso? Come possono esistere sexworkers che hanno scelto, lucidamente, il loro tristo destino?

Eppure queste persone esistono, sono politicizzate e organizzate, sono femministe. La loro vita, voce, opinione ha un valore che non può essere ignorato. La terza onda le ha accolte, ed abbiamo scoperto qualcosa di sorprendente: le loro istanze aiutano la lotta di tutt*.

Rimuovere lo stigma dal lavoro delle sexworkers significa rimuovere lo stigma sulla sessualità, distruggere la rigida visione patriarcale del sesso al femminile come qualcosa di sempre sacro, sempre intimo, sempre fatto “per amore”. Significa liberare la sessualità femminile dal fardello della procreazione per forza, dell’amore per forza, della sacralità per forza.

Accogliere le donne e gli uomini transgenere significa mettere in discussione cosa sia l’appartenenza di genere, l’identità di genere, il costrutto sociale di cosa è donna e cosa uomo. Ripensare da zero i ruoli di genere. Gettare luce sul privilegio maschile, soperchiarne i meccanismi.

L’intersezionalità è la più grande ricchezza che il femminismo poteva sperare.
Eppure la resistenza delle matriarche è violenta, non lesina l’uso di autoritarismi e fascismi, e si crogiola nei suoi argomenti ad auctoritatem.

Questo romanzo ha il preciso scopo di mostrare i paradossi di questa resistenza, e lo fa raccontandoci un futuro distopico in cui queste matriarche hanno un potere politico e economico, oltre che accademico.
È ironico, paradossale, irriverente. È eretico.

Una Manu

Ereticamente: botta e risposta con la scrittrice Irene Chias

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Qualche giorno fa scrivevo dell’ultimo romanzo di Irene Chias, Non Cercare l’Uomo Capra, e oggi pubblico questo botta e risposta tra me e lei, riassumendo gli umori delle sue precedenti fatiche letterarie, Sono Ateo e Ti Amo e Esercizi di Sevizia e Seduzione, recuperando i toni goliardici e comunque mai privi di contenuto, che hanno caratterizzato il nostro primo incontro – molti anni fa – e tante nostre comunicazioni successive. Irene non è solo una scrittrice, giornalista, eclettica e brillante donna siciliana, ma, per me, è anche una tenace e intelligente amica che resiste nonostante il tempo e le distanze – geografiche – perché se due cervelli si incontrano e la dialettica, condita di personal/politico, non è mai scontata né spenta, è difficile che si perdano. Di Irene vi passo anche un video – lo vedete sotto – con una brevissima, ma bella, presentazione del suo ultimo libro su SkySport. Buona lettura!

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– Se tu avessi incontrato un uomo pronto a dirti “non sono ateo e ti amo” lo avresti sottoposto ad un ciclo di decristianizzazione?

Non è detto che il non ateo sarebbe un cristiano. In ogni caso ho imparato che, come molte altre invenzioni umane, la religione non è un male in sé. È potenzialmente qualcosa di personale che ognuno può declinare in pratiche e credenze assolutamente compatibili con il rispetto dell’altra persona. La religione è quello che ciascuno ne fa, anche se è innegabile che spesso presta il fianco alle azioni peggiori. In ogni caso, l’ateismo cui facevo riferimento in Sono ateo e ti amo era relativo a quell’aspetto patriarcale delle religioni – ma anche di credenze sociali apparentemente laiche – che ricorrono a rigidi ruoli predefiniti, che mischiano sentimenti e controllo sociale, fragilità personali e violenza.

– Quelle torture del tuo secondo libro, inflitte a uomini, diciamolo, un po’ di merda, le pianificavi da tanto tempo? [Read more…]