
Su Amore Criminale viene narrata la storia di Nunzia Maiorano, uccisa dal marito Salvatore Siani, in provincia di Salerno, nel 2018. La donna aveva sopportato anni di umiliazioni e violenze, si era recata più volte al pronto soccorso per le ferite che lui le aveva inflitto, subiva una tremenda violenza ecoomica, mentre lui si sparava i soldi della spesa in vizi che ha portato avanti fino alla fine. In ultimo, nonostante lei fosse preoccupata per i tre figli, tra i quali uno più piccolo, aveva detto basta ai tradimenti, alle violenze e alle umiliazioni e aveva deciso di dormire la notte dalla madre, con il figlio piccolo, e tornare di giorno presso la casa coniugale ad accudire i figli più grandi, per non fargli mancare nulla.
Si era prestata anche alla preparazione di grandi pranzi e cene per le feste natalizie, mentre il marito, che lei ormai voleva fuori dalla propria vita, insisteva affinché lei restasse di sua proprietà. All’ennesimo No l’uomo l’ha aspettata di giorno, quando lei preparava il latte per i figli, poi l’ha brutalmente attaccata, dopo aver sniffato cocaina (per i quali aveva i soldi, evidentemente, che a lei non dava quando lei li chiedeva per fare la spesa, mantenendola in stato di schiavitù e dipendenza economica). Hanno tentato di difenderla la madre di lei, anziana, che è stata sbalzata violentemente via dalla furia omicida dell’uomo, e il figlio piccolo che oggi ripete “sono il figlio di un assassino”.
Il bambino è stato sbalzato via allo stesso modo, mentre l’uomo uccideva Nunzia con calci, pugni, morsi, diversi coltelli, in tutto fanno 47 coltellate, per assicurarsi che lei morisse. Poi ha tentato di simulare un suicidio ferendosi superficialmente al punto da togliere a lei l’attenzione ultima che meritava, mentre lui si faceva assistere da chiunque. E’ stato condannato a 30 anni in via definitiva, senza il riconoscimento di incapacità di intendere e volere perché era lucido e secondo gli inquirenti si preparava all’attacco da giorni. Sin dal momento in cui si era reso conto che lei non era più sotto il suo controllo.

Però su facebook scriveva “la famiglia è la cosa più importante“, bel modo di ritenerla tale, ammazzando la donna che lo rifiutava davanti al figlio che si porterà dietro il trauma per la vita. I bambini sono stati dati in custodia ai fratelli di lei, tutti hanno espresso la volontà di cambiare cognome. L’assassino ha perso la patria potestà, e ci mancherebbe, questo è il minimo.
Mi colpisce come questa donna si sia sentita in dovere di mantenere un’apparenza di normalità per le feste natalizie, faticando e cucinando, mentre il marito progettava solo di ucciderla. Se questa è la cultura che ci vieta di ritenerci libere di mandare a quel paese tutto e riprenderci lo spazio per noi stesse allora la cultura va cambiata.
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